Pausa estiva di Binomania

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Cari amici binofili il sottoscritto ed  i collaboratori di Binomania hanno deciso di prendersi una pausa di ferie sino al 19 di Agosto. In questo ultimo mese sono state pubblicate varie recensioni, gallerie ed anteprime, spero vi allieteranno nel corso delle prossime settimane. Ricordo  anche ai lettori di leggere l’Editoriale del mese di Luglio relativo allo Zeiss Victory SF.

Piergiovanni Salimbeni

 

 

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La grande diffusione di smartphone dotati di sensori fotografici di buona qualità sta spingendo sempre più appassionati di digiscoping a provare a sostituire con questi ultimi le fotocamere compatte, per fare foto e video naturalistici con gli spoting scope.

I risultati, se le condizioni di ripresa e il soggetto lo permettono, lasciano talvolta senza parole tanta può essere la qualità raggiunta dalle immagini ottenibili con questo sistema, che ha dalla sua sicuramente il vantaggio di essere estremamente portatile e di non richiedere altre costose attrezzature che non siano il cannocchiale che già usiamo per osservare e il nostro solito cellulare.

Uno degli ostacoli che per primi si incontrano adottando questa tecnica di ripresa è quello di accoppiare in modo appropriato il piccolo obbiettivo del telefono con l’oculare dello spotting. Generalmente le grandi case ottiche vengono ormai incontro alle esigenze degli appassionati fornendo accessori dedicati, con collari di attacco del diametro appropriato per gli oculari dei loro strumenti, rivolti però solitamente ai possessori dei più diffusi modelli di samartphone dei due pricinpali produttori leader di questo settore.

Se il vostro spotting o il vostro telefono sono al di fuori di queste categorie trovare una soluzione per questo problema diventa più complesso: o ci si rivolge a soluzioni artigianali autocostruite (e spesso basta veramente poco) o a pochi altri adattatori definibili come “universali”.  Il torto che spesso queste soluzioni multi marca hanno è che possono difettare di precisione nel fornire un raccordo stabile e accurato, che sia settabile in poco tempo e di essere trasportabili anche solo in una tasca dei nostri indumenti.

svszoom1

In questo campo in evoluzione l’americana “S4 Gear” ha da poco sfornato un nuovo raccordo chiamato SVS Zoom, di cui Piergiovanni Salimbeni ha già dato notizia su queste pagine qualche giorno fa, idoneo all’uso “naturalistico” ma adatto anche alla microscopia e all’astronomia amatoriale. Quando Piergiovanni mi ha parlato di questo strumento, che si monta principalmente mediante una semplice striscia in velcro, devo dire che la mia prima reazione è stata di un certo scetticismo. Come vedremo sono stato prontamente rasserenato dalle prove pratiche fatte.

 

I vari campi di utilizzo dell'SVS Zomm

Grazie alla sempre cortese disponibilità dell’importatore italiano, Bignami di Ora (BZ), i collaboratori di Binomania hanno potuto prontamente testare sul campo questo prodotto made in USA, durante le prove ce lo siamo quasi litigato per averne, anche solo per pochi momenti, a disposizione i servigi.

Scendiamo adesso un po’ più nei dettagli di questo “adapter”. L’ SVS è costruito in solido materiale plastico, fanno eccezione le molle e le guide che assicurano il movimento scorrevole della ganascia che cingerà il vostro smartphone e le viti e le manopole dei movimenti micrometrici, fatti invece in metallo . La parte atta a stringere il telefono è gommata, questo impedisce di danneggiarlo e assicura una presa ferma e sicura. Io ho potuto montare senza difficoltà il mio Samsung Galaxy S2 Plus “nudo” (cm 6,6 di larghezza), quando invece ho provato a montarlo munito di una custodia protettiva in plastica e silicone (cm 7,2) c’è stata qualche difficoltà maggiore, ma sono riuscito comunque nell’impresa.

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La parte che invece andrà a contatto con lo spotting scope  è composta da una ampia gola in grado di fornire un appoggio molto stabile, la presa viene poi assicurata da una fettuccia in velcro in grado di stringere l’oculare senza creare danni. La corretta tensione del velcro è assicurata da una semplice fibbia passante da un lato e da un tensionatore in plastica all’altra estremità, tirando e allentando questa levetta assicurerete una tensione ottimale ed avrete anche un pratico sistema di sgancio rapido. Questa parte dell’adattatore è in grado anche di coprire interamente la lente dell’oculare, facendo anche da pratico paraluce intorno all’obiettivo del telefono. Inoltre è snodata in modo da facilitare un corretto posizionamento con quei telefoni che hanno la fotocamera decentrata rispetto al loro asse verticale.

