Canon 18x50 IS
Canon 18x50 IS

Canon 10×30 IS e Canon 18×50 IS All Weather

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Da tempo cercavo un binocolo che non fosse afflitto dal difetto principale di quasi tutti i binocoli e soprattutto di quelli con ampio campo apparente (dai 60° in su) e cioè il degrado dell’immagine, soprattutto quella stellare, man mano che dal centro ci si sposta verso il bordo del campo. Grazie all’amico Gennaro Punzo, esperto geometra appassionato e collezionista di strumenti ottici (fotocamere, teodoliti e binocoli di qualità ), lessi alcuni test di binocoli (Todd’s Binoculars Evaluation), tra i  quali i Canon stabilizzati  che riportavano la valutazione “excellent” relativamente ai seguenti parametri: risoluzione, luminosità , rilievo oculare e risoluzione ai bordi,  nonostante l’ampio campo dai 60° ai 67° apparenti.

Tale positiva valutazione veniva inoltre confermata sulla rivista Sky & Telescope dal test relativo al mod. 15×45 I.S. (Maggio 98) ad opera di Dennis de Cicco che ad un certo punto, nel confronto con un altro binocolo di apertura maggiore, ma non stabilizzato, usava il termine “sbalorditivo” per sottolineare come la stabilizzazione dell’immagine gli consentisse di apprezzare stelle debolissime non percepibili invece con la visione tremolante. Un ulteriore test di confronto con altri binocoli stabilizzati in Sky & Telescope di luglio 2000 (Gary Seronic) confermava le positive valutazioni sulle prestazioni del Canon stabilizzato.

Il Canon 10×30 IS, sulla sinistra, comparato al modello 12X36 IS II

Rimasi colpito da queste recensioni e acquistai, presso la ”Franz Foto Ottica” Srl – Cagliari, due binocoli stabilizzati Canon, prima il modello 10×30 i.s., e, sulla scia dell’entusiasmo, subito dopo, il modello 18×50 i.s. In effetti le mie aspettative non andarono deluse e il piacere, sempre provato nell’osservare il cielo stellato,  da quel momento aumentò considerevolmente.   I due binocoli presentano un design non tradizionale che può piacere o meno,  sono abbastanza ergonomici e rivestiti in materiale morbido e sufficientemente non scivoloso; il 18×50 può essere utilizzato sotto la pioggia in quanto “impermeabile” (all weather) ed è provvisto di attacco per il treppiede oltre che di un sistema che lascia inserita la stabilizzazione con una sola pressione del pulsante di attivazione, disinserendola automaticamente dopo 5 minuti, se la si dimentica inserita.

Dati Tecnici 10×30 I.S 18×50 I.S
Diametro obiettivo 30 mm 50 mm
Ingrandimenti 10 x 18 x
Schema ottico obiettivo Due elementi in un gruppo Quattro elementi in tre gruppi di cui una lente U.D.
Schema ottico oculare Cinque elementi in quattro gruppi Sette elementi in cinque gruppi
Diametro pupilla di uscita 3 mm 2,8 mm
Angolo di campo reale 3,7°
Angolo di campo apparente 60° 66,6°
Rilievo oculare 15,5 mm 15 mm
Correzione diottrica +/- 3,0 diottrie +/- 3,0 diottrie
Prismi Porro II Porro II
Angolo di correzione +/- 1,0° +/- 0,7°
Stabilizzazione dell’immagine Prisma ad angolo variabile Prisma ad angolo variabile
Attacco treppiede No Si
Alimentazione 2 x AA 2 x AA
Distanza interpupillare 55 mm – 75 mm 58 mm – 76 mm
Messa a fuoco Centrale Centrale
Minima distanza di messa a fuoco 4,2 m 6 m
Dimensioni 150 x 127 x 70 mm 152 x 193 x 81 mm
Peso 600 g. 1200 g.

I loro punti di forza sono costituiti dalla presenza di un doppietto spianatore di campo e dalla stabilizzazione dell’immagine:

-nel 18×50 I.S. lo spianatore di campo è meritevolmente responsabile, in larga misura, della perfetta puntiformità delle stelle fino ai bordi estremi del generoso campo di 66,6° apparenti (3,7° reali) in abbinamento ad uno schema ottico che vede obiettivi composti da  4 elementi in 3 gruppi (compreso il vetro piano protettivo per l’impermeabilizzazione) con la presenza di vetri U.D. (ultra low dispersion) il che può far parlare di obiettivi semi-apocromatici. Gli oculari sono composti da 7 elementi in 5 gruppi (compreso il doppietto a campo piano) e prismi di Porro II.

