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7x50 Jenoptem
Il 7x50 in esame è uno degli ultimi esemplari costruiti dalla Zeiss Jena (Febbraio 1989). Lo Jenoptem era uguale in tutto e per tutto all’altro 7x50 di produzione Zeiss, cioè il Binoctem, con la differenza che il primo era destinato al mercato interno, mentre il secondo all’esportazione. Il binocolo non è gommato ed ha l’estetica a “buccia d’arancia” tipica dei binocoli a Prisma di Porro di quei decenni.
La messa a fuoco è quella classica centrale che si attiva agendo sulla rotella posta in prossimità del gruppo oculari; si opera altresì sull’oculare di destra per raggiungere il perfetto fuoco su entrambe gli occhi. I suddetti movimenti sono assolutamente regolari e fluidi. La corretta distanza interpupillare si ottiene muovendo (applicando una certa forza) i due gruppi ottici (il destro ed il sinistro) di cui lo scafo è composto. Nell’esemplare in esame, gli originali paraluce in plastica rigida sono stati sostituiti da paraluce in gomma morbida; questo accorgimento si è reso necessario al fine di permettere ad un portatore di occhiali quale il sottoscritto, di abbracciare più campo possibile posto che l’estrazione pupillare non è qui particolarmente esuberante. Così facendo, stimo la perdita di campo periferico intorno al 15%.
Osservando le lenti da 50mm, si nota la presenza del trattamento antiriflesso (dichiarato sullo scafo stesso multi-coated, cioè multi strato) color ambra e l’assenza di irregolarità nel vetro.
Le pupille d’uscita sono perfettamente circolari ed altrettanto illuminate e questo è testimonianza della presenza di Prismi di Porro adeguatamente dimensionati.
Il binocolo è dotato di custodia in morbida pelle che si chiude/apre per mezzo di una cerniera, ma è sfornito di tappi copri-oculari e copri-ottiche. La resa diurna è molto buona perché le immagini appaiono secche e contrastate ed i colori saturi e vividi. Il cromatismo è ottimamente corretto tant’è che è percepibile un bordino colorato solo appena accennato se si osservano soggetti lontani neri/scuri su fondo chiaro. Si nota però un pochino di curvatura di campo. Ma passiamo alle immagini stellari ed alla resa sul profondo cielo. Le stelle a centro campo risultano ben puntiformi, ma osservando quelle di magnitudine 0/1 (mio bersaglio è stato, in modo particolare, Altair) si nota come da esse escano quelle che gli astrofili americani chiamano “spikes”, cioè delle piccole e sottili punte; questo è dovuto all’aberrazione sferica non perfettamente corretta. Naturalmente, con più la stella è debole e con più l’aberrazione è ben controllata. Il cromatismo è ottimamente limitato perché le stelle bianche (magnitudine 0/1 al centro del campo) rimangono sostanzialmente tali se non fosse per un pochino di colore che inquina non più del 10% della stella. La luna crescente con fondo cielo ancora chiaro in un tardo pomeriggio di inizio autunno appare sostanzialmente priva di colori spuri, ma un lievissimo bordino colorato appare quando, fattasi notte, il cielo è nero. La curvatura di campo, percepibile di giorno, rende le immagini stellari poco fruibili in prossimità dei bordi del campo; discorso analogo per le immagini lunari che divengono, ai margini, confuse. I 7 ingrandimenti sono poca cosa per apprezzare gli oggetti del profondo cielo, tuttavia quelli più macroscopici appaiono senza riserve in tutto il loro splendore: così, ad esempio,M31, M33, M42, M13, M92, la coppia M81/M82 (questa seconda più ostica della prima), M45, il Doppio Ammasso in Perseo, mentre M57 si confonde con le stelle di campo.
Il 7x50 Jenoptem può essere così sunteggiato: aberrazione cromatica = minima aberrazione sferica = modesta coma = assente astigmatismo = assente curvatura di campo = presente e tale da rendere poco fruibili le immagini stellari a bordo campo distorsione a cuscinetto = assente distorsione a barilotto = assente estrazione pupillare = buona Affinchè le immagini restituite possano essere adeguatamente apprezzate, è sempre consigliabile l’uso dello stesso su cavalletto. 15x60B/GA T* ClassiC
Il 15x60B/GA T* in oggetto fa parte dell’ultima produzione Zeiss di questo tipo di binocolo; l’azienda tedesca ha realizzato con discontinuità questo modello e, nel corso del tempo, lo ha più volte rinnovato anche nell’estetica. Quest’ultima versione è caratterizzata dallo scafo gommato (lettere GA), dai paraluce in gomma collassabili e dall’ampia estrazione pupillare (lettera B) e dalla presenza del trattamento antiriflesso T*. Naturalmente, il raddrizzamento delle immagini è ottenuto con l’impiego di Prismi di Porro.
Anche qui, come nel 7x50, la messa a fuoco è quella centrale e la distanza interpupillare viene raggiunta agendo sulle due parti di cui lo scafo è composto. Tutti i movimenti sono estremamente fluidi e regolari e rimangono tali anche in presenza di bassa temperatura ambientale. L’estrazione pupillare è molto buona perché, ripiegando i paraluce in gomma, il portatore di occhiali riesce ad abbracciare quasi per intero il campo; la mia stima di perdita di campo non va oltre il 10% dello stesso.
