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Autore Messaggio
MessaggioInviato: 01/08/2014, 13:28 
Ciao a tutti.
Apro un topic specifico e dedicato a questo particolarissimo strumento e pregherei Ottaviano Fera di ripostare qui, per completezza di informazioni fornite al lettore, il suo bellissimo post in argomento, ora presente in altra sezione del forum.
Prima di tutto vorrei esprimere una valutazione sulla particolarissima tipologia dello strumento. A mio parere questo Huet è il binocolo “più individuale” di sempre, fra quelli portatili. Ed è il pezzo meno fruibile in assoluto, volendo necessariamente estrarne la massima prestazione, fra un gruppo di appassionati durante una sessione osservativa, dove il binocolo passa da un utilizzatore all’altro e ciò per diversi motivi, ma principalmente per una mancata possibilità di perfetta focalizzazione, tutt’altro che istantanea, dell’ottica. Focalizzazione perfetta, intesa come reale e massima prestazione di fuoco fornibile dallo strumento.
Per questioni tecniche, dato l’utilizzo in mare e in condizioni davvero estreme (e per estreme si intende non solo la totale impermeabilità - questo pezzo ha capacità di resistenza all’immersione in acqua a profondità sconosciute…) presenta una costruzione di tipo corazzato. Gli oculari sono dotati di due oring che rendono letteralmente granitica, e difatti praticamente impossibile, la rotazione delle ghiere di fuoco dentellate con le sole dita (senza contare il fatto che per accedervi bisogna togliere i paraluce).
Conseguentemente, se gli oring sono presenti, a mano non si può focalizzare alcunché. Non è solo una mia ipotesi che, per la focalizzazione individuale e definitiva dello strumento sulle capacità visive dell’utilizzatore a cui veniva destinato, venisse utilizzata una chiave a leva apposita, dentellata, che innestata sulla ghiera, ne permetteva la rotazione. Il tutto fatto, per questioni rapidità, efficienza e necessaria sicurezza scientifica del risultato finale, su una “stazione di messa a fuoco” apposita, ove all’ufficiale utilizzatore (ovviamente un alto ufficiale della Marina) era fatto obbligo di finalizzare detta procedura prima dell’entrata in servizio dell’unità.
Da ciò risulta evidente che non è possibile “scambiarsi” tanto facilmente lo strumento per una prova. Prova che se avvenisse nelle non ideali condizioni, facilmente immaginabili, darebbe ovviamente risultati molto mediocri e o deludenti, non certo per lo strumento in se, ma certamente per una mancata perfetta regolazione dello stesso. Oltre al fatto che, per capire davvero fino a dove questo Huet si spinge, lo strumento stesso debba essere in perfette condizioni, pulito e collimato.
Tutto ciò a necessaria premessa in merito al corretto uso e valutazione effettiva di questo particolarissimo binocolo.
La sua produzione è divisa in due serie, la prima serie del 1953 e la seconda, a cui appartiene il mio esemplare, del 1959. Sono difatti identiche e differenziate da solo alcune finiture percepibili esteriormente, principalmente il tipo di verniciatura antiscivolo e la posizione e verso di scrittura delle scritte identificative.
L’utilizzo prevalente del binocolo fu su navi militari, sia di superficie che sommergibili, della Marina militare francese. Fu progettato e realizzato per le necessità operative della Guerra di Indocina e utilizzato anche in quella d’Algeria.
E’ realizzato completamente in metallo e gommato nelle parti più esposte ai facili urti, che su una nave da guerra, nel caso più fortunoso, sono molto probabili impatti con ferro dolce…
Nonostante questo il peso è ancora contenuto, pari circa 1.300g. e le dimensioni ancora contenute per un agevole utilizzo a mano libera.

L’ottica
Non mi dilungo e rimando al bel post di Ottaviano, aggiungo solo una cosa, anzi, un record. I prismi dello S.G.O. sono molto probabilmente i più grossi Abbe-Konig mai realizzati su un binocolo portatile.
Le prestazioni fornite da questo strumento sono letteralmente infernali. 192.5/1000 metri di campo e distorsioni vicine allo zero, comunque molto, molto, ben controllate. Il 95% del campo perfettamente fruibile. Nitido come un Porro 1 di livello eccelso. Timbrica del colore molto neutra, con una tonalità appena appena ambrata rispetto ad un bianco 100 perfetto, diciamo 98.5?. Contrasto e micro contrasto semplicemente terrificante. Un’apoteosi, in tutto. Un binocolo…, anzi, il Binocolo. La tridimensionalità di visione prodotta dai grandi prismi consente esperienze sconosciute e non trovate su altri strumenti da 8X. Un binocolo davvero in 3D. Anche sul cielo notturno sembra addirittura quasi possibile percepire la maggiore o minore distanza tra le stelle più vicine e lontane rispetto all’osservatore. Perfettamente focalizzato sulle proprie capacità, consente un fuoco perfetto da 30/40m a infinito, il Vero Infinito, non quello teorico ottico, ma quello reale. Nell’osservazione terrestre, inquadrando un panorama, si sposta il punto di attenzione all’interno dell’inquadratura, da un punto all’altro, più che lo strumento stesso. Il cerchio di visione non presenta nessuna vignettatura: bello secco, perfettamente definito. Nonostante il grandissimo campo, nessun errore di parallasse, cosa invece presente con relativa facilità, anche se contenuta, nel Mirapan200.
Poi, se davanti a questo portento di visione, si ha la sfrontatezza di togliere i paraoculari (perfetti per stabilizzare in visione l’ottica, è l’8X più fermo che abbia mai provato, difatti una visione immobile molto simile a uno stabilizzato) si rimane S.G.O.menti dal S.uper G.O.dimento ulteriormente ricavato da tale azione, che lo rende perfettamente fuibile anche ad un portatore di occhiali. In questa situazione si vive letteralmente “l’evaporazione completa” dello strumento. Davanti agli occhi una lente enorme si staglia sullo spazio osservato, definita solo da un leggerissimo bordino nero, tale da produrre istantaneo S.biG.ottimentO. nell’osservatore.