La caratteristica più interessante di questo SVS Zoom è però il sistema micrometrico a vite atto ad assicurare un posizionamento veloce e preciso dello smartphone sul cannocchiale; mediante due manopoline è facile regolare accuratamente la posizione tra le due lenti da accoppiare.

Nell’utilizzo pratico sul campo questo accessorio ha dimostrato di saper veramente fare bene quello che promette, il raccordo mediante velcro oltre ad essere più efficiente e solido di quello che mi aspettassi ha dato addirittura l’impressione di saper smorzare le vibrazioni persino meglio dei raccordi dedicati, ma questa è una cosa che vorrei verificare maggiormente con l’uso.

svszoom3

La procedura di montaggio si è rivelata semplice ed intuitiva e ha richiesto pochi semplici passaggi: dopo aver posizionato nell’adattatore il telefono, facendo coincidere l’obbiettivo della fotocamere con l’apposita finestrella sull’SVS (vi sono anche alcune tacche guida che vi pre indirizzano in rapporto al diametro dell’oculare che usate abitualmente), montate il tutto sull’oculare del cannocchiale tendendo la striscia in velcro che andrete poi a fermare nel classico modo; fatto ciò si chiude la levetta del tensionatore (che fino ad allora va lasciata allentata), in questo modo la presa diventa salda e sicura in qualsiasi posizione vengano orientati gli strumenti. Per finire si rifinisce la centratura dell’obbiettivo con le regolazioni micrometriche,  rivelatesi davvero pratiche e funzionali. Il tutto è risultato molto più facile e veloce da fare che da descrivere. 

raccordo

Ricordate poi che per avere una “vignettatura” ridotta ( in parole povere il cerchio nero che compare intorno all’immagine da riprendere ) è bene regolare il paraluce dell’oculare in modo che l’obiettivo della fotocamera sia ad una distanza corrispondente all’estrazione pupillare dello strumento in uso in quel momento ( con gli oculari zoom varia sempre un po’ a seconda dell’ingrandimento usato ). Da questo punto di vista avrete i risultati migliori solitamente con oculari fissi a grande campo. Alla fine si può decidere se eliminare i bordi neri arrotondati aumentando lo zoom digitale del telefono o eliminarli dopo in post produzione, o ancora scegliere di tenerli come particolare cornice dell’immagine, in questo caso l’ottima centratura che fornita dall’SVS Zoom con le sue regolazioni micrometriche è di grande aiuto.

 

Esempio di uso sul campo dell'SVS Zoom

 

Come già anticipato all’inizio la leggerezza e le dimensioni contenute mi hanno permesso di portare in giro tranquillamente e senza fastidi l’SVS in un tascotto del gilet mimetico che uso di solito, il peso contenuto permette in oltre di non far gravare sull’oculare dello spotting carichi eccessivi. 

In conclusione mi sento davvero di promuovere a pieni voti questo accessorio, usandolo con il vostro abituale cellulare avrete un corredo foto video per il digiscoping più leggero e portatile ed in grado comunque di fornire buone immagine anche a livello qualitativo, ottime per dei semplici “riconoscimenti” della fauna, ma da non disdegnare anche per ottenere occasionali scatti di buon valore estetico (naturalmente a patto di usare del materiale, dal punto di vista ottico e fotografico, di adeguata qualità).

Tutto questo per di più a prescindere dal tipo e dalla marca dei vostri strumenti e con un costo supplementare di €67 ( che si aggiunge a quello di smartphone e cannocchiale che già avete ) abbastanza contenuto.

Disclaimer. Questa recensione è stata pubblicata nel luglio 2014. Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Binomania in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici e relativi accessori. La recensione è basata su un singolo strumento campione concesso dall’importatore in conto visione.

 

Paolo Monti

About Paolo Monti

Paolo Monti: quarantenne, un po’ astrofilo, un po’ birdwatcher, un po’ digiscoper; colleziona binocoli da qualche anno, ne possiede di vari formati ed epoche.

Collabora con Binomania in qualità di esperto di binocoli d’epoca

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Qualche settimana fa pubblicai un’anteprima del nuovissimo raccordo Kowa TSN-GA4S, un adattatore che consente di collegare lo smartphone Samsung Galaxy S4 alla maggior parte dei prodotti Kowa, sia binocoli sia fieldscope. Lo scopo di quest’ulteriore e breve articolo è di mostrare qualche risultato ottenuto sul campo, avvalendomi di un Kowa TSN-883 PROMINAR.

