Impariamo a conoscere il seawatching!

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Noi appassionati di birdwatching abbiamo adottato, per concisione e praticità, un termine che serve ad indicare le osservazioni dell’avifauna che facciamo sul mare: il seawatching.
In realtà “seawatching” ha un significato molto più ampio, in quanto indica l’osservazione, in mare, non solo degli uccelli ma anche dei pesci, mammiferi e di tutte le altre varietà di specie che lo popolano.

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Seawatching è, per esempio, ciò che si fa durante le uscite di whalewatching, termine, questo, sicuramente più conosciuto dal pubblico, ovvero la ricerca di mammiferi marini, balene e delfini prima di tutto, a bordo di imbarcazioni appositamente destinate a questo scopo.
Ma seawatching è anche l’attività di osservazione degli organismi acquatici che si fa immergendosi con maschera e pinne, si tratti di snorkeling, quando si svolge in apnea, a profondità limitate, o di diving, nel caso si utilizzino gli autorespiratori.

Indipendentemente da come vogliamo chiamare questa attività, è chiaro che ci troviamo di fronte ad un ventaglio quanto mai ampio di esseri viventi osservabili e ad una probabilità estremamente alta di incontri emozionanti. Ciò costituisce un’attrattiva fortissima per tutti coloro che si interessano di Natura.
Del resto il mare è, di per sé, un ambiente particolarmente affascinante, dolce e selvaggio, imprevedibile, che ci attrae e ci respinge allo stesso tempo poiché, in qualche misura, alieno per noi umani, esseri tipicamente terrestri.
Per questo motivo la possibilità di osservare, e magari fotografare, le misteriose creature che lo popolano è un’esperienza sempre coinvolgente ed appagante.
In questo articolo analizzeremo alcuni dei “modi” per praticare il seawatching, con particolare riferimento alla realtà del mar ligure, che è quella che conosciamo meglio.

 

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Il birdwatching marino
In apertura abbiamo menzionato il birdwatching di uccelli marini.
Nonostante quello che si potrebbe credere, oltre alle più comuni specie di gabbiani che siamo abituati a vedere lungo le nostre coste, sono molte altre le specie di uccelli che si possono osservare sul mare.
Tra le più affascinanti citiamo le sule, le berte maggiori e le minori, gli uccelli delle tempeste, le gazze marine, i pulcinella di mare, i labbi.
Alcune di queste sono tipicamente marine e pelagiche, ovvero passano la maggior parte della loro esistenza in mare aperto avvicinandosi raramente alla terraferma, se non durante i periodi riproduttivi.
Si tratta, quindi, di uccelli che difficilmente ci capiterà di vedere, a meno che non decidiamo di dedicarci alla loro ricerca.
Ma, oltre a queste, ci sono innumerevoli altre specie, dai limicoli a gli anatidi, dagli ardeidi ai passeriformi, che, pur non essendo prettamente marini, utilizzano il mare e la linea di costa durante i loro spostamenti migratori.
Il mare è, dunque, un grande scenario che ci offre tutto l’anno la possibilità di osservare gli uccelli, specialmente durante i periodi migratori, in primavera ed autunno, ma anche in inverno, quando le nostre acque, relativamente calde, offrono asilo e cibo a molte specie provenienti dal nord Europa.
Ebbene, le osservazioni di questo tipo possono essere condotte da terra oppure a bordo di una imbarcazione, il che implica non solo un approccio al mare completamente diverso, com’è ovvio, ma anche l’utilizzo di strumenti di osservazione differenti.
Da terra è sufficiente scegliere un punto di osservazione che garantisca la visuale di un ampio tratto di mare, meglio se rilevato, rispetto alla superficie dell’acqua, di qualche decina di metri.
In Liguria esistono diverse località che possiedono queste caratteristiche.
I punti migliori sono quelli che si protendono in mare, offrendo un’ottima possibilità di controllo visivo ed una maggiore probabilità che i migratori in transito ci passino accanto.
Le attrezzature saranno costituite da un binocolo ma, anche, da un buon cannocchiale montato su un solido treppiede. In questo tipo di osservazione, infatti, gli uccelli si trovano sempre, salvo rare eccezioni, a distanze medio-lunghe dalla riva, per cui l’utilizzo di uno strumento che consenta di ottenere ingrandimenti maggiori dei classici 8-10 del nostro binocolo, arrivando cioè a 30-40-50 ingrandimenti, ci consentirà osservazioni più soddisfacenti e maggiore sicurezza nelle identificazioni difficili.