Su tale aspetto vi racconto un aneddoto. Un mio amico, armiere di grande esperienza e che tratta super ottiche attuali e principalmente Zeiss, Leica, e Swarovski, fu da me contattato per fargli provare questo Huet (….al mio pezzo sono stati levati gli oring….). Gli dissi per telefono “Oggi passo da te e ti faccio fare un esperienza che certo ricorderai. Passo tra due ore. Tu nel frattempo scegli quale 8X confrontare con quello che ti sto portando. Bada solo ad un consiglio. Scegliti il migliore che hai in casa. Ciao, ci vediamo dopo”. Arrivato in Armeria, Roberto esce con spavalda sicurezza, dotato uno splendido Zeiss Victory HT 8x54….Bene, gli dissi, è settato per te? Si, mi rispose con superiore sicurezza…, “allora, guardaci dentro ancora, ancora un per un po’…”. Passato qualche minuto… “Ok” mi disse, “cosa devo provare?” Estratto lo SGO dallo scafandro in cuoio (è la custodia), glielo posi (….ma senza copri oculari).E lui mi passò l’HT. Quando lo portò agli occhi, fece un passo indietro (perché gli sembrò di cadere all’indietro tanta fu la botta che ricevette). Lo definì…”una valle! qui sei in una valle! “ e mi disse, istantaneamente: vendimelo! No, mai! fu la risposta e poi: “ti ricordo che sei tu che fai il venditore ”. Roberto è un esperto armiere ed esperto di ottica fine (vende i tre marchi citati da decenni) ma questo effetto di meraviglia viene provato da qualsiasi persona che non si può definire nemmeno come neofita, ma semplicemente è qualificabile come ignara. In tale frangente, l’effetto che uniforma tutte queste persone, di qualsiasi età e sesso, durante la prova è principalmente uno: la bocca aperta.
A ulteriore integrazione sul contesto storico e altre informazioni su Huet - Paris e S.G.O. , segnalo il topic sul 8x30 Mirapan200. viewtopic.php?f=72&t=6011


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MessaggioInviato: 01/08/2014, 14:09 
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Come fa un binocolo con 11mm di estrazione pupillare ad essere perfettamente fruibile ad un portatore di occhiali? :?:

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Togliendo (come ha precisato Marco) i paraoculari originali, che sono asportabili, oppure applicando agli oculari dei paraoculari ripiegabili come quelli da me applicati (vedi foto).


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Questo Ottaviano lo davo per scontato, ma 12mm (io ricordavo 11 ma mi sbagliavo) sono sempre pochini, una parte importante del "grande campo", che è la cosa bella di questo binocolo, andrà comunque persa.

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"mariavergine" :o :o :o
lo dico senza nemmeno averci messo gli occhi dentro, tanto è il rapimento dei vostri racconti.
non mi ero emozionato così da quando mio nonno mi raccontava, davanti al camino, delle sue gesta eroiche in guerra (mio nonno peraltro era stato riformato ma davanti al fuoco acceso si può raccontare e credere qualsiasi cosa).
lo devo possedere! al diavolo il mirapan! questo si che è un binocolo...! :clap: :clap: :clap: :drool: :drool: :drool:

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W il nonno di Andrea!!!!
:clap: :clap: :clap:

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da qualcuno avrò anche preso! :lol:

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Anche a me il nonno di Andrea sembra il più saggio, perchè teneva almeno un piede per terra.....Quanto hai nipoti..... :lol: :lol: :lol:


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Testa tra le nuvole...????
Tra le stelle...????
:think: :think: :think:

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monpao ha scritto:
Questo Ottaviano lo davo per scontato, ma 12mm (io ricordavo 11 ma mi sbagliavo) sono sempre pochini, una parte importante del "grande campo", che è la cosa bella di questo binocolo, andrà comunque persa.


Senza paraoculari o con un paraoculare come il mio, le lenti degli occhiali si avvicinano a 2-3 mm dalla prima lente dell'oculare e il campo si vede tutto. Io parlo per esperienza diretta e ripetuta e sia con occhiali piccoli (rientranti) che grandi (sporgenti).

