Un anno di Cielo fra binocolo e rifrattore: racconto e personali considerazioni di un’esperienza.

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Alcuni anni fa fui preso dalla frenesia di paragonare un binocolo da 100 mm con un rifrattore da acromatico a corto fuoco da 150 mm nell’osservazione del cielo profondo. Fu una bellissima esperienza sulla quale non ho mai scritto nulla per mille motivi, quasi tutti futili e ordinari, non ultimo la pigrizia (odio scrivere….), anche se mi ero sempre ripromesso di farlo, motivo per il quale ho conservato gli appunti di allora. Riaprendoli in mano oggi scopro che sono già passati sei anni, mannaggia, e che a fianco di date e impressioni osservative e giudizi avevo riportato considerazioni fatte in diretta telefonica con un amico astrofilo ormai scomparso, particolare che avevo dimenticato e che è stato bello ricordare tornando indietro a quelle notti.

Piero Pignatta

L’autore in azione con due binocoli astronomici di 100 mm di diametro.

 

L’intento non era tanto quello di dimostrare la differenza fra visione binoculare o monoculare e nemmeno di vedere i due strumenti in contrapposizione: su questi argomenti erano già stati versati fiumi d’inchiostro e miliardi di “bit” con ottime spiegazioni tecniche, ben circostanziate anche da numeri e teorie ottiche o neurofisiologiche. E poi avevo già fatto la mia scelta, se così si può dire, di astrofilo “binocolaro” (e non binoculare che potrebbe tradire l’impiego di telescopi con torretta). No, in realtà è che pur avendo letto queste cose ma non avendole ben sperimentate mi rimaneva sempre una domanda fondamentale: ma come appariva davvero un oggetto visto al binocolo o al telescopio al medesimo ingrandimento ma con diversa apertura? In una parola non riuscivo a immaginarmi come potesse apparire Andromeda a 30x in binocolo da 100 mm rispetto a un rifrattore da 150. La maggior apertura avrebbe compensato la visione monoculare? Di quanto e in che modo?  Non c’era formula o articolo che potesse tenere: solo l’esperienza diretta dei due tipi di visione avrebbe potuto dare la risposta.

Passai quindi a una pianificazione a tavolino cercando di livellare le possibili variabili interferenti: dovevo scegliere uno strumento con un’apertura maggiore del mio binocolo da 100 mm ma doveva essere concettualmente simile con una visione completamente raddrizzata come in un binocolo; inoltre il confronto doveva essere fatto obbligatoriamente nella stessa sessione per avere le medesime condizioni oggettive e soggettive di osservazione.

I siti osservativi erano prevalentemente due in bassa Val di Susa fra gli 800 e 1500 m.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/26/Valle_di_Susa.JPG

Fonte: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/26/Valle_di_Susa.JPG

Iniziai quindi una paziente ricerca della strumentazione più adatta cercando di non svenarmi troppo, di utilizzare per quanto possibile ciò che già possedevo, mantenendo un assetto agile e di facile impiego; in tal senso, pur con qualche timore e preoccupazione per l’eccesso di carico, decisi di mantenere come unico cavalletto il mio Manfrotto 475b, dato per una portata di 12 kg, montandoci sopra un totale di 15-16 kg: per la bontà di materiali e costruzione, i timori si rivelarono infondati e il cavalletto si comportò egregiamente senza fare una piega (nel vero senso), ma se non fosse stata solo una prova e avessi deciso di mantenere in permanenza un simile assetto vi dico che per tranquillità sarei passato senza indugio a un 161 con portata fino a 20 kg.

 

A fianco del mio Miyauchi Galaxy 100 mm con oculari originali 20x, 26x, 37 x e i Siebert 50 x affiancai un Rifrattore acromatico Sky-Watcher 150/750 f/5 corredato da oculare Mer 30 da 2” e zoom Swarovski 23.1-7.7 da 31.8 mm. Per ottenere una visione completamente raddrizzata al rifrattore ho impiegato un ottimo prisma raddrizzatore a 90° da 2 “ della William Optics che si è rivelato eccellente sul cielo profondo con il fatidico “sbaffo centrale” solo se si puntava Sirio; non  ho però esperienza di confronto analoghe buone diagonali a specchio. Filtri UHC per entrambi gli strumenti impiegati con il Mer 30 sul rifrattore e a 26x sul binocolo.

Per operare in parallelo  con gli strumenti sullo stesso asse scelsi una montatura altazimutale EazyTouch della Sky Watcher.