Sulla scafo ottico del Canon 18×50 è visibile la dicitura “stabilizzatore d’immagine”

Lo schema prismatico Porro II è costituito da prismi (di Porro) cementati tra loro in una particolare configurazione, per diminuire i passaggi aria vetro e quindi le perdite di luminosità per riflessione.

Per maggiori informazioni sui prismi di Porro consiglio di leggere un mio articolo disponibile al seguente indirizzo  http://www.binomania.it/wordpress/?p=1136

Tale schema è stato ampiamente impiegato  fin dai primi decenni del ‘900 nella produzione  militare di binocoli di alto livello da parte delle migliori industrie del settore come Zeiss-Jena, Leitz-Wetzlar, Huet-Paris, Ross-London ed altre (Militarische Fernglaser und Fernrohre in Heer, Luftwaffe und Marine – Hans Seeger-Amburg).

La stabilizzazione riduce drasticamente il tremolio dell’immagine consentendo, ad esempio, di risolvere con relativa facilità (e una perfetta messa a fuoco) tre stelle del trapezio in Orione (theta 1 – componenti A-C-D-) senza dover ricorrere al treppiede altrimenti assolutamente necessario per tale classe di ingrandimenti (18x); la quarta stella (componente B) risulta più sfuggente e visibile a tratti soprattutto per la vicinanza con la componente A (sep. 8″,8). La stabilizzazione inoltre risulta utile anche con il treppiede, consentendo di tenere gli occhi ben aderenti agli oculari in modo da sfruttare tutto il campo visivo, e annullando contemporaneamente le vibrazioni causate dai movimenti del capo o delle mani durante la messa a fuoco; se poi si osserva
seduti su una comoda sdraio, con i gomiti appoggiati ai braccioli, la visione è praticamente ferma riducendosi a livello quasi impercettibile la lenta fluttuazione dell’immagine propria della visione stabilizzata (resa molto bene in modo virtuale nel sito Canon U.S.A); in questo caso, ad esempio, la visione prolungata ed itinerante dei campi stellari del Cigno o di un oggetto come il doppio ammasso di Perseo diventa uno spettacolo magnifico e di lungo effetto.

un primo piano sugli oculari del Canon 18×50

 

Al di la comunque dei dettagli  tecnologici, basta portare agli occhi questi binocoli per rendersi conto del loro complessivo elevato livello ottico-qualitativo; infatti l’ampio campo circolare è definito da un bordo nero netto e privo di sbavature, sintomo di una perfetta sovrapposizione e collimazione dei due campi. Il cielo notturno è uniformemente oscuro nel campo visuale fino ai bordi e non, come spesso ho rilevato in vari binocoli, sufficientemente oscuro al centro e progressivamente lattiginoso verso i bordi. A tale proposito il fatto acclarato che una maggiore oscurità del fondo cielo nel campo del binocolo aumenta il contrasto e la percezione degli oggetti deboli, pone in secondo piano l’importanza della grandezza del diametro della “pupilla d’uscita” e della conseguente proporzionale luminosità. Ho abbandonato infatti le mie precedenti e datate convinzioni in merito, acquisite sulla base dei canoni maggiormente divulgati ma già in contrasto con l’esperienza pratica, leggendo e convenendo con quanto affermato da Alan MacRobert su Sky & Telescope in relazione alla teoria del fattore di visibilità elaborata da Roy L. Bishop (Royal Astronomical Society of Canada). Questa teoria è molto semplice, basta moltiplicare l’apertura in mm. per gli ingrandimenti; maggiore è il numero che si ottiene (il fattore di visibilità), migliori saranno, sul cielo notturno, le prestazioni del binocolo, ovviamente per strumenti il cui livello qualitativo sia almeno paragonabile. D’altra parte le attuali tecniche di rivestimento multistrato antiriflesso e i componenti ottici di qualità impiegati rendono i moderni binocoli luminosi anche con pupille d’uscita relativamente piccole; a riprova di ciò ho sperimentato che persone anche non pratiche di osservazione binoculare, che hanno osservato di giorno con il Canon 10×30 I.S. (pupilla d’uscita di 3 mm e quindi relativamente piccola), hanno definito il binocolo “limpido” , nel descrivere l’impressione visiva ricevuta.

