Docter Aspectem ED VARIO (20x-50x). Impressioni e comparativa nell’osservazione naturalistica.

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Premessa.

Da qualche anno,  chi scrive sta utilizzando il Docter  Aspectem ED 40X UWA, un performante binocolo ad alto ingrandimento Made in Germany, nipote del compianto Zeiss Asembi. . Docter-Germany propone da qualche anno tre formati di questo binocolo da 80 mm di diametro: un 30×80, l’UWA 40X  e il VARIO 20x-50X.
Ricordo ancora il tempo speso ad elucubrare su quale fosse la scelta migliore.
La versione 40X  mi affascinava per il suo enorme campo di vista: ben  84° gradi  che consentono, infatti, di ammirare il panorama in un modo molto naturale, inoltre, grazie alla presenza degli oculari, la planarità di campo rende le osservazioni dei campi stellari molto affascinanti, le classiche “capocchie di spillo” sino ai bordi.

Dopo l’acquisto del teutonico strumento spesi molte ore nel goder appieno delle sue qualità: prediligevo le prime ore del mattino poco dopo l’alba ove, grazie alla minor turbolenza atmosferica, potevo sfruttare gli alti ingrandimenti per ammirare il paesaggio alpino e prealpino.   Lo utilizzavo sovente anche per navigare fra le costellazioni e i numerosi campi stellari che le stagioni mi concedevano d’ammirare.

Ben presto però, a causa della mia nuova passione (osservazione dei rapaci diurni), iniziai a dimenticare, con maggior frequenza,  il Docter  Aspectem ED 40X UWA  nel suo zaino, preferendo il classico spotting scope dotato di un comodo  oculare zoom, sicuramente più pratico e veloce per inseguire i  predatori alati.

Lo scorso Settembre, complice l’evento presso il Rifugio della Corte, io ebbi modo di osservare nuovamente, a mattina inoltrata, nelle ore calde del pomeriggio ma anche al crepuscolo nel   fratello  Docter Aspectem ED 20x-50xVARIO che mostrò una maggior versatilità grazie alla possibilità di adattare l’ingrandimento alla turbolenza atmosferica. Complice fu  anche un notevole, quanto affascinante, passaggio di falchi pecchiaoli che posero le basi per tal tenzone.

Oltretutto, nel corso degli ultimi anni, sono stato testimone, spesso e volentieri, delle indecisioni di vari appassionati che non sapevano se prediligere la versione di quaranta ingrandimenti o quella dotata di oculare variabile.  La vexata questio era sempre la medesima: versatilità o fascino del grande campo?

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Cosi simili, cosi diversi: Docter Aspectem UWA e Docter Aspectem Vario. Grande campo a 40X contro l’estrema universalità.

 

 

Per tutti questi motivi ho chiesto a Docter-Germany di poter testare per un po’ di tempo la versione dotata di oculari zoom 20X-50X.  Le impressioni che troverete qui di seguito derivano da varie comparazioni d’uso con il mio esemplare dotato di oculari fissi che sviluppano, come anticipato,  quaranta ingrandimenti offrendo nello stesso tempo un campo apparente di 84°.

Ringrazio Andrea Bertoncello, elemento attivo del gruppo Astor, per avermi coadiuvato nella comparativa sul campo.
Per brevità d’ora in poi utilizzerò degli acronimi per descrivere i due modelli: la versione 20-50X sarà denominata semplicemente” VARIO”, mentre la versione 40X  sarà descritta come” UWA”.

 Caratteristiche tecniche dichiarate dalla Casa Madre

Ingrandimento 20x-50x
Estrazione pupillare(mm) 9-11
Fattore crepuscolare 40-63
Messa a fuoco minima (m) 32
Campo di vista a 1000m (m) 40-20
Waterproof Si.

Prima luce: osservazione di paesaggi diurni.
Ora crepuscolare.

