Vixen Porta I

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Pubblicato sulla rivista LE STELLE – anno 2006

Il logo rosso e blu che rappresenta l’azienda giapponese

 

Premessa

Come molti astrofili hanno sperimentato nel corso degli anni, talvolta si deve, a malincuore, soprassedere nell’intraprendere una breve ma appagante sessione osservativa, le motivazioni possono essere molteplici: dal vivere in un appartamento, all’impossibilità di raggiungere in un tempo ragionevole un luogo buio, sino all’avversione  nel montare telescopio,  montatura equatoriale, cavi, cavetti, pulsantiera ed accessori vari.  Talvolta v’è chi, addirittura, abbandona questo modus vivendi  proprio perché stanco di manovrare un lungo tubo di venticinque centimetri di diametro nell’angusto spazio offerto da un terrazzo di pochi metri quadrati e di attendere un’ora per l’ambientazione termica. Del resto la vita di noi astrofili non è sempre rose e fiori, fortunatamente,  però, esistono sul mercato una serie di telescopi compatti che consentono in poco tempo di uscire all’aperto, di riprendere le proprie osservazioni e di addentrarsi per la prima volta nel mondo dell’astrofilia. Per tali strumenti, vi è bisogno di una montatura semplice, leggera, dal montaggio velocissimo e che possa magari rimanere montata in casa con la predilezione dei familiari, ormai assuefatti a sopportare dei mostri di sessanta chilogrammi nel tinello di casa.Per tali cagioni, abbiamo deciso di testare la Vixen Porta, una piccola montatura altazimutale che mi è  parsa l’ideale per le classiche osservazioni visuali, meglio se “mordi e fuggi”.

 

un particolare della montatura altazimutale Vixen Porta

L’azienda giapponese propone questo supporto sia singolarmente sia dotandolo di vari tubi ottici in grado di incontrare le esigenze di  vari astrofili.
La Vixen Porta  è fornita di serie con  un comodo treppiede, dotato di un sistema di fissaggio del porta-accessori davvero molto veloce, che consente, ad esempio, di chiudere le gambe di alluminio, quel poco che basta per passare, ad esempio dal portone di casa.
Il peso si attesta sui cinque chilogrammi e mezzo e la Casa ne dichiara una capacità di poco inferiore:  cinque chilogrammi. In realtà questo fattore è anche proporzionale al rapporto- leva del telescopio  installato: un rifrattore acromatico di 1000mm di focale, ad esempio,  sarà più instabile rispetto ad un compatto catadriottico di 127mm di diametro.
La montatura s’installa in meno di un minuto, l’unica accortezza, prima di iniziare le osservazioni, è quella di verificare l’altezza più adatta al proprio uso, giacché, grazie al treppiede regolabile, è possibile variarla fra gli  ottanta centimetri ed il metro e venti. Tale operazione avviene svitando le tre viti a farfalla poste nella parte centrale del treppiede. Per non graffiare la superficie d’alluminio è utile svitarle quasi totalmente  Il vassoio circolare  che funge da  vano porta-oggetti, seppur consenta, come anticipato, un rapido montaggio, non ci è parso possa contribuire ad aumentare la stabilità del treppiede, inoltre, le prime volte, si dovrà avere un po’ di accortezza nell’avvitare, soprattutto se al buio, il tappo di plastica di fissaggio nero, situato, come ovvio, nella zona centrale. Sopra di esso è possibile riporre orizzontalmente solo un paio di oculari da due pollici che diventano cinque o sei  se inseriti verticalmente, tuttavia il basso bordo del vassoio, fa propendere per la prima opzione, che evita, oltretutto, il rischio di veder vacillare gli amati accessori sul terreno a causa di un maldestro spostamento della montatura, chiaramente se si possiedono  degli oculari ortoscopici di 31.8mm di diametro la capienza fornita sarà sufficiente per posizionare un bel kit di oculari. Sono presenti, inoltre, i fori di fissaggio per i classici vassoi porta-accessori triangolari della Vixen, che possiedono una maggiore capienza.

