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Pentax 105 SDP
settembre 2005

Presenti qui di seguito le mie impressioni personali e parti della recensione che è disponibile su questo numero di agosto-settembre di LE STELLE.

Premessa
foto:consorte e gatto alle prese con il Pentax 105

Il mercato attuale propone varie configurazioni ottiche a rifrazione: alcune progettate per fornire ottime prestazioni nell’osservazione degli oggetti del sistema solare, altre, come lo schema Petzval, foriere d’eccellenti risultati nel campo della fotografia astronomica.

L’azienda SKY POINT di Udine, ha messo a mia disposizione, per un paio di mesi,un rifrattore Pentax 105 SDP che, per caratteristiche e performance, va a situarsi nella fascia degli strumenti fotografici di alta classe, non disdegnando però lesemplici osservazioni visuali

Prime impressioni.

 

Lo strumento è solido ecompatto: la sua lunghezza focale è pari a 672mm. Il tubo, completo di paraluce non estraibile, è lungo 740mm, ma può raggiungere i 770mm, se utilizzato coni vari raccordi a disposizione ed un diagonale di due pollici. #foto#

La culla che sostiene il tubo ottico e’ sovra-dimensionata e molto affidabile. E’ dotata di una filettatura, posta nella parte superiore, che permette l’installazione di piccoli rifrattori guida o d’apparecchiature fotografiche. Il fissaggio della cella al tubo ottico, avviene tramite la rotazione di unsolido pomello con vite dal grande diametro.

Un sottile strato di velluto verde, inoltre, previene graffi ed eventuali abrasioni che si potrebbero provocare, a sistema di fissaggio allentato, spostando iltubo ottico per bilanciare lo strumento.

Il sistema di fuocheggiatura è molto preciso, anche se un poco frizionato. Ritengo che questa scelta dei tecnici giapponesi sia data dal fatto che questo rifrattoreè stato concepito per reggere pesi elevati durante le riprese fotografiche. Per questo motivo, non deve consentire facili spostamenti del sistema di messaa fuoco nell’utilizzo pratico.

Vi sono, naturalmente, dei grani di regolazioni, che concedono di raggiungere il grado di scorrevolezza richiesto, nonché un grande pomello per il fissaggio del tubo.

Le due manopole sono ben dimensionate e facili da utilizzare. Per curiosità ho indossato, in piena estate, un paio di guanti invernali provando a focheggiare: anche in questo frangente il sistema si è rilevato molto funzionale.

L’estrazione del fuoco è di 90mm, mentre è previsto un adattatore di serie, per l’utilizzo d’accessori da due pollici: l’operazione avviene svitando i raccordi conici del telescopio. #foto#

Il tubo paraluce è estraibile e gommato nella parte superiore. Il coperchio a pressione è dotato di un’apertura eccentrica di 50mm per le osservazioni solari.

Sistema ottico.

Le eccellenti prestazioni verificate nella prova pratica, che esporrò fra breve, derivano, in primo luogo, dallo schema ottico a quattro lenti che contraddistingue il modello 105 SDP.
Il telescopio riprende lo schema ottico, ideato nel 1840 dal matematico Joseph Petzval, seppur con ovvi perfezionamenti. Per questo specifico progetto, infatti, gli ottici giapponesi hanno dato molta importanza alla qualità ed alla lavorazione delle lenti utilizzate: un doppiettodi vetro SD, che pare consenta di concentrare oltre il 97% per cento della luce sul disco di Airy ed uno spianatore di campo, compostodi vetro ED.
Il trattamento di tutte le superfici ottiche è il famoso e brevettato Pentax SMC.

Visualmente, l’obiettivo, è parso perfetto, privo di bolle, striature ed anelli di Newton. Dotato di un caratteristico colore verde mare è inserito in una cella ben dimensionata non collimabile. L’interno dello scafo ottico, invece, è ben opacizzato e costellato da un’innumerevole serie di diaframmi interni, che hanno dimostrato di svolgere alla perfezione il proprio compito

Star Test.

Nulla da eccepire: un ottimo star test, a patto, ovviamente, di utilizzare oculari di buona qualità. Non abbiano notato cromatismo residuo, tranne un leggerissimo spettro rosa in extra-focale, nelle serate più turbolenti,ma in misura inferiore a quanto percepito in uno Zeiss APQ di 130mm.

L’abberazione sferica è assente, non ho notato nessun errore zonale e si nota soltanto una lieve differenza fra le immagini in intra-focale e quelle in extra-focale.

 

Prestazioni visuali.

Il Pentax 105 SDP non è un rifrattore progettato per le osservazioni lunari e per quelle planetarie: tuttavia la sua resa in questo campo ci ha soddisfatto, tanto da farci dimenticare di sovente d’avere a che fare con un telescopio dalla lunghezza focale di soli 672mm.
La superficie lunare è molto contrastata ed è ben percepibile quel senso di tridimensionalità che solo un ottimo strumento a rifrazione sa dare. Avvalendomi di una lente di Barlow della Carl Zeiss e di un oculare Pentax XO di 5mm ho potuto sfruttare ingrandimenti di tutto rispetto, (268X) sia sul nostro satellite naturale che sul gigante gassoso, il quale ha mostrato spesso alcuni dettagli all’interno della Grande Macchia Rossa.

