Nikon SE e Nikon E II
Nikon SE e Nikon E II

NIKON 8X30 E II E 8X32 SE

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L’8×30 è un classico binocolo tutto fare per uso diurno di cui il mercato straborda. In questo mare magnum ovviamente spiccano anche marchi molto noti con esemplari diqualità superiore, tra questi parliamo questa volta deiNikon.

 

Perché Nikon

Essenzialmente per due motivi: il primo è mio personale affettivo, in quanto ho fatto per 20 anni foto di paesaggio/natura e fotosub avvalendomi sempre di attrezzature Nikon a cui sono molto affezionato. In secondo luogo perché quando si parla di marchi blasonati siamo legati a nomi prevalentemente europei come Zeiss, Swaroski, Leica, mentre poco si sa dei Nikon. Le ragioni sono molteplici: noi siamo abituati al marchio Nikon come emblema fotografico ma in realtà non tutti sanno che questa azienda ha sviluppato la sua esperienza ottica proprio sui binocoli a partire dai primi del ‘900 producendo ottiche per esercito e marina giapponese. Solo da poco tempo, almeno qui da noi,cominciamo a vedere il marchio Nikon in altri settori di strumentazione ottica mentre in altri paesi come gli Stati Uniti questi binocoli sono conosciutissimi da decenni, specie nell’ambito del birdwatching (troverete moltissimo materiale sui forum d’oltreceano come Birdforum o Cloudynights). Probabilmente hanno influito anche una certa scarsa cultura del binocolo presente nel nostro paese, assai più radicata invece nel centro e nord europa e forse anche scelte commerciali dell’azienda madre.

Attualmente la Nikon produce svariate serie per tutte le tasche, ma vanta anche modelli al top come la serie High Grade ( sulla quale spero di potervi dire presto qualcosa grazie ad un amico che me lo presterà), e comunque serie e modelli di elevata alta qualità ottica di cui fanno parte i due esemplari che vi presento. Per gli astrofili si sappia che esiste anche un 20×120 di cui non oso immaginare il prezzo.

 

La filosofia del test

Pur essendo appassionato non sono però divorato dall’ossessione né consumato dal sacro fuoco. Un binocolo serve per vedere e quindi l’impatto visivo-emozionale è l’aspetto principale che privilegio. Naturalmente mi piace approfondirne alcuni aspetti per sapere se ho a che fare con un buono strumento cercando di mettere alle corde il binocolo per evidenziarne eventuali difetti, sempre presenti, e che potrebbero saltar fuori solo in alcune condizioni.

Questo è un punto che mi preme sottolineare: inutile fissarsi su aberrazioni ottiche di vario tipo se queste non vanno a inficiare la resa globale dello strumento, tanto qualche difetto ci sarà sempre perché in ottica la perfezione non è di questo mondo. Il problema è quindi quello di dare il giusto peso a questi difetti alla luce di una godibilità della visione che copra la maggior parte delle condizioni in cui osserveremo. Teniamo anche presente che molti parametri non sono quantificabili e risentono moltissimo della soggettività individuale su cui influiscono sia la vista individuale che i meccanismi neurofisiologici che la sottendono, per cui in uno strumento io posso vedere o non vedere caratteristiche non condivise da altri. Però va anche detto, a onor del vero,che non posseggo quella sufficiente competenza per poter fare le fini valutazioni a cui ci ha abituati il nostro Piergiovanni.

Mi rendo conto che per qualcuno questo mio atteggiamento potrà apparire superficiale, e in parte sicuramente lo è: accettate questo mio limite, con buona pace dei super esperti.

E ora veniamo al sodo.

i due esemplari a confronto

 

 

Si tratta di due binocoli con prismi di porro, con scafo in lega di magnesio, l’8×32 SE di linea moderna e accattivante, interamente gommato, l’E II in metallo martellatocome usava un tempo con aspetto decisamente retrò, più piccolo, meno facilmente impugnabile (il mignolo mi va a cadere proprio intorno agli obiettivi come in una sede naturale) e con meno presa data l’assenza di gommatura sullo scafo. Entrambi forniti con una bella e vezzosa cinghia a tracolla inuna borsa nappata nera e marrone con logo nikon in metallo dorato, più simile ad una pochette da teatro che a una custodia da binocoli…..

L’SE ha dichiarati un campo reale di 7,5° e 60° apparenti, mentre l’E II ha ben 8.8° di campo reale e 70° di apparente. Gli oculari, misurati nelle dimensioni esterne e nel diametro della lente, mi sembrano uguali per entrambi i binocoli, non so però se differiscano nel disegno interno dei gruppi di lenti. Ottima la meccanica con il ponte degli oculari assolutamente stabile e senza giochi; fluida, continua, senza impuntamenti e della giusta resistenza la rotella di messa a fuoco, per tutto l’ambito. Idem per quello che riguarda la correzione delle diottrie sull’oculare dx e la regolazione della distanza interpupillare. L’estrazione pupillare è maggiore nell’SE e giustifica la conchiglia di gomma più alta (dichiarati 13,8 mm per l’E II e 17,4 per l’SE). Un mistero il trattamento anti-riflessi: sempre definito come MC e non FMC,sebbene la scheda tecnica riporti “rivestimento multistrato su ogni lente e prisma”.

 

Sul campo

L’impatto visivo è stato notevole per entrambi i binocoli che differiscono comunque per specifiche caratteristiche; sono binocoli che forniscono immagini bellissime, molto nitide e con un’ottima resa dei colori; si rimane davvero molto ben impressionati.

Se la nitidezza è sovrapponibile per entrambi gli strumenti l’SE mostra un’incisività e un contrasto di poco superiori con un effetto di tridimensionalità davvero impressionante.