un Kit ottimale per le osservazioni “mordi e fuggi” Vixen porta e Pentax 75 SDHF

La testa della Vixen Porta è protetta con uno spesso strato di vernice bianca ottenuta con vari passaggi  a buccia d’arancia, fa bella mostra di sé, inoltre, il logo rosso dell’azienda, contornato da una circolare mappa celeste blu, sulla quale è impressa la dicitura “Altazimuth Mount”. I movimenti sono affidati a due corone senza fine, composte da 120 denti, che consentono lo spostamento degli assi operano su due manopole estraibili, che hanno svolto alla perfezione il loro lavoro. Per ovviare alla posizione del tubo ottico  installato sono presenti due agganci frontali per ogni movimento, in modo da consentire il rapido spostamento delle manopole nella sede più confortevole per manovrare il telescopio.
La struttura della testa è simile ad una grossa lettera L, la sede d’aggancio delle piastre a coda di rondine è affidata a due manopole, una più grande ed una di sicurezza, che è ci è parsa fornire un’ottima presa, migliore rispetto a quelle minuscole che si trovano spesso in
dotazione su supporti decisamente più costosi.
Oltre all’ovvia possibilità di spostare il telescopio micrometricamente, è possibile vagare fra le Costellazioni facendo pressione sul braccio della montatura: la testa, infatti, si muove liberamente. L’esemplare in mio possesso era però leggermente frizionato sull’asse orizzontale ma è stato sufficiente regolare i grani di serraggio per ottenere una dolcezza di movimento ideale. I grani per la regolazione sono situati nella inferiore della testa  e nella zona di aggancio della barra a coda di rondine. Nelle nostre sessioni osservative abbiamo usato con profitto vari telescopi e binocoli, per verificare la portata massima di tale strumento e l’assestamento delle vibrazioni.
Auriga SPA, inoltre, mi ha fornito una coda di rondine scomponibile anch’essa forma di L, in grado di consentire il montaggio dei binocoli astronomici. Purtroppo, la prima parte della coda è troppo corta per consentire il montaggio degli strumenti dal diametro superiore agli ottanta-novanta millimetri,  per tale motivo non abbiamo potuto provare il comunissimo binocolo “25x100FB” con tale montatura, ergo, ritengo che il produttore dovrebbe pensare ad un paio di barre di diversa lunghezza, da fornire in base alle esigenze del cliente.

 

La Montatura Vixen Porta..in azione

 

Le prime sessioni osservative le ho effettuate in compagnia di un rifrattore apocromatico serie EDHF II della Pentax di 75mm di diametro, che mi è parso “perfetto” per una montatura del genere, il serraggio della barra è semplice e veloce, le prime volte si dovrà soltanto fare attenzione ad operare con un mano, dato che con l’altra si è impegnati a reggere il telescopio, non abbiamo riscontrato alcun problema facendo uso di code di rondine non costruite dalla casa giapponese, dato che il suo sistema è diventato il punto di riferimento per gli altri costruttori, all’interno della sede di aggancio sono presenti anche un paio di filettature che si possono utilizzare con le piastre fotografiche, anche se la stabilità dovrebbe diminuire.
Grazie alla culla porta-tubo di casa Pentax è stato possibile far ruotare lo scafo ottico del rifrattore, fino ad utilizzare le manopole di messa a fuoco in maniera perpendicolare al terreno, ma nulla vieta di utilizzare un piccolo telescopio, collegando una piastra adatta alla vite filettata per il montaggio delle piastre fotografiche appena citata.

Il primo bersaglio che ho puntato è stata la luna: con un diagonale a prisma ed un oculare di venti millimetri il tempo di smorzamento delle vibrazioni è di circa tre  secondi, un valore ottimo, che permette di spaziare in cielo, soffermandosi sugli oggetti prescelti, con un’affidabilità invidiabile. Dopo aver osservato la superficie lunare a basso ingrandimento abbiamo cambiato oculare e ci siamo avvalsi di una lente di barlow apocromatica  2x e di un oculare ortoscopico della Baader di nove millimetri, a tali ingrandimenti (110) si notava una amplificazione delle vibrazioni, quattro-cinque secondi, ma l’assestamento rimaneva su buoni livelli, inserendo un visore binoculare, dando un altro colpetto alla base della testa, le vibrazioni aumentavano di un altro paio di secondi, inoltre,era necessario accostare con delicatezza gli occhi agli oculari. Tutto sommato riteniamo, l’utilizzo di tale accessorio, ancora efficace con questa montatura, soprattutto se le osservazioni si assestano sui 50-100 ingrandimenti. Pare ovvio che la Vixen Porta non è in grado di sostenere delle osservazioni in alta risoluzione con una efficacia simile alla cugina Great Polaris e Sphinhx, molto dipende dal peso degli accessori utilizzati, se si fa uso di oculari di due pollici,  la robustezza sarà inferiore rispetto a quanto si potrebbe ottenere, con ad esempio dei leggeri ortoscopici di 31.8mm di diametro

La regolazione micrometrica è affidata in entrambi gli assi da due corone senza fine dotate di 120 denti, tale sistema ci è parso affidabile e privo dei comuni giochi di assestamento, che possiedono, ad esempio, le teste fotografiche dal prezzo di acquisto molto simile.