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Una guida da campo ed un taccuino sul quale annotare le specie viste, inoltre, non dovrebbe mai mancare nel nostro zaino.
Si procederà, quindi, “scandagliando” lentamente l’orizzonte, da un estremo all’altro, con l’ausilio del binocolo per poi passare velocemente al cannocchiale in caso di necessità.
Le prime ore della mattina sono, in genere, quelle più proficue, in quanto gli uccelli tendono ad essere più mobili poiché impegnati nella ricerca di cibo. Altro elemento da considerare è la condizione meteo-marina.
Ideale, per esempio, è quella che provoca mare “stirato” sotto costa e molto mosso al largo. In questo caso le probabilità che gli uccelli si avvicinino alla litorale sono maggiori.

L’osservazione degli uccelli marini può costituire un’attività ludica ma, anche, contribuire alla conoscenza in ambito scientifico.
Nel quinquennio 2009-2013 si è svolto un censimento nazionale di uccelli marini, denominato “Morus”, con lo scopo di studiare proprio il fenomeno della migrazione di questa categoria di uccelli. Sono state coinvolte la maggior parte delle regioni costiere italiane e decine e decine di birdwatchers ed ornitologi.
I risultati delle varie campagne sono consultabili all’indirizzo web:
http://www.liguriabirding.net/easyNews/NewsLeggi.asp?IDnews=325
Nel 2011, inoltre, è stato svolto un altro progetto, questa volta a carattere regionale, con lo scopo di indagare sulla presenza invernale della Sula (Morus bassanus) in Liguria.
Il censimento, denominato “Limis”, si è svolto in contemporanea in 9 località della costa ligure impegnando 22 rilevatori.
Qui i risultati delle osservazioni:
http://www.liguriabirding.net/easyNews/NewsLeggi.asp?IDnews=400

Un altro modo di osservare gli uccelli marini prevede di organizzare un’imbarcazione che effettui dei “coastal trip”, ovvero dei percorsi lungo la costa, a distanze variabili da questa. Per attirare gli uccelli viene utilizzata una pastura particolare, costituita da un mix di avanzi di pescato, denominata “chum”.
In questo caso è sufficiente il solo binocolo (e la macchina fotografica!) perché gli uccelli possono arrivare davvero vicinissimi all’imbarcazione.

Birdwatching e whalewatching
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Il mar ligure fa parte del Santuario dei Cetacei, una grande area marina protetta che si estende tra Liguria, Provenza e Sardegna settentrionale. Proprio al largo delle nostre coste, ogni estate, è possibile avvistare tutte le specie di cetacei presenti nel Mediterraneo.  Questo grazie all’elevata quantità di sostanze nutritive che risalgono dai fondali grazie alle sue caratteristiche oceanografiche e, di conseguenza, alle correnti di risalita denominate “upwelling” che innescano catene trofiche di rilevante abbondanza e diversità, creando le condizioni ottimali per l’alimentazione, e quindi per la presenza,  dei cetacei.

