Vixen BT126 SS A: ad un passo dal cielo.

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Premessa.

Sono da poco ritornato nella casa paterna con tutti i ricordi, i profumi, i sorrisi e le lacrime che ne conseguono. Mentre scrivo, scruto dalla finestra la parte posteriore del giardino, ove circa nove anni fa osservai nel vecchio BT 125 25×75 zoom.  Molte cose sono accadute da quando non vivevo più qui: ho perso mio padre, lo sono diventato, Binomania era solo un’idea, ora una realtà consolidata. I capelli sono sempre più radi e ingrigiti, ho nuove responsabilità come uomo, lavoratore, padre e marito. Anche la casa è cambiata: qualche parete in meno, un caldo pavimento accogliente, nuovo arredamento, nuova libreria.  Lo stesso dicasi per le piante che decorano il giardino. Già! Pare trascorso molto tempo, tuttavia il profilo arcaico delle montagne che ammiro fra le finestre che “puzzano” di nuovo mi rammenta che non tutto è alterato, ci sono ancora solide certezze, come i quadri degli avi appesi alle pareti, sintomo che le opere umane succedono a chi le ha concepite.

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Il Vixen BT 126SS_A, riposa, al tramonto, in attesa delle stelle.

 

 

Un’altra cosa non è mutata: lo scopo primario del progetto giapponese “Binocular Telescope” racchiuso nell’acronimo “BT”.  Lo ammiro per qualche istante: è posto nello stesso punto ove, anni fa, riposava la vecchia versione con oculari a ingrandimento variabile. Lascio all’amico Piero Pignatta e al suo fido bastone di Asclepio spiegare le cause di questa mia piccola mania.

Anche se di primo acchito la sua linea è inconfondibile, è indubbio che si tratti di una rivisitazione, oltretutto per me è un vero piacere soffermarmi sui particolari per scovare le innovazioni, per tale motivo, scrivo queste brevi righe, mentre lo contemplo, sereno.

Il nuovo BT 126 SS-A è  più compatto della precedente versione del 2008 (il BT 125-A) è stato dotato di nuove ottiche dal diametro leggermente superiore (126mm), è stata  riprogettata la sede porta-oculari, ma la vera novità è la lunghezza focale inferiore, passata dai  760 mm a 625 mm. Questo  ha comportato  un rapporto focale decisamente più’ luminoso, pari a F/5 , oltre ad un peso (10.5 kg) ed un ingombro leggermente inferiore (360 mm x 630 mm).

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I grandissimi obiettivi di 126 mm.

 

Ho anche notato che rispetto ai prodotti cinesi mostra una notevole dovizia nella cura dei particolari, come del resto è prassi in casa Vixen per i prodotti di alta fascia.  Non si notano sbavature nella verniciatura, nessun residuo o particella all’interno degli elementi ottici, la maniglia integrale è molto comoda, utile la filettatura inferiore per consentirne l’alloggiamento sulle grandi teste video, sobrio il logo e la targhetta con la descrizione delle caratteristiche tecniche.
Le uniche parti che rompono la linearità del design sono i supporti integrati per l’alloggiamento sulla forcella dedicata: due piccoli cilindri che escono dai tubi ottici, bruttini quanti essenziali.

Il “bianco Vixen” dona a questo binocolo gigante un’aria da ” strumento professionale da usare con il camice bianco”.  L’interno del tubo ottico è perfettamente  annerito , mentre di pregevole realizzazione lo studio e il posizionamento dei diaframmi interni.

E’ utile soffermarsi un attimo sul nuovo sistema di fissaggio degli oculari. I progettisti hanno concepito un sistema a collare molto valido e rapidissimo da utilizzare che, nello stesso tempo, consente ruotare rapidamente gli oculari, per ottenere una corretta collimazione.  Anche se in realtà il binocolo mi è parso ben collimato, anche a 50X, facendo ovviamente uso di ottimi oculari.

