Andrea Boldrini tra le due nubi di Magellano e il suo Binodobson 24”

Report emozionale con il binodobson da 24″ presso la Tivoli Southern Sky Guest Farm in Namibia

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È ormai più di un anno che siamo approdati con il Binodobson 24” presso la Tivoli Southern Sky Guest Farm in Namibia iniziando una collaborazione con questa cittadella dell’astronomia posta in mezzo al deserto. Io e Maria infatti ogni anno per un periodo di 7 giorni facciamo la nostra presenza in questa bellissima Farm utilizzando il nostro strumento che è messo in affitto a disposizione degli astrofili nel periodo Maggio-Settembre.  

Questo ci consente una presenza annuale fissa meno onerosa e più alla nostra portata. Era inutile mantenere il Binodobson 24” quasi inutilizzato sotto un cielo inesistente come il nostro!

Mi accingo ora a narrare una sessione osservativa delle sette notti trascorse, la più straordinaria, che mi ha visto scandagliare i fondali del profondo cielo australe con entrambi gli occhi.

Alcuni osservatori a palafitta con tetto scorrevole presenti nella Farm

Alcuni osservatori a palafitta con tetto scorrevole presenti nella Farm

 

Notte strepitosa quella di sabato 8 Settembre, qui alla Tivoli Farm!

Non solo per la qualità del seeing e la trasparenza ma per il gran numero di oggetti capitalizzati in visuale. È stata la notte più fredda: termometro a -3 gradi.

È stata anche la notte in cui l’Sqm ha raggiunto il picco di 22.15: un buio eccezionale, pazzesco, mai visto prima!

Ho iniziato alle ore 20,30 terminando verso le ore 04.00

Gli oggetti osservati sono stati tanti.

Sapevo che nella Fornace c’e un ammasso di galassie molto famoso in cui lo HST ha fotografato la celeberrima “Ultra-Deep Field”, la più profonda immagine dell’universo nella quale risultano galassie lontane 13 miliardi di anni luce. Un quadro primordiale dell’universo che si offre alla nostra visione.

Si è manifestata subito una quantità impressionante di galassie, una vicino all’altra come disposte in un gioco danzante. Alcune molto luminose, altre più fioche ma tutte emergenti dal quel profondo nero tanto inquietante quanto necessario a percepire “in distolta” i segnali luminosi più remoti e flebili. Di fronte a questo spettacolo si abbandona l’intento di conoscere le sigle delle singole componenti.

Non ha senso!

Piuttosto prevale la visione d’insieme che incanta lo sguardo e nel contempo tende a riorganizzare gli elementi in un corpo unico interagente. In questa sintesi perimetrale, si intuisce l’idea dell’ammasso!

Certo questa idea l’ho dovuta costruire passeggiando di galassia in galassia, muovendo i tasti direzionali della pulsantiera wi-fi, realizzando così percorsi più veloci della luce!

In questo campo pressoché sterminato, si alternano vorticosamente sentimenti contrastanti e “il silenzio eterno degli spazi infiniti mi sgomenta”!

Lo straordinario valore Sqm di 22.15 raggiunto nel cielo del Namibia

Lo straordinario valore Sqm di 22.15 raggiunto nel cielo del Namibia

Le galassie più emergenti sono apparse la Ngc 1097, una spirale barrata e un’altra molto simile la Ngc 1365, denominata Fornax A. Sotto a quest’ultima, ai confini con l’Eridano si distendeva un pullulare oceanico di altre galassie più o meno luminose. In visione binoculare con un campo apparente di 100°, l’immersione nella scena è totalizzante! Non è solo un sopravvenire di insostenibili vertigini a coinvolgere il corpo cosparso di brividi, ma giunge come saetta trafiggente  l’inevitabile domanda di senso,  che chiede: “perché qualcosa e non piuttosto il nulla?” Ci si attorciglia nelle spire del “perché” e non se ne esce più fuori come in un esistenziale orizzonte degli eventi!

E allora non è vero che il cielo stellato riempie l’animo solamente di ammirazione e venerazione. Forse spalanca abissi “orridi e immensi”!  Sicuramente apre a un nuovo autocomprendersi dell’uomo, sia in termini fisici che metafisici.  Se da un lato dunque io sono parte dell’universo, così da scomparire nel tutto con la mia insignificanza di vivente, d’altro lato invece è l’universo che viene contenuto dentro di me. E proprio in me che ha coscienza di sé.

Avverto conseguentemente una diversità ontologica tra me, soggetto pensante e questo terribile tutto, oggetto pensato, da cui tuttavia materialmente provengo! Queste considerazioni faccio tra me pensando sotto questo cielo “che sì benigno appare in vista” ma che poi rivela le sue oscurità più insondabili e terrificanti!

Osservare con due occhi e così potentemente non ti preserva più nell’ancoraggio terrestre che invece tranquillizza la visione monoculare. Si fa un salto vero nella sospensione del vuoto. E si ha paura di caderci dentro!

 

In questi giorni mi sono quasi abituato alla reiterata osservazione di due giganti globulari, Omega Centauri e 47 Tucanae. Il primo, appena fatto buio era a 30° sopra l’orizzonte. Ha una regalità distintiva e imponente che signoreggia nella sua primazialità assoluta! È immenso! Si va oltre il bello e si percepisce il sublime di cui è impossibile riferire alcunché!

