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TEST: TELEVUE NP 101
Pur avendo ottenuto una buon successo fra gli astrofili, a causa della loro convenienzanonpossono certamente fornire le prestazioni dei rifrattori apocromatici. Del resto, non tutti gli astrofili si accontentano delle prestazioni di uno strumento mediocre e quasi sempre decidono di fare il grande passo verso lo strumento che “per loro” sarà quello definitivo. In questo caso la scelta è quasi sempre ostica poiché data da vari fattori come , ad esempio, il seeing medio del luogo osservativo, la predilezione verso le osservazioni planetarie o degli oggetti del cielo profondo, il budget a disposizione ed altro. Chiunque, però, ha sempre pensato, indeciso se prediligere l’apertura od il contrasto, di acquistare un performante rifrattore apocromatico. Chi non ha sentito parlare, della loro proverbiale indifferenza alla turbolenza atmosferica, dell’incisione delle immagini mostrate e dalla perfetta rappresentazione dei colori? In questa recensione cercherò di fugare alcune perplessità che attanagliano gli indecisi. La domanda che mi sono posto è questa: vale la pena di investire centinaia di euro per un rifrattore apocromatico? Per rispondere a tale dubbio, oserei dire quasi amletico, ho testato uno fra i migliori rifrattori da dieci centimetri presenti sul mercato: il televue NP 101, parto d’ingegno di Al Nagler, noto progettista americano famoso per le notevoli prestazioni e la cura costruttiva minuziosa e quanto mai ragionata dei suoi progetti.
Prime impressioni.
Lo strumento mi è stato consegnato in una valigia grigia, rigida , ben imbottita e provvista di lucchetto di sicurezza che ha dimostrato di resistere egregiamente al trasporto. Il telescopio è molto compatto, lungo solo una sessantina di centimetri e dal peso di poco inferiore ai 5 kg, il tubo ottico è rifinito con vernice bianca a buccia d’arancia. La prima cosa che si evidenzia osservandolo è la presenza di un adesivo con il motto americano” “Proudly made in America”, ossia “orgogliosamente prodotto in america” Effettivamente c’è da esserne fieri: tutto è stato costruito con diligenza encomiabile. Il sistema di messa a fuoco a pignone e cremagliera è ottimo, decisamente migliore rispetto a quello dei rifrattori Takahashi oVixen dello stesso diametro. Le tolleranze costruttive sono ridotte veramente al minimo, tanto che, se si tenta di inserire con forza il diagonale , la pressione prodotta all’interno del tubo farà saltare il tappo che lo protegge. E dotato, inoltre, di un anello di bronzo a chiusura per il serraggio degli oculari, ed altri accessori. Sia l’interno del focheggiatore, con una estrazione di 63mm, che quello della cella sono in alluminio nero anodizzato, l’unica caratteristica dei prodotti di Nagler che mi rende sempre perplesso è l’assenza di diaframmi che secondo il mio umilissimo parere potrebbe aumentare di una frazione il già per altro ottimo contrasto. E’ dotato, inoltre di serie di un diagonale “everbrite”, da due pollici collimabile, che permette di raggiungere la messa a fuoco con qualsiasi oculare. L’obbiettivo, protetto da un coperchio avvitabile è composto da ben 4 lenti apocromatiche, ho tentato di avere maggiori informazioni a riguardo, ma pare che la Televue custodisca gelosamente il segreto.
LE PRESTAZIONE SU CAMPO
Ritengo che molti lettori di Binomania salteranno la parte introduttiva dell’articolo per verificare immediatamente le prestazioni di questo strumento nella osservazione degli oggetti del sistema solare. In effetti le visioni che un buon rifrattore é in grado di fornire non fanno recriminare l’utilizzo di uno strumento dal diametro superiore. Proprio per verificare su campo questa asserzione lo ho confrontato in diverse serate, con altri strumenti, in questo modo è stato possibile evidenziarne i pregi ma anche i limiti. Gli strumenti oggetto della comparativa sono stati: un Maksutow Netwon Intes da 150 mm, un Celestron da 203mm ed uno fra i migliori rifrattori apocromatici costruiti lo Zeiss APQ da 130 mm.