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Nella tecnica del Digiscoping vi sono molti fattori che possono inficiare la qualità delle immagini ottenute.

1)       La turbolenza atmosferica.  Soprattutto in estate quando i soggetti distano decine di metri questo è la difficoltà peggiore da affrontare  e che può far tremare i kit più performanti e i digiscopers più esperti. Tuttavia se il nostro scopo primario sarà il mero riconoscimento per la catalogazione, è fuori da ogni dubbio che il TSN-GA4S sarà di grande aiuto.

2)      Le vibrazioni. Il vento, la ripresa dalle altane o dai capanni affollati di gente sono un altro ostacolo alle nostre riprese. I suggerimenti sono sempre i soliti: usare il timer, quando possibile  avvalersi delle cuffie come cavetto di scatto, attivare il sistema di stabilizzazione dello smartphone, tenere basso il cavalletto, acquistare dei piedini anti-vibrazione.

3)      I Soggetti in rapido movimento. Molti smartphone possiedono l’opzione “Scatto sportivo”. Questa impostazione consente di utilizzare il tempo più veloce consentito dall’ottica della nostra piccola camera da ripresa. In caso contrario è utile fare uso della messa a fuoco predittiva, ossia focalizzare in un punto preciso in cui si pensa che il soggetto potrà passare.

Pubblico qui di seguito qualche immagine ottenuta presso l’oasi di Brabbia. I soggetti erano a distanze molto elevate e che non consentivano di ottenere foto interessanti neppure facendo uso di potenti teleobiettivi fotografici. Le immagini sono state ritagliate ma non sono state in alcun modo elaborate.

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Falco pescatore, presso Palude OASI BRABBIA (VA)

 

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Sempre il bell’esemplare , inquadrato nel Kowa TSN-883 a lunga distanza.

 

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Giovane Airone Cinerino. Presso Oasi PALUDE BRABBIA

I video del falco pescatore e degli aironi sono stati ottenuti da un’altana a due piani alla presenza di forti vibrazioni. Osservando i filmati le noterete, tuttavia ritengo sia utile guardarli per comprendere le potenzialità di questo nuovo sistema di ripresa fotografica a lunga distanza.

 

Qui di seguito pubblico le distanze dei soggetti: Falco Pescatore: 285 metri Airone cinerino: 89 metri Airone Rosso: 140 metri   Nel filmato dell’Airone Rosso potrete anche notare la distanza reale, perché  ho tolto l’adattatore dall’oculare per inquadrare la zona evidenziata in fase di ripresa.

E’indubbio che un adattatore che funge da “cover” sia ottimo per il birdwatcher che necessita uno strumento rapido e veloce per riprendere i propri avvistamenti.
Anni or sono, non avrei mai potuto riprendere l’alimentazione del giovane pullo di Biancone , con un semplice tele-obiettivo, dato che la distanza dai soggetti non è alla portata dei comuni 400-600 mm.

Se si pensa che, grazie alle tecnologie di condivisione delle immagini e dei video come “Whatsapp” o “Facebook” la condivisione con gli amici è praticamente immediata, è utile che anche i birdwatchers più conservatori, armati di un semplice quaderno per gli appunti, riflettano su questo nuovo genere di documentazione naturalistica.

Buona osservazioni a tutti.

Piergiovanni Salimbeni

About Piergiovanni Salimbeni

Piergiovanni Salimbeni:
è nato nel Febbraio del 1975 a Varese, una piccola provincia del Nord Italia, attualmente vive insieme con la moglie e le figlie Ersilia ed Ester a Cugliate Fabiasco- Valganna, una verde ed umida valle situata sulle Prealpi lombarde e confinante con il territorio svizzero.

Si è laureato presso la Università Statale di Milano con una tesi riguardante i danni da inquinamento elettromagnetico.

