Canon 14X32 IS. Evoluzione..ma non troppo.

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Premessa.

Dopo i piccoli aggiornamenti – attuati due anni fa – su alcuni formati (10×30 IS II e 12×36 II III) Canon, a sorpresa, ha proposto sul mercato tre nuovi binocoli contraddistinti dal medesimo diametro degli obiettivi (32 mm), ma forniti d’ingrandimenti differenti (10, 12 e 14X).

Attualmente il parco dei binocoli stabilizzati giapponesi è il seguente: gli “astronomici” 18×50 IS All Weather e 15×50 IS All Weather, il Top di Gamma 10x42L IS WP,  il migliore per rapporto prezzo/ prestazioni 12×36 IS III ,  il piccolo ma performante 10×30 IS II, e l’entry-level 8×25 IS a cui si aggiungono i nuovi 10×32 IS , 12×32 IS e  14×32 IS.

Rispetto al Canon 10×30 IS II le differenze sono molteplici, cominciando dal design, sino ad arrivare al “nuovo” sistema di stabilizzazione.

Grazie alla collaborazione di Canon Italia e di Francesco Petruzzi, ho avuto modo di provare un esemplare del formato 14×32: sono, quindi, molto felice di descrivere le mie impressioni ai lettori di Binomania.

un bel primo piano sul nuovo 14×32 IS

Caratteristiche tecniche dichiarate dalla Casa Madre.

Alimentazione
 
 
 
Indicatore batteria
 
 
Durata batteria
+23°C: circa 10 ore, -10 °C: circa 1 ora (con batterie alcaline) (2)
Alimentazione
2 batterie AA
 
Umidità di funzionamento
90% umidità
 
Intervallo temperatura di funzionamento
-10°C to 45°C
 
Dimensioni (LxAxP)
142x171x77 mm
 
Peso
775 g
 
 
Rivestimento di gomma
 
 
Caratteristiche ottiche
 
 
 
Campo apparente (sistema ISO)
55.3°
 
 
Tipo di binocolo
Prismatico
 
 
Correzione diottrica
+/- 3,0m-1
 
Spianatore di campo
Doppia lente spianatrice di campo
Rivestimento lenti
Rivestimento Super Spectra
Tipi di Prisma
Prisma di Porro II
 
Schema ottico oculari
5 elementi in 4 gruppi
Schema ottico obiettivi
7 elementi in 6 gruppi
Diametro
32 mm
 
 
Stabilizzatore d'immagine
 
 
 
Angolo di correzione
 
 
Attivazione
Pulsante a pressione
Sistema di rilevamento delle vibrazioni
2 sensori giroscopici
Sistema di stabilizzazione delle immagini
Shift nell'obiettivo
 
Prezzo ufficiale Canon Italia in EURO (Gennaio 2018- IVA INCLUSA)
1539,99
 
 

 

Meccanica e sistema di messa a fuoco.
Il primo pensiero che mi è venuto in mente – quando ho aperto la confezione – è di stare osservando un Canon 15×50 in miniatura, di fatto il design del nuovo 14×32 è più simile al 15×50 che al 10×30. La gommatura è molto spessa e di buona fattura, tanto da sembrare anche più robusta e in grado di sopportare meglio un intenso utilizzo  sul campo.

Non è un binocolo impermeabilizzato, infatti, Canon consiglia nel manuale d’istruzione (pagina 3) di non immergerlo e di non esporlo a pioggia e spruzzi, tuttavia non mi pare possa soffrire particolarmente per un lieve uso con pioggerella o umidità, a patto di asciugarlo per bene prima di riporlo nella custodia dedicata.

L’ergonomia è ottima: come tutti i binocoli Canon, il ponte di comando, molto grande, si estende per quasi tutta la lunghezza dei tubi ottici.  E’ presente un anello di gomma che protegge il vetro degli obiettivi dagli urti.