Ho effettuato un test sulla magnitudine limite percepibile con i due strumenti di cui parliamo da un cielo cittadino come quello di Napoli, città in cui vivo (quartiere collinare Vomero), con mag. 4 a occhio nudo. Sulla sequenza delle Pleiadi la magnitudine raggiunta è stata, con certezza, di 9,29 per il 10×30 I.S. e di 10,13 per il 18×50 I.S.; probabilmente ho raggiunto anche valori superiori ma non in modo permanente e ripetuto per cui non li considero certi e acquisiti. Si tratta comunque di valori notevoli in quanto in linea con quelli teorici previsti per tali aperture, cioè senza assorbimento e riflessione di luce e con magnitudine limite a occhio nudo pari alla 6, oltre che per ingrandimenti maggiori. (Il libro dei telescopi – Walter Ferreri).

Con il 18×50 I.S. , sempre nel cielo di Napoli, è ben visibile M57, la nota nebulosa anulare della Lira; inoltre, di questa, mi sembra di percepire con la visione distolta, nonostante le ovviamente piccole dimensioni angolari, l’aspetto anulare; ma non posso affermarlo con certezza. La nebulosa Dumbell (M27) è facilmente visibile con il 18×50, più sfuggente con il 10×30 . Visibili anche le galassie M81 e M82 con la loro diversa dimensione ed angolazione.

Gli ammassi aperti in Auriga, M36, M37, M38 sono risolti in stelle con il 18×50. Mizar ( sep. 14″,4) è risolta nettamente con il 18×50 mentre il 10×30 mostra le due componenti a contatto. Con il 18×50: Eta Cass. è risolta al limite, ma con certezza; il risultato mi sembra notevole non tanto in rapporto alla separazione tra le due componenti (12″,2) quanto per la cospicua differenza di luminosità tra le stesse (mag. 3,4 e 7,5); Almach (Gamma Andr.- sep. 9″,8) mostra un’immagine allungata, un po’ a forma di 8; del trapezio in Orione ho già riferito. Facile Albireo nel Cigno e molto bella per i colori delle due componenti, anche e soprattutto con il 10×30.

Stelle Doppie 10×30 I.S 18×50 I.S
Stella M1 M2 Sep.
Mizar 2,3 4,0 14”,4 Componenti a contatto Risolta
Eta Cass 3,4 7,5 12”,2 // Risolta
Almach 2,3 5,1 9”,8 // Allungata-forma di 8
Trapezio AC 6,7 5,1 12”,8 // Risolte le componenti
Trapezio CD 5,1 6,7 13”,0 // A-C-D; con maggiore difficoltà, a tratti, la B.
Trapezio AB 6,7 7,9 8”,8 //
Albireo 3,1 5,1 34”,4 Risolta (facile) colori giallo e azzurro ben visibili Risolta (facile) colori giallo e azzurro ben visibili
Magn. Limite (Pleiadi) 9,29 (cielo cittadino) 10,13 (cielo cittadino)
Ammassi aperti Visibili: M37, M38 Risolti
M36,M37,M38,M39 Risolti: M36, M39 Risolti

Ad ottobre 2001  ho partecipato al II BinoStarParty di Massa d’Albe (AQ); qui, dopo avere osservato M33 in un ottimo binoscopio apocromatico Takahashi da 102 mm. di apertura e 800 mm. di focale con oculari, se non ricordo male, da 30 mm. (27 X), ho provato ad inquadrare la galassia nel 18×50. Con relativa sorpresa e soddisfazione ho constatato che la visione era di poco inferiore a quella della strumento con apertura doppia – M33 si presentava con una immagine chiara un po’ spettrale di forma vagamente quadrangolare e leggermente a rilievo; era presente l’amico Plinio Camaiti che dopo avere osservato M33 nei due strumenti mi riferiva impressioni più o meno simili e subito dopo inquadrava nel 18×50, mostrandomele, le due galassie M81 ed M82 in Ursa Maior che risultavano chiaramente visibili. Successivamente Plinio mi riferiva di avere osservato M33 anche con il 10×30. Anche il Velo del Cigno si rendeva visibile nel 18×50, soprattutto con i filtri Lumicon UHC e OIII adattati agli oculari del binocolo nella sede dei dispositivi anti-appannamento Canon AE-B1(filtri anti-fog) venduti come accessori.