Seppur l’ UWA fornisca un campo di vista “meraviglioso” è indubbio che una pupilla di uscita di solo due millimetri di diametro, sia ben poca cosa per l’uso crepuscolare, ove le nostre pupille dilatate sono esose di luce. Per tale motivo sia per l’osservazione paesaggistica sia per la ricerca degli ungulati, pur accettando la curvatura di campo degli oculari zoom, ho sempre preferito regolare il VARIO sui venti ingrandimenti: 4 mm di pupilla di uscita, poco campo di vista, in verità, ma un’ottima percezione dei dettagli, superiore a quella fornita da un performante spotting scope TSN-883 regolato a 25X. Per onore di cronaca è utile confermare ai lettori che, a parità di ingrandimenti (40X) grazie al minor numero di lenti, la versione UWA  è leggermente più luminosa del VARIO.

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Un primo piano sulla forcella Gimbal Benro GH2 che ho utilizzato durante la comparativa.

 

 

Prime ore della mattina e ore pre-crepuscolari.
In tal caso per l’osservazione paesaggistica non c’è nulla di meglio dell’UWA, grazie all’ ottima correzione delle aberrazioni geometriche e all’ enorme porzione di paesaggio inquadrato. Le prime volte si potrebbe avere un poco di difficoltà nel gestire i  2 mm di pupilla di uscita.

Osservazione astronomica.
Ogni volta che guardo il cielo con l’UWA  non faccio altro che stupirmi come un bambino. Penso sia il miglior binocolo, seppur un poco scomodo non essendo angolato, per osservare delle ampie porzioni di cielo stellato. Tuttavia, devo ammettere che inquadrando la luna nel VARIO a 50 ingrandimenti c’è da rimanere a bocca aperta per la nitidezza ed i particolari mostrati, che consentirebbero, con un buon atlante lunare, di divertirsi per molte ore.

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Andrea Bertoncello, membro attivo del Gruppo ASTOR (Associazione per lo Studio e l’Osservazione dei Rapaci) posa, soddisfatto, di fianco al Docter Aspectem VARIO

 

Ciò che  realmente mi interessava: Osservazione dei rapaci, VARIO vs UWA.
Per compiere questa prova Andrea ed io, ci siamo recati in una postazione prediletta dal gruppo ASTOR che per motivi di ricerca,  protezione dei nidi  ed altre ottime ragioni, non citerò.  Posso solo riferire che si tratta di un punto osservativo situato nei pressi di una grande parete rocciosa, estesa per chilometri, dove si apprezzano con molto piacere i giochi aerei di numerosi rapaci e di una bellissima, quanto agguerrita coppia di corvi imperiali. E’quasi sempre possibile ammirare i falchi pellegrini, le poiane, gli sparvieri e talvolta l’aquila reale, insomma, un ottimo test sul campo per il VARIO.

I due binocoli sono stati  fissati su degli ottimi cavalletti in carbonio con un’alta capacità di carico: il Sirui R4203 L  e il Feisol CT-3372.  Il VARIO è stato installato su una testa   Manfrotto MVH502AH mentre io ho voluto provare la capacità di carico e la fluidità della  testa Gimbal Benro GH2 che per l’occasione è stata dotata di uno spessore artigianale per non graffiare lo scafo ottico del Docter Aspectem.

Grazie all’arrivo di questi nuovi supporti in carbonio è ormai possibile trasportare i nostri  “bestioni” in mezzo alla natura, soprattutto grazie anche all’ottimo zaino che Docter fornisce in dotazione.

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Il Docter Aspectem VARIO, in compagnia dell’inseparabile zaino.

 

Per meglio descrivere le mie impressioni preferisco estrapolare il resoconto dal mio diario osservativo.

