NIKON MONARCH HG 8 e 10X42 : SFIDA AI TOP

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La notizia del comunicato ufficiale dei Monarch HG mi raggiunge in vacanza all’isola d’Elba in una bellissima mattinata .

Monarch cosa? -dico io-  E che roba è?

Devi provarli -dice Maurizio Bachis, responsabile Nikon Sport Optics della Nital-, non crederai ai tuoi occhi.

Sorpresa e confusione si alternano: ancora un altro monarch? HG? Ma non c’era già quell’altro di HG?

Nikon_Monarch_HG_009

Vado a leggere il comunicato ufficiale emesso qualche giorno prima  e   mangio la foglia: qui hanno introdotto uno spianatore di campo e di sicuro hanno alzato la qualità. Già il Monarch 7 a suo tempo ci aveva lasciato tutti basiti per il rapporto prezzo/qualità ( e per tutti intendo proprio tutti: basta leggere le recensioni apparse anche su riviste del settore venatorio, tradizionalmente severo e attento  alla qualità), quindi mentre guido verso la Nital penso che certamente dovrò farmi riprestare un Monarch 7 per il confronto. Solo dopo averlo inforcato capirò che in realtà il confronto, se proprio ci deve essere, va fatto con l’EDG!  ( e per fortuna ho un 7×42 EDG che avevo comprato usato anni fa dall’amico Corrado Morelli del Rifugio della Corte, sede di tanti e importanti ritrovi di binofili nella splendida cornice Valtellinese).

Ma questa è un’altra storia. Andiamo con ordine.

Attenzione ragazzi, questa è una demo: ma se tanto mi da tanto..

Attenzione ragazzi, questa è una demo: ma se tanto mi da tanto..

Non perderò molto tempo ad elencare in dettaglio tutte le specifiche tecniche che troverete descritte con dovizia di numeri e particolari sulla scheda tecnica http://www.nikon.it/it_IT/product/sport-optics/binoculars/monarch/monarch-hg-8×42#overview;  mi limiterò a porre l’accento sulle caratteristiche più peculiari, comprese quelle che non si vedono e che mi sono state descritte in Nital.

Mi vengono consegnate entrambe le versioni in una  anonima scatola bianca senza marchi, in quanto sono una vera campionatura aziendale, con i binocoli marchiati “sample”: si tratta cioè di strumenti ove il progetto ottico è completamente definito ma ove possono essere ancora apportate piccole modifiche di meccanica, estetica o accessoristica: mi spiegano infatti che il rivestimento è già stato modificato con delle rastremature interne, speculari al  telaio, per evitare che nel tempo di possa staccare ruotando in mano; nelle conchiglie a scatto saranno introdotte delle piccole sfere di metallo in un elicoide , anche qui per evitare che si formino giochi nel tempo;  inoltre i due binocoli non hanno ancora il grasso definitivo della messa a fuoco scelto per la commercializzazione e infatti uno ha la messa fuoco più dura dell’altro.

Il campo è piatto!

Il campo è piatto!

Il binocolo, da 42  mm, è prodotto unicamente nelle versioni 8 e 10x, è stagno fino a  5 min a 10 m e con sistema anti-appannamento in azoto,  scafo in lega di magnesio che permette un peso leggero di 665 g con una lunghezza di 145 mm, conchiglie estraibili a scatto in tre posizioni con correzione diottrie sull’oculare di destra tramite un anello con sistema di blocco, estrazione pupillare a 17.8 mm, regolazione della distanza interpupillare compresa fra  56 e 74 mm, messa a fuoco minima di 2 m,  attacco per il treppiede .

Lo strumento impiega lenti ED di alta qualità con trattamento multistrato su tutte le superfici, mentre i prismi si avvalgono di un trattamento dielettrico multistrato per ottenere un’elevata trasmissione della luce; infine sulla superficie esterna delle lenti si è poi impiegato uno speciale  trattamento antigraffio.

DSCF1537

La linea è classica, anzi direi molto “europea”, severa e professionale; è in dotazione un accessorio che ho apprezzato molto, avendo l’abitudine di non usare i tappi ma di girare con il binocolo nudo e crudo: i tappi degli obiettivi sono rimovibili e sostituibili con dei paracolpi in gomma che si inseriscono direttamente sull’estremità dei tubi; questo proprio per chi odia i tappi penzolanti ma potrà  appoggiare il binocolo in piedi ovunque senza tema di danneggiare i tubi. Una cinghia in neoprene modificata, che non taglia il collo con le cuciture dei bordi e una borsa semi-rigida  in cordura con l’aggancio con  fibbia a sgancio rapido   completano la dotazione.