Nebulose e Galassie 10×30 I.S 18×50 I.S
M57 // Visibile
M27 Visibile Visibile
Velo nel Cigno // Visibile con cielo buio
M33 Visibile con cielo buio Visibile con cielo buio
M81, M82 // Visibili con cielo sufficientemente buio

Sulla Luna sono visibili moltissimi particolari con il 18×50 ma anche il 10×30 si comporta bene mostrando la superficie del satellite molto bella e contrastata. Con luna crescente e terminatore oltre il cratere Plato, la Vallis Alpes , praticamente priva di ombre di contrasto, era visibile solo con il 18×50 che mostrava anche alcuni corrugamenti (dorsi) del Mare Imbrium a ridosso dei Montes Teneriffe e del Mons Pico; questi ultimi erano ben visibili anche con il 10×30 con il quale, peraltro, la Vallis Alpes è parimenti visibile in condizioni di maggior contrasto (terminatore più vicino).

Su un oggetto molto luminoso come la Luna piena, alta nel cielo, ho constatato assenza di luce diffusa; spostando l’immagine verso il bordo ho rilevato, dalla parte opposta, un riflesso di dimensioni e intensità contenute, particolarmente tenue nel 10×30 e comunque ininfluente ai fini della visione. Peraltro, in entrambi gli strumenti, portando la fonte luminosa (ho provato anche con una forte lampada di colore arancione dell’illuminazione pubblica) appena al di là del campo visivo, non si notava alcuna scia di luce e il campo appariva ben contrastato con nitida visione degli oggetti inquadrati. Con la Luna al centro del campo e ben in asse con gli occhi, il cromatismo residuo sul bordo del satellite è ridottissimo nel 18×50 e pressochè impercettibile nel 10×30.
Osservando Giove con il 18×50, oltre ovviamente i satelliti medicei, si percepiscono, un po’ al limite e come minuti trattini scuri sul disco del pianeta, una o due bande equatoriali secondo le condizioni di visibilità e “seeing”. Allo stesso modo, ma più nettamente, è risolto l’anello di Saturno rispetto al globo ed è distintamente visibile il satellite Titano. A  riprova del superlativo livello di correzione del 18×50 ho sperimentato più volte che la risoluzione dell’anello di Saturno si mantiene del tutto immutata portando l’immagine al bordo estremo del campo dove rimangono visibili, senza alcun degrado, le piccolissime anse scure che staccano l’anello dal globo del pianeta. Sempre a proposito di quest’ultimo ricordo lo spettacolo dell’occultazione e disoccultazione da parte della Luna nel dicembre 2001; osservavo alternativamente nel Celestron G8 e nel Canon 18×50 ma soprattutto la visione fornita da quest’ultimo stimolò la mia fantasia dandomi la sensazione di assistere al lento e silenzioso decollo di un “disco volante” dalla superficie lunare allorchè l’immagine di Saturno, piccola e nitida, emerse dal bordo frastagliato del nostro satellite.

Le ottiche del Canon 18×50 IS

Con due ghiere in alluminio finemente lavorate al tornio dal bravo Remo Corti, artigiano e astrofilo di Empoli, mi sono costruito due filtri in astrosolar che antepongo agli obiettivi del 18×50 e che mi consentono di osservare le macchie solari; esse si presentano nette e dettagliate con la visione dell’ombra e della penombra (zona scura centrale e zona più chiara circostante).
Per quanto riguarda gli aspetti negativi di questi binocoli essi sono, a mio parere, i seguenti:

– nel 10×30, la mancanza dell’attacco per il treppiede e la mancanza del blocco del pulsante di stabilizzazione (ho peraltro facilmente ovviato a entrambi questi limiti con un solo economicissimo dispositivo autocostruito-mentre per la sola stabilizzazione permanente basta un elastico nel quale viene inserito uno spessore-vedi foto);

