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Newton 150mm Geoptik.

Febbraio 2004

Premessa.

Febbraio e gennaio del 2004 sono stati dei mesi ricchi e fruttuosi per le mie prove strumentali, ho avuto in prova ben quattro strumenti fra rivenditori e privati e vari accessori, Spulciando fra i vari test, noterete come molti fra loro sono stati compiuti proprio durante i primi mesi dell'anno.

 

Geopitk è una giovane azienda italiana, nata dall'idea di Ezio Bonafini, un cordiale signore che per anni ha lavorato come dirigente per la Konus Italia. Ho avuto modo di provare questo newton di medio-diametro, carpendone i pregi ed anche i vari difetti, fortunatamente Bonafini è uno dei pochi costruttori che conosco, che al posto di arrabbiarsi delle critiche, la rendono costruttive provando a rimediari ai problemi nelle produzioni successive. Non immaginate neppure quanto siano permalosi certi commercianti nel panorama astronomico italiano.



Come risaputo Geopitk rilascia per tutti i telescopi prodotti, un certificato di correzione ottica, riguardante la correzione sul fronte d’onda e sulla superficie dello specchio. Mi pare un’ottima iniziativa, forse resa possibile dalla lavorazione artigianale dello strumento, e dalla serie limitata, anche se è per me è molto difficile senza strumenti adeguati verificare le reali prestazioni, (come avrete letto nelle pagine di questo sito, non è certo il test di Ronchi a dare un'analisi precisa della lavorazione ottica).

In ogni modo la solita analisi del disco di diffrazione stellare non ha mostrato aberrazioni rilevanti, salvo un normale coma fuori asse seppur contenuto grazie anche alla lunga focale, pari ad F/8.

 

Il sistema ottico è composto di uno specchio primario parabolico inBK-7 con basso coefficiente di dilatazione,sostenuto da una cella in fusione d’alluminio regolabile con il classico sistema di tre coppie di viti e da uno specchio secondario ellittico da 27x38mm dispostoa 45°in relazione al primario, che concede la deviazione della luce con un angolo pari a 90° evitando così l’utilizzo didiagonali ed altri accessori che potrebbero diminuire il contrasto e la luminosità delle immagini fornite. Lo specchio primario è alluminato attraverso il sistema d’evaporazione sottovuoto, mentre la quarzatura (SiO2) avviene tramite sparatura sempre sottovuoto. Questo tipo di quarzatura è indispensabile per la protezione d’eventuali graffi e garantisce una lunga alluminatura dello specchio. La focale di 1200mm fa intuire, senza interposizioni, il settore preponderante d’utilizzo di questo strumento: ossia l’osservazione lunare e planetaria. Una tale focale concede l’utilizzo di uno specchio secondario di piccole dimensioni atto a ridurre al massimo l’ostruzione data dal rapporto RO=d/D, dove d simboleggia l’asse minore dello specchio secondario mentre D il diametro dell’obiettivo. L’ostruzione dichiarata dalla casa e poi misurata è pari allo 0.28% del diametro dello specchio. Un valorecosi contenuto attenua il trasferimento di parte delle radiazioni alle zone centriche che circoscrivono la reale immagine di diffrazione ( o disco di Airy), Ovviamente non è possibile pretendere risultati comparabili a quelli di un telescopio non ostruito, ma il contrasto, come appurato durante l’osservazione pratica è risultato di tutto rispetto.

Le barre di sostegno dello specchio secondario sono ben realizzate nonché sottili, dello spessore di 0,5 mm. Questa peculiarità permette di limitare al massimo la tipica immagine di diffrazione a croce , bene evidente, quando si osservano oggetti celesti luminosi.

Un lato negativo del minimo spessore dei supporti è dato dalla difficoltà di collimazione del secondario, poiché il sistema di supporto tende a flettersi unicamente con la pressione della chiave o del cacciavite. Per fortuna il costruttore ha utilizzato delle barre e non dei cavi , quindi,la loro buona estensione verticale, rispetto al secondario, consente una maggior resistenza alla torsione. (Nota: ho saputo da alcuni astrofili di problemi relativi al dissaldamento delle barre, se si agisce con forza sulla vite di tiraggio, e di un modello con un paio di barre molto inclinate, forse durante il trasporto) Questa impressione trae origine anche dalla sensibilità e dall’esperienza dell’astrofilo in sede di collimazione, che è soggettiva e quindi variabile.