Esperienze editoriali e nel settore astronomico-naturalistico

1997: Autore della rivista NUOVO ORIONE, fonda, nello stesso anno, insieme con il dott.Raffello Lena il GLR GROUP (Geological Lunar Researches Group) un gruppo internazionale di studi sulla geologia lunare. Attualmente il GLR Group, pubblica una rivista on-line , intitolata Selenology Today
2001: Pubblicazione del libro “OSSERVARE LA LUNA” , inizia un ciclo di conferenze sul tema .
2004-2007- Autore della Rivista di Scienze Astronomiche LE STELLE diretta da Margherita Hack e da Corrado Lamberti.
2005- Fonda il portale BINOMANIA, il primo portale italiano dedicato al mondo dei binocoli
2008-2010 fa parte dello Staff Tecnico della Rivista di Scienze Astronomiche, Coelum, collabora con La Rivista della Natura e con la rivista Fotografare
2011-2012: E’responsabile insieme a Raffaello Braga del nuovo portale Astrotest.it ,dedicato al mondo dell’astronomia e dei telescopi. Collabora, nuovamente, con le riviste di Scienze Astronomiche Nuovo Orione e Le Stelle.

Si dedica, inoltre, alla fotografia di paesaggio – http://www.landscapephotography.it organizzando mostre, workshop e corsi individuali.
Collabora con l’Oasi Lipu Palude Brabbia (Varese) dove organizza spesso eventi e corsi

Lampada frontale PETZL

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La PETZL è un’azienda francese di Grenoble, fondata nel ’68 da Fernand Petzl, grande appassionato di speleologia e geniale inventore. Il suo sogno di produrre industrialmente gli strumenti che ideava ha generato un marchio di fama mondiale, con un fatturato annuo di circa 100 milioni di euro.  L’azienda produceva inizialmente materiali per speleologia, cui si affiancarono progressivamente molte nuove realizzazioni per alpinismo, escursionismo, arrampicata sportiva e torrentismo.

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Nel ’90 la PETZL entra nel settore professionale delle attrezzature per il lavoro in altezza e relativi interventi di soccorso. Nomi come GRIGRI, BASIC, CROLL, SHUNT, ASCENSION, TIBLOC e tanti altri sono entrati nel lessico comune degli appassionati di verticalità,  sia rivolta verso l’alto delle vette che verso il basso delle cavità naturali. Tra queste attrezzature hanno un posto importante le lampade frontali. Il prodotto che più di ogni altro evoca immediatamente il marchio PETZL tra gli appassionati di outdoor. Oltre a quest’ultima arrivata ZIPKA PLUS 2 ne possiedo altre due, una SAXO AQUA gialla ed una piccola ZIPKA prima serie blù ,  che uso entrambe regolarmente, da molti anni e senza il minimo problema.  La ZIPKA, tascabilissima e di uso istantaneo, è ideale per uscire da un rifugio alpino prima dell’alba e sparire poi nello zaino senza appesantire, è sempre nella mia giacca di soccorritore 118 per illuminare rapidamente restando a mani libere, e quando necessario si fissa sul casco in un attimo.

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E’ molto comoda per lavorare negli spazi angusti del bricolage domestico, sia in fronte che fissata magari ad uno scopettone, per guardare sotto un mobile od una cornice di terrazzo. Utile per cambiare una lampadina dell’auto di sera, per fare un giro in bici senza spingere la dinamo, per guardare dove metto i piedi se la gita si protrae oltre il tramonto, per cercare le chiavi cadute durante il pic nic o sul pavimento della cantina. Massima utilità in minimo spazio. Con il piccolo filtro di plastica rossa è utile nelle serate osservative (tutta una notte al Pian dell’Armà ! ), per leggere a letto e per muoversi di notte senza disturbare la brigata, come al glorioso meeting di Monte Rufeno !  I difetti della prima serie sono : la potenza limitata, il fascio luminoso generato dai 3 led non è molto omogeneo e decisamente bluastro, niente regolazione di intensità e niente lampeggio di segnalazione, nessuna indicazione del livello di carica, la necessità di montare e smontare i piccoli filtri di plastica per cambiare colore della luce, operazione scomoda e che espone al continuo rischio di romperli o perderli. Tutti limiti che comunque ho sempre ritenuto accettabili in un apparecchietto tanto piccolo eppure tanto efficace nell’insieme. Nel tempo la famiglia delle ZIPKA era giunta alla terza generazione con la ZIPKA PLUS 2, oggetto di questa recensione. Modello recentemente uscito di produzione, e dal sito, ma ancora ampiamente disponibile sul web ed a mio parere molto interessante, tanto che l’ho acquistata.

