Giugno 2015

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Come avere cura delle proprie ottiche.

Quasi tutti i  binocoli e i telescopi terrestri  possiedono sia uno scafo impermeabilizzato che il riempimento  in azoto, per tale motivo è quasi impossibile che si appannino internamente o, ancor peggio, che si creino delle muffe.

Tutti noi, però, possiamo possedere il miglior binocolo al mondo ma anch’esso non sarà scevro dai danni causati alle sue parti più delicate: le lenti.

Sulle superfici ottiche, infatti, si possono depositare materiali di vario genere: polvere, capelli, nicotina, resina, sudore e altre innumerevoli impurità.

Se  provaste a guardare gli strumenti ottici di  un assiduo birdwatcher appassionato di uccelli marini che trascorre molte ore al mese, fra scogli, spiagge e schizzi di acqua salata, penso rimarreste stupiti.

Non occorre però essere dei provetti ricercatori per sporcare  il vostro kit osservativo: una semplice ditata, ad esempio, comporta la formazione di uno strato  di grasso dieci volte più denso rispetto al miglior trattamento anti-riflesso.

Penso sia molto utile pubblicare questa illustrazione, estrapolata dal libro “Introduzione all’ottica da caccia di alta qualità” edito da Swarovski Optik qualche anno or sono.

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Come  è visibile si possono notare le differenze dimensionali fra un capello umano, un semplice granello di polvere, un’impronta digitale,parte della lente dell’obiettivo e lo strato minimo occupato dal trattamento anti-riflesso che è raffigurabile con un finissimo tratto orizzontale.  La  sezione di un capello umano è stata aumentata di circa 1300 volte. Come anticipato i trattamenti anti-riflesso più moderni non superano uno spessore di 250 nanometri (milionesimi di millimetro).

Dopo aver visto questa rappresentazione grafica molti appassionati comprenderanno  perché è sempre indispensabile soffiare con attenzione le varie impurità prima di sfregare un panno sulla  loro amata ottica sportiva.

Come fare quindi a preservare l’integrità delle lenti superficiali? La risposta è molto semplice:  pulendole quando occorre, facendolo con la giusta tecnica.

I testi classici, spesso, confermano che la polvere non è molto dannosa e che quindi  è possibile osservare senza problemi con un discreto strato sulla superficie delle proprie ottiche.  In realtà anche la polvere può essere dannosa,  perché, spesso e volentieri, prima di posarsi sulle lenti superficiali del binocolo, rimane sospesa nell’aria per molto tempo assorbendo varie impurità.

Per di più si attacca tenacemente a quello che si suole definire in gerco “lo strato colloso”, ossia quella patina grassa molto difficile da eliminare dalla superficie delle lenti un po’ vissute.

Questo accade specialmente quando si  puliscono le lenti con un panno sporco o ancor peggio quando si le dita sudate:  il sudore delle mani, infatti, crea un vero e proprio strato adesivo. Ci sono anche altre cause che portano alla creazione dello strato colloso, come ad esempio la presenza di resine, dello smog  o di altre sostanze collose presenti nei luoghi di osservazione abituale.

Nei binocoli poco impolverati e che non presentano lo strato colloso, è sufficiente utilizzare una pompetta per soffiare via le particelle indesiderate, di contro, se lo strato polveroso è spesso e il binocolo è impermeabilizzato è possibile sciacquarlo rapidamente sotto l’acqua corrente.

In seguito sarò sufficiente togliere le particelle più invasive e tenaci con un pennellino di seta morbida, specifico per la pulizia delle ottiche. Il nostro scopo, infatti, è quello di preservare il trattamento anti-riflesso superficiale: è resistente, ma anche alcune particelle (magari sabbiose) lo sono. Rammentate lo schema che ho pubblicato e tenete a mente lo spessore reale del vostro amato trattamento anti-riflesso.

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Se il vostro strumento presenta lo strato colloso, è utile usare dei liquidi  specifici per pulire le ottiche, che si trovano in commercio. Personalmente faccio uso del liquido  Baader Optical Wonder, che è ottimo, anche se si deve pulire con molta attenzione per evitare la formazione di qualche alone.

In linea generale è di fondamentale importanza  evitare di strofinare delle lenti asciutte e quando non sono state tolte tutte le particelle di polvere.

Un obiettivo sporco, però non rovina soltanto il trattamento anti-riflesso ma genera altri complicazioni, soprattutto durante l’uso sul campo.

Swarovski Optik, anni fa, ha messo a disposizione una tabella, dove evidenziava la differenza di trasmissione prima e dopo la pulizia.   Questa statistica è stata possibile perché, rispetto ai naturalisti e agli astrofili, molti cacciatori prediligono inviare il proprio strumento, direttamente in azienda, per una approfondita  pulizia “di fine stagione”.

Or bene, binocoli che appena usciti dalla fabbrica garantivano una trasmissione della luce pari all’86%   ne fornivano solo il 77/75% dopo vari mesi di utilizzo, inoltre presentavano un aumento della luce falsata (che genera aberrazione cromatica) pari a circa il 5%. Questo comporta, in media, una diminuzione del contrasto pari al 10-12%. Non male!

Ora comprenderete perché è utile prendersi cura, ogni tanto, del vostro amato binocolo o telescopio terrestre.

Oltre la polvere, che in realtà, è il problema minore, vi sono  quattro veri killer  in grado di rovinare le vostre ottiche:  il salmastro, la sabbia, la resina e la nicotina. Quando cito le sigarette, molti appassionati mi guardano stupiti, in realtà, sempre Swarovski,  (1) ha rilasciato anni fa un documento, dove confermava che la nicotina che si deposita sulle lenti, può arrivare a provocare una perdita di luminosità superiore al 20 % e una riduzione del contrasto  pari al 15%.

Se al fumo si può mediare con l’astinenza, è utile preservare  con qualche accorgimento le ottiche sportive dagli altri tre agenti corrosivi.
Alla presenza di resina, sabbia in sospensione e salmastro  se il vostro strumento lo concede, sarebbe preferibile avvitare  un filtro neutro sugli obiettivi. Kowa, addirittura, anni fa aveva messo in listino un filtro neutro per i propri oculari.

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Qualora non vi fosse soluzione, sarebbe utile, pulire la vostra attrezzatura alla fine di ogni sessione intensiva, il salmastro, ad esempio, andrebbe sciacquato rapidamente. Questo però non deve essere una giustificazione per non osservare,  fra il perdere una buona occasione per osservare e sporcare il vostro strumento, penso sia preferibile osservare e poi pulire con diligenza.

Buone osservazioni a tutti voi.

 

Note:
(1) Swarovski Optik AG “Introduzione all’ottica da caccia di alta qualità” Austria, 2004