Avvalendomi di un binocolo di 70m ho apprezzato la solidità del sistema, anche se l’altezza del treppiede non mi consentiva, di osservare in posizione eretta

che prediligo durante le osservazioni  con il binocolo, forse con un treppiede più lungo la situazione potrebbe migliorare.

Colto da mania di sperimentazione, ho smontato il piccolo rifrattore apocromatico e, con un po’ d’apprensione, ho montato il tubo ottico di uno Schmidt Cassegrain d’otto pollici, dotato di due grossi anelli, una barra ben dimensionata, un fuocheggiatore Crayford, un diagonale di due pollici ed un oculareWide Angle di 30mm con 82 gradi di campo: in tale situazione davvero estrema, ho evidenziato quanto segue: il sistema di fissaggio è rimasto affidabile seppur sia stato montato un kit “strumento + accessori” dal peso decisamente superiore a quello dichiarato dalla casa.

L’assestamento delle vibrazioni  a settanta ingrandimenti circa, era ovviamente inaccettabile: quindici secondi ed era sufficiente appoggiare l’occhio all’oculare per perdere capacità di dettaglio, tuttavia con un poco d’accortezza, sono riuscito a osservare le 4 stelle del trapezio di Orione, ma sconsiglio questo tipo d’esperienza

Ovviamente il classico C8   è “sconsigliato” da utilizzare con tale montatura, mentre ad esempio un Maksutov Cassegrain di 130mm dovrebbe funzionare maniera egregia.
Ritengo, inoltre, che sostituendo il treppiede con uno più robusto, la capacità di carico della Vixen Porta, potrebbe aumentare anche di un paio di chilogrammi, a patto di non utilizzare tubi ottici dal grande rapporto-leva, come ad esempio i rifrattori a lunga focale

In sintesi mi pare che questo supporto sia ideale per i rifrattori a corta focale compresi fra i 66 e gli 80mm, i piccoli newton sino a 130mm ed i piccoli catadriottici sino a 130-140mm meglio se utilizzati a medio-alti ingrandimenti.

Written by

Piergiovanni Salimbeni: è nato nel Febbraio del 1975 a Varese, una piccola provincia del Nord Italia, attualmente vive insieme con la moglie e le figlie Ersilia ed Ester a Cugliate Fabiasco- Valganna, una verde ed umida valle situata sulle Prealpi lombarde e confinante con il territorio svizzero. Si è laureato presso la Università Statale di Milano con una tesi riguardante i danni da inquinamento elettromagnetico. Esperienze editoriali e nel settore astronomico-naturalistico 1997: Autore della rivista NUOVO ORIONE, fonda, nello stesso anno, insieme con il dott.Raffello Lena il GLR GROUP (Geological Lunar Researches Group) un gruppo internazionale di studi sulla geologia lunare. Attualmente il GLR Group, pubblica una rivista on-line , intitolata Selenology Today 2001: Pubblicazione del libro "OSSERVARE LA LUNA" , inizia un ciclo di conferenze sul tema . 2004-2007- Autore della Rivista di Scienze Astronomiche LE STELLE diretta da Margherita Hack e da Corrado Lamberti. 2005- Fonda il portale BINOMANIA, il primo portale italiano dedicato al mondo dei binocoli 2008-2010 fa parte dello Staff Tecnico della Rivista di Scienze Astronomiche, Coelum, collabora con La Rivista della Natura e con la rivista Fotografare 2011-2012: E'responsabile insieme a Raffaello Braga del nuovo portale Astrotest.it ,dedicato al mondo dell'astronomia e dei telescopi. Collabora, nuovamente, con le riviste di Scienze Astronomiche Nuovo Orione e Le Stelle. Si dedica, inoltre, alla fotografia di paesaggio - http://www.landscapephotography.it organizzando mostre, workshop e corsi individuali. Collabora con l'Oasi Lipu Palude Brabbia (Varese) dove organizza spesso eventi e corsi

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