Swarovski Habicht 10×40 W

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Premessa.

Nel corso della mia avventura con Binomania ho avuto la possibilità e il piacere di testare la maggior parte dei prodotti della casa austriaca: dai binocoli compatti, ai grandi crepuscolari, sino ad arrivare ai recenti spottingscopes – della serie ATX – dotati di ottiche da 95 mm di diametro.

Tuttavia, seppur avessi scritto una recensione dell’Habicht 7×42 e comparato, varie volte, il formato 8×30 con altri contendenti, non avevo ancora avuto il piacere di provare il formato più grande.

Per tale motivo ho chiesto a Swarovski Optik Italia, di inviarmi un esemplare e proprio in questo momento, accanto a me, vicino alla tastiera del notebook, riposa nella sua custodia il 10×40 W.

un bel primo piano sullo Swarovski Habicht 10×42 W

 

Dati Tecnici dichiarati dalla Casa Madre.

Formato 10×40
Pupilla di uscita 4 mm
Estrazione pupillare 13 mm
Campo visivo a 1000 m 108
Campo visivo in gradi 6.2 °
Minima distanza di messa a fuoco 4 m
Compensazione diottrica ± 5
Trasmissione della luce 96%
Distanza interpupillare 56 – 72 mm
Dimensioni 151 x 172 x 55
Peso 690 g
Temperatura di esercizio -25 °C/+55 °C
Impermeabilità  4 m di profondità. Riempito con gas inerte
Prezzo (Marzo 2018) Iva inclusa 1050

Meccanica e messa a fuoco.
Solidità! Questa è la prima impressione che si ha, impugnando il 10×40 austriaco. Il peso è ottimo, 668 grammi, misurati con la mia usuale bilancia elettronica, distribuiti su poco meno di diciassette centimetri.

Ricordo ai lettori che il primo Habicht fu presentato nel 1949 e – a parte necessari ritocchi meccanici, il progetto attuale è rimasto abbastanza analogo.

 I due ponti che uniscono i tubi ottici da 42 mm di diametro sono molto solidi, lo stesso dicasi, per il carrello di traslazione degli oculari che consente di mettere a fuoco a meno di tre metri con una ottima precisione, seppur, ovviamente non sia fluido come  un sistema di focalizzazione interno.

E’ totalmente impermeabilizzato ed esiste anche una versione gommata che è in grado di resistere meglio agli urti durante l’utilizzo in Natura, seppur sia dotato di un peso di poco superiore

Scordatevi, inoltre, la presenza di policarbonato (leggasi: plastica). A parte qualche piccolo dettaglio, come ad esempio le conchiglie di gomma degli oculari, il binocolo è composto di solido, affidabile e resistente metallo.

Non ci sono fronzoli o vezzi estetici: è presente il logo dell’astore sul tubo ottico sinistro, mentre le sigle concernenti il formato, al brand e  il numero di serie, sono  state inserite in vari punti dello scafo, donando serietà e chiarezza.

L’unica nota di colore, se così si può definire, è presente nella scatola di cartone che lo contiene (nella parte interna è raffigurata una scena naturalistica con un astore in volo).

Per il resto, sia la borsa, sia la bretella sono  di colore nero: poca apparenza, molta sostanza.

Il carrello degli oculari è impermeabilizzato.

Il rotore di messa a fuoco è compatto, ma è molto preciso, Osservando le sue dimensioni, in un primo tempo, pensavo che avrei incontrato delle difficoltà utilizzandolo con i guanti, in realtà la solida zigrinatura consente un’ottima presa.

Come anticipato la distanza minima di messa a fuoco che ho rilevato con il mio visus è di poco superiore ai tre metri.  Da questa distanza è sufficiente ruotare – in senso orario – la manopola di circa 320° per raggiungere l’infinito.
Dai sei  metri all’infinito, occorrerà circa metà corsa e pochi millimetri a partire dai  dieci metri.

Non è veloce come un binocolo da birdwatching 8×42 dotato di messa a fuoco interna, tuttavia per un uso naturalistico venatorio, dove i soggetti non sono avvicinabili, di certo a tre metri, mi pare che sia sicuramente performante.

Oculari.
Gli oculari dello Swarovski Habicht  10×40 W possiedono un’estrazione pupillare perfetta per il sottoscritto, ma in grado di occludere circa il 25% del campo ai portatori di occhiali. Tredici millimetri, infatti, sono un po’ pochi per consentire di abbracciare l’intero campo di vista- di 6.6°-, anche se si fa uso di una montatura abbastanza sottile.

Il campo apparente è ampio, di 66°, così come l’immersione nella scena, ovviamente, data l’assenza di elementi asferici al loro interno (e di spianatori di campo nel percorso ottico) il campo di vista è curvo.

Do un bel dieci anche alle conchiglie degli oculari che sono certamente robuste e resistenti. Ho amici cacciatori che possiedono la versione 7×42 da anni e ne decantano ancora adesso la giusta morbidezza e la facilità di pulizia. Alla bisogna è anche possibile abbassarli, con una lieve pressione delle dita, per consentire alle lenti degli oculari di arrivare nei pressi della lente di campo. In questo caso, facendo uso di occhiali da sole Serengeti “ ultra-slim”, sono riuscito ad abbracciare tutto il campo ottico visibile.