Purtroppo, scrivo, purtroppo, hanno ereditato i paraluce degli oculari dalla serie da 50 mm. Per me, che possiedo un naso grande ma una distanza inter-pupillare piccola, non è di certo una bella notizia. Di fatto non sono in grado di usare il 14×32 senza che il naso vada letteralmente a incastrarsi fra le due gomme. Per tale motivo sono sempre stato costretto ad abbassare le conchiglie, con i problemi di luce riflessa che ne possono conseguire, soprattutto durante il birdwatching. Peccato!

 

Il coperchio batteria si chiude solo attraverso un semplice sistema a incastro.

Un’altra mancanza è l’assenza di filettatura per il fissaggio su un cavalletto fotografico. Ricordo, infatti, che i binocoli Canon possono essere usati – senza alcun problema- anche senza batterie come se fossero dei comuni strumenti ottici privi di stabilizzazione. Per tale motivo, per un uso protratto di sorveglianza o monitoraggio, sarebbe stato preferibile che si potessero installare sopra un treppiede. Ho risolto il problema con una comune piastra gigante tipo” Arca-Swiss” dotata di gommapiuma ed elastico di fissaggio intorno allo scafo ottico. Il supporto Berlebach, espressamente dedicato ai binocoli, potrebbe essere un’ulteriore, valida, soluzione.            

Il sistema di messa a fuoco è affidato a una classica manopola centrale, mentre la regolazione della compensazione diottrica, per l’oculare destro, avviene ruotando direttamente il suo paraluce.

Il colosso del Sol Levante ha fatto un’eccellente scelta nel dotare questo binocolo di una distanza minima di messa a fuoco pari a due metri, tuttavia a causa dell’alto ingrandimento e dell’ampia distanza dei tubi ottici, ho notato fastidiosi problemi di sdoppiamento delle immagini che mi hanno obbligato a compiere le mie osservazioni da 4-5 metri di distanza. Direi quindi che, almeno per il 14X, questa è la distanza utile per ottenere immagini naturali e non affaticanti. Il binocolo è perfettamente collimato all’infinito è, ovvio, quindi che non sia possibile sfruttarlo al meglio – con due occhi – alla minima distanza consentita.

Ho, però, provato ugualmente a ruotare la manopola da due metri sino all’infinito per vedere quanti giri accorressero. Mi sono fermato a poco meno di due, migliore, invece, si è rivelato  il passaggio dai cinque metri all’infinito, pari a solo tre quarti di  giro.

Nella parte superiore dello scafo ottico sono presenti i due pulsanti per il sistema di stabilizzazione, nella parte inferiore, invece, è presente il coperchio di gomma, dove alloggiano le due batterie da 1.5 V.

Questa è, purtroppo, un’altra nota dolente: avrei preferito che la chiusura fosse assicurata da un sistema più sicuro.  Il fissaggio, invece, avviene attraverso un sistema a incastro che potrebbe avere problemi con il trascorrere degli anni e con le forti escursioni termiche. Ho notato, inoltre, che non basta incastrarlo, per farlo aderire, è necessario anche premere con forza il dito sulla parte anteriore. Non è presente alcuna piccola guarnizione, quindi, fate attenzione alla fase di chiusura se vorrete utilizzarlo in posti umidi.

 

Il ponte di comando con i due pulsanti per l’attivazione della stabilizzazione.

Sistema di stabilizzazione. Il sistema di stabilizzazione utilizzato sui nuovi binocoli è differente rispetto al precedente sistema con prismi variabili, adesso è definito dual shit lens o sistema ottica a doppia stabilizzazione.

E’ interessante, più di mille parole, guardare il video ufficiale che ne spiega le caratteristiche.

Per quanto riguarda il suo funzionamento, devo ammettere che, all’inizio, pare più difficoltoso da utilizzare rispetto a quello disponibile sui modelli precedenti.

Riporto qui di seguito, un riassunto del suo funzionamento, su quanto esposto nel manuale Canon, nelle pagine 9-10.

