NIKON WX 7×10 E 10 X 50: LA CELEBRAZIONE DELL’ECCELLENZA

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In occasione del suo centenario Nikon non ha dimenticato le sue origini e ha voluto celebrarle con un binocolo a dir poco straordinario, a dire il vero più unico che raro nel suo genere.

Un bel primo piano sul Nikon WX

Si tratta del WX, nei formati 7×50 e 10 x 50, prodotti in numero limitato di cui una parte marchiata con il simbolo del centenario.

Grazie a Nital,  ho avuto l’opportunità, davvero unica e irripetibile, di provare entrambi i formati, tra l’altro in esemplari marchiati ”centenario” e quindi con un valore collezionistico aggiunto non da poco.

Non è la prima volta che si vedono binocoli a grande campo nella storia dell’ottica: in ambito militare vi sono stati ottimi esempi in tal senso mentre in ambito civile negli anni 60-70 spopolavano i 7×35 da 10 a 13° e Miyauchi produsse il famoso Binon 7×50 da 9.5°. Questi ultimi  tuttavia non garantivano una buona resa su tutto il campo.

In questo senso Nikon ha voluto dare una prova d’eccellenza dimostrando tutto il suo sapere nella scienza ottica non badando a dimensioni, ingombri e pesi. Ma procediamo con ordine.

Il vero punto di forza di questi binocoli sta negli oculari, derivati dai Nikon NAV astronomici e in grado di fornire un campo reale di 10.7° e apparente di 75° (circa) per il 7×50, 9° reale  e 90° apparente per 10×50, il che ha davvero dell’incredibile!

I due esemplari in bella mostra

Il problema di un progetto simile è essenzialmente costituito dal poter fornire una buona illuminazione su tutta la pupilla d’uscita evitando cadute di luce ai bordi e assicurare l’assenza di aberrazioni ottiche e geometriche fino ai bordi mantenendo una nitidezza assoluta su tutto il campo.

Da informazioni acquisite in rete pare che questo progetto fosse già allo studio da molti anni e il primo prototipo risalente al 2010.

Lo schema ottico, ricondotto da informazioni reperibili in rete, sembra costituito da un tripletto in configurazione 2+1 a cui seguono i prismi e  un sistema di spianamento di campo a due elementi posto fra prismi e  oculari. La scelta dei prismi è caduta sullo schema Abbe-Koenig che, a fronte di una minor compattezza rispetto agli Schmidt-Pechan, hanno dalla loro un minor numero di riflessioni e un funzionamento a riflessione totale che non necessita di trattamenti di specchiatura con il risultato di una miglior trasmissione della luce  e maggior contrasto.

I tappi in dotazione al binocolo Nikon WX

La cella degli obiettivi presenta un filettatura per cui credo sia possibile l’impiego di filtri.

L’impiego di simili oculari, davvero enormi e la necessità di dover fornire le prestazioni su indicate hanno determinato le dimensioni e il peso dello strumento che si aggira sui 2.5 kg.

Con tali pesi l’utilizzo a mano diventa problematico e il vero godimento lo si ha essenzialmente su treppiede.

Pur con tutto ciò Nikon fornisce ugualmente una tracolla che trova posto insieme a un supporto dedicato, copri-ottiche in pelle morbida, insieme a uno bellissimo bauletto rigido in alluminio.

Ma non passerei troppo tempo a parlare di queste cose, quanto piuttosto le impressioni sul campo.

Il binocolo Nikon WX 10×50 installato su un supporto universale Berlebach

Già estraendolo dal suo bauletto lo strumento si presenta atipico nella sua forma per l’enormità dei suoi oculari; la messa a fuoco, singola, è interna per cui l’oculare non si muove dalla sua sede e risulta rapida e morbidissima nonostante sia stagno per l’acqua. Sono presenti  conchiglie estraibili a click; un po’ dura la regolazione della distanza interpupillare. L’applicazione del supporto (che si rivelerà il vero e sorprendente punto debole del sistema!) è un po’ indaginoso e necessita di una monetina per serrare il morsetto.

Posto sul cavalletto e inforcato negli occhi…..ecco il miracolo!

L’immersione nella scena, è la più impressionate che abbia mai visto. Questo è maggiormente evidente nel 10x per il suo maggior campo apparente e maggior ingrandimento che amplifica la percezione visiva nel nostro cervello. Il 7x appare infatti più “tranquillo” dal punto di vista dell’emozione visiva, mentre passando al 10x l’impatto visivo è davvero forte.

La pregiata valigetta in dotazione

E’ uno di quegli strumenti che dà l’impressione di non avere un binocolo fra noi e il soggetto, ma qui è ancora di più: sembra di andare oltre lo strumento trovandosi direttamente sul e dentro il soggetto.

Luminosità, ma soprattutto trasparenza, cristallinità e nitidezza sono assolute. Il contrasto è ai  massimi livelli, persino in controluce, e questo, associato alle altre caratteristiche su indicate, fanno sì che 7x o 10x sembrino addirittura di più: vicino avevo un Monarch 5 20×56 da cui rapidamente mi distoglievo per tornare ai WX  in quanto l’elevatissimo contrasto mi faceva cogliere piccoli dettagli già a 10x senza indurre  la necessità di un maggior ingrandimento.