Il whalewatching, e cioè l’osservazione dei cetacei, è diventata in Liguria una vera attrazione turistica. Durante le uscite si unisce l’utile al dilettevole. Biologi a bordo delle imbarcazioni, annotano gli avvistamenti, prendendo i punti GPS, descrivendo le condizioni meteo, l’orario dell’avvistamento, la specie, il numero di individui ed il comportamento. Allo stesso tempo i turisti possono osservare dal vivo delle specie pelagiche che vivono nel nostro mare. È davvero emozionante scorgere un soffio o una pinna, o un dorso o un salto, e scoprire poi a che specie appartiene. Dalla superficie possono comparire all’improvviso le stenelle striate, che saltano completamente fuori dall’acqua e surfano sulle onde della barca, oppure ci si può imbattere nel potente soffio di un capodoglio, risalito dopo una lunga immersione, riconoscibile perché inclinato in avanti, o farci sorprendere dalle pinne ferme e numerose di un branco di globicefali. Durante le uscite di whalewatching è consigliato l’uso di un binocolo, che ci permette di riconoscere a distanza una traccia sulla superficie del mare che ne interrompe l’omogeneità. Le uscite di whalewatching sono svolte da personale specializzato, sia come equipaggio delle imbarcazioni utilizzate, che come guide. Ma imbarcarsi per osservare i cetacei può essere un’ottima occasione per osservare anche specie di uccelli pelagici, a volte difficili o impossibili da avvistare dalla costa. Fare birdwatching in mare aperto può portare sorprese inaspettate, ad esempio durante i periodi di migrazione, quando piccoli passeriformi si posano stanchi sull’imbarcazione o il sorvolo inaspettato di falchi di palude e falchi pecchiaioli.

Uscire in barca ci permette di vedere specie pelagiche come uccelli delle tempeste, labbi, berte, sule.
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Spesso il whalewatching è associato al birdwatching. La presenza ad esempio di gabbiani e berte sulla superficie dell’acqua indica la presenza di una “mangianza”, una bolla di acciughe fatta compattare e risalire in superficie da pesci predatori, come i tonni o da cetacei. Durante le uscite ci può sorprendere il muso proteso a respirare di una tartaruga marina o il salto verticale di un pesce spada, o la pinna, utilizzata come una vela, del più grande pesce osseo del nostro mare: il pesce luna. A volte ci si imbatte nei pesci volanti e, in piena estate, può capitare di vedere alcune pulcinella di mare. I mesi in cui si svolge l’attività di whalewatching va da aprile fino a ottobre, coprendo una buona parte dell’anno. Si esce solo in condizioni meteo favorevoli. L’ideale per osservare bene qualche specie è assenza di vento e mare calmo. Condizioni, queste, più probabili durante la “bella stagione”.

 

Ennio Critelli
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Ex disegnatore progettista, ora uomo libero, vive a Genova. Da sempre affascinato dalla Natura, si è appassionato al birdwatching impegnandosi per molti anni in attività di divulgazione, conservazione e protezione dell’avifauna nella delegazione genovese della LIPU.
Nel 2005 crea il sito liguriabirding.net, divenuto poi  “nodo” regionale dell’associazione nazionale dei birdwatchers italiani EBN-Italia, con la finalità di costituire un punto di riferimento per gli appassionati e promuovere, a livello regionale, il birdwatching e la conoscenza del mondo degli uccelli.
Si occupa dell’organizzazione di eventi e del coordinamento dei progetti liguri legati al sito, di cui è gestore.
Ama filmare le meraviglie che ci circondano, spaziando dalle creature alate a quelle sottomarine, dal microcosmo degli insetti o dei funghi ai grandi panorami della Natura.

 

Gabriella Motta

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Biologa, guida ambientale ed escursionistica, fotografa naturalistica. Pratica il birdwatching da sempre, unendo la passione all’educazione ambientale nelle scuole.  Fa parte del consiglio direttivo di EBN Italia dal 2011 e da inizio anno gestisce il Centro Ornitologico del Parco Beigua Unesco Global Geopark . Cofondatrice del sito liguriabirding.net, si occupa di divulgazione e di fotografia. Nonostante il birdwatching, preferisce considerarsi una biowatcher, o “curiosa di natura”, spaziando dal mondo sommerso, all’avvistamento dei cetacei, alle fioriture. L’interesse principale che la spinge all’osservazione della natura è legato all’etologia.