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Un bel primo piano sul binocolo giapponese.

 

I grossi tamburi che custodiscono i prismi sono privi di giochi e finalmente non note differenze di fluidità o giochi durante la regolazione della distanza interpupillare. Seppur non presentino una guida per l’apertura e, la chiusura, similmente ad altri progetti, devo ammettere che sono decisamente più facili da muovere. La mia passata esperienza derivava, ovviamente, dall’uso di un solo esemplare, per tale motivo non posso essere sicuro che i difetti riscontrati all’epoca sul BT125- A rappresentassero l’intera produzione.

Un’altra novità veramente molto vantaggiosa è la possibilità di utilizzare i filtri astronomici. I lettori più attenti ricorderanno che la versione precedente non consentiva di adoperarli. Con la maggior parte degli oculari che provai non era possibile raggiungere il fuoco all’infinito quando si avvitavano i filtri nella parte inferiore del barilotto. Questa dimenticanza proibiva l’utilizzo di comodi filtri atti a inibire in parte l’inquinamento luminoso e a migliorare il contenimento dell’aberrazione cromatica e/o il contrasto.

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Il supporto del cercatore e’ necessario tuttavia sarebbe stato sufficiente anche un semplice Red Dot da installare sul ponte centrale.

 

Seppur i progettisti abbiano accorciato la lunghezza focale, mantenendo lo schema acromatico, i nuovi obiettivi di 126 mm di diametro esibiscono una buona correzione cromatica. Ovviamente non siamo di fronte ad un binocolo con lenti a bassa dispersione per tale motivo è normale, soprattutto ad alti ingrandimenti (40x-50X) notare un lieve alone bluastro intorno alle sagome degli oggetti più luminosi.

V’è anche da dire che sto scrivendo di un binocolo progettato per spazzolare il cielo notturno alla ricerca degli oggetti celesti che non ambisce certamente ad eccellere nelle osservazioni terrestri ad alto ingrandimento. Per tale scopo sussistono binocoli o altri prodotti ottici più adatti  e spesso più costosi, seppur di diametro inferiore.

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Un particolare di una foto ottenuta appoggiando uno smartphone Samsung Galaxy S4 all’oculare Televue Panoptic di 19mm. Non male per un binocolo acromatico aperto a F/5

 

In ogni caso, la tanto temuta aberrazione cromatica mi pare sia leggermente diminuita e si possa “domare” a grazie all’utilizzo dei filtri Baader Semi Apo o Baader Contrast Booster.
Rispetto all’occhio umano, un obiettivo dal diametro di 126 mm, fornisce una luminosità pari a circa 300 volte in più. Chi non è avvezzo a tali diametri, soprattutto il classico birdwatcher, potrà però presagire che fare uso di due obiettivi di tal diametro sotto un buon cielo stellato potrebbe essere un’esperienza fantastica.

Le mie impressioni sul campo.

Premetto che durante i quasi due mesi di possesso di questo strumento, le condizioni meteorologiche hanno collaborato pochissimo fornendo sempre delle serata nuvolose o fosche. Quando il cielo era limpido c’era la luna a disturbare la visione degli oggetti profondi.
Ho avuto  quindi ben poche  possibilità di osservare dalla mia solita postazione casalinga nelle Prealpi Lombarde, a circa 600 m di altezza. Fortunatamente un ritrovo familiare in Svizzera, mi ha concesso di sfruttare il dopo cena sotto un buon cielo nei pressi di Lucomagno a circa 2000 m di altezza.  Durante le mie prime sessioni ho utilizzato degli oculari Televue Panoptic da 19mm (circa 33X con una pupilla di uscita pari a 3.7mm). Ho potuto  impiegare  gli oculari grandangolari venduti  da Tecnoski  (12mm e 10mm) e  i noti Docter12.5X UWA ASTRO 84° soltanto durante l’ osservazione fatta  in compagnia di Paolo Monti e Piero Pignatta.

