Fujinon Stabiscope 16×40: il professionista.

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Ci sono stabilizzati e stabilizzati. Su Binomania abbiamo testato “entry-level” e prodotti di medio – costo, adatti a un uso commerciale, ora è giunto il momento di parlare di un “carrarmato professionale”.
Grazie alla collaborazione di Fujinon Europe e a Renata Pisula, Binoculars & Night Vision Sales manager, ho ricevuto un esemplare del Fujinon Stabiscope 16×40. Questo binocolo è concepito per un utilizzo professionale, poiché è uno degli acquisti preferiti dagli eserciti e dalla Marina Militare di molte nazioni.

Il prezzo di acquisto, ovviamente, non è fra i più abbordabili- in questo periodo costa 6900 Euro, IVA INCLUSA, ma le sue prestazioni e le caratteristiche tecniche e progettuali sono quelle di un binocolo molto affidabile e resistente, adatto a un utilizzo gravoso sul campo.

In questo caso, scordatevi le stabilizzazioni di un grado. Lo Stabiscope 16×40 compensa ben cinque gradi, su tutti gli assi ! Comprenderete, quindi, come sia utile e redditizio il suo uso su una nave in movimento o su un elicottero.

Passo ora a descrivere le mie impressioni.

Il Fujinon Stabiscope 16×40 nella robusta valigia in dotazione: come accessori di serie c’è una bretella in neoprene, molto robusta, il trasformatore DC con relativo cavetto.

Caratteristiche tecniche e meccaniche. 

Il binocolo è custodito in una valigetta militare resistente e impermeabilizzata.

All’interno sono presenti: il binocolo, una cinghia e i cavi con il piccolo alternatore per l’utilizzo attraverso la corrente elettrica. Eh già, questo binocolo non si alimenta solo con le classiche batterie (AA e Cr5) ma per un uso continuato è possibile alimentare i giroscopi, collegandolo a una presa di corrente.

Esiste, inoltre, una costosissima versione “night &day” con intensificatore d’immagini per uso prettamente militare.

Per chi volesse un maggior campo di vista, minori ingrandimenti e una migliore estrazione pupillare (17 mm) è disponibile anche la versione 12×40.

Le specifiche sono interessanti e le riassumo all’interno di questa tabella.

Dati Tecnici dichiarati dalla Casa Madre.

Ingrandimento 16x
Diametro degli obiettivi 40 mm
Estrazione pupillare 12 mm
Campo di vista 3.4°
Campo di vista in m a 1,000 m 60 m
Pupilla di uscita 2.5 mm
Fattore crepuscolare 25.3
Distanza inter-pupillare 60~70 mm
Dimensioni 210x200x90 mm
Larghezza 200 mm
Alimentazione 4 AA o  2 Cr5
Peso 1.8 kg
Stabilizzazione giroscopica
Compensazione in gradi + – 5°
Accessori opzionali filtri polarizzatore
filtri arancioni
Prezzo (Marzo 2018) IVA inclusa  6900 euro

Il binocolo è imponente: scordatevi quindi la compattezza di uno strumento con prismi a tetto per il birdwatching. La mia bilancia elettronica ha stimato un peso, con cinghia e batterie pari a quasi due chilogrammi che sono ben distribuiti in circa venti centimetri di lunghezza e ben ventidue di larghezza.

Non è compatto binocolo da birdwatching ma non è ovviamente nato per quel tipo di osservazioni.

E’ inutile dire che la presa è molto salda ma che, ovviamente, il peso comporterà un deciso aggravio sulle spalle, dopo qualche minuto di utilizzo, ma questo dipende dalla forma fisica dell’utilizzatore.

Il Fujinon Stabiscope 16×40 è impermeabilizzato, la Casa Madre non cita le specifiche ma si limita a dire che è adatto a un utilizzo gravoso sotto la pioggia e le intemperie. E’ ovviamente riempito in azoto per prevenire la formazione di umidità e di muffe.

Lo scafo ottico è  robusto, gommato dove serve e con tasti ben dimensionati per consentire un facile utilizzo con i guanti invernali o da lavoro.

Sono presenti tre leve: la prima per la regolazione inter-pupillare degli oculari, la seconda lo sblocco-blocco dei giroscopi, la terza che apre il vano-batterie, infine il pulsante per l’attivazione del sistema di stabilizzazione.