Siamo arrivati in zona alle ore 9.30. C’è ancora abbastanza neve, circa 30 cm, è difficoltoso camminare con gli scarponi, avremmo dovuto portare le ciaspole, per fortuna abbiamo dovuto  compiere pochi metri sino al primo punto osservativo e  questa volta, per fortuna,  non ne sentiamo la necessità. Ormai le scarpinate per arrivare ai punti prediletti  della fotografia di paesaggio sono un lontano ricordo, con le ottiche sportive riusciamo a rimanere a distanza per non disturbare le specie.

Fissiamo i treppiedi nella neve semi-congelata. I piedi del mio Sirui si estendono moltissimo e possiamo osservare con il binocolo senza particolari acrobazie, la stessa cosa non può dire per il Feisol di Andrea che è decisamente più votato alla fotografia classica e all’uso di strumenti angolati. Tuttavia entrambi i treppiedi sono la massima espressione attuale dei supporti per le ottiche sportive e donano un’alta capacità di carico con una  frazione del peso  che eravamo abituati  a gestire solo un lustro fa.

Iniziamo a spazzolare la zona sia con l’UWA che con il VARIO, alla fine il campo in metri  mostrato è quasi simile: L’UWA a 40X fornisce 38.5m a 1000m poco meno dei 40m a 1000m visibili  a 20X nel VARIO.  In effetti l’UWA è imbattibile  per l’ampio campo apparente generato.
La nitidezza è simile, l’aberrazione cromatica mi pare minore nell’UWA, ma sono entrambi degli ottimi strumenti.
Andrea trova un poco di difficoltà, utilizzando gli occhiali da vista, a  inquadrare tutto il campo di vista dell’UWA, conveniamo che la cosa migliore sarebbe quella di  togliere i paraluce e auto-costruire degli spessori gommati per consentirgli di osservare tutto il campo di vista.

Verso le 10 notiamo, sopra il xxxxx delle  poiane (buteo buteo). Le osserviamo: è la coppia abituale che vive in zona. Osserviamo per ben due volte le fasi di picchiata all’apice del suo volo a festone: non sono veloci  come un falco pellegrino, non  sono potente e fiere come un’aquila reale ma è sempre un piacere ammirarle.

Mentre le stiamo inseguendo (nei binocoli di otto ingrandimenti) sentiamo un picchio nero avvicinarsi alla nostra postazione. Pare strano ma si posa su un tronco d’albero a poca distanza da noi. Provo a puntare entrambi gli Aspectem. La resa è stupefacente e ci divertiamo ad aprire e chiudere un occhio per notare l’enorme differenza data dalla visione con due occhi, ci perdiamo sui particolari del piumaggio, delle zampe, della pupilla. Mai visto cosi da vicino! Andrea è entusiasta.

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Ben visibile il sistema di variazione dell’ingrandimento che si è rilevato molto preciso.

 

Di li a poco compare anche un terzo esemplare di poiana, attendiamo con ansia un “Victory Rool” per la difesa territoriale ma non accade nulla di particolare.

Assuefatto all’uso dello spotting scope  ritengo praticamente impossibile  zoomare con il VARIO   mantenendo, nel contempo, la messa a fuoco sul soggetto in movimento. Il trucchetto funziona unicamente quando i rapaci volano a media- lungo distanza, mi devo scordare di provare a focheggiare aumentando o diminuendo a piacere gli ingrandimenti. Di contro a 20X il VARIO possiede una maggior profondità di campo del UWA 40X che si nota a media distanza. Rispetto al telescopio terrestre è un tripudio di tridimensionalità. Abbiamo ammirato l’antica scogliera del monte xxxxx e le varie differenze prospettiche: pare di toccarle con mano similmente a impavidi freeclimbers.

Alle ore 11 mettiamo velocemente nella mia auto tutta l’attrezzatura e ci spostiamo a circa un chilometro di distanza, confido nel fatto che la  zona che stavamo inquadrando, sia visibile da un’altra prospettiva e che ci mostri la piccola insenatura dove Andrea aveva visto l’aquila reale, due anni prima,  portare dei rami.

