Una stazione di campionamento ripiegabile e facilmente trasportabile sul campo

Recensione del Microscopio digitale Celestron mod. 44308

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Una prerogativa della Celestron è quella di proporre degli strumenti all’apparenza simili ad altri, molto diffusi e molto economici, ma dotandoli di componenti di ottima qualità.

Già abbiamo avuto modo di provare il modello portatile, con il suo monitor integrato, tanto simile ai tanti, troppi, microscopi per ragazzi, ma in  grado di offrire delle prestazioni decisamente fuori dal comune.

Anche in questo caso, con il Celestron mod. 44308, si ripete questa strategia di mercato: all’apparenza lo strumento è simile a tanti altri venduti per pochi Euro ai ragazzini ma, ancora una volta, è totalmente diverso, con una qualità ottica e delle prestazioni fuori dal comune.

In uno strumento ottico così semplice, è bastato montare una ottima ottica zoom con vere lenti in vetro di buona qualità e, soprattutto, dotarlo di una ottima videocamera con una risoluzione da 5 Mpx.: ne è risultato uno strumentino comodissimo, totalmente portatile, estremamente facile da utilizzare, ma dalle prestazioni ottime, tanto da poter essere impiegato in compiti di screening sul campo, anche a livello professionale.

Ma vediamolo finalmente. Si presenta molto semplicemente, in un piccolo pacchetto che ne sottolinea le minime dimensioni e la facile portabilità:

Microscopio digitale Celestron mod. 44308

Microscopio digitale Celestron mod. 44308

Le poche scritte lo identificano come microscopio digitale, da usare anche in mano. Ma poi compare quella scritta, PRO in rosso: non so cosa intenda la Celestron con questa dicitura, ma in ogni caso se la è meritata.

Caricato dal CD in dotazione il programma di gestione, le prime prove sono immediate e spontanee.

Per prima cosa vediamo quale è l’escursione dell’ingrandimento disponibile, questo ci darà l’indicazione del campo di lavoro di questo strumentino:

 

Foglia di felce al minimo ed al massimo ingrandimento

Foglia di felce al minimo ed al massimo ingrandimento

 

Una foglia di felce ci fa da campione, i suoi organi fruttiferi (sori) sono ben definiti sia al minimo ingrandimento, sia al massimo. La qualità dell’immagine è sempre più che buona.

Un piccolo appunto: l’ingrandimento potrebbe essere spinto ancora oltre, se non fosse per il limite dato dal bordo trasparente che circonda l’obiettivo. Dalle mie prove, questo bordo potrebbe venir ribassato di almeno 5mm circa, ottenendo così il raddoppio degli ingrandimenti, senza penalizzare troppo la qualità ottica.

Gomma conduttiva, ingrandimento doppio del consentito

Gomma conduttiva, ingrandimento doppio del consentito

L’immagine è di un pezzetto di gomma conduttiva, notate la buona planarità nonostante l’ingrandimento sia il doppio di quanto consentito dalla casa madre.

Altra cosa molto utile riguarda il programma di gestione, che permette ogni tipo di misurazione digitale in modo estremamente semplice, guardate ad esempio questa raccolta di microscopici foraminiferi:

Misurazione digitale di foraminiferi fossili

Misurazione digitale di foraminiferi fossili

L’illuminazione è fornita da 8 led che circondano l’obiettivo, la quantità di luce è esuberante, tanto che nelle mie foto l’ho sempre tenuta al minimo. In queste condizioni si riesce a fotografare in modo civile anche le difficili inclusioni in ambra, lasciando appena un minimo filo di luce:

Ambra fossile con dittero incluso

Ambra fossile con dittero incluso

Ma vi sono situazioni in cui le luci interne darebbero sempre luogo a forti riflessi: è il caso delle immagini di monete, di ingranaggi di orologi, tutti metalli che, se illuminati dall’alto, creano un mare di fastidiosi riflessi che tolgono contrasto alla foto.

La soluzione giusta, in questi casi, è una piccola lampada a led tenuta molto lateralmente, oppure la classica “gabbia di luce.

In alto illuminazione laterale, in basso illuminazione normale

In alto illuminazione laterale, in basso illuminazione normale

Un altro piccolo problema è la ripresa di soggetti dalle dimensioni ingombranti e che non possono essere messi sulla base del microscopio.

In questi casi la soluzione è molto semplice, basta rialzare la base inserendole sotto dei libri o altro oggetto spesso, e poi ruotare  il supporto di 180 gradi.

Ad esempio, in questo caso si voleva riprendere una pianta carnivora, una drosera, intenta a catturare la sua cena: un moscerino bello ciccio. Solo che la pianta, con tutto il suo vaso, proprio non poteva starci tra la base e l’obiettivo.