Il sistema di messa a fuoco è singolo su ogni oculare, questo consente di garantire un miglior grado d’impermeabilizzazione oltre che di resistenza. Un carrello centrale in un binocolo del genere sarebbe un inutile orpello, per di più soggetto a rotture in caso di caduta. Se si dovesse rompere un oculare, si potrebbe utilizzare, senza problemi, l’altro.

Dato che non è un binocolo da birdwatching la sua distanza di messa a fuoco minima, si attesta in circa 25 metri (almeno l’esemplare che ho utilizzato) da questa distanza devo ruotare gli oculari di circa mezzo giro (in senso orario) per raggiungere l’infinito.

Il vano- batterie: da notare gli O-Ring sul coperchio e il sistema di chiusura molto affidabile, che garantiscono una ottima impermeabilizzazione.

La profondità  di campo di un 16X è minima ma da un’altura o da un porto è quasi tutti a fuoco da circa duecento metri. In questo caso interviene anche la compensazione del proprio visus, giacché la formula per ottenere la PDC di uno strumento è pari al quadrato dell’ingrandimento, ergo: 16×16- 256 metri.

Gli oculari, sono comodi, per fortuna, anche per una persona- come me – che ha una distanza inter-pupillare piccola di circa 63 mm. Le conchiglie di gomme sono retrattili per consentire ai portatori di occhiali di abbracciare un maggior campo ottico, fattore indispensabile dato che l’estrazione pupillare è di soli 13 mm.

Il Fujinon Stabiscope 16×40 consente di inquadrare 60 m a 1000 m di distanza, ossia 3.4° gradi di campo. Questo genera, con la formula classica, un campo apparente inferiore ai 60°, ossia 54,50°.

Non è un binocolo grandangolare.

 

Sistema di stabilizzazione.

Come anticipato il sistema di stabilizzazione del Fujinon Stabiscope è in grado di compensare ben cinque gradi! Comprenderete, quindi, come sia fattibile compiere delle osservazioni proficue anche su barche in movimento, aerei  e elicotteri,situazioni  in cui, la maggior parte dei binocoli stabilizzati commerciali, risulta inutilizzabile.

Ai prismi  di Porro di questo binocolo è stato collegato un motore giroscopico che gira ad alta velocità , in questo caso dovrebbe girare a circa 15.000 RPM  (revolutions per minute )

Per questo motivo, l’immagine rimane sempre stabile indipendentemente dalle vibrazioni o oscillazioni cui il binocolo è sottoposto.

I suoi vantaggi riguardano l’ottima capacità di compensare elevate vibrazioni o movimenti molto bruschi, di contro l’avvio del motore giroscopico a delle tempistiche poco immediate. Oltre ciò il sistema non è in grado di comprendere quando si sposta volutamente il binocolo per fare panning, per tale motivo, cercherà di stabilizzare anche questo movimento.

Il pulsante per l’accensione dei giro-motori

Funzionamento.

Si deve premere il pulsante di attivazione sul lato destro. A quel punto si illuminerà il led a sinistra, colorandosi di verde e avvertendo della partenza dei  giro- motori. Fujinon consiglia di attendere un minuto per un perfetto funzionamento. Infine si dovrà spostare la leva  di sinistra verso l’lato, (se impugnerete la cinghia del binocolo con la mano sinistra) A sblocco avvenuto il Led diventerà di colore rosso.
Attenzione:  E’ essenziale tener la leva su “Lock” quando si trasporta il binocolo e quando i motori non sono ancora attivati, pena guasti molto gravi alle componenti interne del binocolo.

Il binocolo impiega meno di cinque, sei, secondi per stabilizzare –  a  motori accessi-  dopo aver sbloccato la leva. Seppur non si possa disattivare l’asse orizzontale per favorire il panning, non ho incontrato grosse difficoltà a inseguire gli arei o i rapaci in lontanza, a patto di non muoverlo troppo rapidamente. E’ impressionante, invece,  la resa della stabilizzazione su soggetti posati o su dettagli terrestri. Inclinando su e giu’ con rapidità le mani, il binocolo mantiene la stabilizzazione in modo strabiliante. Penso sia il miglior binocolo stabilizzato che  io abbia testato. I cavalletti fotografici, oltretutto, per sostenere un  binocolo 16X devono essere molto robusti e risentono spesso delle vibrazioni. Il sistema Fujinon “non fa una piega”.

