NIKON 10X35 E II:
NIKON 10X35 E II:

Nikon10X35 E II: Il binocolo e il pretesto

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Meno noto e diffuso del suo fratello minore 8×30, il Nikon 10×35 E II è uno strumento di cui si sente parlar poco anche tra esperti e appassionati del settore, secondo me a torto, in quanto offre opportunità inaspettate ma soprattutto sottovalutate. Molto probabilmente questo binocolo rimane nell’ombra non solo per la prevalente diffusione di strumenti a tetto ma anche perché siamo abituati a legare di riflesso l’ingrandimento 10x al classico 10×50.

Bisogna però osservare che queste misure sono assai più diffuse nei binocoli a tetto e nell’ambito dei porro si contano pochi esemplari di pregio che abbiano un diametro inferiore ai 50 mm (mi vengono in mente lo Swarovski habicht 10×40 e il Nikon 10×42 SE, tanto per citarne un paio), benché la Nikon già diversi decenni fa propose un introvabile o quasi 9×35.

Il Nikon 10×35 ,a confronto con il fratello minore 8×30

 

 

Come per la serie Nikon SE, gli E II condividono tra i vari modelli il medesimo corpo e oculari: in entrambe le serie infatti l’ingrandimento è variato semplicemente cambiando la focale dell’obiettivo (foto 1-2-3). Da ex-fotografo vi confesso che non ho potuto fare a meno di fantasticare sulla possibilità di binocolo “a obiettivi intercambiabili con attacco a baionetta”…..

Relativamente alla descrizione di corpo, oculari, meccanica, etc, vi rimando all’articoletto sul Nikon 8×30 E II di cui queste righe potrebbero rappresentare anche solo un complemento

 

Tecnicamente si tratta un binocolo di foggia classica-retrò, a prismi di porro con messa a fuoco centrale e regolazione diottrica sull’oculare destro. Fornito come sempre della solita vezzosa custodia e cinghia griffata Nikon, le dimensioni sono di 183 x 126 mm, il peso di 625 g, estrazione pupillare di 13,8 mm, messa a fuoco minima di 5 m (non è vero! Sul campo riuscirete a mettere a fuoco intorno ai 3,5-4 m…), campo reale di 7° con, ovvia conseguenza, campo apparente di 70°.

Un primo piano sugli oculari

 

Ora basta così con i numeri!

Che però sono importanti perché ci dicono che ci troviamo fra le mani un 10 x a prismi di porro estremamente compatto, leggero e grandangolare. Non è cosa da poco: analoghe caratteristiche nella stessa tipologia di strumento la ritrovo solo sul mio vecchio Zeiss Jena 10×50 dal peso di 900 g con 7.3° di campo reale, ma con estrazione pupillare francamente minore e una resa ottica senz’altro inferiore (foto 4).

Non è stagno e non è riempito con gas puri, ma questa non è una cosa che deve preoccupare: salvo usi venatori, professionali, ambientali o marini è una caratteristica di relativa importanza a mio avviso, anche se molto di moda. Forse che i rifrattori per astronomia che si impiegano in montagna a temperature sotto lo zero sono stagni e riempiti in azoto? Forse che quando piove la prima cosa che mi viene in mente di fare è uscire di casa col binocolo? E ad ogni modo certamente come tipo di binocolo non mi pare il più adatto per andare a caccia all’alba o in barca.

Non è gommato e questo comporta una maggior cura nell’utilizzo, tuttavia in questi anni ho sempre portato come me in montagna alternativamente l’8 o il 10x E II senza incorrere in problemi o scomodità.

Sul campo è piacevolissimo: 10x con 70° di campo apparente sono davvero gradevoli, specie per gli amanti delle visioni di ampio respiro. Otticamente sovrapponibile al fratellino minore ne guadagna un po’ sulla definizione ai bordi, verosimilmente per il minor angolo di campo; non ne risente un granché, invece, la sensazione di profondità nonostante la focale maggiore, che non riesce infatti a comprimere i piani delle quinte. La sensazione di immersione nella scena è però inferiore rispetto all’8x. Per il resto mi sento di confermare le medesime impressioni ottenute con l’8x. Anche a distanza ravvicinata la resa è ottima, pur non raggiungendo quella incisività e trasparenza propria degli SE, anche se tra questi ultimi il 10×42 mi è parso forse il meno entusiasmante della serie.

Un particolare sulla uscita pupillare dei due binocoli

Se sul terrestre ho trovato quel che mi aspettavo, sul cielo è stata invece una sorpresa: inciso, molto ben contrastato , stelle puntiformi, oggetti nebulosi definiti; nelle aree ricche di stelle come il Cigno o Sagittario ci farà vedere più stelle di un 8x con un campo che può abbracciare anche più oggetti insieme. Insomma, un ‘ottima e inattesa resa astronomica. Certamente un 50 mm ci fa vedere meglio gli oggetti più deboli, a fronte però di un apparente minor contrasto in quanto tenderà a schiarire di più il fondo cielo. Ho avuto piacere di constatare su internet che anche altri possessori di questo strumento hanno avuto la stessa impressione nell’uso astronomico e comunque non è la prima volta che uno strumento di 30-35 mm tiene testa a diametri di 50 mm (si vedano per esempio gli scritti di Gary Seronik sul Canon 10×30 IS).

Conclusioni?

La peculiare essenza e originalità del Nikon 10×35 E II sta nel fatto dell’essere un binocolo 10 x a porro, compatto e leggero, di alta qualità a 10x e con visione grandangolare.

Già solo questo può costituire un motivo d’acquisto per il binofilo appassionato o collezionista in quanto sono caratteristiche più uniche che rare.

A mio avviso rappresenta di per sé anche un’ottima alternativa al classico 10×50.

Oppure quando si abbia l’esigenza di viaggiare leggeri dovendo/volendo osservare tutto ( un fine settimana in un rifugio per esempio, passando dall’aquila solitaria sopra una valle all’Aquila celeste con i suoi gioielli…): il grande appassionato quindi non lo vedrà come doppione del 10×50 che magari già possiede (vedi il sottoscritto…..). Per tale motivi lo vedo bene anche come un “buon inizio” tuttofare, che comprenda anche il cielo, per chi vuole avvicinarsi all’osservazione binoculare della Natura nella sua globalità.

 

IL PRETESTO

 

Questo è stato l’ultimo binocolo che acquistò il mio amico Felice prima che la vita gli presentasse il conto.

Troppo presto.

Troppo in fretta.

Per una strana sorte lo acquistammo praticamente in contemporanea all’insaputa l’uno dell’altro.

Queste brevi note sono il pretesto per ricordarlo a poco più di anno da quando è ritornato al Tutto.

E’ stato per me un amico fraterno con il quale ho condiviso per anni gli stessi interessi.

A volte ancora non mi sembra vero.

E mi manca moltissimo.

 

 

Written by

Pignatta Piero: visualista puro del cielo profondo, con qualche divagazione di panorami montani e avi-fauna. Osserva solo con il binocolo, strumento che per lui è stata una vera rivelazione; è un fissato dei binocoli Miyauchi sui quali è meglio transigere e non contraddirlo, pena gravi scompensi del suo equilibrio cosmico-esistenziale. Il suo mito è l’ormai introvabile, esaurito, costosissimo 25×141 per il quale potrebbe copiosamente commuoversi al solo sentirlo nominare. Non escludo ne conservi una foto nel portafoglio.

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