Dopo un po’ di attesa, noto a occhio nudo il profilo di un corvo imperiale (Corax Corax) lo inquadro facilmente grazie al mirino di alluminio presente sullo scafo ottico del binocolo. Non sbaglia mai un colpo! Riesco a mantenere  in campo  il profilo del corvide sino a quando si cela dietro un enorme roccia che nasconde l’ennesima  insenatura. Dopo circa un minuto il corvo ricompare e si posiziona a pochi metri di distanza su un’altra roccia. Mostro la visione ad Andrea: ha in bocca della carne fresca e il sangue gli cola dal becco. Sembra di essere li a pochi metri, ma in realtà stiamo osservando un soggetto situato a 400 metri di distanza. Andrea ha ancora tempo di divertirsi con il solito giochino ” occhio chiuso, occhi aperti” e interviene seccamente dicendo: “Non saranno rapidi da usare come un cannocchiale ma quando inquadri, la visione con due occhi è impareggiabile”.

Scortiamo visualmente il corvo sino all’ennesimo eclissarsi  nella zona di approvvigionamento: molto probabilmente qualche animale  è morto per precipitazione o per altre cause e Corax Corax si sta sollazzando.  Andrea disserta sul  fatto che il corvo imperiale è solito nutrirsi , in primis, degli occhi e della zona inguinale della preda, un  pensiero truce ma che rappresenta molto  bene il mix  di crudeltà e  necessità della natura selvaggia , che si sta palesando a poche decine di metri da distratti e ignari automobilisti.

Poi  il colpo di scena:   non si invola più verso la roccia ma si posa proprio   in quello che finalmente scopro essere il nuovo  nido. Per me e Andrea è una bella scoperta, dato che il vecchio nido era stato distrutto  dai forti temporali durante l’estate precedente. Grazie Aspectem!

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Linea classica, ottima costruzione, prestazioni uniche. Un must per pochi appassionati dal palato fine.

 

 Il recente nido mi pare leggermente più piccolo ma decisamente più protetto dalle intemperie, ad un certo punto alzo lo sguardo per osservare ad occhio nudo quello che il germanico mirino sta puntando. Poco sopra, noto un falco pellegrino, punto ed in un lampo lo inquadro nel campo di vista.  A 30 ingrandimenti è un vero piacere riconoscerne le caratteristiche: e’ un maschio  e si posa su un ramo a poche decine di metri sopra il nido del corvide. Da li a poco Andrea mi avvisa dell’arrivo della femmina.
Per pochi istanti si affiancano sullo stesso ramo, poi la femmina si posa più in alto. Sento udire il click dello zoom che si regola sui cinquanta ingrandimenti. Bellissima!  Ancora una volta   Andrea mi avvisa che il maschio si è involato, lo sta osservando con il Nikon EDG 8×32 ma sta succedendo ancora una volta qualcosa di inatteso. Un altro maschio, forse di un nido che  Andrea sta  monitorando a pochi km di distanza, è sconfinato nel territorio della coppia. Inizia un tripudio di picchiate, finti attacchi, difesa del territorio. E’ guerra, nel miglior stile che solo questi rapaci sanno fare. Se avessimo avuto Wagner in sottofondo sarebbe stata l’osservazione naturalistica perfetta.

Questo  è il bello della Natura, a volte ti fa attendere  per ore  poi, in  solo dieci minuti, ti ripaga di giorni di ricerca o di attesa.

Non ho poi molto da aggiungere: le differenze fra UWA e VARIO sono già state esposte e non solo in quest’articolo.
Il Docter Aspectem 80-500 ED 40X UWA è limitato dal suo ingrandimento fisso che potrebbe generare problemi, sia nelle ore crepuscolari, a causa della piccola pupilla di uscita, sia durante le giornate con molta turbolenza, tuttavia per chi non ha molta esigenza di variare l’ingrandimento, i suoi 84° di campo apparente saranno molto appaganti. Di contro il VARIO mi pare lo strumento più adatto all’osservatore assiduo della Natura che non si limita a osservare il Cielo o a  compiacersi di brevi sessioni osservative dei panorami, durante le ore più adatte. Un utente, che definirei professionale come una guardia forestale, un cacciatore di selezione, un ornitologo, etc., etc., tralascerà il campo apparente inferiore e qualche aberrazione geometrica in più, prediligendo la possibilità di sfruttare l’ampio range d’ingrandimenti, adattandolo alle proprie esigenze e a quelle del soggetto osservato.