Ricevo in due giorni una bella scatola di cartone, ben protetta internamente , contenente un blister originale PETZL con la ZIPKA PLUS 2, tre batterie ministilo di ottima marca e scadenza lontana, raccomandazioni sullo smaltimento ed un’esauriente guida d’uso, come tradizione PETZL. La lampada è prodotta in rosso, nero antracite, verde e blù. L’ho scelta in rosso per maggiore visibilità in caso di perdita accidentale. Non contento, ordino la custodia POCHE e poi l’accessorio più innovativo : l’accumulatore programmabile CORE .  La  ZIPKA PLUS 2, nipotina della mia prima ZIPKA blù, è sempre piccolissima e leggerissima (70 gr. con batterie, 66gr. con il CORE, 36gr. vuota) e di utilizzo istantaneo, grazie all’avvolgitore interno che ospita il cavetto di supporto in Dyneema, un particolare polietilene di elasticità quasi nulla e grande resistenza alla trazione, in questo caso almeno 20 Kg. Ma i geni in comune con la nonna finiscono qui, mentre le differenze sono sostanziali. Il duro tasto in plastica a scorrimento orizzontale è diventato un morbido tasto con protezione gommosa che lavora in verticale. Comanda un unico led principale, con maggiore autonomia, luce molto più bianca, molto più potente e con fascio decisamente più uniforme, per quanto concentrato. Utilie il lampeggio di segnalazione e la possibilità di ridurre la potenza, con  notevole aumento dell’autonomia.

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Al led principale si affianca un led a luce rossa, fissa o lampeggiante, di potenza ideale per la segnalazione e per la lettura di carte stellari, la gestione degli apparecchi durante le osservazioni, dietro la testa o la sella della bici nelle sere d’estate e per .…. trovare il bagno in rifugio ! Tutte le funzioni sono pilotate in sequenza dall’unico tasto, la luce rossa si attiva/disattiva  tenendolo premuto per 2 secondi. Dall’altro lato del led principale si trova una finestrella dove 3 piccolissimi led tricolori danno indicazione sulla carica disponibile e sullo stato durante la ricarica. La lampada è certificata IPX4 , il 4 significa che può resistere a spruzzi d’acqua (quindi ok sotto neve e pioggia) mentre la X dice che non è garantita dalle infiltrazioni di polvere nel tempo. E non potrebbe essere che così, in quanto apribile per sostituzione batterie o carica accumulatore. La nostra  torcetta può essere alimentata con 3 batterie AAA a perdere, con elementi ricaricabili Ni-Mh o al litio e con l’accumulatore CORE. E qui veniamo al progresso più evidente, e direi sorprendente in queste dimensioni : l’accumulatore programmabile.

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E’ accompagnato da una esauriente nota tecnica, utilizza polimeri di litio a lunga vita (300 cicli di carica), minimo effetto memoria e notevole insensibilità alle basse temperature. Si ricarica in circa 3 ore con un cavetto USB A/microB da una sorgente a max 5 V  che eroghi circa 0,5-1 A. Con intensità di corrente inferiori la ricarica è sempre possibile ma si allunga. I 3 miniled colorati segnalano lo stato di ricarica. Quindi è possibile ricaricare con moltissimi caricatori di cellulari, fotocamere, gps, pannellini solari portatili, computer, accendisigari e tutti gli apparecchi che ormai stanno definendo questo come il nuovo standard di ricarica. Vedendo che nella confezione non era compreso un caricatore dedicato, disponibile come accessorio, avevo storto il naso, ma poi mi sono reso conto che solo in casa ho già almeno 3 caricatori adatti, più i computer. Una scelta commerciale di PETZL volta a contenere il costo del kit, contando sulla ormai larghissima diffusione di questi caricatori.  Ma la caratteristica peculiare è la possibilità di modificare il firmware dell’accumulatore, scaricando il freeware PETZL OS dal sito ufficiale (PC e MAC). Si può quindi adattare la disponibilità di energia alle proprie esigenze, regolando la scarica privilegiando potenza o autonomia e modulando tutti i parametri relativi, sia utilizzando profili d’uso programmati che personalizzandone di propri.  Questi settaggi trovano la loro applicazione più completa con le lampade PETZL più potenti e sofisticate, per utilizzo “serio” , come la NOA, ma anche per la nostra ZIPKA PLUS 2 sono sicuramente utili. La lampada, la custodia e l’accumulatore sono molto ben costruiti, senza bave, giochi o altro, con materiali che pur nelle ridottissime dimensioni danno un senso di solido e non di giocattolo. Le note tecniche sono chiarissime ed esaurienti, in classico stile PETZL. Come il nutrito elenco di accessori.