Un semplice elastico ed un po’ di inventiva consentono di mantenere la stabilizzazione attiva durante le osservazioni

nel 18×50 le dimensioni, a mio parere eccessive, degli oculari in gomma nonché la percezione, sotto forma di momentanee leggere sfocature, delle correzioni operate dal sistema nei repentini spostamenti del binocolo; ho notato che questa percezione è presente solo nella visione terrestre e in quella notturna di oggetti luminosi come Luna e pianeti, mentre non si rileva affatto nella osservazione delle stelle che, in massima parte, sono poco luminose; parimenti non si rileva con il binocolo su treppiede, con stabilizzazione sia inserita che disinserita ed è del tutto assente, in ogni condizione e a causa del minore ingrandimento, nel 10×30 i.s. La suddetta percezione non impedisce comunque la “leggibilità” di ogni dettaglio risolto dal 18×50, compresi scritte e caratteri su insegne lontane; ho letto distintamente a mano libera l’insegna  di un ristorante del Porto di Pozzuoli, riportata sulla tenda parasole esterna, dalla via Panoramica di Monte di Procida, a circa 6,5 km in linea d’aria (rilevata con Google Earth).
Per entrambi i binocoli consiglio l’applicazione di conchiglie agli oculari, al fine di non fare filtrare fastidiosi raggi di luce laterali; sarebbe opportuno che la casa produttrice prevedesse, già in sede di progettazione, le suddette conchiglie oculari, magari girevoli per la messa a fuoco o correzione diottrica, (tipo quelle del Sard 6×42) e/o asportabili per chi osserva necessariamente con gli occhiali. Le cospicue dimensioni degli oculari in gomma del 18×50, ripiegabili per i portatori di occhiali, non mi consentivano l’uso delle conchiglie standard in mio possesso per cui ho aggirato il problema in questo modo: ho applicato delle normali conchiglie di gomma, con relativo supporto e altezza ridotta a pochi mm., sui tappi degli oculari forniti di serie e preventivamente forati con adeguato diametro; detti tappi così modificati si innestano in modo sufficientemente tenace sugli oculari del binocolo ai quali sono stati ripiegati i bordi come si fa per osservare con gli occhiali; questa soluzione consente inoltre di tenere permanentemente in sede sugli oculari stessi i dispositivi anti-appannamento (anti-fog). Peraltro, con due tappi (acquistabili come ricambi) semplicemente forati ( privi di conchiglie), anche i portatori di occhiali potrebbero usare i suddetti dispositivi, cosa non possibile nella configurazione di serie che prevede l’uso degli anti-fog solo con i bordi degli oculari rialzati per mantenerli in sede.                    .
Consiglio senz’altro l’acquisto di questi dispositivi anti-appannamento che funzionano benissimo, in quanto non c’è nulla di più fastidioso dell’improvviso oscuramento delle stelle mentre piacevolmente navigo, è questa la sensazione che mi dà il Canon 18×50 stabilizzato., nel cielo stellato.

Aberrazioni 10×30 I.S 18×50 I.S
Sferica Assente Assente
Cromatismo residuo Quasi impercettibile Ridottissimo
Coma Assente Assente
Astigmatismo Assente Assente
Curvatura di campo Ridottissima al bordo estremo Assente
Distorsione ( a cuscinetto) Molto lieve Ridottissima
Riflessi ( luna piena) Uno, trascurabile Uno, trascurabile
Luce diffusa Assente Assente

 

Il Canon 18×50 IS è decisamente compatto

Ritengo i due binocoli senz’altro consigliabili:

  • il 10×30, piccolo, leggero e maneggevole, è eccezionale nell’uso terrestre consentendo, grazie all’abbinamento di elevata risoluzione e stabilizzazione, la visione di dettagli minuti e la lettura di cartelli e insegne nonché sigle di imbarcazioni a distanze ragguardevoli; inoltre si comporta molto bene, in rapporto all’apertura, anche nell’osservazione del cielo notturno. Eccellente il suo rapporto prestazioni/prezzo.

    Il supporto ideato dall’autore per fissare il binocolo alle teste fotografiche mantenendo, nel contempo, la stabilizzazione sempre attiva.

