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I binocoli russi

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Verso la fine della seconda guerra mondiale, le truppe sovietiche occuparono la parte est della Germania Nazista, che comprendeva la città di Jenastorica città, dove è nata l’ottica moderna per merito di ricercatori del calibro di Carl Zeiss, Ernst Abbe e Otto Schott, nonchè sede dei famosi stabilimentiCarl Zeiss ove venivano prodotti gli omonimi binocoli famosi in tutto il mondo.

Tutto il know how ( tecnici, progetti, attrezzature,  ecc…) venne trasferito in Unione Sovietica.Dopo la fine della guerra, l’ URSS ha iniziato la competizione con gli  USA per la supremazia mondiale con l’inevitabile avvento della cosiddetta guerra fredda.

 

Figura 1

Nella conseguente corsa agli armamenti, l’industria ottica sovietica ha avuto un grande sviluppo rapportato alla sua vertiginosa espansione.

Nella ex URSS, c’erano centinaia di stabilimenti sparsi nelle varie repubbliche ( Russia, Ucraina, Bielorussia,ecc.. fino alla lontana Siberia ), senza contare quelli nei paesi satelliti.

In Italia, l’importazione ufficiale delle ottiche Sovietiche è iniziata negli anni settanta con la società Antares, nota anche per le macchine da scrivere.

Successivamente, altri piccoli importatori hanno trattato materiale ottico proveniente dall’Est Europa.

Figura 2

Spesso si trattava di società che, grazie ad appoggi politici, riuscivano ad avere un interscambio commerciale con un paese ermetico, dove non esisteva l’economia di mercato.

Il più grosso importatore in tempi più recenti (anni 80 – 90) è il gruppo Cattaneo di Genova, nota anche come Exakta Italia, che ha importato, oltre ai binocoli russi con il marchio Gost anche i primi visori notturni.

(fra l’altro, come Pentacon Italia, ha importato anche i binocoli Carl Zeiss Jena dalla Germania dell’Est commercializzati con il marchio Aus Jena ).

E’ bene precisare che stiamo parlando, vista l’ossessiva segretezza su tutto ciò che era prettamente militare, di prodotti civili o comunque destinati all’esportazione.

Figura 3

C’è da osservare, invero, che molti prodotti erano derivati da quelli militari e non poteva essere diversamente, vistoche tutta la ricerca era indirizzata prevalentemente in quel settore.

Con la caduta del muro di Berlino, la disgregazione dell’Unione Sovietica e lo sgretolamento della cortina di ferro,è iniziato, ad opera dei polacchi, un intenso commercio di prodotti dell’est Europa con una significativa presenza di prodotti ottici in particolare quelli ex sovietici, che da ora definiremo più semplicemente russi.

Negli anni novanta, sulle bancarelle dei polacchi che venivano in Italia con pullman obsoleti e stipati all’inverosimile, con la scusa, costruita più o meno ad arte, di andare a Roma a vedere il Papa polacco, c’era, fra le tante cose,una quantità e varietà di binocoli russi e polacchi mai vista prima in occidente; di alcuni nemmeno se ne conosceva l’esistenza. Oltre alla presenza di obiettivi, macchine fotografiche, telescopi, ecc… , spesso si trovavano anche ottiche prettamente militari tipo: mirini per fucile, telemetri, nonché una gran varietà di visori notturni.

Figura 4

Inutile sottolineare che si trattava di materiale importato illegalmente; spesso la Guardia di Finanza, anche dietro sollecitazione degli importatori ufficiali di materiale ottico, interveniva eseguendo sequestri di materiale.

La mia passione per l’ottica è iniziata in quegli anni, con i primi visori notturni per poi estendersi ai binocoli.

Le ottiche prettamente militari mi hanno sempre affascinato, il motivo è semplice e significativo: un articolo militare nasce con l’intento di avere qualcosa di superiore e durevole rispetto ad un prodotto precedente, per questo oltrepassa in molte caratteristiche un prodotto omologo civile.

Figura 5

FIG 5

Per rispettare certi standard, si richiede il superamento di test specifici: resistenza a vibrazioni, shock termici, cadute, impermeabilità in acqua ad una certa profondità per una durata prestabilita, ecc…, tutte cose che richiedono un determinatoapproccio progettuale e particolari accorgimenti costruttivi.

Figura 6

Oggi, con la globalizzazione dei mercati, viene prodotta tutta una categoria di binocoli con standard anche superiori a quelli militari da destinarsi al mercato civile, ovviamente i prezzi sono rapportati alla qualità del prodotto.

Nelle fig. 1 – 2 – 3  tratte da un catalogo russo del 90 sono rappresentati la maggior parte dei binocoli cosiddetti civili, molti dei quali venivano importati regolarmente in Italia.(si noti in fig. 1 l’errore di inversione della foto del 12×40 in alto con il 7×35 e viceversa)

Il binocolo russo, sotto l’aspetto ottico, in linea di massima, supera il binocolo giapponese di pari epoca avvicinandosi molto a quello tedesco ma con un prezzo veramente concorrenziale, se poi l’acquisto veniva fatto sulla bancarella del polacco di turno si poteva risparmiare tantissimo.

I migliori secondo me erano l’ 8×30 il 7×35 e il 10×50 di fig. 1, il 7×50, il 20×60 ed il 7×35 a tetto di fig. 2.