Giove, purtroppo, durante il mese di giugno era già prossimo a svanire fra la foschia del tramonto, in ogni modo, seppur la visibilità non fosse delle migliori, il Televue ha sempre fornito immagini ben contrastate anche quando nello Schmidt Cassegrain si svelava un disco sfuocato e indefinito. Nelle serate dal seeing discreto, invece, le immagini fornite dal rifrattore tedesco e dal Maksutov russo, superavano in dettaglio quelle del Televue, sebbene le differenze non fossero poi cosi ragguardevoli. Notevole il netto distacco dei satelliti galileiani dall’atmosfera del pianeta, durante i vari transiti, la relativa proiezione delle loro ombre e gli innumerevoli dettagli presenti nella bande temperate. Anche la diffusione di luce osservando un oggetto così luminoso era molto contenuta.
Ponendo l’occhio all’oculare del Televue e poi a quello dello Schmidt Cassegrain da venti centimetri, la prima impressione è quella di non essere più in grado difocheggiare con il catadriottico. Il contrasto ed il perfetto punto di fuoco del rifrattore americano sono così precisi anche durante le serate più turbolenti da generare questa strana sensazione. Dovendo fare una mera statistica, potrei affermare che, avendo usufruito del Np 101 per cinquanta giorni, l’utilizzo medio mensile è stato di oltre il doppio rispetto al Celestron. A causa delle ridotte dimensioni focali, (540mm) non potendo fare uso di un moltiplicatore di focale Televue, ho optato per un’ottima Barlow alla fluorite della Baader Planetarium, che ha letteralmente, fatto esplodere i dettagli lunari quando il seeing lo concedeva. Questo rifrattore è in grado di reggere benissimo i 300 ingrandimenti ed oltre, senza perdere in definizione, concedendo, ovviamente, qualcosa in fatto di luminosità. E’ in questo genere di osservazione che si mette in evidenza la netta superiorità di un rifrattore apocromatico a corta focale nei confronti di un economico acromatico che ha parità di diametro non permette di sfruttare tali ingrandimenti. Osservando il cratere Petavius con un oculare Ploss Televue da 10mm e la Barlow sopraccitata ho ammirato le sottile deformità della rima omonima ed il micro cratere interno. Il contrasto era ottimo così come la tridimensionalità dell’immagine, il disco lunare era ben stagliato sopra un fondo cielo scuro, ed una fedele rappresentazione dell’albedo lunare. Ben percettibile anche la suddivisione della Rupes Cauchy e di alcuni dei microcrateri che la intercorrono , non sono stato in grado di percepire la rima Fracastorius ma il giorno 7 maggio ho ammirato, seppur con difficoltà, la rima all’interno della Alpis Valles, un dettaglio che molti ritengono impossibile per uno strumento di questo diametro. Le condizioni di illuminazione favorevoli e l’ottimo seeing hanno palesato la tenue struttura all’interno della regione Alpina.Per onore di cronaca e per ribadire quanto siano essenziali le condizioni di luce, anche Raffaello Lena di Roma durante la stessa sera, è stato in grado di osservare la rima, attraverso il suo ottimo rifrattore Polarex Unitron da 100mm, purtroppo, ormai fuori produzione.