Il binocolo Nikon WX ben custodito nella valigia..a prova di urto.

Un’altra caratteristica davvero impressionate e inaspettata è la tridimensionalità, mai vista di tale entità persino in un porro, con la sensazione di poter “toccare” i vari piani delle quinte e anche questo penso sia dovuto all’elevato contrasto (benedetto lo schema Abbe-Koenig!).

La caduta di luce ai bordi è assente così come qualsiasi altro tipo di aberrazione, anche se andandole a cercare appositamente, utilizzando fortissimi contrasti bianco/nero ho notato un accenno di aberrazione cromatica a bordo cella (quindi a mio avviso priva di significato: chi osserva con gli occhi strabuzzati da un lato con il soggetto posizionato a bordo cella?), stranamente più evidente nel 7x che, ancor più stranamente, appare meno luminoso al crepuscolo: su questo aspetto è però probabile che il maggior ingrandimento giochi la sua parte dando una percezione visiva migliore. Non ho notato riflessi parassiti o immagini fantasmi benché un osservatore esperto vicino a me mi facesse notare come con il sole di fianco a 70° vi fosse forse un accenno di luce parassita.

Il bellissimo ponte di comando dei Nikon WX

Complessivamente, nell’ambito dell’osservazione terrestre, questi strumenti costituiscono davvero un altro modo di vedere rispetto quanto siamo tradizionalmente abituati a pensare parlando di binocoli.

SUL CIELO (per entrambi i modelli):
La luna risulta assolutamente perfetta in ogni angolazione, si inquadra l’intera cintura di Orione con la sua spada; la costellazione di Perseo e Pleiadi appaiono in tutta la loro gloria. Le stelle sono puntiformi, ben definite e con i loro colori. Nella normale osservazione non vi è alcuna perdita di definizione o luce ai bordi ma se si va a ricercare, inizia comparire un po’ di astigmatismo oltre il 85% del campo su stelle di 2-3 mag, mentre quelle più piccole rimangono puntiformi. Assenti i tipici spikes dei binocoli a tetto.

Da notare gli incredibili oculari di derivazione astronomica

Beh ma qualche difetto ci sarà o no?

Sullo strumento direi che l’unico vero difetto sono le conchiglie degli oculari che estraendole vignettano il campo; molto meglio utilizzarle completamente retratte appoggiando o sfiorando l’arcata sopraccigliare.

E ora veniamo al vero difetto: il supporto.

Fatto a forma di C, come potete vedere in foto, all’utilizzo sul campo si presenta fortemente instabile in quanto il braccio distanziale di leva è davvero troppo lungo e induce facilmente delle vibrazioni; se questo risulta poco fastidioso e tollerabile nel terrestre, sul cielo è assolutamente inaccettabile: appena si sfiora con il viso il binocolo le vibrazioni iniziano. Proprio non riesco a capire come non sia stata considerata tale condizione, tanto più che lo strumento è propagandato per osservazioni astronomiche. E’ andata molto meglio utilizzando quei supporti di legno fatti a tetto (vedi foto) e sì che ho utilizzato un solido cavalletto con portata a 12 kg.

il raccordo originale: gioie e dolori?

 Mah….questa questione del supporto è per me davvero un mistero se penso a tutto il resto dell’equipaggiamento….

Il binocolo montato su un cavalletto con il supporto originale.

Il costo è certamente proibitivo stimato far i 7-7500 euro e probabilmente gli esemplari marchiati centenario potrebbero valere anche di più.

Personalmente devo dire che la mia preferenza va certamente al 10x.

Stelline da bordo a bordo perfette come capocchie di spillo? Why not?

QUAL’E’ IL RAZIONALE DI QUESTO BINOCOLO?

Come dicevo all’inizio credo si tratti null’altro che una dimostrazione di capacità progettuale che Nikon ha voluto fornire al mondo. Lo scopo finale era l‘eccellenza ottica. Non importa il peso, non importa la dimensione, non importa il costo, l’importante era raggiungere il massimo possibile nell’eccellenza ottica del grande campo.

E credo che Nikon ci sia riuscita.

Complimenti e buon centenario!

Ringraziamenti

Si ringrazia Nital, nella persona di Maurizio Bachis, responsabile Nikon Sport Optics Italia, per gli esemplari in prova.

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    Disclaimer.
    Questa recensione è stata pubblicata nel mese di Novembre dell’anno 2017-  Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Binomania in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, sulle caratteristiche dello strumento, su i punti vendita autorizzati o altre informazioni in genere, si prega di contattare direttamente Nital, il distributore ufficiale in Italia dei prodotti Nikon

 

Written by

Pignatta Piero: visualista puro del cielo profondo, con qualche divagazione di panorami montani e avi-fauna. Osserva solo con il binocolo, strumento che per lui è stata una vera rivelazione; è un fissato dei binocoli Miyauchi sui quali è meglio transigere e non contraddirlo, pena gravi scompensi del suo equilibrio cosmico-esistenziale. Il suo mito è l’ormai introvabile, esaurito, costosissimo 25×141 per il quale potrebbe copiosamente commuoversi al solo sentirlo nominare. Non escludo ne conservi una foto nel portafoglio.

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