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BINOCOLO E PROFONDO CIELO

Sommario: il binocolo non è un telescopio, ma non per questo bisogna sottovalutarne o sopravalutarne, le sue potenzialità. Impariamo ad apprezzare gli oggetti deboli nel cielo d’inverno, utilizzando un buon binocolo.

di Salvatore Albano

(Editor rivista Coelum Astronomia)

 

Premessa:

Inizio subito con il dire che, in quanto amante del binocolo, non potrò essere imparziale nei suoi confronti, ma la mia onestà di osservatore visuale crea un bel paradosso: proprio perché lo amo profondamente sono pronto a essere un suo critico severo! Posso affermare, senza timore di essere smentito, che il binocolo è uno strumento tra i più conosciuti e meno conosciuti. La stragrande maggioranza delle persone pensa al binocolo come uno strumento di sorveglianza ad uso della marina, oppure dedicato al naturalista (birdwatching), si tende, assai spesso purtroppo, a sottovalutarne l’uso in astronomia, qui è il telescopio a farla da padrone. Chi scrive ricorda diverse splendide nottate trascorse a osservare con un binocolo gli oggetti più disparati del cielo profondo, come quella volta a colle del Nivolet, con un 20X100, dove ad un certo punto sono stato interrotto da “strane luci”, dopo una manciata di secondi passati a preoccuparmi, feci l’interessante scoperta, seguita da una fragorosa risata, che si trattava del Sole nascente! Così come alcune indimenticabili nottate d’osservazione in piena pianura padana, spazzata da venti di foehn con un 20X80…

 

Nella pratica

Se pensiamo di impiegare il binocolo per l’osservazione astronomica, dovremmo tenere conto che, ovviamente, il diametro è un parametro molto importante, senza esagerare però. Utilizzando un Vixen 20X125, mi sono accorto che aveva ben poco a che fare con un binocolo, e molto in comune con un telescopio, sia in termini di peso sia in termini economici. Siam tutti d’accordo che cercare di osservare il “Quintetto di Stephan”, con il piccolo 114/900 sia un’impresa disperata, dovremmo parimenti concordare sul fatto che ci va il binocolo giusto per l’oggetto giusto.

È innegabile che l’osservazione binoculare sia più riposante rispetto quella telescopica, ma è anche più naturale, permettendoci di apprezzare al meglio i colori delle stelle, mantenendo nello stesso tempo un’immagine a grande campo. Chi sceglie questo versatile (almeno nella taglie normali) strumento, come compagno notturno, non dovrebbe transigere su alcuni punti, primo fra tutti, una buona qualità. Lo strumento dovrebbe mostrare un aspetto curato, avere dei prismi ben allineati, (preferibilmente registrabili) e oculari degni di questo nome. Alla domanda; è possibile osservare oggetti deboli con un binocolo? non possiamo che rispondere affermativamente. Inoltre dovremmo sempre avvalerci di un buon treppiede; la stabilità è un prerequisito fondamentale per la massima fruizione di questo strumento, generalmente trascurata dallo stereotipo di colui che scruta l’orizzonte, tenendo tra le mani il fidato binocolo! Una delle sue maggiori doti, la trasportabilità, dovrebbe incentivare la ricerca di luoghi ameni all’osservazione astronomica. Un’altra attrattiva del binocolo, è legata alla sua limitata manutenzione, caratteristica tutt’altro che trascurabile.

 

Alcuni oggetti binoculari nel cielo invernale

L’osservazione del cielo stellato richiede, oltre la strumentazione, anche una certa tecnica associata all’esperienza. Ci sono due differenti scuole di pensiero; l’una favorevole all’ingrandimento sostenuto, l’altra a favore degli ingrandimenti minori. Come osservatore visuale del cielo profondo da molti anni, non posso smentire ne l’uno ne l’altro, sostenendo la ragione di entrambi.

Nel cielo invernale, spesso caratterizzato da una buona trasparenza, possiamo trovare molti oggetti cosiddetti “binoculari”, i quali non devono necessariamente appartenere a nessuna categoria, pensiamo alla bellezza dei semplici asterismi o gruppi casuali di stelle. A titolo di esempio, non posso fare a meno di ricordare, con estremo piacere, intere ore trascorse a contemplare i dintorni della cintura d’Orione con un 20X80, seduto comodamente su di una sdraio, imbacuccato a causa del gran freddo!