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Vixen BT 126 SS- A e oculari Docter 12.5mm UWA 84°: stelle puntiformi sino al bordo.

 

In alta montagna la visione delle galassie è da mozzare il fiato, soprattutto per chi come me è ormai abituato a osservare in un binocolo con 80 mm di diametro. M81 e M82 mostrano vari dettagli, la seconda, soprattutto, svela delle zone dalla differente luminosità. Si riconosce, con certezza, anche la forma allungata di NGC 3077.
Ho osservato vari ammassi stellari e galassie, soprattutto quelle nel Leone e nella Vergine, tuttavia l’oggetto che mi ha più stupito è stato M51: mai vista cosi bene in un binocolo! A 33X la struttura a spirale è indiscutibile, il fondo cielo molto scuro e le stelle nel campo di vista  molto puntiformi .  Peccato non aver potuto usufruire degli oculari Docter in quella circostanza.

Sotto cieli decisamente meno bui il guadagno con il mio Docter Aspectem 40×80 ED è comunque indiscutibile. M13 è  molto più luminosa  e mostra già una notevole granulosità, M57 è una piccola  ma evidente ciambella. Per curiosità ho anche provato ad osservare Giove e la Luna. Al crepuscolo, quando  non si nota ancora l’aberrazione cromatica sugli oggetti luminosi, Giove mostra tre bande, le calotte polari e la Grande Macchia Rossa. Pur consapevole di non avere a che fare con un rifrattore apocromatico ho deciso di osservare la luna con un paio di oculari Vixen zoom al Lantanio e con due filtri  Baader Contrast-Booster. Dopo una rapidissima collimazione, che si ottiene facendo ruotare gli oculari nella giusta posizione (sintomo di una buona collimazione di fabbrica) ho osservato la superficie lunare a circa 80 ingrandimenti. Fra i dettagli più interessanti cito: la Rupes Recta, la rima Birt, Rima Petavius e i domi di Hortensius.

Ritengo che il suo range  di utilizzo ideale sia compreso fra i 20 ed i 60X, al massimo 80-100X per l’osservazione della Luna. Anche in questo caso  ho notato che facendo uso di oculari performanti  si nota anche una maggior puntiformità stellare, non solo al bordo, ed anche un fondo cielo più contrastato. Sarebbe quindi meglio non lesinare nell’acquisto dei  suoi accessori. La forcella Vixen HF2è ottima, qualche dubbio me lo ha fatto nascere il treppiede Vixen che ovviamente è stato progettato per i telescopi. In certe circostanze risulta un poco basso e per chi come me, abituato a osservare con i binocoli quasi sempre in piedi, sarebbe più utile utilizzare un treppiede più alto, oppure una colonna aggiuntiva. Spero che il costruttore preveda qualche opzione.

Un ritrovo fra amici, amanti dei Big Binoculars.

Nel corso dei mesi io e Piero Pignatta abbiamo discusso spesso e volentieri sulle possibili potenzialità del nuovo BT 126. Lui utilizza da anni, con una  passione e cura quasi maniacale, un ottimo esemplare di Miyauchi 100, tuttavia, avendo ormai messo  da parte l’intenzione d’acquistare il Miyauchi 141, era ansioso di verificare sul campo se 26 mm di diametro in più, per ogni tubo ottico, potessero fare la differenza e potessero effettivamente contribuire all’effetto “WOW!”.

Per tale motivo, dopo quasi sei settimane di rinvii, a causa delle pessime previsioni meteo, Sabato 16 Maggio siamo stati in grado di fare una bella osservazione in compagnia di Paolo Monti, anch’esso possessore di un altro esemplare di Miyauchi 100.

Lascio spazio ai miei collaboratori e alle loro impressioni.

 

Vixen BT 126: finalmente!
Di Piero Pignatta.

