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Rifrattore Sky Watcher 150 F/5

 
 



Passiamo ora a descrivere il rifrattore a corto fuoco dal grande diametro della azienda cinese.
L’ottica è composta di un doppietto acromatico spaziato in aria, l'obiettivo e' apparso privo di striature, bolle, polvere ed anelli di newton, il trattamento anti-riflesso è uniforme, mentre la cella che ospita il flint ed il crown, spaziati da tre piccoli spessori, non è collimabile, a differenza della versione di 1200mm di focale. Il peso è pari a circa 5.5kg e si apprezza per l’estrema compattezza, soprattutto senza paraluce. Lo abbiamo utilizzato di sovente, con una vecchia montatura Vixen GP modificata in altazimutale, per la ricerca e l’osservazione cometaria, campo che riteniamo ottimale per uno strumento del genere. Tutti i cacciatori di comete, dovrebbero possedere uno di questi strumenti nel loro equipaggiamento.
Dotato di un fuocheggiatore di 50.4mm accetta, a buon grado, oculari a grande- campo di due pollici, che forniscono campi di vista reali, prossimi ai 3.5 gradi: maggiori, quindi, dei più specialistici binocoli di 100mm di diametro.

Di notevole interesse la filettatura di serie (42x1) per la macchina fotografica che è compresa nel riduttore per gli oculari di 31.8mm.
Il fuocheggiatore e' nella media di quelli forniti in dotazione su telescopi della stessa marca, se si eccettuano le versioni ED, ovvero non molto scorrevole a causa del pessimo grasso utilizzato nella fase d’ assemblaggio dei componenti.

A questo problema è facile rimediare tramite un’accurata rimozione ed una nuova lubrificazione per mezzo di un grasso più scorrevole e performante. Molto luminoso e di buona fattura il cercatore di 50mm fornito di regolazione, composta di due viti e di un comodissimo e preciso sistema a molla.

Prova su campo.
Con uno strumento di tal focale era ovvio trovare un notevole residuo cromatico e la presenza di aberrazione sferica, tuttavia, nel suo campo reale di utilizzo, che esporremo fra breve, è possibile utilizzarlo con estremo piacere a patto di non esagerare con gli ingrandimenti.
Nella visione d’ammassi stellari ed ampi scorci della via lattea a medie bassi ingrandimenti è impareggiabile: le stelle sono molto puntiformi , tranne quelle più luminose che presentano evidenti segni di astigmatismo,la distorsione è presente, ma direttamente proporzionale alla qualità degli oculari e lo spettro cromatico “rovina” la visione solo in presenza di stelle superiore alla terza magnitudine.
Ovviamente, l’ampio diametro dell’obiettivo e' irrilevante se utilizzato con oculari che forniscono una pupilla di uscita superiore a quella dei nostri occhi.
Servendosi di un oculare di 30mm, infatti, si ottiene una pupilla d’uscita pari a 6mm, (150mm/30mm=25 ingrandimenti 150/25= 6mm) troppo ampia per le serate osservative da siti mediamente inquinati. In questi casi, le nostre pupille non raggiungono la massima dilatazione e ricevono la luce dal telescopio come se provenisse da un sistema ottico di soli 100mm di diametro. (25x4=100 fattore ottenuto, moltiplicando gli ingrandimenti per la nostra dilatazione pupillare)

Di fatto a parità d’ingrandimenti, un binocolo Astrotech Optik 25x100 FB, con una pupilla d’uscita di soli 4mm, durante le stesse sessioni osservative, ha mostrato, con una maggiore luminosità galassie ed ammassi stellari seppur con campo reale inferiore: 2.35 gradi effettivi.
I potenziali acquirenti devono fare quindi attenzione e ponderare di volta in volta quale sia il migliore oculare da utilizzare.
Sottoun cielo d’alta montagna, è invece fattibile sfruttare con profitto anche gli oculari di 30, 35mm ottenendo così un’immagine molto luminosa in un campo realmente ampio, tale da non far rimpiangere un classico newton di 200mm.
Lo Sky Watcher 150, poi, quando installato su una montatura a forcella è il non plus ultra della comodità.

Discrete anche le osservazioni di Luna e pianeti, in questo caso, per ovviare al residuo cromatico ci siamo avvalsi di filtri astronomici. Già con un semplice filtro giallo chiaro, la situazione migliora di molto. La luna è contrastata ed incisa sino a circa 150 ingrandimenti, salendo fino a 200 però la condizione non migliora, ancor più su decresce. In ogni modo, il discreto potere risolutivo ci ha permesso di osservare quasi tutti i dettagli presenti sull’ottimo Atlas of the Moon di Antonin Rukl, salvo varie rime, che per onor di cronaca, sono rese più visibili sull’atlante per decisione dell’autore rispetto a quanto non appaiano in realtà.
Saturno ha sempre svelato la divisione di Cassini, mentre Giove, la Grande Macchia Rossa,la situazione, inoltre migliora lievemente, diaframmando l’obiettivo a circa 11centimetri, operazione che si verifica togliendo l’ampio tappo del coperchio in plastica che protegge l’obiettivo. Ovviamente non sarà possibile fare stime di colori delle bande atmosferiche del gigante gassoso,in quanto i colori risultano fortemente sfalsati dal residuo cromatico. I dettagli, se non si esagera troppo con gli ingrandimenti, ci sono.
Pur non essendo uno strumento specifico per questo genere di osservazioni è ugualmente divertente, anche se , lo ribadiamo il suo campo d’utilizzo specifico è l’osservazione degli oggetti del cielo profondo.

L’autore ringrazia la ditta Geoptik e la Auriga Srl per aver fornito i telescopi oggetto di questo test.