Ma quali sono gli oggetti che meritano l’appellativo di “binoculari per giunta”? Anche il principiante potrà godere di un bello spettacolo, se avrà l’accortezza di volgere il proprio binocolo verso la costellazione di Andromeda, circa 1,5° a nord/ovest dell’azzurra ν And, di mv 4,5. Sotto un buon cielo, potremo scorgere, anche ad occhio nudo, una delicata nubecola dall’aspetto oblungo, si tratta della brillante “Galassia di Andromeda” o M31 che, nonostante si mostri anche all’occhio disarmato, diviene incantevole nel più piccolo dei binocoli. In realtà potremo contenerla interamente nel campo, con un binocolo che abbracci almeno 4,0° di campo reale, si assisterà allora a uno spettacolo degno di nota; un brillante nucleo, circondato da un vasto disco di tenue nebulosità, rappresentante di stelle tanto lontane (più di due milioni di anni luce) da non poter esser risolte dallo strumento. Al crescere dell’apertura del nostro binocolo, l’immagine di questa grande galassia diviene sempre più affascinante, con una regione nucleare più luminosa e piccola, di una colorazione lievemente giallognola e le due galassie satelliti, M32, più sferica e la più elongata M110, congelate in un’istantanea cosmica. Nella costellazione del Triangolo, 14° verso sud da M31, possiamo deliziarci con un’altra bella galassia spirale; M33. Ho avuto modo di osservare questa galassia con diversi strumenti, ma l’immagine più accattivante è quella offerta dal binocolo; una bella chiazza nebulosa, con forma vagamente sferica leggermente più brillante al centro. Non potrò mai dimenticare l’incantevole visione di questo oggetto, tramite un binocolone 20X125, dove si potevano ammirare le spire, quasi scolpite. Non molto distante da questa girandola cosmica, rituffandoci in Andromeda, troviamo l’ammasso aperto Ngc 752, composto da stelline brillanti e variamente colorate, debolmente addensato verso il centro.

Verso nord, possiamo tentare le galassie M81/M82, nell’Orsa maggiore, ben visibili in un 10X50, che le mostra come due macchiette di luce biancastre, la prima più sferica, la seconda decisamente allungata, che con diametri intorno ai 100 mm, potrà cominciare a rivelare, timidamente e categoricamente in visione distolta, i suoi famosi chiaroscuri.

Se ci troviamo in alta montagna, sotto un cielo cristallino, non possiamo ignorare la costellazione di Cassiopeia, con la sua classica forma a W, o a M (dipende dalla stagione). Tra questa costellazione e quella del Perseo, possiamo notare, anche ad occhio nudo, una nubecola dall’aspetto allungato, si tratta del celebre “Doppio ammasso” H e Chi Per, un must per l’osservatore binoculare; con diametri da 70 mm fa dimenticare perfino dove ci si trova! La lista a questo punto potrebbe realmente diventare troppo lunga, passando da oggetti facili come M42 (nebulosa d’Orione), la quale mostrerà un aspetto più ricco e invitante rispetto all’osservazione telescopica, anche grazie all’ammasso aperto Ngc 1981 contenuto nello stesso campo, con le sue stelle brillanti dalla colorazione bianco azzurrina, oppure M45 (le Pleiadi), un vero scrigno di diamanti, alla più impegnativa M1, la famosa Crab Nebula, nel Toro, che, con un 20X80 rivela la sua forma somigliante alla fiamma di una candela. Ci sono oggetti spettacolari come l’M35 nei Gemelli, una polvere scintillante finissima, nelle vicinanze di un batuffolino di cotone più piccolo (Ngc 2158), per non parlare dei tre ammassi in Auriga (M36/M37/M38), di cui il più spettacolare è l’M37, composto da stelle molto fini, che contrastano magnificamente con una brillante arancione nei pressi del suo centro. Diciamo che seguendo la Via Lattea invernale, al pari di quella estiva, ci si può divertire a cercare innumerevoli ammassi aperti, da Cassiopeia alla Poppa. Si lascia alla curiosità di chi legge queste righe, imporre i limiti delle serata osservativa.

 

Conclusione

L’osservatore del profondo cielo, dovrebbe alternare l’uso del binocolo e del telescopio, entrambi questi strumenti possono regalarci soddisfazioni per un’intera vita; chi mai potrà annoiarsi dinnanzi a una visione d’incantevole profondità, contemplando migliaia di astri luccicanti, immersi in un cielo nero?

Mi piace pensare al binocolo come a un compagno inseparabile e fidato, sempre pronto all’uso, leggero ed estremamente trasportabile, in grado di farci provare così tante emozioni. Quando mi reco in alta montagna per la mia nottata di osservazioni, a parte il mio inseparabile dobsoniano da 50 cm, non manca mai un buon binocolo per chiudere la serata, generalmente un Fujinon 16X70.