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Piero Pignatta, posa accanto (finalmente) al Vixen BT SS-A

 

Contro ogni maledizione di Giove Pluvio alla fine ci siamo riusciti. Parto divorato dalla curiosità in un caldo e soleggiato  pomeriggio arrivando a casa di Piergiovanni ove poco dopo ci raggiunge Paolo Monti. Non mi perdo in altri convenevoli ma già solo  per questo sono felice: è da tempo che non li vedo e incontrarsi è un raro piacere.

Ma ecco, il nuovo Vixen BT 126 è qui davanti a me. Il primo impatto è l’ottima qualità costruttiva, anche nei particolari  che non smentisce casa Vixen. Bello da vedere. Mi piace.

Mi sembra anche più piccolo del vecchio modello, dalle foto me l’ero immaginato più ingombrante; lo prendo, lo alzo, me lo rigiro: sono 10 kg che non sembrano tali per una comoda maniglia messa nel posto giusto per avere il peso bilanciato. Manovrabilità e ingombri sono gestibilissimi. Bene: primo punto a favore di una facile trasportabilità per chi, come me, ha tale esigenza e predilige compattezza.

E ancora chiaro, quindi posso esaminare bene anche il resto e fare tutte le prove meccaniche che mi servono.

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Il cavalletto Manfrotto pare sopportare senza disagi il peso della forcella e del Vixen BT 126

 

Il cavalletto originale non piace molto perché io sono abituato ad osservare in piedi: anche completamente esteso è ancora basso  e allo zenith obbliga a contorsioni. Anche da seduto bisognerà cercare di trovare un compromesso in altezza. Ma questo già lo sapevo; quello che mi preme è vedere se con il mio Manfrotto 475b con cremagliera che porta 12 kg riesco gestirlo. Comincio a esaminare l’ottima e nota  forcella Vixen per poi montarcela su (a mio avviso la migliore insieme all’originale Miyauchi che adotta lo stesso sistema, da me preferito, con  perni laterali sul binocolo e non la doppia culla ): è una filettatura M10 che sia avvita comunque al passo fotografico da 3/8 con un minimo gioco: però forse è meglio farsi fare un piattello di conversione per maggior sicurezza, intanto elucubro sulle varie possibilità di fissarlo in modo tale che con i movimenti laterali non vi siano allentamenti accidentali che portino a svitare il tutto: ho qualche idea, il problema è senz’altro risolvibile.

Il binocolo comunque riporta una filettatura sul fondo dello scafo per un eventuale attacco a una robusta testa fluida (che per la portata richiesta   costerà certamente  un patrimonio ); lo strumento si posiziona facilmente , la regolazione delle frizioni è perfetta, i movimenti pure; i tamburi per regolare la distanza interpupillare hanno movimenti ben frizionati e regolari (ma sono sempre scollegati tra loro, mannaggia, e bisognerà considerare di regolarseli mantenendo una centra centralità simmetrica: ma perché non li incernierano maledizione? È però vero che nell’uso personale una volta impostata praticamente non si tocca più), la messa  fuoco è anch’essa regolare e costante. La posizione del cercatore invece è forse un po’ troppo laterale: su un binocolo un cercatore  a punto rosso è per me quello preferito e mi piace averlo sulla linea centrale di sguardo, ma anche questo non è un problema:  scafo e maniglia offrono spazi per ogni soluzione. Bene, bene: meccanicamente altro punto favore. Ora vediamo come reagisce la cremagliera: dovrà sollevare binocolo e forcella e siamo al limite della portata dichiarata, ma sono fiducioso perché ho già testato in sovrappeso questo cavalletto con ottimi risultati. Inizio a girare la manovella: grande Manfrotto! Va su che è una meraviglia, senza sforzo, stabilmente, non vi sono cedimenti o impuntamenti, non c’è bisogno di accompagnarlo, lo strumento rimane stabile grazie alla possibilità di regolare in modo sicuro e stabile il poligono d’appoggio. Magnifico: meccanicamente  ci siamo e il Vixen BT 126 SS-A ha passato l’esame.