  • il 18×50, capace ovviamente di prestazioni superiori, trova , a mio parere, il suo migliore campo di utilizzo nell’osservazione astronomica dove fornisce sensazioni e risultati di alto livello. Il suo costo è sensibile ma inferiore a quello di binocoli di qualità ottica più o meno analoga e inoltre privi di stabilizzazione.
Box: Il Canon 18×50 nell’osservazione naturalistica

Di Piergiovanni Salimbeni
Anni or sono pubblicai, sulle pagine di Binomania, una recensione molto critica nei confronti di questo binocolo stabilizzato giapponese. Compresi, negli anni a venire, di aver testato un binocolo difettoso.  Di fatto ebbi modo di  utilizzarne qualche altro esemplare  e ne rimasi cosi affascinato da acquistarne uno nel 2012. Con questo binocolo ho compiuto varie sessioni naturalistiche, dal birdwatching alla mera osservazione paesaggistica. Espongo quindi, in breve, le mie impressioni. Abituato ai prezzi nel settore Sport Optics, di alta gamma, la prima cosa che posso evidenziare è il suo ottimo rapporto prezzo-prestazioni.La sua qualità ottica, infatti, potrebbe benissimo compensare la cifra volta ad acquistarlo privato di sistema di stabilizzazione. Infatti, se si considera il suo alto ingrandimento ed il suo rapporto focale, la nitidezza in asse che fornisce è molto buona; inoltre,  possedendo un bel campo piatto, è possibile  osservare all’orizzonte il paesaggio senza degrado. Con binocoli di tale ingrandimento i benefici apportati dalla curvatura di campo, per ciò che concerne la focalizzazione da breve distanza all’infinito è ininfluente.
Anche la presenza di una lieve distorsione angolare a cuscinetto non è invasiva, anzi consente di compiere dei buoni panning senza mostrare un evidente “effetto palla rotolante”. Il campo apparente è ottimo; molto buono il contenimento dell’aberrazione cromatica, se si considera il suo rapporto focale, l’alto ingrandimento ed il prezzo di acquisto. E’ovvio che l’uso di un 18X in natura necessiti di un certo periodo di “rodaggio” , dopo di che, quando si impara a focalizzare e a gestire il sistema VAP, il suo uso è imparagonabile rispetto a qualsivoglia binocolo non stabilizzato da 15 ingrandimenti .

Piergiovanni Salimbeni durante una escursione in montagna

Nel corso dei mesi ho comparato il mio esemplare di Canon 18×50 IS con  altri binocoli prediletti. Come anticipato ciò  che  mi premeva personalmente era verificare  l’utilità di  questo binocolo stabilizzato nella osservazione del paesaggio, degli aerei e dei rapaci.

Usualmente mi reco sulle cime panoramiche della mia zona, con uno Swarovski  Swarovision 8.5×42.
Osservando nelle ore meno affette da turbolenza è abbastanza facile confrontare le prestazione del Canon 18×50 rispetto al classico formato 8×42.
Ciò che nel 8.5X austriaco mi pare come piccola sagoma indefinita, nel 18X si palesa come un bivacco, inoltre, sono in grado di percepire le sigle sugli aerei e spesso di contare anche i finestrini. Spesso e volentieri ho visto le pupille dei rapaci, indistinguibili nei binocoli da 8-10 ingrandimenti o ho scovato nidi di rapaci e giacigli di ungulati dalla parte opposta della mia Valle, la Valganna.
Le mie varie comparazioni mi hanno anche portato a verificarne la resa nei confronti di un eccellente binocolo a tetto con ottiche ED ed ormai fuori produzione: Il  Minox ED 15×58 BR.

In sintesi ho evidenziato quanto segue:
1) Quando montato su supporto fotografo il  Minox ED 15×58 BR  risulta leggermente più contrastato, con un’ottica più brillante; tuttavia la resa ai bordi è peggiore e il peso del binocolo è superiore, se poi sommiamo anche quello del treppiede e dalla testa fotografica, l’ingombro non è paragonabile.
2) Il Minox 15x58ED su monopiede è meno stabile del Canon 18×50 IS quando lo stabilizzatore  è acceso.
3) Sedendomi e poggiando i gomiti sulle ginocchia o poggiandomi a supporti naturali come rami, muretti, etc. con il Canon 18×50 IS si ottiene la  medesima stabilità del Minox ED 15×58 BR su treppiede, godendo, forse di immagini meno luminose, ma di un campo piatto e di un’ampio campo apparente.

