Fujinon 16x70, Nikon 18x70, General HI-T USM 15x70 (Ba6 Series)
Fujinon 16x70, Nikon 18x70, General HI-T USM 15x70 (Ba6 Series)

70 mm a confronto: Fujinon 16×70, Nikon 18×70, General HI-T USM 15×70 (Ba6 Series)

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In realtà ero solo curioso di provare un Nikon 18×70  (N) ed eventualmente paragonarlo al Fujinon 16×70 (F) di un mio amico (il solito Felice…), tuttavia ebbi la malsana idea di parlarne a Salimbeni che entusiasta mi fece arrivare l’USM 15×70 dalla General Hi-T (U): “non puoi esimerti dal fare un confronto fra i tre per binomania!”, e così eccomi qua a parlare brevemente di questi tre strumenti.
Confesso una certa mia indifferenza verso i bino da 70 mm, almeno relativamente all’impiego astronomico che è per me prevalente: eccessivi per un uso a mano a libera, insufficienti per farmi venire la voglia di tirare fuori un cavalletto; a quel punto tanto vale un 80 o un 90 mm a 20x, ma questa è una mia personalissima opinione.

A partire da sinistra: Fujinon, Nikon e General HI-T USM (Ba6 Series)

 

Peraltro un 70 mm rivela dei vantaggi non trascurabili in primis nella loro ancora notevole portabilità e poi un campo reale sempre intorno ai 4°, piacevolissimo per andarsene in giro per l’universo. Ho però la sensazione che a lungo andare negli anni lo sviluppo degli stabilizzati potrebbe rivelarsi la causa di una lenta estinzione di questi binocoli, a ponte fra uno strumento a mano libera e un cosiddetto binocolone da cavalletto.
La prova, come sempre, è stata condotta sia in uso diurno che notturno con la mia consueta “formuletta” cioè: stella singola bianca, colorata, ammasso globulare, ammasso aperto, galassia, nebulosa, luna.

Caratteristiche tecniche principali.

Tutti e tre binocoli sono a prismi di porro, dimensionalmente  molto simili e con messa a fuoco  individuale; tutti e tre sono impermeabili e riempiti con azoto, l’U assicura un utilizzo fino a –40° grazie all’impiego di speciali grassi militari. Il N pesa 2050 g, un campo reale (cr) di 4°, apparente (ca) di ben 72° (!!!) e un’estrazione pupillare (ep) di 15.4 mm. Il F pesa 1900 g, cr di 4°, ca di 64°, ep di 15.5 mm. L’U pesa 2600 g, cr di 4.4°, ca di 60°, ep di ben 18 mm.
Particolarità: il F prevede l’impiego di filtri nebulari dedicati; il N l’intercambiabilità delle conchiglie rigide degli oculari con conchiglie di gomma anatomiche e l’utilizzo di filtri polarizzatori, per il cavalletto è però necessario l’uso del supporto originale dedicato, diversamente bisognerà ripiegare su supporti a pinza laterale tipo Manfrotto; L’U è fornito invece di serie con una bella valigetta rigida in alluminio.
Tutti con trattamento antiriflesso FMC; messa a fuoco fluida e precisa, maggiormente dura sull’U; il F impiega una cosiddetta “tecnologia Flatfield” per assicurare la massima planeità di campo.

 

Prova sul campo.

La prova si è rivelata immediatamente difficile e impegnativa per due precise ragioni e qui devo per forza saltare subito alle conclusioni: si tratta di tre ottimi strumenti, ognuno con le proprie peculiarità, ma quando la qualità è un fattore comune diventa molto più difficile fare delle  differenze sostanziali; in secondo luogo la differenza di ingrandimenti: seppur esigua, si è però fatta subito notare e vi assicuro che non è stato affatto facile tenerne conto nell’impatto visivo cercando di immaginare come il 18x poteva essere a 15x. Non credo di esserci riuscito.
Pur con tutto ciò cercherò di dare un’idea delle impressioni che ho avuto (in parte condivise anche dall’amico possessore del F).
Osservazione terrestre: la nitidezza è garantita per tutti, il N è forse risultato il più brillante, con un ottimo contrasto cromatico e un notevole effetto di tridimensionalità, tipico dei Nikon; per contro è quello che ha mostrato più aberrazioni cromatiche e geometriche con una certa distorsione a cuscinetto e una lieve curvatura di campo; il F si è dimostrato il più corretto relativamente alle aberrazioni geometriche e cromatiche: impeccabile la definizione ai bordi; le resa dei colori è forse un po’ più fredda e azzurrina rispetto al N, ma comunque con un ottimo contrasto. L’U è molto, molto simile al F, direi il suo clone; mostra una lieve maggior aberrazione cromatica e una definizione ai bordi appena inferiore, ma rilevabile solo se si ha a fianco anche il F, diversamente va proprio ricercata. I colori forse un po’ più caldi e spenti con una tonalità virante sul giallo che tradisce la sua derivazione militare