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Il bellissimo setup di Piero Pignatta. Chi vincerà?

 

Giuliano Monti di Tecnosky, oltre a procurarmi molto del materiale indicato ,mi assistette impeccabilmente preparandomi un adattatore per il treppiede fotografico, un robusto braccio a L per il binocolo e controllando il rifrattore sul suo interferometro(con esiti sorprendentemente più che buoni).

Sul campo la configurazione  si rivelò formidabile: facile e rapida da montare, a sinistra il telescopio, a destra il binocolo sullo stesso asse; puntando un oggetto tramite il cercatore del binocolo (un punto rosso da me adattato sulla maniglia) dovevo spostarmi di 2 cm al massimo per averlo anche al centro del campo del rifrattore; gli oculari scelti per il rifrattore mi consentivano di andare in parallelo con gli stessi ingrandimenti del binocolo ( all’uopo mi calcolai una piccola tabella per impostare le focali sullo zoom) e mi avrebbero consentito di andare oltre i 50 x per capire quanto il rifrattore avrebbe potuto farmi vedere di più; i movimenti erano fluidi per un ottimo bilanciamento: spaziando per il cielo  sembrava di stare dietro a una consolle da contraerea.

La prima volta, con tremebondo terrore che potesse crollare tutto, provai anche utilizzare la cremagliera del cavalletto che avrebbe dovuto sollevare quei 3-4 kg in più del previsto: perfetto, anche se il timore di sovraccarico non mi abbandonò mai e quindi preferivo accompagnare con la mano e subito stringere il fermo della colonna una volta raggiunta l’altezza voluta (per lo più osservazioni allo zenit).

Bene, tutto pronto, si poteva cominciare: era il 2/1/2008, faceva molto freddo e il thè caldo che sempre mi porto dietro mi confortava nelle pause, ero solo, con un cielo bellissimo, eccitato per la nuova attrezzatura, emozionato per cosa avrei potuto vedere, affascinato dalla sua bellezza, annichilito e atterrito dalla sua immensità.

Nei mesi a venire avrei ripetuto l’esperienza più volte, per tutto l’anno, con tutte le costellazioni, in tutte le stagioni, fino al dicembre di quel 2008. Di seguito troverete qualche stralcio dei miei appunti tanto per dare l’idea dell’impressione osservativa di quel momento e le mie personali considerazioni.

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Foto Di Marco Meniero

 

(NB: quando mi riferisco  al rifrattore scrivo  “ il 150”, per il binocolo scrivo  “ il Miya”; spesso gli ingrandimenti non sono indicati, ma nel 90% dei casi sono compresi fra i 25 e i 50x; qualche volta sono salito  oltre con il rifrattore fino a 97x).

M42: a 25 x più luminosa nel 150 ma con il Miya è più contrastata; il trapezio si vede molto meglio con il 150.

M51: a 50x molto meglio il nucleo con il 150, salendo fino a 97 x perdo i bracci che invece riesco a vedere se rimango a 60 x.

Nebulosa rosetta: a 25x con UHC non noto particolaridifferenze

Doppio di Perseo: con il 150 vedo più stelle ma perdo la globale luminosità del complesso  e la visione d’insieme.

M33: con il Miya un’estesa nebulosità, con il 150 vedo meglio ilnucleo e inizio a veder eun accenno dei bracci (wow!)

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La galassia M31 “Andromeda”- Foto Di Marco Meniero

 

M31: bellissima con entrambi; a 25x con il 150 colgo meglio M32 e M 110, salendo a 50 x riesco a entrare nel nucleo ma mi perdo il resto.

M13: lo risolvo con il 150 ma perdo l’insieme; se spingo oltre mi sembra di guardare la via lattea non un ammasso globulare!

Tripletto del leone: stasera non è un granché. Sia a 26 che a 37 x nel Miya sono molto sfumate, le vedo un po’ meglio nel 150 ma devo andare  a non meno di 50 x per contrastarle dal cielo poco nero.

Velo del cigno: a 25 x con il 150 inizio a vedere meglio la trama rispetto al Miya, ma perdo quella profondità di visione che ho con due occhi.

2.1.2008: prima uscita. Il passaggio continuo dal Miya al 150 e viceversa è destabilizzante!!!! In mono-visione perdo l’immersione, la profondità, l’essere lì; dopo un po’ di tempo passato al 150 tornare al Miya è emozionante.

E così potremmo continuare.