Per essere un binocolo con prismi di Porro è abbastanza compatto.

Prismi.
Sono degli ottimi prismi di Porro, la vignettatura è minima e la pupilla di uscita è sferica eccetto una piccola ostruzione ai lati.

Trattamenti.
Confrontandolo con il mio esemplare di Swarovski EL 8.5×42 (versione 2017) mi è parso  molto simile se non addirittura uguale. Ovviamente l’EL necessita anche della correzione di fase sui prismi a tetto, operazione non necessaria sul semplice e luminoso schema di Ignazio Porro.

Lenti.
A proposito di luminosità … questo è il binocolo con la maggiore trasmissione luminosa nella fascia da 42 mm proposta da Swarovski: ben 96%. Il mio performante EL 8.5×42 arriva al 90%, mentre la serie SLC,  raggiunge il 91%.  Ma …come è stato possibile ottenere questo risultato? Possiede lenti particolari, trattamenti mirabolanti? Nulla di tutto ciò. La semplicità dello schema ottico è la sua dote. Poche lenti, vorranno anche dire, come vedremo, maggiori aberrazioni geometriche, ma avere oculari semplici e un semplice doppietto acromatico come obiettivo, beneficiando inoltre dei prismi di Porro, comporta per forza di cosa una maggiore trasmissione luminosa.
Lo schema ottico è composto di due elementi per l’obiettivo, due elementi per il prisma e  sei elementi per l’oculare.

Rispetto al fratellino 7×42 – che giudico una fra i 7×42 più luminosi- il 10X beneficia del maggior ingrandimento che può fare la differenza da postazioni fisse, come Jeep, capanni e altane.
Le immagini al centro del campo sono brillanti, contrastate e luminose e per 1050 euro non penso riuscirete a trovare molti contendenti.

Il trattamento multi-strato è di ultima generazione, pressochè simile a quello del mio Swarovski EL 8.5×42

Aberrazioni.

Aberrazione cromatica.
Un’altra ottima caratteristica è la correzione dell’aberrazione cromatica. Non possiede lenti alla fluorite o a bassa dispersione.  Ci troviamo di fronte a un normalissimo doppietto acromatico, ovviamente di alta qualità, ottimizzato con un validissimo trattamento anti-riflesso e potenziato, anche in questo caso, dalla presenza dei prismi di Porro.

E’ disarmante- soprattutto- per chi ha il mero interesse di osservare bene al centro del campo e al crepuscolo, vedere come un binocolo, in tale fascia di prezzo, regga il confronto con strumenti dal prezzo di acquisto pari al triplo.

La semplicità spesso è la ricetta vincente.
Ovviamente non ne è del tutto scevro: un po’ di cromatismo residuo compare durante le giornate nuvolose, osservando, ad esempio i rami degli alberi in controluce.

Non è mai invasivo e ancor più lieve, di molti binocoli – con ottiche a bassa dispersione – che ho testato anche recentemente.

Design classico, ottima robustezza.

Curvatura di Campo.
E’ quindi ovvio che non avendo uno schema ottico molto elaborato, le immagini ai bordi degradino di più rispetto, ad esempio, allo Swarovski EL che è uno dei migliori  strumenti  nella correzione di questa aberrazione geometrica.  Nell’uso diurno le immagini ai bordi iniziano ad apparire poco nitide e più’  sfocate da circa il 75% 80% del campo di vista: ma mai in maniera invasiva o netta.

Distorsione angolare.
Presente, minima a cuscinetto. Il panning, seppur io sia poco sensibile all’effetto palla rotolante (vedesi glossario) si è rilevato soddisfacente e poco affaticante.

Altre aberrazioni.
Non è un binocolo espressamente concepito per le osservazioni dei campi stellari. Per tale motivo si nota, ai bordi del campo, a partire già dal 70%, la presenza di un po’ di coma e di astigmatismo che si evidenziano in maniera modesta per poi arrivare a inficiare totalmente la puntiformità stellare ai bordi estremi del campo inquadrato.

 

Lo Swarovski Habicht 7×42 durante una prova sul campo.

Uso Pratico.

Io amo i binocoli con prismi di Porro e questo non fa eccezione: s’impugna alla perfezione, è relativamente compatto, molta una tridimensionalità superiore al mio 10×42 dotato di prismi a tetto e riesco- senza problemi – a gestire la messa a fuoco, facendo uso di entrambe le dita indice.

La sua tonalità neutra, inoltre, è perfetta anche per il birdwatcher esigente che adora osservare il piumaggio dei volatili e le relative differenze.

Ho comparato lo Swarovski Habicht 10×40 W con i miei due binocoli preferiti: il naturalistico EL 8.5×42 della stessa casa  e il Fujinon 10×50 FMTX, conosciuto e apprezzato da molti astrofili per le alte prestazione che fornisce nella osservazione dei campi stellari.

