Nikon 12x50 SE
Nikon 12x50 SE

Nikon 12×50 SE

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Era già un bel po’ che  questo binocolo mi intrigava in quanto avevo letto sui forum d’oltreoceano pareri entusiastici come binocolo polivalente per birdwatching e astronomia (v. Cloudynights e Birdforum), non solo relativamente alla resa ottica amache alla sua leggerezza ed ergonomia; proprio in quel periodo stavo constatando quanto mi stancassero e mi affaticassero le osservazioni a mano libera con alcuni binocoli anche con ingrandimenti inferiori che inizialmente non lasciavano intendere tali difficoltà: la congiunzione delle due cose, legata già ad una mia esaltante esperienza con un esemplare Nikon SE (vedi test su 8×32 SE) mi convinse a mettermi alla ricerca di un esemplare: non fu facile e occorsero alcuni mesi nonché l’aiuto di qualche amico data la scarsa diffusione di questi binocoli in Italia, finché riuscii a metterci su le mani.

Il supporto originale per le teste fotografiche

Mi incuriosivano anche commenti dagli USA  sul fatto che gli SE fossero nati quasi come una sorta di sfida progettistica per cercare di rendere al meglio brillantezza e luminosità con obiettivi di minori dimensioni rispetto agli standard 8×42, 10×50, 12×60 in circolazione: di qui i 3 modelli SE 8×32, 10×42, 12×50.

Caratteristiche tecniche: si tratta di un binocolo a prismi di porro rivestito in gomma, con ingrandimenti a 12x, campo reale di 5° e campo apparente di 60 gradi (ndr: le attuali brochure Nikon indicano i campi apparenti di 55° in quanto è stato adottato un nuovo standard trigonometrico ISO, più severo rispetto al sistema convenzionale secondo il quale si moltiplica il campo reale per l’ingrandimento), correzione diottrica sull’oculare di destra, messa a fuoco centrale con distanza minima a 7 m, estrazione pupillare di 18 mm, peso 900 g, lunghezza 182 mm per 202 cm di larghezza, attacco per cavalletto dedicato Nikon, NON universale.

Il binocolo pronto per le osservazioni

Impressioni generali: fornito in un ‘elegante (fin troppo…) borsa di cuoio morbido alla stregua degli altri SE e  con ottima tracolla griffata, tirandolo fuori è impressionante verificarne la compattezza e soprattutto al leggerezza, tenuto conto che parliamo di un 12×50; il rivestimento è con gomma antisdrucciolo di quelle che fanno una sorta di effetto grip sulla pelle: mi è parsa essere  la medesima utilizzata per le omonime fotocamere reflex. Ho confrontato la parte di scafo contenente i prismi con quello dell’8×32 che è risultato uguale, credo quindi sia il medesimo per tutti e tre i modelli; persino gli oculari mi sono sembrati uguali, con un diametro della lente esterna di 20 mm e paraluce in gomma rivoltabili, forse differenti solo nella progettazione interna. Impugnandolo si nota subito quanta cura sia stata messa per cercare la massima ergonomia: di fatto sembra che il binocolo quasi caschi naturalmente sul palmo della mano con un naturale avvolgimento delle dita sullo scafo.