Il tubo, in alluminio e dello spessore di quasi 1 mm. (pensate che i mak newton tipo l'intes mn68 hanno uno spessore superiore a 3mm, un carroarmato) al suo interno è verniciato di nero opaco, e privo di diaframmi per il contenimento dei riflessi, i quali ci sono parsi contenuti a patto di utilizzare oculare di buona qualità.

Non ho molto apprezzato, come nei modelli di maggior diametro, il sistema di fuocheggiatura micrometrico elicoidale di 31.8mm, che, fruendo di un tubo per l’estrazione del fuoco in alluminio, crea un fastidioso effetto leva ogni qualvolta si fissa, con la vite a pomello, al raggiungimento del fuoco, facendo cosi spostare la posizione dell’oggetto inquadrato.

A tubo serrato, il sistema di fuocheggiatura c’è sembrato affidabile ed abbastanza preciso, ma secondo noi sarebbe meglio cambiarlo con qualcosa di più performante.. In ogni modo è possibile, trovare la messa a fuoco, semplicemente estraendo il tubo ottico con la mano. Durante le varie osservazioni, abbiamo usufruito di questa procedura anche ad alti ingrandimenti, affinandola ovviamente con l’utilizzo del sistema ad elica a quattro punte.

Se si eccettuano gli oculari (da 32mm e da 12.5mm), non ho trovato tracce di produzione estera, anche gli anelli che sostengono il tubo ottico, rivelatisi molto funzionali, sono progettati dal costruttore. Sono d’alluminio e molto solidi, tanto da poter, nell’evenienza, essere forati per sostenere un telescopio inseguitore, così come i supporti del cercatore.L’utilizzo della plastica è limitato ai soli tappi copri ottica.

 

Prova su campo.

Ho provato questo newton per molte sere, utilizzando una Vixen Great Polaris Dx, dotata di treppiede Baader AHT, che ha confermato le sue doti di robustezza ed affidabilità anche durante le critiche fasi di fuocheggiatura ad ingrandimenti superiori alle trecento volte.Oculari?
per luna e pianeti sempre ortoscopici..meglio se Zeiss..(attualmente sono un buon compromesso i Genuine ortho della Baader)

Per mia buona sorte, i mesi di gennaio e febbraio sono stati protagonisti di varie serate dall’ottimo seeing, a volte prossimo al primo grado della Scala d’Antoniadi.
Non ho dovuto perdere molto tempo nella collimazione dello strumento, poichè, per inconsueta fatalità, è arrivato con le ottiche quasi perfettamente allineate, quindi, dopo una rapida regolazione del solo specchio secondario, ho bilanciato il tubo, attraverso l’allentamento degli anelli che lo sostengono. Se il sistema di fissaggio fosse dotato, al posto delle semplici viti a brugola,d’apposite manopole a sgancio rapido, l'operazione potrebbe essere molto più rapida.

L’osservazione di Venere sempre ostica per qualsiasi tipo di telescopio ostruito, si è rilevata proficua dopo circa tre ore d’osservazione diluite durante l’arco della prima settimana d’utilizzo, dovuta anche alle fluttuazioni favorevoli di seeing ed all’utilizzo di un filtro blu scuro, che ci ha concesso di osservare alcuni dettagli atmosferici sul pianeta. L’immagine, com’era da presumere, non è mai stata ferma come quella fornita dal Pentax 75 EDHF II, ma, tirando le somme, durante le ore appena citate e quelle successive, il newton ha mostrato “sempre” a parità d’ingrandimenti maggiori dettagli.

Sono rimasto stupefatto della resa ottenuta osservando Saturno a 200 ingrandimenti, tanto da paragonare le informazioni fornite con quelle dello Zeiss APq 130, montato ad un metro di distanza.Le uniche vere difformità erano il fondo cielo più scuro visibile osservando con il rifrattore e l’immagine più vibrante in quello a specchio. Utilizzando un filtro Sky Glow in grado discurire il fondo cielo, senza togliere troppa luminosità al pianeta l’immagine ottenuta erapressoché simile al rifrattore sopraccitato.