 

E’ ovvio che con un binocolo che pesa 1200 grammi sia alquanto difficile compiere osservazioni prolungate a mano libera, tuttavia, imparando a gestire il peso, come sopra esposto, il setup risulta decisamente più leggero e ben trasportabile rispetto al classico cannocchiale.

In sintesi fra la visione panoramica a 8.5X ed un 18X c’è molta differenza, i particolari del paesaggio sono innumerevoli ed è un vero piacere rimanere inginocchiati in mezzo alla natura ad ammirare le malghe, i pascoli, le croci, i bivacchi e l’avi-fauna.

Il Canon 18×50 con dei filtri gialli da 58mm di diametro

Per le osservazioni naturalistiche in presenza di pioggerella, salmastro o foschia ho  trovato molto utile acquistare due filtri UV da 58mm per proteggere le ottiche e dei filtri gialli per penetrare la foschia, migliorando, nel contempo, il contrasto. Del resto questi binocoli non sono perfettamente impermeabilizzati come la versione, più professionale, 10×42 IS WB, tuttavia sono definiti come “all Wheater” e questa loro caratteristica è migliorata facendo uso di filtri che proteggono ulteriormente gli obiettivi dello strumento. Dato che, di serie, non vengono forniti dei tappi, possedendo la classica filettatura fotografica è possibile acquistare dei tappi originali Canon per gli obiettivi di tale diametro, oppure qualche accessorio non originale, acquistabile per pochi euro in decine di negozi on-line.

Come anticipato, è utile apprendere come gestire la stabilizzazione sul campo.
Nell’uso astronomico, non ci sono problemi particolari.  Come ben evidenziato da Ottaviano, ci si accomoda sulla sedia a sdraio “poggiando” i gomiti sui braccioli, si mette a fuoco, si accende e si naviga. In ogni modo, si deve  prestare un po’ attenzione nel gestire i 18 ingrandimenti, attendendo qualche istante, prima che l’immagine si stabilizzi perfettamente. Lo stesso dicasi nel panning paesaggistico dove i movimenti devono essere dolci.
Nell’uso terrestre, per ottenere il massimo profitto dalla stabilizzazione, è utile  appoggiarsi a qualche supporto naturale; inoltre è preferibile prima focalizzare e successivamente attivare l’IS. Per tale motivo è molto più godibile l’osservazione di aerei e rapaci distanti, piuttosto che di volatili a breve distanza. Oltretutto la massima profondità di campo si raggiunge dai 320 metri all’infinito e tutto ciò che si focalizza a media distanza beneficia si di un effetto Boken (Sfocato), similmente ai lunghi teleobiettivi fotografici, ma pecca per la scarsa profondità di campo a breve distanza, come è ovvio aspettarsi da un 18X.

Quando osservo l’avi-fauna in panning, in realtà, disattivo, spesso, il sistema di stabilizzazione, dato che non ho notato differenze apprezzabili rispetto ad usare un classico 15X, eccetto la maggior ergonomia del prismi di Porro di Canon che, forse, potrebbe non piacere ai puristi della linea classica ma che offre una buona stabilità sia per il peso sia per l’ampio scafo ottico monoblocco.

Per tale motivo per gli appassionati della natura che si prefiggono di percepire molti dettagli e senza cavalletto il Canon 18×50 IS è attualmente insuperabile.

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Written by

Ottaviano Fera: nato nel 1946 a Teano (CE) e residente in Napoli, il primo confuso ricordo della "magia" di un binocolo a pochi anni di età, in un ippodromo di periferia. A 13 anni un cannocchiale di plastica per la prima visione dei crateri lunari, a 18 anni il primo binocolo "serio", un 7x50 Porro tedesco-orientale. Poi il primo telescopio, il mitico 114/900 made in Japan fino all'apparizione della bellissima cometa Hale-Bopp che risveglia la passione e la volontà di dedicarsi più seriamente all'astronomia visuale e agli strumenti ottici, privilegiando i binocoli. Laureato in giurisprudenza, ha fatto parte dello staff tecnico della rivista Coelum, è attualmente socio dell'UAN (Unione Astrofili Napoletani) . E' appassionato dei binocoli stabilizzati Canon di cui possiede tutti i formati. Collabora con Binomania come esperto di binocoli con prismi di Porro.

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