Prove sul campo: ho provato il binocolo sia in terrestre, cercando anche situazioni estreme di contrasto cromatico e luminoso, come sul cielo osservando stelle colorate e non di diverse magnitudini (in particolare Vega, Sirio, Betelgeuse, Aldebaran e piccole stelline), M31, M42, M45, doppio di Perseo, coprendo quindi galassie, nebulose, ammassi stellari più o meno aperti con stelle molto diverse tra loro.
Che posso dirvi? Quando ci si trova davanti allo strumento QUASI perfetto c’è poco da dire!
In ambito terrestre l’impressione e le caratteristiche sono state le stesse riscontrate con l’8×32 ( al cui test vi rimando): sostanzialmente una brillantezza, nitidezza e luminosità davvero eccellenti; una caratteristica particolare degli SE è  un effetto tridimensionale molto spiccato, forse più evidente nel 8x per via della minor focale; per contro invece il 12x mi è parso tra i binocoli più luminosi che abbia mai provato: mi ha molto ricordato  Leica Ultravid ma con una resa cromatica meno fredda e più satura, tipica delle ottiche Nikon e a me molto gradita. Praticamente inesistenti le aberrazioni cromatiche, persino sulla luna ove manifesta un minimo e sottilissimo contorno verdastro o sui lampioni accesi di notte; come pure la aberrazioni geometriche: solo alle minime distanze su una serie di pali in fila si riesce a trovare, se ricercata, una lieve distorsione a cuscinetto ai bordi laterali.
Non ho notato particolari riflessi interni o immagini fantasma.
Meccanica corposamente fluida e  molto precisa al pari degli altri SE.
Sul cielo è a dir poco impressionante e concordo con Ed Zarenski (un guru dei binocoli su Cloudynights) che lo annovera tra i suoi preferiti: stelle quasi perfette, estremamente puntiformi, resa dei colori ottima senza sbavature, i contorni delle nebulose e delle galassie risultano molto ben definiti riuscendo a differenziare molto bene il nucleo di M31 e il confine dei suoi bracci con l’oscurità. Impressionante la resa ai bordi: ho voluto provare a portare le stelle lentamente a bordo campo per verificare quando iniziavano a “sbavare” e…sono uscito fuori dalla cella! Praticamente le aberrazioni quali coma e astigmatismo si evidenziano solo a bordo estremo nell’area di passaggio tra lente e cella.
L’ergonomia è eccellente e ho individuato sostanzialmente 3 posizioni: la prima con il dito medio di entrambe le mani inserito nel ponte con l’indice libero per il fuoco, adatta al terrestre; sul cielo con il solo indice inserito nel ponte e per posizioni oltre i 70° tenendo solo i tubi.
L’estrazione pupillare, in uso astronomico, è parsa sin eccessiva per chi non porta occhiali, ma ne parleremo più avanti. Il ridotto peso aiuta molto, moltissimo.

Un bel primo piano sul Nikon SE 12×50

Qualche nota critica: trattandosi di uno strumento di alta qualità e quindi costoso, adatto sia al birdwatching che all’astronomia avremmo gradito molto che fosse riempito di azoto e reso impermeabile; l’attacco al cavalletto o monopiede non è universale ma dedicato Nikon: molto ben fatto, massiccio e  curato, molto solido, con una chiusura a morsa sul perno centrale, ma pur sempre un accessorio obbligato, evitabile utilizzando quelle pinze universali tipo Manfrotto da fissarsi sul tubo; ma anche qui la sostanza è che devo comprare per forza un supporto in più. La borsa, che nella recensione sull’8×32 definii una pochette da teatro, è molto bella, ma sarebbe stato meglio qualcosa di meno vezzoso e più robusto.

Conclusioni: uno strumento eccellente, in grado di tener testa ai più blasonati prismi a tetto, Nikon stesso compreso, anche per compattezza e dimensioni. Il mio occhio e il mio cervello sembrano gradire molto i Nikon SE che reputo tra i migliori prismi di porro che siano mia stati prodotti al mondo, questo 12×50 poi mi pare davvero azzeccato. Non aggiungo altro se non il fatto che tenuto conto di tutto quanto detto sopra e dei prezzi correnti ancora non capisco le tendenze del mercato  orientate in modo “delirante” sui prismi a tetto.

Riflessioni sull’uso del binocolo a mano libera in astronomia.
Come detto all’inizio uno dei motori di questo test sono state alcune difficoltà incontrate null’uso a mano libera del binocolo in astronomia: quello che segue, mi preme precisarlo anche se pleonastico,  è strettamente personale e non è detto che sia condiviso da altri anche se sarebbe interessante poterne parlare.

Gli ingrandimenti.    12x sono davvero tanti, direi il massimo sostenibile, in questo caso solo il peso ridotto aiuta, ma  l’ergonomia dello strumento si è rivelata il vero asso della manica per consentire un uso a mano libera ancora soddisfacente.

Il peso: qualsiasi binocolo utilizzato in terrestre con visione diretta sull’orizzonte vi tradirà appena inclinerete la testa verso l’alto: in quel momento ogni grammo si farà sentire e il comodo binocolo che impugnavate in negozio si rivelerà stranamente più pesante mentre osservate le pleiadi: tenetene conto e fate le vostre prove prima di acquistare.