Il secondo è esplosivo! Ha un nucleo molto denso che si espande dal centro alla periferia come un fuoco d’artificio. Anch’esso è enorme e occupa tutto il campo degli Ethos 17 mm.

L’occhio si abitua subito a questo nuovo standard qualitativo e quantitativo. E allora avviene sul piano emozionale un processo contrario: ci si stupisce delle ridotte dimensione degli altri  “fratelli minori”, della loro scarsità volumetrica quasi da sembrare spogli. Infatti questa percezione l‘ho avuta osservando tre signor ammassi: lo Ngc 6752 nel Pavone (terzo più luminoso), M 22 nel Sagittario e M 4 nello Scorpione che ha tutta una sua forma irregolare.

Su in cima alla scala per cercare gli oggetti più alti

La serata è proseguita nell’osservazione di alcune planetarie, tra queste la bellissima Ngc 1369 nel Tucano, estesa un po’ meno della Helix. Qui al centro una nana bianca manifesta sfacciata la sua presenza. Se penso invece a quante notti siamo stati a tribolare per cercare di intravvedere la debolissima nana in M57! 

Poi sono passato al Grus Quartet, un gruppo di quattro galassie, tre vicine tra loro (Ngc  7552) che ricordano il nostro Trio del Leo,  con la quarta componente più lontana e appena fuori il campo degli Ethos 17 mm. Tutte grandi, belle scolpite e luminose!

Poi è stata la volta della galassia di Barnard nel Sagittario, la Ngc 6822 che non avevo neanche mai provato a cercare da noi. Qui l’ottima posizione e il giusto cielo hanno consentito di farla uscire percependo addirittura un accenno di bracci.

Poi pensando al mio caro amico Leonardo Ciuffolotti che tempo fa si era cimentato alacremente, non senza problemi, nel fotografare la “bassa” nebulosa estesa Ngc 6334 (Orma di Gatto) situata nello Scorpione, ho fatto il mio tentativo visualistico, ora che quest’oggetto si presentava bello alto. Ebbene nella parte più luminosa emergeva un’evidente nebulosità e vicino si percepivano più tenue le altre parti dell’orma. Insomma non certo una visione emozionante come nelle foto ma è stata più la soddisfazione di aver “stanato” quest’oggetto per la prima volta!

Altrettanto con soddisfazione ho osservato M 74 nei Pesci, insignificante dalle nostre latitudini ma che qui quando transita, manifesta flebilmente i suoi bellissimi bracci! Non così M 77 nella Balena che permaneva nella sua irrilevanza visualistica!

E intanto durante questa interminabile notte, come un danzatore cosmico, uno Shiva eccitato, alternavo le osservazioni dal grande binodobson 24” al piccolo binocolo Swarovski EL 10×50 e il mio intelletto, come diceva Shelling, era “colto da vertigine sull’orlo dell’abisso dell’infinità”!

Poi è stata la volta di M 42 che già a 25° esprimeva tutta la sua maestosità. In binoculare è impressionante. Con gli OIII emergono marcate le parti periferiche più deboli! Il cielo da queste parti fa una grande differenza. Talmente grande che ho scorso senza filtri la sagoma della Testa di Cavallo. Ciò mi ha veramente impressionato, non ci potevo credere. Intendiamoci, sto parlando di sfumature minime tuttavia percepibili!

Poi la nebulosa Fiamma, anch’essa senza filtri usciva alla grande, in netta evidenza. Il tutto in un gioco chiaroscurale di teterrimi neri e grigi cupi, maggiormente evidenti con l’esclusione dal campo di Alnitak.

Non mi sono scordato dell’oggetto più basso prima dell’albeggiare, ovvero l’Elmo di Thor, Ngc 2359 nel Cane Maggiore.

Francamente troppo basso!

Andrea Boldrini tra le due nubi di Magellano e il suo Binodobson 24”

L’ho osservato meglio da noi quando transitava nelle fredde notti di Gennaio e Febbraio!

Mi riservo questa conclusione concentrandomi sulla Grande Nube di Magellano dove sono ritornato più volte durante la serata. Piano piano che si alzava, gli elementi nebulari in essa contenuti si distinguevano sempre meglio. Ma, come attratto da un mostro orrido, di volta in volta scorgevo l’enorme Tarantola che tanto mi ha impressionato in questi giorni. La sua forma in realtà appariva simile a un teschio umano in radiografia con la bocca leggermente spalancata quasi in un accenno di grido munchiano!  

Gli altri oggetti della Grande Nube a forma di pallotte fanno da contorno, direi da elementi esornativi alla predominanza di quest’oggetto così tanto preponderante e scioccante per le immagini sinistre che evoca!

 

Ritornando questa mattina in aeroporto, lungo la strada si vedevano alberi pieni di nidi più o meno grandi, gli uni vicini agli altri, tutti simili e disposti qua e là come grossi nuclei sferoidali appunto simili a quegli elementi gassosi riscontrati nelle due Nubi di Magellano!

Una sorprendente analogia che rende tutto simile ma niente identico a se stesso!

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Andrea Boldrini è nato a Matelica (Mc) il 134/03/1963. Dopo gli studi classici si è laureato in giurisprudenza presso l'Università di Macerata. Ha conseguito il diploma di Scienze Religiose presso l'Università di Urbino. Dirige l'Osservatorio "G. Braconi" di Jesi (An). E' artista ed espone le sue opere in gallerie e musei

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