Le lenti da 60mm esibiscono un bel trattamento antiriflesso violaceo e non presentano alcuna irregolarità ad una ispezione visiva. Il trattamento T* è un antiriflesso multistrato su tutte le superfici ottiche.
Anche qui le pupille d’uscita sono perfettamente tonde ed illuminate.
La Zeiss ha dotato questo modello di copri-oculari e di copri-obiettivi in gomma. In particolare, i copri-oculari sono in realtà un pezzo unico opportunamente sagomato che scorre lungo la tracolla e, così facendo, si posiziona sugli oculari in modo da coprirli e salvaguardarli, mentre i copri-obiettivi sono gusci assicurati per un lembo allo scafo del binocolo. Nell’osservazione diurna il 15x60 si comporta egregiamente esibendo immagini molto incise, ottimamente contrastate con colori davvero saturi e molto accesi. L’aberrazione cromatica è molto ben contenuta, ma non corretta alla perfezione perché un leggerissimo orlino colorato è visibile puntando soggetti scuri su fondo chiaro. La curvatura di campo è presente, ma non invasiva perché le immagini ai bordi mantengono una più che dignitosa correzione. Come sono le immagini stellari e quelle deep sky? Sono decisamente buone, anzi ottime. La puntiformità delle stelle è notevole perché l’aberrazione sferica è ben corretta e così pure il cromatismo. Le stelle anche di magnitudine 0/1 non presentalo le “spikes”, se non con un leggerissimo accenno (ma visibili al limite della pignoleria più maniacale) appena percepibile su quelle davvero più luminose. Anche la fedeltà del colore è notevole e solo un leggerissimo accenno di cromatismo inquina non più del 10% della stella bersaglio. Anche sulla luna il binocolo si comporta molto bene: nessun falso colore con la luna crescente ed il cielo ancora chiaro, e solo un sottilissimo orlino colorato con il fondo cielo scuro notte. La curvatura di campo è presente, ma le immagini ai bordi sono ancora fruibili. I 15 ingrandimenti sono già molto interessanti per apprezzare e riconoscere tanti oggetti del profondo cielo. Ad esempio M57 è distinguibile dalle stelle di campo, anche complice l’alta correzione ottica che rende perfettamente puntiformi le stelle adiacenti.
Il 15x60B/GA T* può essere così sunteggiato: aberrazione cromatica = minima aberrazione sferica = minima coma = assente astigmatismo = assente curvatura di campo = modesta, ma tale da rendere ancora fruibili le immagini a bordo campo distorsione a cuscinetto = minima, ma non percepibile nell’uso notturno estrazione pupillare = molto buona I 15x ed il peso non piuma impongono l’uso del binocolo mediante treppiede fotografico. Il confronto Trattasi di binocoli di altissima qualità ottica e meccanica, capaci di regalare tante soddisfazioni nell’uso diurno ed altrettante in quello notturno. Il 15x60, tuttavia, è otticamente più corretto del 7x50, ma questo lo si percepisce solo puntandoli sul cielo notturno; infatti, di giorno, il miglior controllo dell’aberrazione sferica nel 15x60 non è sostanzialmente percepibile pur facendo un confronto in parallelo fra i due strumenti. Le immagini appaiono altrettanto incise nette e contrastate ed i colori saturi, ed anche la curvatura di campo che affligge il 7x50, pur essendo questa più evidente che nel 15x60, non è affatto fastidiosa nè penalizzante, e solo puntato sul cielo notturno il 7x50 esibisce immagini a bordo campo poco fruibili. Un plauso agli oculari del 15x60 perché questi, pur grandangolari, performano meglio ai bordi di quelli che equipaggiano il 7x50. Inoltre l’estrazione pupillare è più generosa nel 15x60 che nel 7x50. Dunque, le immagini stellari nel 15x60 sono qualitativamente superiori a quelle restituite dal 7x50. Confronto impari sul deep sky, ma non potrebbe essere altrimenti, posto il diametro di 60mm contro quello da 50mm, i 15 ingrandimenti contro i 7, la pupilla d’uscita di 4mm contro quella da 7,14mm, ed il trattamento antiriflesso T* contro il multistrato del 7x50. Anche la visione di ampi campi stellari è decisamente più appagante nel 15x60 che nel 7x50 non solo in ragione della miglior correzione ottica del primo, ma anche grazie ai suoi eccellenti oculari grandangolari che danno immagini di ampie porzioni di cielo (ben 4,3° su 15 ingrandimenti) davvero degne di nota. I veri difetti di questi binocoli? Che non sono più in commercio ed il prezzo, allora davvero molto alto, richiesto per l’acquisto del 15x60. Avvertenza: Tutte le informazioni riportate nelle recensioni riflettono unicamente le mie impressioni personali e si basano unicamente sull'analisi degli esemplari dei quali sono venuto in possesso, per questo motivo non posso garantire che i miei dati possano rappresentare con certezza lo standard di qualità fornito dai produttori. |
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