Fratelli in Guerra: Nedelta 7×50 e Sard 7×50

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Che strano titolo, ma quando provi questi due binocoli ti rendi conto che vi trovi delle affinità, che ti fanno pensare che ci sia tra loro qualcosa in più della sola caratteristica di essere entrambi dei 7×50.

E’ come se un paesino dove abitano due fratelli, da un giorno all’altro venisse diviso e le loro case, separate dalla linea di confine di due stati diversi, dopo qualche anno entrassero in conflitto tra loro. In questo modo anche fratelli si troverebbero in guerra uno contro l’altro. In effetti stiamo parlando di due binocoli che sono usciti dalla II Guerra Mondiale dai due fronti opposti. Sicuramente, come sempre succede durante le guerre, le tecnologie e le innovazioni fanno passi da gigante, non per caso questi due binocoli potrebbero uscire ancora a testa alta anche se confrontati con gli attuali 7×50 di fascia media e non solo.

Il Nedisco nel ghiaccio

Il primo è il Nedinsco , il suo nome Nedelta 7×50, costruito in Olanda dalla Zeiss o Hensoldt (marchio che la Zeiss mantiene per suoi binocoli militari).  La fabbrica della Nedinsco è stata fondata per aggirare il patto di Versailles, in modo che Zeiss continuasse a produrre fuori dai confini tedeschi per fornire i maggiori eserciti Europei.

Il secondo binocolo è il Sard 7×50 U.S. Navy Mark 21, questa marca è molto conosciuta dai collezionisti di binocoli in quanto presenta nella sua famiglia il 6×42 Mark 43, binocolo entrato nella storia dell’ottica, uno dei pochi binocoli d’epoca che si è meritato una articolo scritto  da Piergiovanni su Binomania.

Sard_ghiaccio

Entrambi sono binocoli militari robusti, con la messa a fuoco individuale, con un peso di 1300g per il Nedelta e 1350g per il Mark 21. Usando l’ europeo ci si accorge subito della presenza di un leggero reticolo orizzontale, evidente segno della sua origine militare e guardando lo scafo verde saltano all’occhio le numerose scritte che descrivono le sue caratteristiche e anche qualcosa in più.4Di fatto  in fondo all’articolo ho inserito un interessante link trovato in internet, per soddisfare i più curiosi: sul binocolo ci sono due tappi rossi per riempire il Nedelta di GAS INERTE.

Nell’ americano, invece,  c’è scritto niente, non ha nemmeno il numero di matricola, questo particolare si verificava spesso sui binocoli made in USA durante la guerra. Non ha nemmeno il reticolo, almeno nell’esemplare che ho potuto testare. 

Passiamo ora ai punti di forza.

Estrazione Pupillare.
Troviamo valori incredibili per il Nedelta, del resto la Nedinsco studiava binocoli da utilizzarsi con le maschere antigas, con dei paraluce scorrevoli in gomma sugli oculari, nel mio binocolo non ci sono più (probabilmente deterioratisi ). Non da meno l’ E.P. del Sard, anch’esso studiato per essere usato con gli occhiali da sole sui ponti delle navi per non rimanere abbagliati dal riverbero sul mare. 

 Situazioni critiche – luminosità.
Durante un uscita all’alba sotto una fitta nevicata mi è capitato di guardare un gruppo di fringillidi nascosti nella sterpaglia, la dove la luce era veramente scarsa, col Nedinsco risultava una visione illuminata e veramente limpida; quando l’ho passato ad un mio amico è rimasto sorpreso dalla visione fornita da un vecchietto di quasi 70 anni, lasciandosi coccolare dal Nedelta, quindi io mi sono ritrovato con in mano il suo 30 mm di buona qualità,  che  almeno in quelle circostanze, forniva delle prestazioni mediocri.  Vorrei aver portato anche il Sard per compararlo in quelle condizioni; però, parlando francamente, un altro binocolo da 1300 g da portarsi appresso senza zaino sarebbe stato un suicidio.

Antiriflesso e resistenza ai  riflessi.

antiriflesso_nendisco

Come si nota dalle due foto  i due binocoli presentano dei trattamenti antiriflesso diversi. Con l’aiuto di una lampadina alogena specchiata nella lente si vede sdoppiare il riflesso, dando da una parte il colore originale della lampadina mentre nel lato opposto della lente si vede il colore del antiriflesso, che nel Nedinsco è azzurro, in effetti il binocolo ha una visione bianca, trasparente, praticamente come ghiaccio, che nelle circostanze illustrate in precedenza da un effetto di elevata luminosità.