L’E II invece con i suoi 8,8° mostra una visione d’insieme splendida ove ci si può perdere nel tutto; spaziando per il paesaggio o soffermandosi su particolari ad ogni distanza praticamente non ci accorge delle aberrazioni ottiche presenti all’estremità dei bordi di cui dirò più avanti( ma lente è di 30 mm, quindi più facilmente correggibile di una di maggior diametro). Finora non ho mai trovato un binocolo da 8,8° così ben corretto.

Nella visione ravvicinata le prestazioni sono di alto livello per entrambi i binocoli: guardando un cigno a 5 metri di distanza si notano le singole piume bianche nelle sue singole componenti, le piccole gocce d’acqua sopra di esse e, a loro volta, il riflesso del sole sulla goccia e l’ombra della goccia sulla piuma. Anche in questa situazione però l’SE si dimostra migliore, seppur di poco, per un maggior contrasto e incisività, come pure in luce scarsa dove l’SE mostra meglio i dettagli.

Sulle stelle (provati su Rigel, Betelgeuse e Sirio) sempre l’SE da immagini più puntiformi ma con una tonalità più fredda e azzurra, mentre l’E II si rivela più caldo e mostra meglio i colori. Non sono certo binocoli per l’astronomia, credo però che l’E II in alta montagna potrebbe regalare visioni mozzafiato della via lattea.

 

Globalmente l’E II mi da l’impressione di una visione più calda e rilassata dell’SE, ma sempre con una nitidezza notevolissima e questo largo campo che ci immerge nel contesto.

L’SE da una visione se vogliamo più forte, più intensa, quasi metallica ma mai innaturale e sempre gradevolissima con questo spiccato effetto di tridimensionalità.

In tutti e due i modelli i riflessi interni sono molto ben contenuti, tuttavia la luce del sole quando incide lateralmente da dietro genera qualche riflesso verdastro nell’ E II, verde/rossastro nell’SE, meno evidenti in quest’ultimo in forza di una conchiglia di gomma più generosa.

Da notare la compattezza di entrambi i binocoli

I difetti

Presenti in entrambi gli strumenti, di modesta entità, curiosamente dello stesso tipo e senza spiccate differenze nei due binocoli, sono sostanzialmente rappresentate da una aberrazione cromatica e lieve distorsione a cuscinetto ai lati, mentre ai bordi superiore ed inferiore è presente una certa curvatura di campo con tendenza al coma al bordo superiore; tali difetti si osservano però solo ai bordi estremi del campo; l’aberrazione cromatica e il coma sono più facilmente distinguibili sulle lampade artificiali nelle visione notturna.

Tutte queste anomalie, devono essere però un po’ ricercate perché in un normale utilizzo non sono chiaramente avvertibili e non inficiano la piacevolezza della visione. La distorsione l’ho evidenziata solo mirando una serie di profilati metallici verticali messi in fila dai 5 ai 30 metri, dopo aver notato nella visione a distanza ravvicinata che scorrendo velocemente lungo l’asse orizzontale il soggetto tendeva a “scappare” di lato. Da sottolineare come globalmente i difetti di campo siano più evidenti ai bordi superiore ed inferiore e assai più contenuti lateralmente: è un fatto curioso perché tiene conto del nostro fisiologico campo visivo, maggiormente esteso sull’asse orizzontale.

 

Una critica: sono binocoli di qualità elevata così come il loro il prezzo; visto l’impiego naturalistico indicato, in virtù del prezzo avremo forse gradito molto di più una certa impermeabilità/tropicalizzazione, anche senza impiego di azoto, rinunciando volentieri alla vezzosa borsettina, buona sola da esibire distrattamente al concorso ippico.

 

Le caratteristiche principali dei due binocoli

8x32SE: grande effetto di tridimensionalità e notevole incisività

8×30 EII: un largo campo corretto in modo esemplare

un particolare sugli oculari


Qualche commento conclusivo

Dovendo consigliare direi che se uno non ha un 8×30 forse è preferibile l’SE, più pratico e maneggevole, più protetto nell’impiego sul campo perché interamente gommato, con immagine molto ben definite, adatto ad un uso generale e naturalistico, compreso il birwatching.

L’E II lo vedo più come un binocolo da amatore, con quel sapore di retrò, da “tascotto” (come dice il mio amico Felice, che ringrazio per avermi prestato l’SE da confrontare con il mio E II), sempre a portata di mano e da tenere in casa non nel cassetto ma sulla libreria, in bella mostra di sè, pronto all’uso; consigliato senza indugi a chi, come me, ama spaziare con la visione grandangolare. Peraltro il largo campo può tornare anche molto utile per meglio seguire cose o animali in movimento, come aerei o uccelli in volo, macchine da corsa, azioni rapide di eventi sportivi.

La scelta è quindi da farsi o su preferenze squisitamente personali o sulle specifiche caratteristiche perché comunque sono due binocoli molto belli, con un’ ottima resa ottica globale.

i carrelli centrali del sistema di focalizzazione esterna

 

 

Written by

Pignatta Piero: visualista puro del cielo profondo, con qualche divagazione di panorami montani e avi-fauna. Osserva solo con il binocolo, strumento che per lui è stata una vera rivelazione; è un fissato dei binocoli Miyauchi sui quali è meglio transigere e non contraddirlo, pena gravi scompensi del suo equilibrio cosmico-esistenziale. Il suo mito è l’ormai introvabile, esaurito, costosissimo 25×141 per il quale potrebbe copiosamente commuoversi al solo sentirlo nominare. Non escludo ne conservi una foto nel portafoglio.

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