Fotografia di Valerio Zuffi

Il binocolo in astronomia: cielo profondo e fattore di visibilità

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Nel secondo week end di Agosto, complice una buona trasparenza atmosferica  salgo a 1600 m, con il consueto compagno di osservazioni, questa volta senza il fido  Miyauchi bJ 100 iC  ma con una serie di binocoli al seguito che, per il volume di roba trasportata, mi facevano assomigliare a un astrofilo vero.

Fotografia di Valerio Zuffi

Fotografia di Valerio Zuffi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’intento era quello di vagliare:
1) le differenze in uso manuale di uguali ingrandimenti ma differenti diametri (Nikon EII 10×35 versus Jenoptem 10×50).
2) le differenze fra binocoli diversi fra loro per ingrandimenti e diametri ma con lo stesso fattore di visibilità (7×50 versus 10×35).
3) le differenze visuali fra un 10×50 contro un 9×63 (Jenoptem versus Vixen Ultima)
4) le differenze visuali fra il Miyauchi  60 versus il Miyauchi 77 al medesimo ingrandimento.
Nottata quindi impegnativa ma stimolante, iniziata verso le 22.30, salutati dal passaggio della ISS con un seeing in classe 3 secondo Bortle.
Vagliare i punti uno per uno sarebbe lunghissimo e complesso e tenterò una sintesi.

il Miyauchi BJ 100 IC

1) Seppur con un fattore minore il Nikon 10×35 si è dimostrato sostanzialmente sovrapponibile allo Zeiss Jena, probabilmente per una miglior e più moderna realizzazione ottica del Nikon; con un CA (campo apparente) pressoché identico; lo  Zeiss Jena però dava la sensazione di una maggior immersione nella scena (forse un effetto psicologico per una minor EP- estrazione pupillare)
2) anche qui , sorprendentemente  ho notato scarse differenze, maggiormente avvertibili su oggetti nebulosi (M 27), ove probabilmente il 7x compensava la luminosità superficiale con il maggior diametro, mentre il 10x raccoglieva sì meno luce ma aumentava il contrasto cielo/oggetto e ingrandiva di più.
3) il 9x, con un solo ingrandimento in meno ma più leggero, lo trovavo più stabile, frutto di un ottimo compromesso nel rapporto peso/ingrandimento, ma su oggetti deboli risultava sempre vincente pur essendo un tubo di stufa, probabilmente per il maggior potere di raccolta luce di oggetti con bassa luminosità superficiale (luce che però se non è ben veicolata-leggi qualità ottica- e la si perde per strada rende vano l’avere un diametro maggiore).

NIkon e Zeiss a confronto

4) a 20x il 60 risulta più gradevole del 77 sia per un maggior contrasto cielo/oggetto, sia per un maggior campo apparente di 66° contro 50°; solo mettendo al 77 i 30x da 66° il binocolo si faceva valere per quello che poteva dare. In termini di luminosità però a 20x direi che erano praticamente sovrapponibili pur con quasi 2 cm di differenza; da tenere presente che il 60 mm utilizza uno schema ottico semplicismo con molti meno passaggi aria/vetro e forse questo può anche influire.
Siamo alla fine.
Lungi dal fornire conclusioni definitive (avete visto quanti forseprobabilmente etc) : ognuno tragga le sue. Le mie le ho tratte e questo è per me l’atto finale che mi porterà nelle prossime settimane/mesi a una revisione del parco ottiche che medito già da un po’ da mesi, ove peraltro c’entrano anche considerazioni di altro genere (utilizzo/inutilizzo, ottica presa solo per curiosità etc….) ma in cui vi sarà certamente posto per uno stabilizzato ( credo che questo sia di soddisfazione per Ottaviano che ha preceduto tutti noi sulla strada).
L’unica cosa che mi preme rimarcare è la validità del postulato di Bishop, a mio avviso troppo poco considerato e utilizzato ma molto utile, da cui si desume che nei binocoli ingrandimento e apertura hanno uguale importanza quando impiegati per osservare il cielo profondo.
http://astrolink.mclink.it/news/backyard/pabin.html

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Pignatta Piero: visualista puro del cielo profondo, con qualche divagazione di panorami montani e avi-fauna. Osserva solo con il binocolo, strumento che per lui è stata una vera rivelazione; è un fissato dei binocoli Miyauchi sui quali è meglio transigere e non contraddirlo, pena gravi scompensi del suo equilibrio cosmico-esistenziale. Il suo mito è l’ormai introvabile, esaurito, costosissimo 25×141 per il quale potrebbe copiosamente commuoversi al solo sentirlo nominare. Non escludo ne conservi una foto nel portafoglio.

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