Il binocolo ha un sistema di stabilizzazione  ( pulsante Stabilizer) che stabilizza le immagini  quando si osserva un’area estesa, inoltre, è presente un pulsante “Powered IS” che dovrebbe migliorare le prestazioni “quando si punta continuamente il binocolo verso un punto preciso”.

Il suo funzionamento preciso va ben compreso.

Avvio e arresto della stabilizzazione.

 Se si preme il pulsante “Stabilizer” il sistema si attiverà per cinque minuti. Per interromperlo basterà premere e rilasciarlo. Per attivare il sistema “Powered IS “ è necessario fare la stessa cosa e anch’esso rimarrà attivo per cinque minuti. Per disattivarlo, sarà sufficiente premerlo.

Commutazione fra General IS e Powerd IS.

Ci sono due modi:
1)Attivare il sistema per cinque minuti.

Se si sta utilizzando la stabilizzazione generica, sarà sufficiente premere il pulsante “Powered IS” per attivare la stabilizzazione “potenziata”. Se si tiene premuto, sempre il pulsante “Powered IS”, il sistema si interromperà rilasciandolo. Per passare alla stabilizzazione generica  è anche possibile premere il pulsante “Stabilizer” per sganciare il sistema “Powered IS”
 

2)Tenere premuto il pulsante.
La stabilizzazione generica funzionerà tenendo premuto sempre il pulsante “Stabilizer” e si sgancerà rilasciandolo.

Lo stesso dicasi, per “Powered IS”, anche il suo funzionamento cesserà rilasciando il tasto. Se si stesse premendo il tasto “Stabilizer”, basterà rilasciarlo per tenere premuto il tasto ”Powered IS”. Qualora, invece, si stia premendo il tasto “Powered IS”, sarà sufficiente rilasciarlo e premere “Stabilizer” per passare alla stabilizzazione generica.

Il binocolo, inoltre, si sospenderà quando è in posizione verticale da oltre dieci secondi. Se si volesse guardare verso il passo, bisognerà, invece, tenere sempre premuti i tasti sopraccitati.

 

 

Un primo piano sugli obiettivi da 32 mm.

 

 

Ottica . Le immagini sono nitide con un buon contrasto, la resa mi pare neutra, virante verso il caldo, in talune circostanze.

 

Oculari. Buono il campo di vista inquadrato, pari a 4.3° che, con la formula classica, sono pari a ben 60.2° gradi di campo apparente.  L’estrazione pupillare – ovviamente – non eccelle assestandosi su un discreto: 14,5 mm. Ne dovranno tenere conto i portatori di occhiali.

Prismi.  Ottimi prismi di porro II. Pupilla perfettamente sferica.

Aberrazioni.

Aberrazione cromatica. E’ presente ma in maniera poco invasiva, per essere un 14X si attesta su buoni livelli, anche considerando il corto rapporto focale. Mi è parso, in certi frangenti, più corretto rispetto al 15×50, ma quest’ ultima “raccoglieva” più’ luce..difficile quindi fare una perfetta disamina.
 Nella maggior parte delle condizioni osservative l’aberrazione cromatica  è pressoché invisibile
. Se si dovessero osservare dettagli i in controluce come rapaci, rami e altro, si potrà notare un lieve alone blu – verdastro, intorno ai contorni delle immagini.

Curvatura di campo.
Direi assente. Nell’uso diurno le immagini sono perfette sino ai bordi del campo. Questo è una prestazione cui Canon ci ha abituato da molti anni, con tanto piacere.

Distorsione angolare.
Minima, a cuscinetto.

Altre aberrazioni.  
Nell’uso astronomico si nota un po’ di astigmatismo su stelle molto luminose (di I e II magnitudine) agli estremi bordi del campo.

Una nota dolente, almeno per me, i paraluce simili a quelli del 15×50, 18×50 sono un po’ scomodi per chi possiede una distanza inter-pupillare troppo stretta.