Con un oculare Zeiss di 6mm di focale abbiamo ammirato oltre all’anello B il tenue anello C anche soprannominato anello Velo a causa della sua fievolezza ed il minimo d’Encke. Erano anche ben definite la SPR, la SEB (s) e la SEb (n) nonché l’ombra del pianeta proiettata sugli anelli.
Sopra i 250 ingrandimenti, l’immagine iniziava a perdere di definizione mentre l’apo mi ha permesso, (con somma gioia del proprietario) di raggiungere i 400 ingrandimenti con solo una minima perdita di luminosità, ma in questo caso il rapporto prezzo prestazioni è davvero inconfrontabile, oltretutto, se si eccettua forse la zona del minimo di encke, il maggiore ingrandimento dava origine unicamente ad un appagamento estetico, dato che “in pratica “ erano presenti tutti i dettagli discernibili già a 200 ingrandimenti.

Giove era troppo bassa, inutile provare a percepire dei dettagli, abbiamo notato però dei forti baffi di luce, dovuti alla diffrazione delle barre di sostegno dello specchio secondario, sarebbe la classica forma ad "ESSE" per eliminare il problema, similmente al vecchio Tal 200.

 

Anche le osservazioni lunari sono state proficue: a medi ingrandimenti era ben percepibile, la sera del 25 gennaio la seconda rima all’interno del cratere Petavius, una struttura difficile ma non impossibile per un 150mm di lunga focale, se osservata durante le condizioni d’illuminazioni favorevoli.

Durante i giorni successivi, sfruttando l’alta pressione che ha contraddistinto parte dell’Italia, è stato possibile osservare i quattro picchi che contraddistinguono il rilievo alto 1400m situato all’interno del cratere Theophilus. In seguito, forse anche a causa dell’illuminazione sfavorevole, non sono riuscito a discernere la rima all’interno del cratere Pitatus mentre la sera del trenta gennaio alle ore 21 30 locali con una lente di Barlow apocromatica ed un ortoscopico da 6mm ho ammirato con soddisfazione la rima Birt e la bisecazione del domo omonimo, oggetto di una ricerca perpetuata anni fa dal nostro gruppo di geologia lunare, il GLR GROUP e dettaglio che consigliamo sempre agli appassionati di queste affascinanti strutture cupoliformi. Chi volesse tentare questo genere di osservazione potrà richiedermi, la catalogazione di tutti i domi attualmente scoperti per tentare di riprenderli o di rappresentarli graficamente.

Ho confrontato il Geoptik 150, con l'Intes MK 67, e con il nostro ultra-citato Celestron di otto pollici , troverete varie impressioni nel settore "diario" .

Sintetizzando posso dire che il Newton ha mostrato una maggior sensibilità alle e fluttuazioni del seeing rispetto al Maksutov Cassegrain ed un migliorcontrasto nell’osservazione planetaria anche rispetto allo Schmidt Cassegrain, questa performance però non era percepibile nell’osservazione lunare, grazie all’ottimo contrasto naturale che caratterizzala superficie lunare prossima al terminatore.
Nelle serate più tranquille la maggior risoluzione del C8 ha avuto la meglio, mostrando maggiori dettagli, all’interno del Sinus Iridum, e nei crateri Mersenius e Gassendi, invisibili negli altri due strumenti.


Cielo profondo

Parlerò sempre nei limiti della sua modesta apertura.
Sotto il limpido cielo del passo del San Bernardino in Svizzera ad oltre 2000m slm è possibile osservare i bracci a spirale della galassia M51 e la densa struttura della nebulosa del granchio, percepibile come macchia fievole sotto un cielo inquinato. La puntiformità è soddisfacente eccetto, ovviamente il coma ai bordi del campo. Visualmente a questa altezza bbiamo raggiunto la tredicesima magnitudine

Pregi: prestazione su luna e pianeti, ridotta ostruzione
Difetti: fuocheggiatore mediocre.
Suggerimenti: preferirei delle barre del secondario che presentino una curvatura a 180° o a 360° in grado di sopprimere i raggi di diffrazione.