L’osservazione degli oggetti del cielo profondo è limitata dalla media apertura e dall’inquinamento luminoso del sito dal quale si osserverà. Date però le buone premesse, abbiamo provato il Pentax anche sulle Alpi Svizzere a 2300 metri d’altezza, per verificare, fra una sessione fotografica ed un’altra, quale fosse il suo limite nell’osservazione visuale del cielo profondo.

E’ inutile dire come sia incantevole la visione degli ammassi stellari, che presentano stelle puntiformi sino ai bordi del campo; mozzafiato, invece,la percezione dei colori del sistema doppio che contraddistingue Albireo e la sottile trama della nebulosa Velo, ben separata dal fondo del cielo. Le stelle doppiedella costellazione della Lira, invece, paionolucenti capocchie di spillo in un manto di velluto nero.

Degno di nota anche l’ammasso galattico 7789 nei pressi di Beta Cassiopea, poco percepibile dai cieli cittadini.

Le galassie seppur poco luminose rispetto ad un comune newton di 250mm, si svelano come sottili ed incise strisce di luce dai bordi netti e contrastati e osservando le più luminose, come ad esempio M81 ed M82 nell’Orsa Maggiore si ha la sensazione di osservare una fotografia ben elaborata.

Come era d’aspettarsi,le migliori prestazioni le ho ottenute con gli omonimi oculari della serie XW, espressamente progettati per sfruttare il sistema a quattro lenti dei rifrattori SDP.
Nel corso delle settimane, ho anche avuto la possibilità di osservare il disco solare, grazie adun filtro in Astrosolar a tutta apertura.
In questo caso, mi sono avvalso, oltre alla lente di barlow sopraccitata,anche di uno sdoppiatore binoculare.

Grazie all’utilizzo d’entrambi gli occhi èsempre stato possibile percepire la granulosfera solare:una visione molto dettagliata che pochi strumenti mi hanno regalato nel corso degli anni.

Il campo d’eccellenza: la fotografia astronomica.

Com’è risaputo le lunghezze d’onda non visibili ad occhio nudo non possono essere messe a fuoco, per questo motivo è pressoché impossibile verificare visualmente la reale puntiformità che può esibire il Pentax 105 SD senza averne analizzato il risultato fotografico.

Spesso, infatti,gli astrofili, tendono ad eguagliare le prestazioni di strumenti dissimili, proprio perché si limitano ad osservare, durante la stessa serata osservativa, qualche cratere e un paio di pianeti.

Senza un riscontro fotografico, infatti, non avrei potuto  verificare quanto garantito dai progettisti, seppur percepissi visualmente un'ottima puntiformità delle immagini.

La casa madre, mi ha inviato, per conoscenza, il test interferometrico di Zygo, dal quale si evince come questo modello sia in grado di grado di convogliare l’ottanta per cento della luce in4.58 micron ed il settantacinque per centoin soli 3.95 micron! Un valore così basso costringe l’astrofilo a campionare in maniera corretta, per far sì che l’assenza di luce diffusa non mostri pixel quadrati a causa del sotto campionamento, se utilizzato con  sensori poco performanti.

L’ampio diametro di94mm del fuocheggiatore, permette, inoltre una piena illuminazione nel formato 6x7 senza provocare la minima vignettatura. Queste innumerevoli doti sono state ben confermate durante le varie sessioni fotografiche.

Notevole anche il parco d’accessori dedicati:
Per il formato 6x7 e per i sistemi di ripresa più grandi del 35mm esiste uno specifico riduttore di focale di 80mm di diametro (0.77X) che s’installa direttamente all’interno dello scafo ottico filettato, lasciandocosì immutata la lunghezza del tubo ottico, non variando, nel contempo, la corsa per il raggiungimento della messa a fuoco.
Mi sarebbe piaciuto provare anche il moltiplicatore di focale (1.4x) che si installa nella medesima posizione.
Per ciò che concerne il formato di 35mm sono invece disponibili un riduttore di focale (0.72x) ed una serie di moltiplicatori (1.4X, 2X) che, in questo caso, si avvitano ad uno dei coni estraibili di 60.2mm che contraddistingue il complesso sistema di raccordi.
La serie SDP è disponibile in tre diametri: 105mm e 125mm e 150mm: l’unico rilievo di nota , evidenziato nei fratelli dal iametro maggiore, oltre la maggiore luminosità, è dato dal fuocheggiatore micrometrico con una scala graduata che raggiunge il centesimo di millimetro.

In sintesi, ritengo questo rifrattore apocromatico un punto d’arrivo per l’astro-fotografo evoluto ed esigente, il quale, fra una ripresa e l’altra potrà anche divertirsi ad ammirare le meraviglie celesti con ottimi risultati.