 

Utilizzo sul campo.
Eccoci arrivati al “succo della storia”, penso che sarete tutti curiosi di conoscere le mie impressioni sul sistema di stabilizzazione  +- 1° composto di un giroscopio (2 assi) che è andato a sostituire il vecchio VAP (stabilizzatore ottico d’immagini con prisma ad angolazione variabile VAP OIS).

Devo anticipare di non aver avuto la possibilità di compararlo al Canon 10×30 IS, sarebbe, inoltre, sembrato più ovvio testare la nuova versione 10×32, tuttavia, dato che molti fra voi mi avevano espressamente chiesto di verificare l’utilizzo a mano libera del 14x, non potevo esimermi dal farlo.

Nella maggior parte delle occasioni il pulsante “Stabilizer” serve a contenere le oscillazioni quasi alla perfezione, scrivo “quasi” giacché rispetto alla vecchia serie si è passato da uno 0.8° a un discreto 1°. Diverso sarebbe stato l’effetto, se Canon ci avesse strabiliato con un sistema di stabilizzazione in grado di compensare 3-4°.

Per tale motivo se vi aspettavate di leggere mirabilie riguardo alla nuova stabilizzazione adottata, almeno da parte mia, non avrete riscontri. Il sistema è funzionale, mi pare anche che siano stati risolti “i problemini del VAP ” che spesso generava immagini soffuse durante la messa a fuoco.

Lo stesso dicasi per il pulsante “Powered IS” nel senso che, mi pare fornisca un lieve miglioramento quando si cerca di sfruttare tutto il potere risolutivo del binocolo, tentando di osservare i più fini dettagli, ma non avrete certamente un effetto “wow” schiacciando il  nuovo pulsantino.

Veniamo, però alle prestazioni. Ricordandosi di avere a che fare con un 14X che stabilizza solo 1°, vi posso confermare che- avendo l’accortezza di tenere un po’ le braccia ferme-  potrete ammirare dettagli pressoché invisibili a mano libera. Da casa mia a circa 30 km in linea d’aria vedo il monte Zeda, sulla sua cima è visibile – con i miei strumenti piazzati su un cavalletto- una croce alta circa 4 metri. Or bene, con il 14×32 è sempre visibile, turbolenza diurna permettendo.

Nel corso dei giorni mi sono divertito a osservare dettagli che non avrei mai potuto osservare con il cavalletto, ma non è in grado di raggiungere, ad esempio, le prestazioni del Fujinon 14×40 che stabilizza ben 5°.

Le immagini però sono abbastanza brillanti, ben corrette anche per quanto riguarda le aberrazioni geometriche e per tale motivo è sempre un piacere compiere delle osservazioni terrestri.

L’ho apprezzato molto anche nell’uso astronomico da cieli cittadini, grazie all’alto ingrandimento e al relativo piccolo diametro delle lenti che genera una pupilla di 2.28 mm. La Nebulosa M42 nella Costellazione di Orione, ad esempio,  mostrava un deciso “ventaglio”, mentre era poco più di una macchietta sfocata nel seppur ottimo Swarovski EL 8.5×42.   Le immagini stellari sono perfette sino ai bordi, se si eccettua un po’ di astigmatismo sopra-citato osservando stelle molto luminose.

Il rapporto ingrandimento-diametro è fondamentale nell’uso astronomico, tanto da mostrare, sotto un cielo molto lattiginoso la Nebulosa M78 in Orione, invisibile, nei costosissimi e performanti 8×42 e 8×56.

Il nuovo Canon 10×30 è decisamente più’ grande rispetto al precedente modello 10×30.

 

In sintesi.

