NIkon HG 8x42
NIkon HG 8x42

Nikon 8X42 HG

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La linea di binocoli HG (High Grade) rappresenta i modelli top della gamma Nikon per tutta una serie di caratteristiche tecniche e di qualità.

Il modello oggetto della prova è l’8×42.

Un primo piano sul Nikon HG 8×42

Qualche considerazione generale.

Si tratta di un binocolo con prismi a tetto, interamente gommato, riempito con azoto, impermeabile con tenuta stagna dichiarata fino a 2 metri per 5 minuti e prestazioni ottiche garantite fino a – 20°.

Dalla linea molto moderna, viene fornito in a un’elegante borsa morbida in pelle con la sua cinghia dedicata.

Devo confessare che non amo molto i binocoli con prismi a tetto, o meglio preferisco ancora i prismi di porro, per la maggior sensazione di profondità di campo ed effetto stereoscopico, uniti a una mia soggettiva maggior comodità e stabilità nell’impugnatura  tuttavia il mercato corrente richiede forzatamente modelli con prismi a tetto in virtù della loro compattezza e leggerezza a fronte di maggiori difficoltà costruttive ( a tal proposito si veda il bell’articolo di Ottaviano Fera); non a caso tutti i modelli top delle marche europee più blasonate sono con prismi a tetto ed è ormai una vera impresa trovare qualche modello con i tradizionali prismi di porro.

Caratteristiche ottico-meccaniche.

Dal peso di 980 grammi, il Nikon 8×42 HG ha una linea estremamente ergonomica e si viene quasi a posare in modo naturale sul palmo della mano; offre un campo reale di 7° e uno apparente di 56°; l’estrazione pupillare è di 20 mm, davvero notevole; come già detto il binocolo è impermeabile e riempito in azoto.

Gli oculari sono piuttosto ampi e le relative conchiglie regolabili a scatti in posizioni fisse tramite un movimento a rotazione/estrazione, così come la ghiera di regolazione delle diottrie sull’oculare destro è dotata di un sistema di blocco contro le rotazioni accidentali. La messa a fuoco è centrale con distanza minima a 3 metri, assicurata da un’ampia ghiera caratterizzata da una fluidità e dolcezza straordinarie per tutta la lunghezza della corsa e senza il minimo impuntamento, di raro riscontro rispetto a quanto siamo generalmente abituati: sul campo si rivelerà una sorpresa.

Le lenti sono lavorate con un ottimo trattamento antiriflesso; i prismi sono lavorati con un trattamento originale di correzione di fase, finito a specchio e con un trattamento antiriflesso argento,per migliorarne le prestazioni: ovviamente i dettagli di tali trattamenti costituiscono una sorta di segreto assolutamente impenetrabile!

Il progetto ottico prevede inoltre l’introduzione di una lente di planeità di campo a livello dell’oculare con lo scopo di definire l’immagine in modo nitido fino ai bordi.

Un particolare sui paraluce degli oculari

 

Impressioni sul campo.

Guardare attraverso questo binocolo è impressionante: la nitidezza, la risolvenza e la brillantezza sono assolutamente ineccepibili, un vero e proprio scalpello che mantiene fino ai bordi una prestazione eccellente. Tra le cose che più mi hanno colpito è stato il contrasto cromatico e la resa dei colori: sembra quasi che questo strumento riesca a saturare il colore più di altri; il parallelo concettuale mi è venuta pensando ad alcune pellicole invertibili, come la Fuji Velvia; oltre alla saturazione mostra una capacità notevole di separare in modo assolutamente preciso e definito non solo colori diversi ma anche sfumature dello stesso colore: tale caratteristica l’ho riscontrata guardando un tappeto persiano multicolore appeso alla distanza di 5 metri in cui riuscivo a distinguere i minimi dettagli delle sfumatura dei vari intrecci.

Un’altra caratteristica soggettiva che ho avuto è stata quella che chiamo “la proiezione nella scena”: il binocolo cioè mi dava la netta sensazione di “essere lì”, quasi come riuscisse a proiettare l’osservatore direttamente sulla scena inquadrata, senza avere l’impressione di avere interposto davanti agli occhi uno strumento. Buono l’effetto di tridimensionalità, seppur non ai livelli del fratello minore della serie SE a prismi di porro (vedi precedente test), che appare molto più evidente alle corte distanze mentre su quelle lunghe si nota un maggior schiacciamento dei piani delle quinte. Questa contraddittoria impressione visiva che si ha a corte e lunghe distanze non è facile da interpretare e spiegare senza precisi dati tecnici, ma credo che sostanzialmente possa essere la risultante di molte variabili fra cui la focale, la natura stessa del prisma a tetto, la qualità ottica, le caratteristiche dell’occhio umano, etc, alla fine però rimaniamo solo nel campo di supposizioni e questioni ampiamente discutibili (quando non di lana caprina…….) e soprattutto molto, molto soggettive quindi prendetela come tale.