 

Alimentazione.
Come visibile nella tabella tecnica, è possibile alimentare i giro-motori in due modi, attraverso 4 batterie AA o 2 CR5, oppur tramite il trasformatore DC, in questo caso, si dovranno togliere le batterie dal vano.  Questo accessorio consente di essere utilizzato in un range fra 12-32V.

La leva di blocco,va sempre attivata con i motori accesi.

Ottica.
Il Fujinon Stabiscope è stato dotato di un paio di obiettivi acromatici di ottima qualità, coadiuvati da un eccellente trattamento anti-riflesso. La presenza di prismi di Porro, inoltre, è un fattore altamente positivo. Le immagini sono abbastanza neutre, il contrasto è ottimo, come  più’ che buona è  la nitidezza. Ovviamente, trattandosi di un binocolo ad alto ingrandimento è, spesso, difficile carpirne le reali prestazioni, dato che nell’uso diurno, con  sedici ingrandimenti si inizia a percepire un poco la turbolenza atmosferica. Per tale motivo le mie impressioni sono relative all’osservazione di soggetti molto vicini,  a circa trenta, quaranta metri.

Aberrazioni

Aberrazione cromatica.
Molto simile a quella visibile nel Fujinon 16×70. Non è un binocolo apocromatico e, in alcune condizioni d’illuminazione mostra un lieve alone blu – verde, intorno alle immagini più luminose.

Distorsione angolare.
Minima, presente e a cuscinetto

Curvatura di campo.
Nell’uso diurno, non si nota, dato che le immagini sono a fuoco sino al bordo del campo.

 Altre aberrazioni.
Nell’uso astronomico ho notato con piacere che le immagini stellari sono ottime anche al bordo. Ho provato a inquadrare alcune stelle doppie nella Costellazione di Orione e la separazione rimaneva tale, anche spostandosi ai margini. L’assenza di coma e astigmatismo sono forse imputabili alla bassa pupilla di uscita che consente di sfruttare la parte più corretta delle mie pupille. Differente, sarebbe stata la prestazione se avessi fatto uso, ad esempio di un 7×40.

 

Uso sul campo.

Ho portato con me, in varie escursioni il Fujinon Stabiscope.

Ho deciso di fare tre test sul campo: utilizzo paesaggistico, nautico e astronomico.

Non ho potuto provarlo su un elicottero: perdonatemi.

Il Fujinon Stabiscope 16×40, durante un test sul campo

 

Utilizzo paesaggistico.
Gli amici di Binomania, che avranno partecipato ai nostri incontri, si ricorderanno della cima del Monte Sette Termini. E’ un posto incantevole, che ha un bellissimo panorama. Come visibile in questa fotografia è possibile osservare centinaia di dettagli paesaggistici interessanti: dalla capanna Margherita sul Monte Rosa, alla croce sul Monte Zeda, sino a qualche chiesetta e rifugio montano.

Di solito, in tale frangente, mi avvalgo di un telescopio terrestre con 20-60 ingrandimenti oppure del Docter Aspectem 40X, entrambi montati su un solido cavalletto.
E’ovvio quindi che l’escursione sia più piacevole, portando nello zaino un binocolo da 1,8 kg, al posto di 3-6 kg di attrezzatura, in base al “pezzo” scelto.

Sedici  ingrandimenti con due occhi rendono quasi come venti ingrandimenti con il mio cannocchiale. E a 20X i dettagli osservabili sono innumerevoli.

Sono rimasto alquanto affascinato dalle prestazioni del Fujinon che _ dopo aver fatto partire i motori- mostra delle immagini fermissime, tanto da non far rimpiangere altro.

 

Utilizzo nautico.
Ho avuto il piacere di fare una traversata sul Lago Maggiore su un motoscafo di un caro amico e anche in tale frangente ci siamo divertiti tantissimo!

Osservare dei caprioli a 20 km di distanza, sulle montagne della sponda piemontese, mentre si navigava, non è una performance per tutti gli stabilizzati che ho testato…anzi con un 15×50 ricordo che dovevo fare anche attenzione a non muovermi troppo sulla terra-ferma.