Per ciò che concerne il settore del birdwatching, devo confermare ai lettori che questo strumento non è sfruttabile come il classico telescopio terrestre, infatti, non è possibile mettere  a fuoco sui soggetti, variando nel frattempo l’ingrandimento, tuttavia per soggetti a lunga distanza, come i rapaci, qualora si osservino a distanze e altezze tali da superare il problema  della profondità di campo e dell’assenza del prisma angolato, tutto ciò che sarà inquadrato dal Docter Vario toglierà il fiato.

Limitandomi allo studio e all’osservazione dei rapaci (considerando quindi una piccola percentuale di probabili acquirenti) posso solo confermare che il VARIO non è uno strumento essenziale per questo genere di osservazioni per quanto già esposto (messa a fuoco singola su ogni oculare, peso, assenza di angolazione a 45°, scarso campo di vista a 20X). Ciononostante qualora fosse a disposizione del vostro gruppo, associazione o compagno di osservazione, sarà senz’altro un piacere togliere gli occhi dal classico spotting scope per osservare con due occhi la Natura. Non mostrerà molto di più, tuttavia fornirà un’immagine globalmente migliore, più naturale e riposante, grazie all’uso dei due occhi.

 

Disclaimer. Questa recensione è stata pubblicata il 2 Marzo del 2015. Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Binomania in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, sulle caratteristiche dello strumento, su i punti vendita autorizzati o altre informazioni in genere, si prega di contattare direttamente l’Adinolfi S.r.l. cliccando sull’immagine qui di seguito.

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Written by

Piergiovanni Salimbeni: è nato nel Febbraio del 1975 a Varese, una piccola provincia del Nord Italia, attualmente vive insieme con la moglie e le figlie Ersilia ed Ester a Cugliate Fabiasco- Valganna, una verde ed umida valle situata sulle Prealpi lombarde e confinante con il territorio svizzero. Si è laureato presso la Università Statale di Milano con una tesi riguardante i danni da inquinamento elettromagnetico. Esperienze editoriali e nel settore astronomico-naturalistico 1997: Autore della rivista NUOVO ORIONE, fonda, nello stesso anno, insieme con il dott.Raffello Lena il GLR GROUP (Geological Lunar Researches Group) un gruppo internazionale di studi sulla geologia lunare. Attualmente il GLR Group, pubblica una rivista on-line , intitolata Selenology Today 2001: Pubblicazione del libro "OSSERVARE LA LUNA" , inizia un ciclo di conferenze sul tema . 2004-2007- Autore della Rivista di Scienze Astronomiche LE STELLE diretta da Margherita Hack e da Corrado Lamberti. 2005- Fonda il portale BINOMANIA, il primo portale italiano dedicato al mondo dei binocoli 2008-2010 fa parte dello Staff Tecnico della Rivista di Scienze Astronomiche, Coelum, collabora con La Rivista della Natura e con la rivista Fotografare 2011-2012: E'responsabile insieme a Raffaello Braga del nuovo portale Astrotest.it ,dedicato al mondo dell'astronomia e dei telescopi. Collabora, nuovamente, con le riviste di Scienze Astronomiche Nuovo Orione e Le Stelle. Si dedica, inoltre, alla fotografia di paesaggio - http://www.landscapephotography.it organizzando mostre, workshop e corsi individuali. Collabora con l'Oasi Lipu Palude Brabbia (Varese) dove organizza spesso eventi e corsi

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