Già che ci sono lo provo in terrestre: pur trattandosi di un acromatico ha molta meno aberrazione di quanto mi aspettassi, ma chi se ne frega del terrestre: questo è uno strumento da cielo profondo ed è lì che voglio vedere quanto può darmi di più rispetto al mio . E’ la prova  che temo di più: la mia precedente esperienza sul vecchio modello a 25x non e’ stata entusiasmante e mi ha fatto tenere il mio fido Miyauchi Galaxy da 100 mm che ho al seguito.

Deposta ormai da anni ogni possibilità di acquisire il Miyauchi 141, principalmente per motivi economici,  e data la mia necessità di muovermi associata al desiderio di una strumentazione leggera e compatta,  questa è al momento  la miglior opzione migliorativa disponibile; ma dovrà valerne davvero la pena: il costo non è da poco, forse persino un po’ troppo per un acromatico, pertanto l’incremento visuale dovrà valerne davvero la pena per farmi “tradire” il Miyauchi.

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I tre tester..in erba.

 

Ho idee molto chiare in proposito: monterò il mio “Miya” in parallelo al Vixen su una breve ma  precisa lista   di oggetti del cielo profondo (da M57 alle galassie del leone, da M 51 a M13, da M81-82 alla collana di Markarian). Fatto. Ora non rimane che aspettare il buio. Una rapida pizza con gli amici e la bellissima famiglia di Piergiovanni e poi ci si tuffa nelle prove. Ho poco tempo, un paio d’ore non di più, per poi riprendere la strada di casa: ci arriverò verso le 4 del mattino.

E’ buio, ma il cielo non è dei migliori a causa dell’umidità  ad alti livelli. Maledetto meteo:sono due mesi che tento di fare questa prova e si deve sempre mettere qualcosa di traverso! Tuttavia anche queste condizioni potrebbero essere utili per capire se  un binocolo di  126mm riesce a farmi vedere qualcosa in più ove il classico 100 mm, invece, cede il passo alle condizioni di visibilità. Perché? Perché ho un’apertura maggiore e quindi un maggior potere risolutivo, posso utilizzare maggiori ingrandimenti senza scurire troppo il cielo e mantenendo ancora un certo contrasto. Il  Miyauchi 100 monta  i suoi 37x mentre sul Vixen BT 126 SS-A inizio con dei Televue Panoptic  da 19 mm che mi danno circa 33x; successivamente voglio provare dei 10-12 mm per raggiungere i 50-60x..

Inforco il “Miya” sul tripletto del leone: ahimè è un duetto, ma sul Vixen no! Sono tre e il campo apparente sembra maggiore con una maggior immersione nella scena rispetto al mio binocolo, pur con una differenza di CA di soli 2°..possibile? Questo proprio non me lo aspettavo, sarà forse un effetto percettivo legato a  una maggior distanza fra i tubi del Vixen? Il contrasto è maggiore, la risoluzione è maggiore, l’impatto visivo è più arioso e coinvolgente quasi come una finestra sul cielo, trasparenza e cristallinità sono pari (onore a Miyauchi). Ritorno al mio 100 mm che mi sembra ora avere un campo così ridotto, sono confuso, non ho mai trovato altri binocoli che mi avessero dato quest’impressione, nemmeno il Fujinon da 150mm.

Cambio oculari: 10 mm equivalenti a circa 62 x. Troppo, non mi piace. Dipenderà forse dall’oculare?

Il 12 mm (52x)? Sì, va bene. Li regge e l’immagine è ancora bella luminosa e piena di dettagli. In M57  ci posso infilare il dito dentro,M13 granuleggia, in M82 inizio a vedere il solco scuro centrale, sul tripletto del leone vedo meglio il nucleo senza perdere troppo la periferia, nel cluster della vergine sono tutte deboli ma ne vedo altre che con il 100 mm non vedevo, arricchendo così il quadretto galattico ( eh sì, per forza: ho aumentato la “potenza” binoculare secondo Bishop). Monto dei 10 mm Siebert dedicati sul mio 100 mm (50x): troppo buio, rari e deboli nuclei senza alone: mi manca apertura.