Le lenti “acromatiche” da quaranta millimetri di diametro.

 

Utilizzo astronomico.
La resa ottica è buona, correzione delle aberrazioni geometriche comprese. Di fatto, come già anticipato, si notato stelle puntiformi anche ai bordi estremi del campo.
Peccato non benefici di un grande campo apparente.

L’’osservazione lunare è piacevole, molto nitida, con pochissima aberrazione cromatica e con decine di crateri visibili, come se si stesse usando un classico 16×70 su cavalletto.

In tale caso, l’unica differenza è data dall’inferiore luminosità di questo 16×40.

 

In sintesi.

Ritengo che il Fujinon Stabiscope sia un binocolo di fascia professionale, di concezione militare e con un’alta qualità meccanica. L’ottica, seppur acromatica, è pregevole.

E’ utile a chi fa della sorveglianza un compito professionale: Marina Militare, Guardia Costiera, vigilanza anti-incendio, soccorso alpino, etc., etc.

 

Fra i pregi cito
1) Il sistema di stabilizzazione con cinque gradi di compensazione.
2) l’alta qualità meccanica.
3) La possibilità di utilizzo sia con quattro batterie di 1-5 V, sia con la corrente elettrica

 

Difetti.
1) L’ingombro.
2) Il diametro delle lenti, poco adatto a un uso nautico crepuscolare.
3) Le tempistiche di attivazione, che seppur buone ,non sono rapide come altri sistemi di stabilizzazione.
4) Il prezzo: purtroppo non per tutti.

Gli oculari del Fujinon Stabiscope: molto comodi da indossare, con una robusta messa a fuoco singola, possiede una estrazione pupillare di soli 13 mm. I portatori di occhiali dovranno abbassare i paraluce in gomma per usufruire di tutto il campo inquadrato.

Ringraziamenti.

Colgo ancora una volta l’occasione per ringraziare Renata Pisula di Fujifilm per aver fornito i prodotti oggetto di questo test,  oltre a lasciarmi sempre libero di citare le mie reali impressioni senza restrizione alcuna.

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Disclaimer.
Questa recensione è stata pubblicata nel mese di Marzo dell’anno 2018-  Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Binomania in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, sulle caratteristiche dello strumento, su i punti vendita autorizzati o altre informazioni in genere, si prega di contattare direttamente Fujifilm

 

Written by

Piergiovanni Salimbeni: è nato nel Febbraio del 1975 a Varese, una piccola provincia del Nord Italia, attualmente vive insieme con la moglie e le figlie Ersilia ed Ester a Cugliate Fabiasco- Valganna, una verde ed umida valle situata sulle Prealpi lombarde e confinante con il territorio svizzero. Si è laureato presso la Università Statale di Milano con una tesi riguardante i danni da inquinamento elettromagnetico. Esperienze editoriali e nel settore astronomico-naturalistico 1997: Autore della rivista NUOVO ORIONE, fonda, nello stesso anno, insieme con il dott.Raffello Lena il GLR GROUP (Geological Lunar Researches Group) un gruppo internazionale di studi sulla geologia lunare. Attualmente il GLR Group, pubblica una rivista on-line , intitolata Selenology Today 2001: Pubblicazione del libro "OSSERVARE LA LUNA" , inizia un ciclo di conferenze sul tema . 2004-2007- Autore della Rivista di Scienze Astronomiche LE STELLE diretta da Margherita Hack e da Corrado Lamberti. 2005- Fonda il portale BINOMANIA, il primo portale italiano dedicato al mondo dei binocoli 2008-2010 fa parte dello Staff Tecnico della Rivista di Scienze Astronomiche, Coelum, collabora con La Rivista della Natura e con la rivista Fotografare 2011-2012: E'responsabile insieme a Raffaello Braga del nuovo portale Astrotest.it ,dedicato al mondo dell'astronomia e dei telescopi. Collabora, nuovamente, con le riviste di Scienze Astronomiche Nuovo Orione e Le Stelle. Si dedica, inoltre, alla fotografia di paesaggio - http://www.landscapephotography.it organizzando mostre, workshop e corsi individuali. Collabora con l'Oasi Lipu Palude Brabbia (Varese) dove organizza spesso eventi e corsi

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