Rifrattore Tecnosky Tripletto APO 130/900 TMB design

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Durante l’estate 2010 ho avuto la possibilità di utilizzare questo nuovo rifrattore disponibile sul mercato italiano e nel seguito espongo le mie impressioni sull’uso pratico.

Molto bello il design del nuovo telescopio taiwanese marchiato Tecnosky

INTUBAZIONE

Questo telescopio Made in Taiwan è stato realizzato secondo lo schema ottico  di un rifrattore della nota azienda americana TMB. L’ottica è composta da un tripletto che fa uso della fluorite sintetica FK-61, quindi di prestazioni leggermente inferiori al vetro FPL-53 utilizzato nei rifrattori TMB.

Il tubo ottico è d’alluminio, l’opacizzazione interna è buona e si possono notare vari diaframmi, perfettamente circolari, posizionati con molta cura. Il peso si attesta sugli 8kg e per tale motivo consiglio, per lo meno, di utilizzarlo con una EQ6 o simili.

Ho provato ad osservare il cielo di mezzogiorno, guardando da un oculare privo di lenti e ho notato un buon abbattimento delle luci parassite e dei riflessi. Con il metodo del cartoncino, in prima analisi, l’ottica si è rilevata ben collimata.

Il tubo ottico è custodito in una valigetta metallica all’interno della quale ho trovato una coppia di anelli ed un puntatore red dot. Purtroppo gli anelli, seppur robusti e ben dimensionati, non fanno uso di un sistema a sgancio rapido. Ciò crea due problemi: in primis, si dovrà sempre utilizzare  una chiave a brugola per allentare gli anelli e bilanciare il tubo quando si fa uso di accessori pesanti e qualora non si riesca a bilanciare il tubo giocando solo con la lunghezza della barra a coda di rondine tipo Vixen.

Oltre a ciò, ogni volta che si dovrà riporre lo strumento all’interno della valigia col paraluce totalmente ritratto, si dovranno svitare gli anelli per posizionarli vicini al fuocheggiatore. Questa è una piccola svista che suggerirei di eliminare nelle produzioni successive.

Il fuocheggiatore è un valido Crayford da 3 pollici, rotabile di 360° e dotato di varie viti di regolazione, non ho notato blocchi o tensioni e la demoltiplica nell’esemplare da me testato ha svolto egregiamente il proprio dovere sia nelle osservazioni astronomiche ad alto ingrandimento sia nella fase di messa a fuoco fotografica.

STAR TEST

Durante una serata di ottimo seeing ho osservato ad alti ingrandimenti la stella Deneb. Per non interporre un diagonale ho fatto uso di un tubo di prolunga  e mi sono avvalso di un oculare Zeiss Abbe di 4 mm di focale. L’immagine di diffrazione in intra-focale si è rilevata buona, gli anelli erano netti e si poteva notare poca luce diffusa. In extra-focale, la situazione non cambiava, se si eccettua una maggior luce diffusa fra gli anelli.  Riprovando a sfuocare una stella bianca  in una serata contraddistinta da turbolenza, si percepiva una leggerissima tonalità violacea degli anelli  di diffrazione.
Il telescopio mi è parso ben corretto per ciò che concerne l’aberrazione sferica. Anche il punto di fuoco, in proporzione al suo rapporto focale, si è rilevato univoco e sempre facilmente raggiungibile. L’ottica, come già detto, è risultata ben collimata.

OSSERVAZIONE DIURNA

Osservando il panorama terrestre il Tecnosky 130 ha fornito delle immagini nitide e mi è parso anche dotato di un buon contrasto, di poco inferiore a quello che si poteva osservare in un vecchio Takahashi 128 utilizzato per confronto. Ovviamente tale prestazione può variare in base agli oculari utilizzati. Osservando dei fili ad alta tensione a circa 150X non ho  notato alcun residuo cromatico.

La montatura Neq6 si è rilevata adeguata a sostenerne il peso

OSSERVAZIONE ASTRONOMICA

Per questo genere di osservazioni non ho fatto uso di diagonali ma solo di un tubo di prolunga da 31.8 mm e di vari oculari ortoscopici: Zeiss Abbe, Baader Genuine e dei Japan Optik.

Cratere Plato: Ho osservato all’interno 5 craterini interni

Cratere Gassendi: 
con oculare ortoscopico Zeiss Abbe di 4 mm si vedevano le due rime nei pressi del cratere M. Visibile, con difficoltà la parte della rima centrale nei pressi del cratere P.

Rupes Recta: visibile la rima Birt e la bisecazione del domo omonimo, un soggetto abbastanza ostico con i più piccoli rifrattori di 10 cm.

Vallis Alpes: in una notte contraddistinta da una perfetta calma atmosferica ma da condizioni di illuminazione non ottimali, con oculare Baader Genuine di 7mm e Barlow apo 2X si percepiva “a tratti” la difficilissima rima interna.

Residuo cromatico: ad alti ingrandimenti si nota un “impercettibile” alone bluastro. Di fatto, nel mero uso visuale, potrei definire tale strumento come apocromatico. Un confronto con uno Skywatcher 120 Ed Black Diamond ha mostrato una maggior luminosità del telescopio Tecnosky che, a tratti, esibiva nei pressi del Plateau di Tolomeo alcuni micro-dettagli in più, grazie al maggior potere risolutivo. Queste sono tuttavia differenze molto difficili da notare.

