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Intes Mn 61
17 aprile 1999

INTRODUZIONE
Il Maksutov Newton ha sostituto il Vixen Visac di un mio ex-compagno di osservazioni, il quale dopo aver utilizzato per breve periodo un piccolo Televue Pronto decise di voler osservare i pianeti e la luna con maggior soddisfazione senza spendere un capitale per un telescopio apocromatico di 10, 12 centimetri. Anche in questo caso, come per la maggior telescopi da me testati, ho avuto la possibilità di analizzare con calma le sue prestazioni, in varie serate osservative e contro vari telescopi.
Cercherò qui di seguiti di sintetizzare le mie impressioni.

Ciò che mi è sempre piaciuto di questo strumento è la sua ridotta ostruzione, pari a soli 32mm e la possibilità di regolare lo specchio primario e lo specchio secondario, entrambi di vetro Pyrex
L'estetica è del tutto simile a quella delle altre produzioni dell'azienda russa: colore bianco ruvido, mancanza di fronzoli e peso: lo scafo ottico è un vero sommergibile classe Chilo.
Esistono due versioni, quella da me testata possiede una lavorazione, certificata dal produttore, non inferiore ad un 1/6 PTV, il modello Deluxe, invece è più performante.
Molto utile si è rilevato il paraluce fornito di serie e l'ottimo cercatore 8x50, utile per cercare le galassie sotto cieli suburbani.

Analizzando l'immagine di diffrazione di varie stelle, con vari oculari ho sempre verificato la totale assenza di aberrazioni, oltretutto l'immagine in intra- focale esibita è perfettamente identica a quella in extra- focale, situazione che spesso non ho avuto l'onore di appurare in telescopi apocromatici dal costo superiore.

Effettivamente sia l'osservazione lunare che quella planetaria mi hanno sempre soddisfatto, l'intes Mn, confrontato con un performante e costosissimo Zeiss 130 APQ non ha mai fatto rimpiangere al sig.Berti quando si osservava a medio altri ingrandimenti. Ovviamente un rifrattore apocromatico di 13cm, se ben progettato è in grado di aumentare gli ingrandimenti senza perdite apprezzabili di contrasto e nitidezza.


(Nota di ottobre 2005. Con il Takahashi Toa 130, arrivo nelle serate tranquille a 500 ingrandimenti, mi pare di essere in sorvolo attorno alla luna)

Giove ha mostrato nelle serate ideali, decine di strutture, difficili anche da annotare su carta, e Saturno una evidentissima lacuna di encke. Ottimo l'utilizzo in concerto degli ortoscopici di Zeiss con la barlow intes 2.4x dedicata
(Nota di luglio 2003: L'Intes Micro Mn68 è ancora più performante, ho percepito strutture interne alla grande macchia rossa paragonabili (non simili) a quanto visto nell'ottimo takahashi 128.)


Cielo profondo.
Gli amassi stellari, visti con questo strumento sono davvero molto puntiformi e non fanno rimpiangere la maggior luminosità del Celestar 8.
Bello anche il trapezio di Orione, ovviamente se volete fare "seriamente" delle osservazioni del cielo profondo, andatevene in montagna con almeno uno specchio di 25cm, 15 sono decisamente troppo pochi.

Pregi: contrasto, ostruzione minima, puntiformità.
Difetti: eccetto il peso russo, non mi pare ne abbia.