 

Fascio luminoso di 90° in tutte le direzioni

Luminosità max 42 Lumens

 

Prestazioni dichiarate a 20°  :

 

con batterie a perdere

 

LUCE BIANCA

 

- potenza massima        58 ore

- potenza ridotta           185 ore

- luce lampeggiante      350 ore

 

LUCE ROSSA

 

- luce fissa                    100 ore

- luce lampeggiante      850 ore

 

con accumulatore CORE con programmazione standard   :

 

LUCE BIANCA

 

- potenza massima        12  ore

- potenza ridotta            65   ore

- luce lampeggiante       60  ore

 

LUCE ROSSA

 

- luce fissa                      33 ore

- luce lampeggiante      300 ore

 

 

In conclusione, e riservandomi di verificare sul campo questi tempi, penso che PETZL sia riuscita a mantenere nella nuova ZIPKA PLUS 2 tutti i pregi dei modelli precedenti correggendone i difetti, migliorando molto un prodotto già valido.

Da questi primi giorni di uso attento e curioso mi sento senz’altro di giudicare ZIPKA PLUS 2 un’ottima soluzione per chi vuole una sorgente di luce piccola e leggera, efficiente, ben costruita ed estremamente versatile, valida sia come classica frontale che in molte altre situazioni.  E adesso chiedo scusa ma vado a divertirmi con la programmazione del CORE !  Cieli sereni a tutti.

 

 

Maner Agnoloni

About

Maner Agnoloni
Milanese evaso, da circa 10 anni vive nell’hinterland con Grabilla e tre gatti. Fotografo industriale, da più di trent’anni occasionalmente sul palcoscenico della Scala in ruoli da figurante, cui tiene tantissimo per motivi mai completamente chiariti. Incompiuta carriera universitaria, prima a fisica e poi a scienze politiche, della quale è curiosamente molto soddisfatto. Le passioni per storia, epistemologia, teatro, musica, enologia, cucina, lingua meneghina, costruzione bici corsa/mtb e chissà che altro si devono accontentare del poco tempo libero lasciato dal suo volontariato di soccorritore 118. Curioso per natura, gli piace ascoltare, conoscere ed ha la presunzione di provare a capire. Scettico ma passionale, se annusa competenza e soprattutto passione lo si potrebbe far interessare a qualsiasi cosa. Di natura riservata, diventa estroverso con gli amici, cui è legatissimo. L’incontro con il sito/forum lo ha coinvolto in relazioni pericolose, ha ravvivato antiche braci e l’incendio è ormai fuori controllo. Rapito dai binocoli ed affascinato dall’osservazione astronomica è senz’altro l’uomo “di peso” del team !

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Fieldscope Nikon EDG 85 VR

I fotografi naturalisti conoscono molto bene i benefici derivanti dalla stabilizzazione ottica. Nel settore fotografico, infatti, è molto facile trovare un sistema di stabilizzazione integrato nel corpo macchina (ad esempio Olympus) oppure direttamente sulle ottiche (ad esempio Canon e Nikon).
Per ciò che riguarda i nostri amati binocoli, le aziende che investono in tale tecnologia si contano sulle dita di una mano (Canon, Nikon, Fujinon, Zeiss e pochissime altre), nessuno però, aveva mai pensato di creare un telescopio terrestre dotato di sistema di stabilizzazione.

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Un bel primo piano sul Nikon EDG VR 85

Nel 2011 il colosso nipponico Nikon ha presentato il fieldscope EDG 85 VR e il mondo dell’osservazione naturalistica e del digiscoping ha ricevuto, finalmente, un poco di aria fresca.

Similmente ai teleobiettivi giapponesi l’EDG 85 si avvale della funzione VR a decentramento ottico. Questa tecnologia è stata applicata negli obiettivi di seconda generazione “II”, che consentono di scattare a mano libera con tempi di scatto sino a quattro volte più lunghi di quello normalmente possibili con ottiche prive di stabilizzazione.  La sua applicazione in un fieldscope garantisce , secondo Nikon,una riduzione delle vibrazioni pari ad 1/8 rispetto all’utilizzo classico. A livello fotografico comporta un tempo di posa inferiore di circa due stop.

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Ben visibile il ponte di comando di questo Fieldscope

Come risaputo nella tecnica del digiscoping, si lavora a lunghezze focali molto elevate, spesso oltre i tremila millimetri, per tale motivo un aumento prestazionale ottenuto grazie ad un sistema di stabilizzazione è ben gradito.
Chi utilizza questa tecnica è consapevole di come sia facile indurre delle vibrazioni nel proprio setup fotografico semplicemente toccando lo scafo ottico dello spotting scope per regolare la messa a fuoco o di come sia controproducente  l’utilizzo alla presenza di forte vento o su capanni traballanti o colmi di persone.