Accolgo comunque volentieri l'invito di Marco e, in questo scambio di opinioni che ritengo piacevole attività tra appassionati binofili, mi piace ricordare che, se io avevo parlato di "altro pianeta", Hans Seeger nel suo "libro grigio" per lo SGO Huet 8x40 adopera la seguente espressione, non proprio frequente: "Outstanding optical performance". Questa espressione, usata da un esperto e appassionato tedesco nei confronti di un binocolo francese, non credo possa essere sottovalutata ma dovrebbe essere oggetto di riflessioni e di attente valutazioni a seguito di esperienze osservative non fugaci.



Dello SGO Huet 8x40 Abbe Konig io invece sono entusiasta, tanto da averne acquistato un altro perché non potrei più farne a meno. Io osservo ormai da alcuni mesi con questo binocolo e credo mi si possa consentire di ritenere che un uso protratto nel tempo che consente di “farci la mano”, rectius “gli occhi”, in più ambiti osservativi, sia più probante di un contatto di qualche minuto o qualche ora con un esemplare altrui forse non proprio al top per pulizia e trasparenza degli elementi ottici.
E’ necessaria d’altra parte questa premessa, perché una “macchina” di alte prestazioni, per dare il meglio di se deve essere perfettamente a punto e questo binocolo, per essere apprezzato, deve essere ben pulito e collimato e soprattutto ben focalizzato.
Si tratta infatti di un binocolo militare aeronavale con gli oculari durissimi da muovere e blindati da paraoculari a incastro non girevoli in quanto previsto per un uso individuale con messa a fuoco sull’infinito regolata una volta per tutte e per un determinato utilizzatore.
In realtà, con una semplicissima modifica alla portata di tutti, basta svitare gli oculari fino a scoprire gli o-ring che rendono la rotazione “granitica” e asportarli, in modo da rendere gli oculari stessi fruibili come quelli di un normale binocolo I.F., senza i paraoculari originali. Se poi l’utilizzatore lo preferisce, può sostituire il grasso preesistente con altro più morbido o più duro e applicare (incollare) dei paraoculari pieghevoli (come ho fatto io-vedi foto) che lo rendono utilizzabile anche dai portatori di occhiali. Come ulteriore modifica io ho asportato il vetrino “micrometrico” che non mi serve e può generare riflessi spuri.
Questo binocolo stacca nettamente tutti gli altri per l’enorme campo di 11° reali e 88° apparenti che sono fruibili almeno al 95%, ovvero nelle panoramiche orizzontali l’immagine è ancora ben leggibile fin quasi al bordo estremo e sul cielo le stelle che sono in prossimità del bordo hanno ancora l’aspetto di stelle. Ad esempio la costellazione della Lira da Vega e dalla doppia-doppia fino a Sulafat (gamma Lyrae) entra tutta comodamente nel campo visuale con le stelle estreme sufficientemente puntiformi, per non parlare di quanti oggetti si possono ammirare contemporaneamente puntandolo in direzione del centro galattico verso il Sagittario e lo Scorpione. Il tutto con un fondo cielo uniformemente oscuro, indizio di grande qualità ottica per ogni binocolo, merito in larga misura degli enormi prismi Abbe Konig.
La tridimensionalità di questo binocolo mi ha stupito e fatto riconsiderare il primato dei Porro in questo ambito. Evidentemente, a tale proposito, contano anche l’assenza di vignettatura dovuta al “respiro” dei grandi prismi e soprattutto l’ ampiezza “super” del campo visuale unita alla grande profondità di campo che consente di vedere nitido un albero poco distante insieme con il panorama a qualche chilometro. Resta ancora però una leggera superiorità dei Porro (Huet Mirapan 200) nella “secchezza” del dettaglio percepibile con più immediatezza, ma solo in questo.
Tali impressioni non sono soltanto le mie ma posso riferire, per esperienza vissuta, che tutti coloro che ci hanno messo gli occhi, astrofili esperti in osservazioni e “profani”, si sono parimenti prodotti in espressioni di meraviglia ovviamente “positiva”. In particolare più amici astrofili hanno espresso stupore per il piccolo diametro degli obiettivi in rapporto a quanto si vedeva nel cielo stellato e con quale luminosità, “<è solo un 40 mm?> “, mentre una mia giovane nipote poco più che ventenne, dopo averlo puntato sul panorama di Posillipo, con il Vesuvio e la costiera al chiaro di Luna ha esclamato:“<WOW, ma questo binocolo è in 3D?>”.
Aggiungo soltanto che gli oculari, composti da 5 lenti in due gruppi, hanno una lente asferica (anni 50!- vedi foto) e che il binocolo gode di una grande stabilità essendo il peso distribuito in modo “baricentrico” come si vede dalla foto in cui lo strumento, posto a metà della sua lunghezza (cassa prismatica) sullo spigolo del supporto, si mantiene in perfetto equilibrio.
Che poi a qualcuno possa non piacere, rientra tra i suoi diritti con relativi poteri e facoltà.



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