Saturno. Ho sempre percepito, durante le varie sessioni osservative la SPR (South Polar Region), le bande temperate e l’ombreggiatura degli anelli sul pianeta. Per gli amanti dei confronti posso confermare che durante una osservazione effettuata anche in presenza del Celestron C9.25, il catadriottico offriva una immagine più luminosa e meno netta, ma grazie al maggior potere risolutivo mostrava alle estremità degli anelli (quasi di taglio) la divisione di Cassini.

Marte: Durante il test il pianeta aveva un diametro di circa 6”. Tuttavia si sono sempre rese visibili le calotte polari ed in certe sere ho potuto spingere gli ingrandimenti fino  a 400x, ottenendo una immagine ancora “ben leggibile” rispetto al C9.25 che mostrava il bordo planetario meno netto, più luminoso e vibrante.

Un confronto con un 120 ED Black Diamond di proprietà dell’amico Federico Caro, ha mostrato, sul pianeta rosso e facendo uso degli stessi oculari (due ortoscopici Baader Genuine Ortho che uso con il mio visore binoculare) una contrasto lievemente maggiore nel telescopio della Sky-Watcher. Questa prestazione potrebbe dipendere, inoltre dalla maggior luminosità  offerta dall’obiettivo di  130mm che pareva affogare un poco i dettagli. Purtroppo non mi è stato possibile fare uso di un filtro ND e non  ho potuto quindi verificare tale supposizione.

 

CIELO PROFONDO

Non sto analizzando certamente un dobson da 40 cm ma pur sempre di un telescopio dotato di un obiettivo da 13 cm. Tuttavia, quando utilizzato sotto cieli poco inquinati, questo telescopio, corredato da un buon diagonale dielettrico da due pollici ed un paio di oculari a grande campo, ha fornito delle piacevoli immagini a grande campo del profondo cielo.

Paragonato ad un vecchio Newton Vixen 150, grazie al contrasto maggiore fornito dal tripletto, il TEcnosky 130 ha  sempre mostrato gli oggetti celesti in maniera più netta. Ho un piacevole ricordo di M57 che appariva come “staccata” dal fondo del cielo. Quando arriveranno in Italia i primi rifrattori da 20 cm a corto fuoco penso che saranno graditi da molti appassionati di questo genere d’osservazioni

un primo piano sul focheggiatore dotato di sistema di demoltiplica

 

USO FOTOGRAFICO

Non posso dare una mia personale considerazione sulle capacità di questo strumento, in primis perché il risultati ottenibili sono direttamente proporzionali alle condizioni del cielo ed alla esperienza del fotografo. Oltre a ciò, non avendo avuto la possibilità di testare lo spianatore di campo mi sono limitato a scattare alcune foto al disco lunare con la mia Canon 5D Mark II, che essendo una reflex digitale da 35mm non consentiva di ottenere foto prive di vignettatura.

Ribadisco che, per il genere di foto che ho scattato, il fuocheggiatore ha dimostrato di reggere alla perfezione il corpo macchina Canon e, assistito dal comodo Live-View 10x, di trovare una messa a fuoco ottimale.

CONCLUSIONI

Ritengo il Tecnosky un valido telescopio per chi non possa ambire ad acquistare strumenti più costosi e performanti. Il buon diametro, il medio rapporto focale e la costruzione meccanica lo rendono adatto sia all’osservazione visuale che alla ripresa fotografica.  Da considerare anche il modello da 115 m, disponibile a una cifra ben inferiore. Consiglio al costruttore di dotare lo strumento di anelli a sgancio rapido.

Written by

Piergiovanni Salimbeni: è nato nel Febbraio del 1975 a Varese, una piccola provincia del Nord Italia, attualmente vive insieme con la moglie e le figlie Ersilia ed Ester a Cugliate Fabiasco- Valganna, una verde ed umida valle situata sulle Prealpi lombarde e confinante con il territorio svizzero. Si è laureato presso la Università Statale di Milano con una tesi riguardante i danni da inquinamento elettromagnetico. Esperienze editoriali e nel settore astronomico-naturalistico 1997: Autore della rivista NUOVO ORIONE, fonda, nello stesso anno, insieme con il dott.Raffello Lena il GLR GROUP (Geological Lunar Researches Group) un gruppo internazionale di studi sulla geologia lunare. Attualmente il GLR Group, pubblica una rivista on-line , intitolata Selenology Today 2001: Pubblicazione del libro "OSSERVARE LA LUNA" , inizia un ciclo di conferenze sul tema . 2004-2007- Autore della Rivista di Scienze Astronomiche LE STELLE diretta da Margherita Hack e da Corrado Lamberti. 2005- Fonda il portale BINOMANIA, il primo portale italiano dedicato al mondo dei binocoli 2008-2010 fa parte dello Staff Tecnico della Rivista di Scienze Astronomiche, Coelum, collabora con La Rivista della Natura e con la rivista Fotografare 2011-2012: E'responsabile insieme a Raffaello Braga del nuovo portale Astrotest.it ,dedicato al mondo dell'astronomia e dei telescopi. Collabora, nuovamente, con le riviste di Scienze Astronomiche Nuovo Orione e Le Stelle. Si dedica, inoltre, alla fotografia di paesaggio - http://www.landscapephotography.it organizzando mostre, workshop e corsi individuali. Collabora con l'Oasi Lipu Palude Brabbia (Varese) dove organizza spesso eventi e corsi

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