 

DISCUSSIONE E CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Vi sono dei vizi di fondo dell’esperienza, imputabili a e due fattori: il primo è l’abitudine osservativa per la quale il mio cervello da sempre è abituato subito al vedere il cielo con il binocolo per cui ho senz’altro dei canoni pregiudiziali di rappresentazione visiva che influenzano l’opinione finale; vedasi ad esempio la notazione su M13 da cui si desume che “risolvere” amassi globulari non fa per me, preferendo molto di più vederli al limite del “granulare” ma sempre immersi nel contesto stellare d’insieme.

Il secondo è che col passare degli anni oggi sono disponibili strumentazioni migliori di quelle che ho usato io, sia per quello sia riguarda le ottiche sia le montature, ora persino micrometriche.

Concieli mediamente inquinati, sostengo la sostanziale inutilità di un rifrattore di grande diametro a corto fuoco impiegato a 25x, perché il cielo è sempre troppo chiaro; per contro si ha il vantaggio di poter aumentare gli ingrandimenti ottenendo una maggior “potenza” visiva: questo principio, mutuato dai binocoli, ci suggerisce che probabilmente con binocoli da 125-150 mm l’ingrandimento minimo preferibile parte da un valore di 30-40x.

I bassi ingrandimenti con strumenti da 125-150 mm, siano essi binocoli che rifrattori a corto fuoco sono senz’altro da riservarsi a cieli davvero bui, ormai sempre più rari.

Mediamente ho notato che la miglior resa di questi rifrattori da 140-150 mm sul cielo profondo è con ingrandimenti oscillanti fra i cinquanta e i settanta x; con le galassie oltre tali ingrandimenti spesso si vedeva bene soloil nucleo perdendo il resto. Qualche volta a 90x mi è capitato di non riuscire a mettere bene a fuoco.

A proposito degli ingrandimenti: osservando con il binocolo per avere la stessa immagine visiva con il rifrattore mi occorrevano più ingrandimenti; se al binocolo osservavo a trentasette  ingrandimenti per avere “la stessa cosa” sul rifrattore dovevo impiegare 50x (questo fatto, peraltro noto e descritto, ha influenzato non poco anche le mie osservazioni terrestri portandomi in molti casi a preferire un binocolo ad alti ingrandimenti rispetto a uno spotting scope, ma questa è un’altra storia….)

Globalmente il rifrattore mi faceva perdere quell’immersione totale e proiezione sulla scena di cui solo il binocolo è capace, perdendo anche la possibilità di “navigare” per l’universo, che rende persino piacevole star hopping di ricerca, più stressante impegnativo al tele; per contro il telescopio risultava più versatile nella scelta degli ingrandimenti e può fornire immagini migliori potendo impiegare ocularidi qualità associati a una focale comunque maggiore del binocolo. Inoltre la maggior apertura mi consentiva di vedere più dettagli tipicamente su oggetti estesi a bassa magnitudine superficiale.

Miyauchi100

Il setup prediletto dall’autore. Maneggevolezza e alte prestazioni.

 

Quindi?…….

Se prendo come riferimento  un binocolo da 100 mm e per il mio modo di osservare/vedere, un rifrattore da 150 mi da poco di più, forse troppo poco, e solo in certe condizioni e su pochi oggetti deboli; probabilmente il vero “salto” l’avrei solo con strumenti  che partano da  almeno 20 cm di apertura;  diverso è il caso se si tratta di binocoli o binoscopi in cui due 150 mm accoppiati possono sicuramente procurare analogo vantaggio.

A oggi, marzo 2015, sto continuando a osservare con il Miyauchi da 100 mm sostanzialmente per problemi di praticità: se avessi una postazione fissa, non esiterei un attimo a passare  a un binocolo da 150 mm o due rifrattori analoghi a corto fuoco accoppiati.

A oggi, marzo 2015, un cielo buio ancora mi emoziona, mi affascina e insieme  mi atterrisce, come tanti anni fa.

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Pignatta Piero: visualista puro del cielo profondo, con qualche divagazione di panorami montani e avi-fauna. Osserva solo con il binocolo, strumento che per lui è stata una vera rivelazione; è un fissato dei binocoli Miyauchi sui quali è meglio transigere e non contraddirlo, pena gravi scompensi del suo equilibrio cosmico-esistenziale. Il suo mito è l’ormai introvabile, esaurito, costosissimo 25×141 per il quale potrebbe copiosamente commuoversi al solo sentirlo nominare. Non escludo ne conservi una foto nel portafoglio.

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