La messa a fuoco è risultata, oltre che morbida,precisissima per la reale possibilità di una messa a fuoco molto fine, quasi micrometrica, in virtù di un fattore di moltiplicazione nella meccanica della rotella decisamente sorprendente.

Sebbene non sia un binocolo con vocazione astronomica l’ho provato comunque su alcune stelle (Betelgeuse, Regolo, Aldebaran, Rigel), essendo il cielo notturno un test severo per ogni strumento: notevole la puntiformità come la pure la resa dei colori; praticamente assenti coma e astigmatismo che si evidenziano solo se portiamo la stella al bordo estremo vicino alla cella.

Ottimamente contenuti i riflessi interni anche quando puntato verso sorgenti luminose artificiali nelle ore notturne.

 

I difetti

Ci sono, ci sono…quando troverete “ lo strumento perfetto” fatemi sapere…..

Messo duramente alle corde ho deciso di spremere questo strumento fino all’osso e in effetti qualcosa è venuto fuori.

Sebbene non si avverta in una normale visione è presente una leggera distorsione a cuscinetto ai bordi laterali, mentre l’ aberrazione cromatica viene fuori in condizione di forte controluce e/o contrasto luminoso: inquadrando dei torrioni in pietra con lo sfondo del cielo in controluce nelle fasce laterali del campo si osservano sui contorni dell’oggetto due sottili linee, una verde e una viola, che si inter scambiano se spostiamo man mano l’oggetto verso la periferia: è questa un’aberrazione cromatica comune anche ad altri binocoli con prismi di tetto di qualità elevata. Una garzetta bianchissima contro lo sfondo scuro dell’acqua, in forte contrasto di luce mostra un lieve contorno verdastro sulle ali; è sufficiente cambiare angolazione perché l’aberrazione scompaia. Analogo risultato si è ottenuto seguendo un gabbiano in volo: l’aberrazione verdastra ha cominciato e venire fuori quando ci si stava orientando verso forti contrasti luminosi del cielo.

Da appassionato della grandangolarità 7° di campo reale per un 8×42 per me sono un po’ pochini, tuttavia è altresì vero che parliamo di una lente di 42 mm, assai più difficile da correggere di una da 30 mm; peraltro la quasi totalità dei blasonati binocoli a tetto di analogo tipo che ci sono in circolazione sono su questi valori e non troverete angoli di campo che arrivino a 8° in quanto difficilmente sarebbe possibile mantenere un’elevata qualità d’immagine fino ai bordi.

Gli oculari del Nikon HG 8×42

Conclusioni

Uno strumento eccellente, di elevatissima qualità: chi decide l’acquisto di un binocolo a prismi di tetto di questa levatura non avrà molto da perdersi nel mercato in quanto il paragone va necessariamente fatto con i modelli top di marche quali, ad esempio,Leica, Swaroski e Zeiss (in rigoroso ordine alfabetico!). A questi livelli la qualità non si discute e la scelta avviene sempre sulla base di quell’impatto visivo-emozionale che uno strumento determina in modo diverso in ognuno di noi e quindi altamente soggettivo.

Peccato che un binocolo a prismi di porro non sia ormai quasi più oggetto di tanta attenzione e perizia : potrebbe venirne fuori un vero gioiello, ma questa è un’altra storia.

Disclaimer. Questa recensione è stata pubblicata nel mese di Novembre dell’anno 2007. Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Binomania in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, sulle caratteristiche dello strumento, su i punti vendita autorizzati o altre informazioni in genere, si prega di contattare direttamente Nital SPA  cliccando sull’immagine qui di seguito.

Written by

Pignatta Piero: visualista puro del cielo profondo, con qualche divagazione di panorami montani e avi-fauna. Osserva solo con il binocolo, strumento che per lui è stata una vera rivelazione; è un fissato dei binocoli Miyauchi sui quali è meglio transigere e non contraddirlo, pena gravi scompensi del suo equilibrio cosmico-esistenziale. Il suo mito è l’ormai introvabile, esaurito, costosissimo 25×141 per il quale potrebbe copiosamente commuoversi al solo sentirlo nominare. Non escludo ne conservi una foto nel portafoglio.

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