Nel Sard, invece, abbiamo un riflesso violaceo, con una visione che tende al giallo tenue, che aiuta molto in caso di nebbia senza stravolgere però i colori naturali. Nella prova sul contenimento dei riflessi, dovuti a forte luminosità, ho preso come campione il vetro di una macchina che rifletteva il sole e con entrambi i binocoli non ho avuto nessun problema a distinguere i dettagli presenti intorno al riverbero, questo particolare fa notare che sono binocoli di ottima qualità.

antiriflesso_sard

La prova del nove è stata fatta con le luci dei lampioni, dove il Sard è uscito a testa alta, mentre il Nedinsco ha dato segni di debolezza producendo delle luci fantasma durante la visione.

 Distanza di messa a fuoco.
Trattandosi di   binocoli I.F. è molto importante il valore della misura della messa a fuoco minima, perché seppur si possa sfruttare l’ottima profondità di campo è necessario regolare con precisione  quest’ultimo valore. Con il Nedelta si arriva a 6m, addirittura la metà per l’americano; mentre con il Nedelta ci vogliono meno di 30m per arrivare all’infinito e qualche metro i più per il Sard. Come contro prova ho messo a fuoco un traliccio posizionato a circa un chilometro e poi piano piano mi sono avvicinato sempre di più, fino a quando non hanno incominciato a sfuocare, confermando i valori detti in precedenza.

Visione.
La definizione, il contrasto e la tridimensionalità sono buone per entrambi i binocoli, fornendo prestazioni elevate che possono dare ancora soddisfazioni inaspettate anche agli scettici. Il Nedelta ha il maggior campo visivo: circa 130m a 1000m e  mostra una visione corretta fino quasi il 75% del campo; il Sard in queste due caratteristiche deve lasciare il passo all’ Europeo, fermandosi a qualche metro e grado in meno.

Una parola la meritano le custodie di entrambi , fatte in cuoio e prodotte con una precisione maniacale che obbliga a serrare un po’ i binocoli per inserirli, una volta posati sul fondo si preme sul ponticello facendo allargare binocolo e cosi lo si blocca contro le pareti della custodia, poi si chiude il coperchio … e se si attacca un francobollo lo si spedisce senza problemi . Sto scherzando, ma solo sulla spedizione, con quella bisogna stare sempre attenti, tutte le precauzioni non sono mai abbastanza.

Nendisco_Sard_Ghiaccio

Per toglierli bisogna risollevare il ponticello dei binocoli, così si chiudono e possono uscire senza problemi evitando cadute accidentali. Tutto sommato sono due binocoli che si assomigliano come prestazioni e come qualità, non sembrerebbe che siano stati creati da eserciti antagonisti; è un po’ come con le auto di Formula 1: costruite da marche diverse ma alla fine sono divise solo da qualche decimo di secondo nelle prestazioni, anche i nostri binocoli sono così!!!
Avranno anche molti anni sulle spalle e un peso un po’ elevato, cosa che riflettendoci bene si può anche trasformare in uno dei loro punti di forza ( la robustezza ) e se non fosse per la messa a fuoco individuale, che obbliga l’utente ha prenderci un po’ la mano , sarebbero ancora degli oggetti di puro desiderio anche oggi per chi ama una visione bella e rilassata.

Insomma sono strumenti che hanno ancora qualcosa da dire e assi nascosti nelle maniche !!! Questo sito mi e’ stato particolarmente utile per le notizie relative al Nedinsco.

 Ringrazio Piergiovanni Salimbeni per la disponibilità e Paolo Monti per le informazioni.

 

Written by

Giusto Abramo: Nato a Gorla Minore, vive a Marnate (VA). Sposato con due figli, si è tuffato nel mondo dell’ottica più di vent’anni or sono, acquistando il suo primo binocolo che usa tuttora. Agonista di MTB, sino a pochi anni or sono, ha sempre amato il contatto con la natura. Questa sua passione lo ha portato ad immergersi in essa e ad apprezzarla sempre di più sino a specializzarsi nel Birdwatching. Attualmente partecipa ai censimenti e agli Studi dei Parchi Naturali della Lombardia. Possiede una piccola collezione di binocoli Hensoldt Dialyt e si diverte, nel tempo libero, a restaurarli. E’ membro, insieme con Piergiovanni Salimbeni del team Astor (Associazione e Studio per l’Osservazioni dei Rapaci)

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