Marco Rovere di Nital, importatore ufficiale dei prodotti Nikon, conoscendo la mia passione per il digiscoping, mi ha inviato un esemplare angolato per consentirmi di fare alcune prove, comprese ovviamente le  comparazioni con i sistemi più classici.

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I pulsanti che regolano l’attivazione del sistema di stabilizzazione, alimentato da comuni pile da 1.5V

Per quanto riguarda la mera osservazione visuale ho potuto testare questo strumento con un eccellente oculare fisso da trenta ingrandimenti (FEP-30W). Nella ripresa fotografica,  invece, ho preferito un’opzione di altissima qualità, evitando la proiezione d’oculare: Duplicatore Nikon FSA-L2 collegato a un’eccellente Reflex Full Frame Nikon D610.

Prima di descrivere nel dettaglio le sue prestazioni fotografiche è utile citarne le caratteristiche tecniche.

Il Nikon EDG 85 VR ha una linea che potrebbe non piacere ai puristi: la zona nei pressi del prisma, dove alloggia anche il sistema VR è molto squadrata, vi è poi una netta differenza di diametro fra la grande ghiera di focalizzazione e la cella che contiene il grande obiettivo da ottantacinque millimetri di diametro. Una ghiera rossa, presente nella parte frontale, vicino all’obiettivo, rappresenta l’alta qualità ottica di questo fieldscope che è, infatti, il Top di Gamma dell’azienda. Il colore grigio scuro dell’eccellente gommatura propone i colori dei binocoli serie EDG, cosi come la conformazione a buccia di arancia che fornisce un ottimo grip oltre ad una maggior resistenza ai graffi.
Sull’ampio ponte di comando vi sono due  manopole e un pulsante: la prima manopola, situata nel punto di equilibrio dello scafo ottico, consente la rotazione del fieldscope di 360° tramite un sistema click-stop.

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L’eccellente lente da 85 mm di diametro.

Avvicinandosi alla zona dell’oculare è presente la manopola per il bloccaggio del sistema VR accanto cui è presente il pulsante di attivazione della stabilizzazione. Quando entra in funzione, è stata prevista una disattivazione automatica dopo trenta minuti.
Come i teleobiettivi professionali dell’azienda anche l’EDG 85 VR è impermeabilizzato (sino a 2 metri per dieci minuti) riempito in azoto e dotato di una lente neutra fra il corpo e l’oculare, anche il coperchio  che funge da supporto per quattro batterie da 1.5 V è sigillato. Per toglierlo è necessario operare sulla  leva di blocco-sblocco situata nella parte inferiore dello scafo.
La parte posteriore della piastra  presenta tre fori filettati per garantire la massima flessibilità di montaggio, mentre il paraluce di gomma estraibile incorpora anche il coperchio di protezione dell’obiettivo che non potrà mai perdersi.

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il fotografo naturalista Roberto Glaviano osserva durante una prova sul campo.

Se dovessi sintetizzare le mie impressioni sul design di questo telescopio terrestre, potrei usare soltanto tre parole: moderno, curatissimo e funzionale.

Trattandosi di un “classe EDG” è ovvio attendersi una eccellente qualità non solo dal punto di vista meccanica ma anche da quello ottico. L’EDG 85 VR utilizza delle lenti in vetro a bassissimo indice di dispersione.
Nell’uso visuale ho notato un’eccellente nitidezza, una resa dei colori molto reale e un’ottima luminosità. Con l’oculare  FEP-30W la curvatura di campo è assente, anche le immagini stellari sono puntiformi sino al bordo del campo, mentre l’aberrazione cromatica è praticamente impercettibile.

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Giovane Nitticora. Ottima la nitidezza di questo Fieldscope abbinato ad una Nikon D610

Otticamente parlando questo fieldscope è uno dei migliori che ho mai utilizzato, oltretutto, Nikon, ha previsto ben sette oculare per il sistema EDG- VR.
Il prisma in dotazione nella visione dritta  è un tetto ottimizzato con un  rivestimento dielettrico multi-strato che consente un’elevata riflettenza. La versione angolata, dovrebbe, far uso anche di un penta-prisma a 45°, in questo caso Nikon cita un  rivestimento a correzione di fase.
Nell’osservazione visuale il sistema VR mi ha aperto nuovi orizzonti, tanto da consentirmi di utilizzare il fieldscope a mano libera e a trenta ingrandimenti.  In tale frangente non è possibile avere un’immagine molto ferma, tuttavia la leggibilità dei dettagli è decisamente buona.