Il nuovo Canon 14×32 IS è un formato che molti aspettavano: ben costruito, con una buona ottica e una stabilizzazione che seppur non strabili, mi pare sia più performante rispetto a quella del Canon 15×50 (l’unico binocolo Canon della stessa azienda con un ingrandimento quasi simile). Consiglierei, prima di acquistarlo, di attendere ancora qualche mese, con la speranza che sia possibile trovarlo a un prezzo inferiore.  In questo periodo, il suo costo è simile a quello del Canon 10X42 che risulta, però, preferibile, per costruzione, qualità ottica e robustezza.  Insomma, in linea di massimo, forse, avrei preferito un 14×36, ma poi non vorrei che pensaste che  io sono sempre troppo esigente. Presumo, inoltre, che le prestazioni, innescate con il pulsante Powered IS siano maggiormente percepibili nelle due versioni dal minore ingrandimento. Posso però garantire che con il sistema IS attivato, si possono percepire dettagli solo visibili con un binocolo 15X piazzato sul cavalletto.

Fra i pregi cito:

  1. Campo piatto.
  2. Ampio campo apparente.
  3. Utilizzo di comuni batterie da 1.5 V.
  4. Utilizzo dei prismi di Porro II .
  5. Stabilizzazione leggermente migliore rispetto alle versioni con sistema VAP.
  6. Distanza di messa a fuoco (anche se non utilizzabile con due occhi alla minima prevista).
  7. Rapporto ” ingrandimento-diametro” utile per l’uso paesaggistico terrestre e per quello astronomico da cieli medio – inquinati.

Difetti.

  1. Attuale prezzo di acquisto.
  2. Coperchio delle batterie privo di bloccaggio.
  3. Stabilizzazione di solo un grado.
  4. Conformazione dei paraluce degli oculari.
  5. Assenza d’impermeabilizzazione.
  6. Assenza di filettatura per il treppiede.
  7. Compensazione diottrica  di soli +- tre

 

  • Ringraziamenti.
    Colgo ancora una volta l’occasione per ringraziare Canon Italia per aver fornito i prodotti oggetto di questo test,  oltre a lasciarmi sempre libero di citare le mie reali impressioni senza restrizione alcuna.

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    Disclaimer. 
    Questa recensione è stata pubblicata nel mese di Gennaio dell’anno 2018-  Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Binomania in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, sulle caratteristiche dello strumento, su i punti vendita autorizzati o altre informazioni in genere, si prega di contattare direttamente Canon  Italia.

 

 

Written by

Piergiovanni Salimbeni: è nato nel Febbraio del 1975 a Varese, una piccola provincia del Nord Italia, attualmente vive insieme con la moglie e le figlie Ersilia ed Ester a Cugliate Fabiasco- Valganna, una verde ed umida valle situata sulle Prealpi lombarde e confinante con il territorio svizzero. Si è laureato presso la Università Statale di Milano con una tesi riguardante i danni da inquinamento elettromagnetico. Esperienze editoriali e nel settore astronomico-naturalistico 1997: Autore della rivista NUOVO ORIONE, fonda, nello stesso anno, insieme con il dott.Raffello Lena il GLR GROUP (Geological Lunar Researches Group) un gruppo internazionale di studi sulla geologia lunare. Attualmente il GLR Group, pubblica una rivista on-line , intitolata Selenology Today 2001: Pubblicazione del libro "OSSERVARE LA LUNA" , inizia un ciclo di conferenze sul tema . 2004-2007- Autore della Rivista di Scienze Astronomiche LE STELLE diretta da Margherita Hack e da Corrado Lamberti. 2005- Fonda il portale BINOMANIA, il primo portale italiano dedicato al mondo dei binocoli 2008-2010 fa parte dello Staff Tecnico della Rivista di Scienze Astronomiche, Coelum, collabora con La Rivista della Natura e con la rivista Fotografare 2011-2012: E'responsabile insieme a Raffaello Braga del nuovo portale Astrotest.it ,dedicato al mondo dell'astronomia e dei telescopi. Collabora, nuovamente, con le riviste di Scienze Astronomiche Nuovo Orione e Le Stelle. Si dedica, inoltre, alla fotografia di paesaggio - http://www.landscapephotography.it organizzando mostre, workshop e corsi individuali. Collabora con l'Oasi Lipu Palude Brabbia (Varese) dove organizza spesso eventi e corsi

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