Ok, basta così. Ho capito. Mi sono fatto un’idea precisa.

Sul cielo profondo questo binocolo deve probabilmente essere usato a non meno di 30x e non più di 60 x per goderne appieno, salvo rari e particolari oggetti del cielo profondo;  i Televue  Panoptic sembrano fatti per lui; forse regge anche i 62X ma con oculari diversi: ho notizie d’oltreoceano che i Pentax, spesso migliori dei Televue sui telescopi, sembrano invece dare un risultato inverso su questo binocolo. Probabilmente bisognerà individuare l’oculare migliore da utilizzare specie quando parliamo di focali comprese fra i 10 e i 12 mm: le possibilità non sono molte non sarà facile, ma qualche idea ce l’ho. Si possono sempre considerare i suoi originali, ma il mio desiderio è quello di avere un campo apparente il più possibile intorno ai 70°, massimo 80°; andare oltre significa  montare delle caffettiere da mezzo kg con schemi ottici complessi che aumentano i passaggi aria vetro e probabilmente più lo schema ottico è semplice e meglio è. Inoltre, come osservava Paolo, data la qualità dello strumento, non conviene lesinare sulla qualità degli oculari e noi sappiamo quanto conti  la bontà di un oculare per un binocolo.

Allora? Conclusioni ? Ho finalmente avuto la risposta  alla  domanda  mi pongo da tempo e cioè “ la resa sul cielo di questo Vixen 126 rispetto al mio 100 mm di qualità sarà così significativa da giustificarne l’acquisto, tenuto conto di tutte le implicazioni  (peso, gestibilità, costi, etc.)?

E’ necessario dire che la risposta a questa domanda non può essere oggettiva perché si tratta di un puro giudizio di valore e quindi rispetta le propri inclinazioni, preferenze ed aspettative.

Per quanto mi riguarda..a qualcuno interessa un Miyauchi Galaxy da 100 mm?

 

Appuntamento con il BT 126.
Di Paolo Monti

Lo scorso 16 maggio, invitato da Piergiovanni nella sua nuova casa insieme all’altro amico Piero Pignatta, ho potuto finalmente mettere gli occhi nel nuovo binocolo a grande apertura di casa Vixen.

Il BT126 è l’ultimo erede di una dinastia binoculare iniziata col 125 con oculari zoom ed evolutasi poi con il passaggio agli oculari standard astronomici.

Qualche anno fa avevo già potuto testare velocemente il binocolone di casa Vixen ad oculari intercambiabili in una veloce prova più che altro diurna, restandone però assai poco soddisfatto: qualche pecca meccanica e una buona dosa di cromatismo sembravano dati in dote a questo “gigante portatile”.

Quando ho saputo che Vixen aveva messo in produzione una nuova versione di questo strumento accorciandone ulteriormente la focale e continuando a dotarlo di ottiche semplicemente acromatiche devo dire che in me sono sorti non pochi dubbi sulla validità generale di un simile binocolo; alla riprova dei fatti devo dire però che questi sono stati “quasi del tutto” fugati.

 

L’impatto col nuovo arrivato.

Giunto a casa di Piergiovanni, dopo i saluti e sorrisi per la gioia di rivedere gli amici, soprattutto Piero che non incontravo di persona da parecchio tempo, gli occhi sono subito corsi verso il bianco binocolone, che insieme al Miyauchi Galaxy e all’Aspectem campeggiavano nell’ampio prato retrostante a casa Salimbeni.

Quando anche le mani oltre alla vista hanno potuto posarvisi sopra, il manufatto mi ha dato un’impressione generale molto positiva: una costruzione solida, curata, di forma compatta, ben più del suo predecessore.