Osservazione sul cielo notturno: non si è rivelata una sorpresa più di quanto mi aspettassi dopo averli provati di giorno. Il campo apparente del N è davvero impagabile e spettacolare, ma sulle stelle più luminose bisogna pagare uno  scotto in termini di una certa aberrazione cromatica, ovviamente non avvertibile su nebulose e galassie, mentre la definizione ai bordi rimane ancora molto buona; solo con N sono riuscito a vedere tre stelle del Trapezio in virtù dei suoi 18x; risolve con  buona definizione anche i confini sfumati di galassie e nebulose con il buio circostante e negli ammassi aperti le stelle risultano puntiformi, ma in quanto a puntiformità, definizione ai bordi e correzione delle aberrazioni  il F si è rivelato meglio degli altri, pur condividendo con il N quella che io chiamo “proiezione dell’osservatore sulla scena”, cioè quella sensazione di “essere lì”. L’U ha prestazioni molto simili  al F ma con una definizione ai bordi lievemente inferiore; per contro mi è sembrato il più luminoso di tutti, specie su galassie, nebulose e ammassi globulari. Non è una novità, già con il 10x avevo notato questa caratteristica rispetto al F: difficile da valutare su un oggetto celeste trattandosi di un’impressione visiva ho voluto quindi provare di notte in terrestre puntando su angoli in penombra e in effetti gli angoli bui inquadrati nell’U apparivano meno bui rispetto al F (non indico il N data la minor similitudine per i 18x). L’impressione di una maggior luminosità dell’U rispetto al F parrebbe comunque essere opinione condivisa anche oltreoceano, ma non sono in grado di darne una convincente spiegazione: ho sentito e letto più di un’ipotesi, tutte plausibili, nessuna certa.
Per tutti un buon controllo dei riflessi interni, senza immagini fantasma fastidiose e una fedele restituzioni dei colori delle stelle.

 

Preferisco fermarmi qui perché andando oltre si comincerebbe a discutere del sesso degli angeli con differenze cosi minime che a mio avviso probabilmente fanno solo parte della soggettività di chi osserva. Qualcuno, già me lo sento, si sta chiedendo quale sia il migliore alla resa dei conti. E’ presto detto: quello che ha il campo apparente del N, la correzione del F, la luminosità notturna dell’U….
Infatti, come già anticipato, non dovete dimenticare che peculiarità, pregi e difetti descritti devono essere comunque considerati in un contesto generale di alta qualità ottica, da cui ne deriva  che alcune notazioni nascono solo dall’aver potuto fare un confronto diretto nella medesima sessione osservativa.
Qualche commento sui prezzi: il rapporto qualità/prezzo è senz’altro a favore dell’U, piuttosto sfavorevole per N (ma quanto è spettacolare quel campo apparente di 72° sul cielo!)
Quello che preferisco io? Non lo saprete mai!
Alla prossima.

Ringraziamenti

Ringrazio Maurizio Bachis, Nikon Sport Optics manager, Nital Spa (Nikon),  Luca Mazzoleni, titolare della General Hi-T (USM) per  aver messo a disposizione il materiale e, naturalmente, il mio amico Felice per il Fujinon.

Written by

Pignatta Piero: visualista puro del cielo profondo, con qualche divagazione di panorami montani e avi-fauna. Osserva solo con il binocolo, strumento che per lui è stata una vera rivelazione; è un fissato dei binocoli Miyauchi sui quali è meglio transigere e non contraddirlo, pena gravi scompensi del suo equilibrio cosmico-esistenziale. Il suo mito è l’ormai introvabile, esaurito, costosissimo 25×141 per il quale potrebbe copiosamente commuoversi al solo sentirlo nominare. Non escludo ne conservi una foto nel portafoglio.

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