Il virtuosista (economico) del grande campo

BRESSER 7X32: SWA 13,5° DI CAMPO

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Già. Proprio così. 13,5° di campo reale…. Non è la prima volta che si vedono questi  binocoli: già diversi anni or sono Bushnell e Bausch&Lomb, tanto per fare un paio di nomi, produssero analoghi strumenti. La particolarità della progettazione per ottenere un simile campo è la combinazione di prismi particolari e/o specchi variamente combinati. Peraltro anche altre  case si sono cimentate in simili prodotti, ad esempio la Miyauchi con un 5×32 da 13°, forse maggiormente corretto dato il minor ingrandimento e il costo nettamente più elevato (troppo per togliersi uno sfizio….). Naturalmente è subito intuibile che le aberrazioni ottiche non possono essere corrette come si conviene o come si vorrebbe  e pertanto bisognerà aspettarsi una resa scarsa non solo ai bordi,  ma anche a una significativa fascia periferica del campo, per cui la mia curiosità  era esclusivamente legata alla sensazione che si poteva provare mettendosi davanti agli  occhi uno  strumento con un campo così vasto.

un primo piano sugli obiettivi del Bresser 7x32

un primo piano sugli obiettivi del Bresser 7×32

Visto il basso prezzo (meno di 100 euro) senza indugi  ho ordinato lo strumento direttamente alla Focas. Il binocolo mi è arrivato in un ottima custodia a marsupio nappata ( che mi sarà utilissima per andarmene in giro con il nikon E2) ma totalmente scollimato; ho quindi contattato l’azienda che si è resa subito disponibile alla sostituzione, ma dopo diverse settimane la Meade  comunicava che il binocolo era andato fuori produzione; la Focas quindi si è offerta di sostituirmelo con la versione analoga 8,5×42 SWA da 11° e con un ottimo sconto.

Pur apprezzando la generosa offerta, ho preferito tuttavia evitare la sostituzione in quanto, sospettando a priori la scarsa resa dello strumento, ribadisco non solo per il basso costo, ed avendo già un nikon e 8X30 E II con circa 9°,egregiamente corretti (ahimè ben più costoso.)  ho preferito tenermi il 7×32 in quanto interessato al salto dei 13°, provvedendo per conto mio alla collimazione (prima diurna e poi notturna).

Le viti di collimazione sono accessibili solo dopo aver rimosso la protezione

Le viti di collimazione sono accessibili solo dopo aver rimosso la protezione

L’operazione non è stata molto agevole perché i grani non si trovano sullo scafo sotto il rivestimento in gomma, bensì all’interno: in pratica ho dovuto smontare mezzo binocolo cercando poi di individuare in mezzo a più viti quali potessero essere le più “plausibili” per la collimazione (nelle foto sono quelle in corrispondenza dei segni rossi sullo scafo). Smontando il binocolo si nota inoltre un elemento ottico interposto far il corpo principale e gli oculari (vedi foto), con probabile funzione di correttore/spianatore di campo (per quanto possibile ovviamente).

Il binocolo " a cuore aperto".

Il binocolo ” a cuore aperto”.

Sul campo

Lo strumento è scomodo da impugnare, la messa a fuoco è imprecisa e l’estrazione pupillare è davvero ridottissima ( e come poteva essere altrimenti?). La nitidezza al centro non è affatto male, anzi, ma il campo di reale  nitidezza sfruttabile è del 50%, ad essere generosi; il resto è una macedonia di tutte le aberrazioni conosciute, che peggiorano progredendo verso i bordi e non si fa certo fatica  a notare una discreta quota di riflessi interni.
In sintesi: come atteso l’ottica è abbastanza scadente, pur con una discreta nitidezza al centro, ma la sensazione di una visione a 13,5° di CR è davvero entusiasmante: è come tuffarsi dentro la scena e quasi toccare le cose.
Sul terrestre osservando uno specchio d’acqua pare di potervi cadere dentro, un paesaggio montano  appare come uno snodarsi di cime con le pianure in basso a costituire dei bellissimi quadri d’insieme. Per gli appassionati di sport sarà sicuramente agevole seguire azioni veloci sul campo o in pista.
Sul cielo si inquadra il cigno per 2/3 lungo la retta che unisce Deneb ad Albireo con tutta la via lattea in mezzo, mentre sul sagittario si copre tutta l’area che comprende M22, M8, la grande nube stellare M24 e le nebulose M16 ed M17: da mozzare il fiato!  ma attenzione….quelle che vedrete ai bordi non sono galassie ma stelle con un coma da paura!

Il virtuosista (economico) del grande campo

Il virtuosista (economico) del grande campo

Conclusioni:

Chi pensa di acquistare un buon binocolo per uso generico a basso prezzo o, al contrario, lo disprezzi con snobistica supponenza commette un grande sbaglio e forse dovrebbe pure rivedersi qualche appunto di ottica……questo binocolo va preso e accettato per quello che in realtà è: un estremismo, un virtuosismo di visione a largo campo che trascende qualsiasi velleità di eccellenza ottica. La particolarità e la piacevolezza di questo strumento sta esclusivamente in questo suo originale progetto ultragrandangolare  e solo per  tale caratteristica se ne può concepire l’acquisto. E’ un  peccato  che non sia più prodotto, ma se ancora riuscite scovarlo, provatelo o acquistatelo, senza farvi problemi di quanto sia il campo di massimo contrasto o a quale magnitudine stellare inizino le aberrazioni cromatiche. Per un appassionato binofilo è uno  strumento sfizioso, divertente, interessante e con pochi soldi ci si toglie la curiosità, senza rimpianti. Gli amanti della natura potranno  godere di immensi panorami, mentre gli amanti del cielo potranno stendersi su un prato nelle notti estive per godere della bellezza della via lattea, insiemi di oggetti celesti quando non intere costellazioni…vi par forse poco?

NDR: dalla prima pubblicazione di queste brevi note (2008) ad oggi (2014) alcune cose sono cambiate:   gli appassionati hanno cominciato a conoscere sempre più questa tipologia di binocoli e il mercato dell’usato degli ultragrandangolari tipici degli anni 60-70 ha avuto un notevole impulso, divenuti orami strumenti non più ignoti ma ricercati. Si tratta per lo più di 7×35 giapponesi, variamente marchiati, con angoli di campo variabili da 9 a 13° , tra cui spiccano per qualità ottica alcuni modelli Tasco e a cui si aggiungono alcune particolarità da 6x come i vecchi Leica Amplivid e Trinovid da 12°. Sul nuovo invece vi è una minor offerta ma sono ancora facilmente reperibili dei 7×35 da 9° e anche dei 7/8×32 da 13° economici.

 

Disclaimer. Questa recensione è stata pubblicata nel mese di Novembre 2014. Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Binomania in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, sulle caratteristiche dello strumento, su i punti vendita autorizzati o altre informazioni in genere, si prega di contattare direttamente Skypoint.it, rivenditore ufficiale dei prodotti Bresser.

Written by

Pignatta Piero: visualista puro del cielo profondo, con qualche divagazione di panorami montani e avi-fauna. Osserva solo con il binocolo, strumento che per lui è stata una vera rivelazione; è un fissato dei binocoli Miyauchi sui quali è meglio transigere e non contraddirlo, pena gravi scompensi del suo equilibrio cosmico-esistenziale. Il suo mito è l’ormai introvabile, esaurito, costosissimo 25×141 per il quale potrebbe copiosamente commuoversi al solo sentirlo nominare. Non escludo ne conservi una foto nel portafoglio.

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