Il rapporto peso/ingrandimento  Non pensate che un binocolo leggerissimo risolva tutto; con un compatissimo 10×25 si balla lo stesso per cui l’ingrandimento è da considerare indipendente dal peso del binocolo, quello che ci vuole è un giusto compromesso che varia per ognuno di noi anche in relazione all’età (per esempio io ho le braccine piuttosto esili e poco forzute). Se a 10x con 300 grammi di strumento l’immagine è comunque tremula, 1500 grammi non sono meglio, specie per lunghe osservazioni. Come detto più sopra un peso non eccessivo ma soprattutto una buona ergonomia possono mediare le relazioni tra peso e  ingrandimenti.

Estrazione pupillare. Ho realizzato come un’estrazione pupillare notevole, necessaria però a chi utilizza occhiali, è un ulteriore fattore si instabilità perché obbliga ad un ulteriore sforzo per mantenere la giusta distanza: si può ovviare cercando di “lasciar cadere” il binocolo in appoggio sulle arcate sopraccigliari ma non tutti i visi si adattano bene a questo trucchetto e si giunge quindi al passo successivo.

Il supportino “da fronte” ideato dall’autore

La postura. Diceva un vecchio proverbio arabo: meglio seduto che in piedi, sdraiato che seduto, morto che sdraiato. Escludendo l’ultima possibilità, a dir poco…svantaggiosa…..con il binocolo funziona proprio così. Fondamentale risulta lo scarico della testa  che se in appoggio migliora moltissimo la stabilità, mentre in piedi tenete le gambe un po’ più allargate.
Ma conosciuta la nostra posizione che ci viene più naturale possiamo anche ingegnarci con piccoli trucchetti in grado di attenuare tutti i problemi su esposti, ma che siano comunque rapidi e agevoli da portarsi dietro, altrimenti è ovvio che un cavalletto risolve tutto. Ho trovato molto rapido e comodo l’uso del monopiede con testina snodata; il mio amico Felice usa un aggeggio della Manfrotto, realizzato proprio per i monopiedi ma in questo caso utilizzabile da solo, per cui il binocolo è fissato su una staffa che va ad appoggiare e scaricare il peso sulla spalla, molto efficace nelle osservazioni oltre i 70°. Un sistema molto rapido e pratico, specie nella posizione in piedi, è quello di montare il raccordo del cavalletto al contrario, cioè a “testa in su”, su cui fissare una sbarretta piegata a 90° che va ad appoggiarsi direttamente sulla fronte; ho utilizzato una di quelle vecchie staffette per flash adeguatamente piegata, in quanto la fessura centrale consente di regolare la giusta distanza e la vite acclusa di fissare la sbarretta al supporto (v.foto)….e poi, insomma, alla vostra fantasia.

Un ultima considerazione per quanto banale e scontata: ho voluto parlare di  queste problematiche   perché i binocoli “normali” sono la stragrande maggioranza e in genere il primo acquisto, ma  come potrete immaginare tutti i problemi su esposti vengono totalmente annullati utilizzando un binocolo stabilizzato. Questa soluzione è un vero asso nella manica anche per l’osservazione astronomica permettendoci di usare agevolmente a mano libera 14-15 e più ingrandimenti. L’esperienza è entusiasmante perché a 15x quando premerete il tasto di stabilizzazione il cielo come per magia si fermerà! Anche questi sono strumenti sicuramente costosi e complessi ma non più di tanti altri. In genere le ottiche sono sempre di ottima qualità perché non avrebbe senso impiegare su un progetto così complesso ottiche scadenti.
A voi la scelta.

Disclaimer. Questa recensione è stata pubblicata nel mese di Agosto dell’anno 2008. Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Binomania in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, sulle caratteristiche dello strumento, su i punti vendita autorizzati o altre informazioni in genere, si prega di contattare direttamente Nital SPA  cliccando sull’immagine qui di seguito.

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Pignatta Piero: visualista puro del cielo profondo, con qualche divagazione di panorami montani e avi-fauna. Osserva solo con il binocolo, strumento che per lui è stata una vera rivelazione; è un fissato dei binocoli Miyauchi sui quali è meglio transigere e non contraddirlo, pena gravi scompensi del suo equilibrio cosmico-esistenziale. Il suo mito è l’ormai introvabile, esaurito, costosissimo 25×141 per il quale potrebbe copiosamente commuoversi al solo sentirlo nominare. Non escludo ne conservi una foto nel portafoglio.

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