Il ricordo legato al vecchio BT125A dai tamburi porta oculari laschi, che a fatica mantenevano la distanza interpupillare a cui venivano impostati, è finito subito in soffitta, soppiantato dalla soddisfazione di vedere in quelli nuovi movimenti dolci e precisi, fermi anche montando oculari di peso come i Docter da 12,5 millimetri.

Durante la serata ho potuto più volte scarrozzare avanti e indietro il BT126 per il giardino di Pier Salimbeni, la maniglia montata sul corpo del binocolo a svolto egregiamente il suo compito di supporto. Il peso non certo piuma ma neanche così grave del binocolo ha sempre permesso un agevole montaggio-smontaggio dello strumento dalla sua ottima forcella dedicata, la quale lo gestisce perfettamente, una volta regolati a dovere i due pomelli di serraggio che ne aggiustano anche la frizione dei movimenti. Brandeggiare il binocolo a spasso per il cielo stellato è stata una esperienza rilassante, senza lo stress dovuto a “fughe in avanti” del binocolo, costretto a cedere sotto il suo peso.

Come riporteranno penso anche gli altri tester un piccolo appunto va riservato al cavalletto in alluminio di serie su cui è montata la forcella del binocolo, rivelatosi un po’ troppo basso, anche quando completamente esteso, quando il binocolo è puntato verso le alte latitudini celesti e gli oculari finiscono così un po’ troppo in basso per garantire un’osservazione comoda a persone già di media statura.  Da questo punto di vista Piero Pignatta però potrà rinfrancarvi, avendolo lui provato a montare su un solido cavalletto con colonna a cremagliera, senza problemi di adattamento ottenendo così la completa risoluzione del problema inclinazione strumento-altezza da terra oculari.

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Paolo Monti durante una breve osservazione diurna con il Vixen BT 126 SS-A

 

Ampio è bello (almeno di notte)

Il primo pomeridiano impatto col binocolo è risultato buono anche se non ottimo. Detto della sua comodità di puntamento, i soggetti osservati nell’uso diurno, paiono ancora lievemente contornati da un alone di aberrazione cromatica (stessa aberrazione che comparirà anche più tardi durante una fugace osservazione planetaria su Giove e, un po’ più grave, su Venere).

Devo dire che quando provai il precedente BT125 il risultato fu sicuramente peggiore, il cromatismo era decisamente più netto e fastidioso, in questa nuova edizione, l’aberrazione c’è ma in quantità ragionevole e dopotutto stiamo parlando di uno strumento non apocromatico; non dubito del fatto che diaframmando gli obbiettivi si possa arrivare a risultati molto vicini, da questo punto di vista, alla perfezione.

Contrasto e nitidezza mi sono parsi buoni, anche se per sbilanciarmi ulteriormente nei giudizi avrei voluto provare il binocolo più a lungo, cosa che non ho potuto fare a causa di un mio ritardo nell’onorare l’appuntamento datomi con gli altri amici.

Una volta calata l’oscurità il Vixen BT126 ha potuto finalmente muoversi sul “terreno celeste” a lui certamente più congeniale: l’osservazione del cielo profondo. Cosa dire… per un astrofilo dedito all’osservazione binoculare questo strumento offre davvero grandi possibilità.

Se quando provai il nuovo binocolo apocromatico di APM da 100 mm contro il mio Miyauchi Galaxy (sempre da 100mm) il guadagno ottenuto grazie alle più performanti ottiche del binocolo cino – teutonico mi parve si evidente ma non così “disarmante”, questa volta la maggiore apertura degli obiettivi non ha dato scampo al “Miya”  100mm di Piero: gli oggetti celesti osservati si sono mostrati con notevole maggiore facilità, in una immagine più luminosa ma anche meglio contrastata offrendo così anche più particolari all’osservatore, questo nonostante il cielo a nostra disposizione si sia purtroppo rivelato di non esaltante qualità. Penso che già questo divario così chiaro, pur sotto un cielo dal grigiore suburbano che poteva appiattire le differenze tra gli strumenti in gioco nonostante i loro diversi diametri, sia la grande carta che questo strumento può giocarsi nei confronti degli altri binocoloni in commercio: il maggior diametro è notoriamente in astronomia un vantaggio e qui nessuna altra noia impedisce di godersi appieno i suoi benefici. La differenza (con i 100mm) c’è ed è lampante.