Drosera che ha appena catturato un moscerino

Drosera che ha appena catturato un moscerino

Ma questo microscopio digitale può venire utilizzato con profitto anche senza il suo supporto, semplicemente tenendolo in mano. E’ questo l’utilizzo tipico che se ne fa in medicina, quando lo si utilizza, ad esempio, come capillaroscopio, per osservare la nostra circolazione sanguigna a livello dei capillari estremi presenti alla base delle unghie.

Capillari terminali delle unghie

Capillari terminali delle unghie

Altrettanto interessante è il suo utilizzo come dermatoscopio, per di più con la grande comodità di poter utilizzare la misurazione digitale dei nevi e delle altre lesioni cutanee, in modo da seguirne lo sviluppo nel tempo:

Nevo con lesione cutanea, misurazione di controllo

La presenza dei led interni illumina in modo più che efficace soggetti opachi, non trasparenti, e che per forza di cose devono venire illuminati dall’alto.

Ma come possiamo fare per vedere dei soggetti che normalmente si guardano per trasparenza: un vetrino biologico, una diapositiva fotografica, ecc.

Un semplice trucco sfrutta la base del nostro microscopio, che è bianca, quindi riflette con facilità  la luce.

Se noi rialziamo di qualche millimetro il vetrino da guardare in trasparenza, la luce colpirà prima la base bianca e poi verrà riflessa attraverso il soggetto, illuminandolo perfettamente anche dal basso.

Sezione trasparente di capo di ape, montata su vetrino

Sezione trasparente di capo di ape, montata su vetrino

Come si vede, per illuminare in trasparenza questa testa di ape, si è utilizzato un anello alto 10 mm circa, che ha sollevato il vetrino rispetto alla base, consentendo così un ottimo contrasto ed una buona risoluzione anche in questo difficile caso.

 

Naturalmente vi è la possibilità di registrare filmati ed anche di effettuare interessanti riprese con la tecnica del “time lapse”. Nel breve esempio che segue, la crescita di una radice vista mediante il time lapse e l’agonia di un moscerino intrappolato da una drosera carnivora:

 

Infine, un esempio dell’utilizzo di questo strumento nello screening operato direttamente in campo, allestendo una minima stazione di campionamento, utilizzando soltanto due cavalletti ed un asse di legno. Con un pc portatile con la batteria ben carica ed il nostro microscopio digitale, si può lavorare per diverse ore senza interruzione.

Una stazione di campionamento ripiegabile e facilmente trasportabile sul campo

Una stazione di campionamento ripiegabile e facilmente trasportabile sul campo

Perfetto per un immediato esame della biologia di un corso d’acqua, questi campioni provengano dal fiume Sarno, un nostro primato europeo nel campo dell’inquinamento:

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Per correttezza, devo anche evidenziare alcuni difetti che ho riscontrato.

Utilizzando il micro in modo manuale, senza la sua base, si sente la mancanza di un pulsante  per attivare la fotocamera posto direttamente sullo strumento. Per la verità esiste un pulsante lungo il filo, ma quando già servirebbero tre mani, diventa scomodo staccarne una per andare a cercare il pulsantino di scatto.

Altro difetto riguarda il software, in particolare la mancanza di memorizzazione dei parametri principali dei settaggi: è scomodo ogni volta che si inizia una nuova sessione di lavoro dover reinserire la risoluzione da utilizzare, la dimensione delle scritte, il colore dei caratteri, delle linee, ecc. ecc.

Ero partito per recensire uno strumentino per ragazzi e mi accorgo che mi sono ritrovato a parlarne come fosse un biologico per adulti, portando esempi a livello semi professionale.

Infatti questo strumento mi ha piacevolmente sorpreso per la sua praticità e per la qualità delle immagini ottenibili, per cui mi sembrava riduttivo mostrare il solito fiore o la solita mosca più o meno acciaccata.

Mi sembrava molto più utile mostrare quello che realmente questo piccolo microscopio digitale ci può offrire.

Un ringraziamento va alla ditta Auriga, che ha gentilmente concesso lo strumento utilizzato per la prova.

 

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Curioso per natura, dopo aver lavorato presso un Ente Pubblico, ora è in pensione e si dedica a tempo pieno a qualsiasi cosa colpisca il suo interesse. Di mentalità e predisposizione naturalmente tecnica, nei vari momenti della sua vita si è ampiamente interessato di elettronica, di informatica, di climatologia, di fotografia, ecc. Appassionato divulgatore, si è guadagnato una certa notorietà nelle due attività che più l’hanno interessato: lo studio della radioattività e quello della microscopia. Il suo maggior divertimento è l’acquisto di strumenti ottici, anche malmessi, purché interessanti, su eBay e simili, per poi ripararli e rimetterli in piena forma.