 

La prima cosa che ho evidenziato è stata l’eccellente luminosità del 10×40 W che reputo molto simile a quella fornita dal mio 8.5×42. Ovviamente l’EL possiede una estrazione pupillare più ampia, è comodo, ha un maggior campo di vista ed è ben gommato ma costa oltre duemila euro. Nelle comuni sfide fra amici che possono riguardare l’osservazione del palco di un cervo al crepuscolo, l’Habicht 10×40 W ha sempre fornito delle eccellenti prestazioni, anche se a causa dei dieci ingrandimenti talvolta l’ho dovuto sostenere  con un mono- piede  o appoggiare al bordo dell’altana.

Per un uso itinerante nel bosco è più utile il formato 7×42, giacché presenta una maggiore profondità di campo, una luminosità assoluta migliore e una maggior comodità di utilizzo, grazie a tre ingrandimenti in meno.

Onestamente ritengo che grazie al 96% di trasmissione luminosa riesca a “dare la paga” anche a binocoli 10×50 con prismi a tetto più costosi.

Nell’uso astronomico, il Fujinon (anch’esso un prismi di porro) si è dimostrato più luminoso e con un campo di vista ai bordi migliore, di contro, l’Habicht si è rilevato più maneggevole nell’uso a  mano libera.

In ogni modo, poiché la sua pupilla di uscita consente l’utilizzo anche sotto cieli medio – inquinati, sono stato in grado di osservare con maggior profitto alcuni oggetti celesti che erano meno appariscenti nel classico 8×42. Mi riferisco soprattutto alle galassie M81 e M82 nell’Orsa Maggiore e alla nebulosa di Orione M42.

Il suo ingrandimento potrebbe interessare più il birdwatcher che il cacciatore. Un appassionato di avi-fauna tende ad acquistare un binocolo –facilmente brandeggiabile a mano libera- ma che abbia il più alto ingrandimento possibile; per tale motivo, anche grazie alla conformazione data dai prismi di Porro, lo Swarovski Habicht 10×40 W, potrebbe essere più utile rispetto a un 10×42 con prismi a tetto nella medesima fascia di prezzo.

Lo Swarovski Habicht durante una prova comparativa con i miei “due pezzi” preferiti: l’EL 8.5×42, sulla sinistra e il Fujinon 10×50 FMTX (anno 2017)

In sintesi.
Lo Swarovski Habicht 10×40 è un eccellente binocolo di alta qualità. Potrebbe essere perfetto per un amante della Natura a 360° che lo voglia sfruttare in vari settori di utilizzo.  E’ impermeabile, robusto, affidabile e può essere utilizzato fra i -25 gradi e i + 55 gradi.
Fra i suoi pregi cito:

  • La Luminosità.
  • L’ergonomia.
  • La robustezza.
  • La nitidezza al centro del campo.
  • L’immagine neutra e l’ottimo contenimento dell’aberrazione cromatica.

Fra i difetti cito:

  • L’assenza di paraluce estraibili degli oculari.
  • La pupilla di uscita lievemente troncata.
  • La presenza di qualche riflesso rispetto, ad esempio, all’EL 8.5×42.

Non posso citare la presenza di curvatura di campo, perché uno schema ottico con maggiori elementi comporterebbe necessariamente una diminuzione della sua trasmissione luminosa che è, secondo me, ancora la caratteristica più affascinante di questo “vecchio” progetto classico.

 

A volte si deve badare alla sostanza: se si ha la necessità di osservare un soggetto al crepuscolo è inutile avere un campo enorme o perfettamente corretto. Sarebbe bello se si potesse ottenere allo stesso prezzo un campo di vista maggiore, cosi come sarebbe stupendo mantenere la medesima luminosità, tuttavia, dato che nel campo dell’ottica esistono i compromessi, ritengo che la serie Habicht sia tutto’oggi un prodotto molto valido.

Chi  possiede un vecchio modello noterebbe differenze?
Beh, senz’altro. Ho avuto modo di provarne uno degli anni 80 si è rivelato meno luminoso e con un’evidente tonalità giallastra.

Del resto i recenti trattamenti Swarovski consentono una perdita di trasmissione su ogni superficie aria-vetro non inferiore allo 0.2%!

 

  • Ringraziamenti.
    Colgo ancora una volta l’occasione per ringraziare Swarovski Optik per aver fornito i prodotti oggetto di questo test,  oltre a lasciarmi sempre libero di citare le mie reali impressioni senza restrizione alcuna.

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    Disclaimer.
    Questa recensione è stata pubblicata nel mese di Marzo dell’anno 2018-  Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Binomania in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, sulle caratteristiche dello strumento, su i punti vendita autorizzati o altre informazioni in genere, si prega di contattare direttamente Swarovski Optik Italia

 

 

Written by

Piergiovanni Salimbeni: Lavora in qualità di Opinion leader nel settore ottico sportivo da quindici anni. E' l'autore e fondatore di Binomania.

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