Figura 7

In fig.  3 si vede il riassunto con tutte le caratteristiche tecniche, intuitivo anche senza conoscere la lingua.I binocoli con prismi a tetto sono solo tre, il più indovinato è senza dubbio il 7×35; si diceva fossero realizzaticopiando lo schema ottico della serie Dialyt della Carl Zeiss di Oberkochen.

Quelli che mi avevano impressionato di più erano il 7×35 a tetto, il 7×50 (quello della fig. 2), ed il 20×60. Più tardi,  è comparso anche un 25×70 e poi tutta una nuova serie a grande campo della ditta ZOMZ Zagorsk, famosa per le produzioni militari che dicono abbia interrotto la produzione da qualche anno (si parla di chiusura della fabbrica).

Figura 8

Le ottiche sono un  6×30, 7×35, 8×40 e 10×50 tutte con finiture mimetiche militari, messa a fuoco centrale e aspetto massiccioche però, se devo essere sincero, non mi hanno mai convinto (vedi fig. 4, catalogo russo del 2002).

L’unico del quale ho sentito parlare bene è il 6×30 ( vedi fig. 5 e prova Holger Merlitz), mai visto però sulle bancarelle.

Figura 9

Attualmente, ho fra i miei binocoli il 7×35; l’impressione è che il grande campo dichiarato sia inferiore a quello reale.

Veniamo ora ai binocoli militari, qui il discorso è molto complesso.

Per i modelli recenti come il noto BPO o quelli costruiti negli anni 90, si sa praticamente tutto mentre per quelli di epoca

Figura 10

anteriore, costruiti durante la guerra fredda, esiste una documentazione veramente scarsa o inesistente.

Vediamo ora il BPO prodotto nei formati 7×30 e 10×42 ; è bene precisare che di questo binocolo esistono tre versioni.

La prima ha la messa a fuoco con il gruppo ottico dell’oculare che focalizza al suo interno, è stata prodotta solo dal 93 al 95 e rappresenta la versione prettamente militare, riportata anche nel famoso libro di Hans Seeger dedicato ai binocoli militari.

Figura 11

(vedi fig. 11-12 e prova Holger Merlitz).

Successivamente, per motivi commerciali, è stata prodotta una versione più economica con gli oculari modificati nella  messa a fuoco; l’oculare in questo caso non è più fisso ma ruota su se stesso in modo tradizionale in funzione della messa a fuoco. (vedi prova di Binomania).

Nella terza versione, quella più diffusa ( fig. 5), prodotta dopo il 97, è stata eliminata anche la regolazione dell’altezza delle conchiglie degli oculari, sostituite con una conchiglia in gomma rigida, fra l’altro, difficilmente rovesciabile.

Gli esemplari prodotti dopo il 2000 beneficiano di trattamenti delle lenti migliorati.

Per coloro che possiedono un BPO le prime due cifre del numero di matricola identificano l’anno di fabbricazione.

Inutile sottolineare che, secondo me, la versione prettamente militare è migliore, ha un campo leggermente superiore e una definizione dei dettagli più accurata.

Figura 12

Il formato 7×30 della serie è più azzeccato rispetto al 10×42 che, fra l’altro, ha anche un campo veramente limitato.

Alcuni dei binocoli rappresentati nelle fig. 1, 2 e 4  venivano prodotti nella versione militare con la messa a fuoco individuale, il reticolo e una meccanica ed un’ottica più curata con la sigillatura delle lenti e delle parti meccaniche,

questi modelli erano il 7×35 e il 10×50 della fig. 1, il 12×45 della fig. 2 e il 10×50 della fig. 4.

Nella fig. 7(in alto sulla dx e in basso a sx) si può vedere il 10×50 Mil. (fig. 6) impiegato durante le esercitazioni dell’esercito russo.

Questo discorso vale ovviamente anche per tutta la serie a grande campo della ZOMZ Zagorsk specializzata proprio nei binocoli prettamente militari.

Nella fig. 8 è rappresentato il classico 8×30 Mil. costruito negli anni 70-80, molto diffuso nell’esercito sovietico e dotato di un’ottima qualità,invece nella fig. 9 è rappresentato il 7×35 Mil. costruito negli anni 90.

Anche i polacchi costruivano per il loro esercito dei binocoli molto buoni, il migliore era indubbiamente il PZO 7x 45,rappresentato in fig.10 nella versione con il reticolo e sensore IR.

Purtroppo la produzione Russa dopo il 94-95 ha iniziato a subire i contraccolpi della caduta di un sistema; la qualità delle ottiche è calata, le varie fabbriche trovandosi in repubbliche indipendenti, divenute stati sovrani, non facevano più “sistema”.

Non è un caso che le ottiche migliori siano state quelle prodotte nella vecchia URSS fino alla caduta della cosiddetta cortina di ferro.

Prima poteva succedere che una produzione venisse progettata in una repubblica e assemblata in un’altra con parti prodotte nei varistabilimenti, cosa ora non più fattibile, ognuno doveva arrangiarsi con le proprie forze, un vero disastro, aggravato dal traumache si doveva fare i conti, per la prima volta, con la dura legge del mercato.

Moltissime fabbriche hanno dovuto chiudere i battenti, il binocolo russo ha finito la sua epoca soppiantato ora da quello cinese,ma questa è un’altra storia.

 

Written by

Sicoli Sergio: classe 49, curioso per natura, radioamatore, si è avvicinato all’ottica, in primis, con i visori notturni sovietici di cui possiede vari modelli, e poi con i binocoli militari russi. Predilige il binocolo prettamente militare. Attualmente ha una nutrita collezione di binocoli privilegiando quelli del Patto di Varsavia.

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