Se dovessi riassumere il confronto con gli altri tre strumenti potremmo così sintetizzare: lo Schimdt Cassegrain, si è dimostrato superiore nella percezione dei dettagli unicamente in quattro serate su cinquanta. Esso ha quasi sempre svelato maggiori dettagli ma sempre impegnando l’acutezza visiva dell’osservatore. In effetti , l’immagine fornita da un rifrattore apocromatico da dieci centimetri è di gran lunga più rilassante, di fatto ho mai trovato una serata dove all’interno dell’oculare del Celestron non si notasse micro-turbolenza. Per lo Zeiss, il discorso era differente:a causa del discreto diametro e delle notevoli dimensioni, il rifrattore tedesco, risentiva delle turbolenza, in maniera piuttosto accentuata, tanto che nelle serate dal seeing medio non si spingeva più in la delle prestazioni fornite dal Televue, nelle notti più calme, invece, era possibile utilizzare con facilità i quattrocento ingrandimenti, ed in questo caso le immagini erano più dettagliate. Il Maksutov Netwton Intes , ricordio in versione non Deluxe, si poneva a metà fra le prestazioni dello Zeiss e quelle del Televue La ottima configurazione ottica russa nonché il prezzo favorevole, mi hanno particolarmente soddisfatto, in questo in genere di osservazioni, al punto tale da prevedere il test, nei prossimi mesi di uno fra nuovi e più performanti, Maksutov Intes Micro con ostruzione pari a 0,12 Con un oculare da 31 mm della Televue si è in grado di coprire ben 4 e gradi e mezzo di campo, per questo motivo chi, in un primo momento dovesse criticarel’assenza di un cercatore nella dotazione di serie , dovrà ricredersi, anche se, il puntamento degli oggetti celesti, senza questo valido aiuto le prime volte potrebbe risultare difficoltoso. L’osservazione del cielo profondo, soprattutto quella degli ammassi stellari è molto appagante, comprensibilmente “nei limiti dell’apertura”. E’ indiscutibile che se si volessero percepire i dettagli delle galassie, vi sarebbero due uniche opzioni, o scegliere un ottimo sito osservativo almenoa 2000m. slm oppure investire il denaro in telescopi a riflessione da almeno venticinque o trenta centimetri. Di fatto, M13, seppur bellissimo, immerso in un campo ampio e corretto e con stelle simili a punte di spillo, era maggiormente risolto nel Celestron da venti centimetri. L’osservazione delle stelle doppie è stata invece eccellente, la puntiformità ha superato anche quella dello Zeiss APQ, siamo stati in grado di percepire tramite l’analisi del disco di diffrazione anche sistemi stellari decisamente al di sotto del limite di risoluzione del telescopio. Ovviamente le sue prestazioni devono essere vagliate in base al suo rapporto focale, giacchè alcuni esemplari di Takahashi 102, che ho testato nel corso degli anni mi sono parsi più puntiformi In ogni modo, , ho ammirato con molta facilità anche a bassi ingrandimenti il disco di Airy di ogni stella che si presentava come un tenue ma visibile disco privo di aloni. L’osservazione delle stelle in alta risoluzione, inoltre, non poteva esimermi da compiere uno star test. Il risultato è stato esemplare: il Televue ha mostrato nessuna aberrazione né cromatica, né sferica, le immagini stellari di diffrazione erano perfette, anche osservando stelle molto luminose non ho evidenziato problemi di residui cromatici, a volte presenti anche nei rifrattori apocromatici. Un rapido confronto con le immagini di diffrazione fornite dallo Zeiss APQ mi ha ulteriormente convinto: in quest’ultimo infatti era presente una leggera asimmetria in extra focale. In definitiva posso affermare che l'esemplare di Televue NP 101 che ho testato ha superato in maniera perfetta il classico test stellare. Queste qualità si evidenziano anche nella fotografia e nella ripresa astronomica dove grazie al campo piano il formato da 35 mm è risultato totalmente corretto, a parte un leggero coma osservabile agli estremi bordi del campo. Anche la vignettatura è molto contenuta e ben eliminabile durante l’elaborazione fotografica. Potete osservare, a questo proposito, una ripresa di M 13 ottenuta dall’astrofotografo texano Russell Croman . Sul suo sito http://www.rc-astro.com potrete ammirare altre riprese eseguite con il Televue NP 101. Finalmente è giunto il momento di rispondere al quesito iniziale. Vale la pena di investire i soldi nell’acquisto di un rifrattore apocromatico? Se laqualità è il primo fattore che esigiamo da un telescopiola risposta è senz’altro sì. Il Televue NP 101 si è dimostrato uno strumento tuttofare, dalla ottima qualità, molto valido per le osservazioni lunari e planetarie e degli ammassi aperti, discreto a causa del modesto diametro nelle osservazioni delle galassie e degli ammassi globulari, ma ottimo per la fotografia e la ripresa attraverso camere CCD nonché decisamente insensibile alla turbolenza. E’ attualmente disponibile al prezzo di 5300 euro , comprensivo di valigia e diagonale da due pollici. Ringrazio la ditta Skypoint srl di Campoformido (Udine) per aver fornito lo strumento oggetto di questo test e gli amici Federico Caro e Paride Berti proprietari rispettivamente delil rifrattore Apq Zeiss da 130mm e del Maksutov Newton Intes da 150mm per essersi gentilmente prestati al confronto.
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