La cella degli obiettivi

La cella degli obiettivi

L’ergonomia è perfetta: il binocolo cade bene in mano che lo impugna senza forzi, il nuovo rivestimento  antisdrucciolo  aderisce alla pelle senza essere fastidiosamente “grippante”,  il dito indice si appoggia spontaneamente sul pomello di messa fuoco, privo di giochi morti  e impuntamenti in entrambi i sensi di rotazione; come dicevo i due esemplari impiegano rispettivamente grassi di prova diversi e quello più morbido mi pare  francamente migliore permettendo una rapidità di messa a fuoco  molto  precisa anche se   la corsa completa del rotore  è di un giro e mezzo e il passaggio da  infinito ai 3 m richiede un giro quasi completo.

La "ricetta" Nikon per la protezione degli obiettivi

La “ricetta” Nikon per la protezione degli obiettivi

Veniamo alle prestazioni ottiche e con le prove sul campo.

Parliamo del campo reale: 8.3° per l’8x e 6.9° per il 10x….tutti spianati!

Ok. Riprendete fiato e prendete un caffè.

Il campo dichiarato mi pare un vero record per la categoria, ( l’unico 10x a  7°, che ricordo aver avuto in passato era lo zeiss jena a porro, ma ovviamente il paragone non si propone).

Inforco l’8x e….bang! una “flashata” di luce mi colpisce gli occhi come solo l’EDG e pochi altri  blasonati erano riusciti a fare, con immagini e dettagli che appaiono “rasoiati”.

Il rotore della messa a fuoco

Il rotore della messa a fuoco

Non avverto alcuna particolare tonalità fredda o calda e i colori sono  saturi, ma prendete questo con le pinze: la percezione  della resa cromatica è sempre molto, molto personale.

Nitidezza e purezza d’immagine sono eccellenti al punto che per cercare di farmi un diverso parametro inforco il mio EDG 7×42 e, in normale luce diurna…….. non noto abissali differenze !!!!!!!!!!!!!!!!! (starò invecchiando?). Già…..la cosa mi destabilizza parecchio , ma per essere davvero obiettivi l’ideale sarebbe avere l’8×42 EDG ; mi propongo quindi di fare un fugace confronto mirato su alcuni aspetti che mi sono annotato quando andrò a restituire il campione:  vi prometto che scriverò per voi prestissimo un’ulteriore breve resoconto in merito.

Il campo è interamente spianato. Sino ai bordi dell’asse orizzontale non si perde definizione se non arrivando al limite della cella, mentre sul campo superiore e inferiore, come sempre, si osserva un certo decadimento fino intorno ai 2 mm dalla cella. Durante il panning però si ha un certo effetto di “palla rotolante” che personalmente non  gradisco molto ( e che il mio EDG non ha!).

Anche la compressione dei piani delle quinte è abbastanza evidente  con una conseguente ridotta  percezione della profondità di campo, condizione peraltro frequente nei progetti con  prismi a tetto, specie se con spianatori di campo e/o elementi asferici.

Nikon_Monarch_HG_002

Non ho notato immagini fantasma o riflessi interni in entrambe le versioni 8xe  10x che nel complesso  si equivalgono per prestazioni.

L’aberrazione cromatica è da considerarsi assente (ormai ho i miei riferimenti su dei torrioni di pietra che non perdonano), e risulta tale anche sulla luna con entrambi gli esemplari, senza immagini/riflessi fantasma, come talora accade di notte in presenza di forti sorgenti luminose. Solo  portando la luna all’estremo destro o sinistro del campo sul contorno del satellite compaiono un esile filo verde o viola.

In definitiva quello che  più mi ha colpito di questo strumento Made in Japan sono stati  luminosità e incisività elevatissime che spingono  davvero questo strumento verso i top di gamma.

Conclusioni: uno strumento di alto livello che si avvicina “pericolosamente”  all’EDG  ma con un prezzo molto più spostato verso il Monarch 7 e che dovrebbe confermarsi fra i 1000 e i 1200 euro.

A molto presto per qualche breve riflessione in più sulle differenze Monarch HG/EDG.

 

Si ringrazia Maurizio Bachis, responsabile  Nikon Sport Optics Italia, per gli esemplari  in prova.

 

 

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Pignatta Piero: visualista puro del cielo profondo, con qualche divagazione di panorami montani e avi-fauna. Osserva solo con il binocolo, strumento che per lui è stata una vera rivelazione; è un fissato dei binocoli Miyauchi sui quali è meglio transigere e non contraddirlo, pena gravi scompensi del suo equilibrio cosmico-esistenziale. Il suo mito è l’ormai introvabile, esaurito, costosissimo 25×141 per il quale potrebbe copiosamente commuoversi al solo sentirlo nominare. Non escludo ne conservi una foto nel portafoglio.

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