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Ancora una volta gli oculari Televue, serie Panoptic,si sono dimostrati dei validi performer.

 

Essendomi già troppo dilungato lascio volentieri a Piero Pignatta e Piergiovanni Salimbeni, essendo loro molto più astrofili del sottoscritto, un più completo report astronomico, con magari le diverse impressioni sui singoli oggetti celesti osservati durante la serata (Grande ammasso dell’Ercole, M81, tripletto del Leone, catena di Markarian, M57 ecc.).

Per concludere credo di poter dire che “l’astrofilo binomane”, che potendosi permettere il costo di acquisto di questo binocolo unitamente alla spesa richiesta per dotarlo di oculari astronomici dalla alte performance (perché castrare questo costoso strumento con oculari non all’altezza?) sicuramente investe bene i propri soldi nel Vixen BT126, certamente dal punto di vista della comodità ed “efficacia” osservativa.

 

Ringraziamenti.
Questa prova è stata effettuata grazie alla collaborazione di varie aziende del settore.  Si ringrazia quindi SkyPoint per aver fornito l’esemplare oggetto del test e gli oculari Televue Panoptic, Docter-Germany e Adinolfi per avermi spedito in tempi rapidissimi una coppia di oculari UWA 12.5mm ASTRO, Tecnosky per aver fornito gli oculari Flat Field da 10 mm e da 12 mm.

 

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Disclaimer. Questo articolo è stato pubblicato nel mese di  Maggio dell’anno 2015. Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Binomania in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, sulle caratteristiche dello strumento, su i punti vendita autorizzati o altre informazioni in genere, si prega di contattare direttamente il distributore ufficiale.

Written by

Piergiovanni Salimbeni: è nato nel Febbraio del 1975 a Varese, una piccola provincia del Nord Italia, attualmente vive insieme con la moglie e le figlie Ersilia ed Ester a Cugliate Fabiasco- Valganna, una verde ed umida valle situata sulle Prealpi lombarde e confinante con il territorio svizzero. Si è laureato presso la Università Statale di Milano con una tesi riguardante i danni da inquinamento elettromagnetico. Esperienze editoriali e nel settore astronomico-naturalistico 1997: Autore della rivista NUOVO ORIONE, fonda, nello stesso anno, insieme con il dott.Raffello Lena il GLR GROUP (Geological Lunar Researches Group) un gruppo internazionale di studi sulla geologia lunare. Attualmente il GLR Group, pubblica una rivista on-line , intitolata Selenology Today 2001: Pubblicazione del libro "OSSERVARE LA LUNA" , inizia un ciclo di conferenze sul tema . 2004-2007- Autore della Rivista di Scienze Astronomiche LE STELLE diretta da Margherita Hack e da Corrado Lamberti. 2005- Fonda il portale BINOMANIA, il primo portale italiano dedicato al mondo dei binocoli 2008-2010 fa parte dello Staff Tecnico della Rivista di Scienze Astronomiche, Coelum, collabora con La Rivista della Natura e con la rivista Fotografare 2011-2012: E'responsabile insieme a Raffaello Braga del nuovo portale Astrotest.it ,dedicato al mondo dell'astronomia e dei telescopi. Collabora, nuovamente, con le riviste di Scienze Astronomiche Nuovo Orione e Le Stelle. Si dedica, inoltre, alla fotografia di paesaggio - http://www.landscapephotography.it organizzando mostre, workshop e corsi individuali. Collabora con l'Oasi Lipu Palude Brabbia (Varese) dove organizza spesso eventi e corsi

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