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Sorgere della luna sopra il Monte Piambello.

Avendo esperienza con binocoli stabilizzati dai dieci a venti ingrandimenti, non pensavo si potessero notare  degli evidenti benefici ad ingrandimenti superiori.
La situazione migliora ancor di più utilizzando un monopiede.  Ero, invece, un po’ diffidente in merito alla sua efficacia quando utilizzato con un robusto treppiede: mi sono dovuto ricredere.
Nella fase di  focalizzazione si riesce ad ottenere una maggior precisione nella ricerca del punto di fuoco preciso e finalmente ho potuto osservare senza troppo disagio anche nelle affollate domeniche primaverili ove i capanni della LIPU pullulano di chiassose e agitate famiglie.

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Luna “quasi piena”

Ho provato innumerevoli volte ad appoggiare il mio smartpone all’oculare del Nikon EDG 85 A-VR ed anche in tale frangente ho ottenuto scatti più nitidi rispetto agli spotting scopes non stabilizzati.

Il pregio maggiore, ovviamente, si percepisce durante la ripresa fotografica.
Lo zoom 3.5X FSA-L2 fornisce una lunghezza focale di ripresa compresa fra i cinquecento millimetri e i millesettecentocinquanta. Ovviamente tale prestazione diminuirà quando si aggancerà al più piccolo EDG 65 VR, ove la distanza focale varierà dai quattrocento ai millequattrocento.
A quasi duemila millimetri di focali qualsiasi errore in fase di scatto genera pessime immagini oltre ad un evidente sfocatura data dalle vibrazioni. Se ho apprezzato il sistema VR  nella mera osservazione visuale durante la focalizzazione, in quella fotografica ho raggiunto il pieno entusiasmo.

NikonEDGVR85_2

Distanza dal capriolo ripreso nella immagine sottostante

La rotazione della manopola sia osservando nel mirino che nel monitor con il sistema live-view attivato non genera vibrazioni fastidiose inoltre, sono riuscito ad ottenere scatti “fermi” in condizioni proibitive per sistemi privi della stabilizzazione. Grazie al sistema VR non ho mai utilizzato il cavetto di scatto e raramente mi sono avvalso del live view e del temporizzatore. A mano libera, utilizzandolo come un comune teleobiettivo, ho provato a scattare a 500 mm , ottenendo foto perfettamente nitide a un 1/60!

capriolo_NikonEDGVR85

Il supertele ottenuto dalla combinazione del  FSA L2 e  Nikon EDG 85 A-VR  consente di ottenere delle fotografie, su  soggetti statici, paragonabili a quelli ottenibili con un classico e costoso super-teleobiettivo. Il Boken, ovviamente, sarà inferiore, mentre maggiore sarà l’abilità richiesta dal fotografo per ottenere una perfetta messa a fuoco anche su soggetti in rapido movimento. In tal caso mi sono avvalso oltre che del luminoso mirino della trentacinque millimetri giapponese anche della messa a fuoco predittiva, tanto amata dai fotografi naturalisti ante-AF.

Nitti_EDG85

Nitticora. Nikon EDG 85 con Nikon D610

Il video è stato compresso.

Nikon ha prestato molta attenzione alle esigenze dei fotografi naturalisti e per tale motivo è possibile scattare in modalità AUTO con priorità di apertura sia in modalità manuale con misurazione. Per ciò che concerne la misurazione di esposizione disponibili, è possibile fare uso della centrale pesata.

 

Nikon ha in catalogo anche due classiche staffe per il digiscoping con le fotocamere digitali compatti: la FSB-UC di tipo universale, adatta alla serie CoolPix e la DSB-N1 che è stata costruita specificatamente per la serie Nikon V1, molto apprezzata dai digiscopers mondiali.
Ringrazio personalmente Nikon per aver portato la stabilizzazione anche nel settore dei fieldscope, il beneficio è notevole sia durante il birdwatching sia nella ripresa fotografica. L’eccellente qualità dell’EDG 85 A-VR  e la sua affidabile meccanica lo pongono nella piccola schiera dei migliori telescopi terrestri presenti sul mercato.
Ritengo che, attualmente, sia il miglior fieldscope per gli amanti della fotografia e della tecnica del digiscoping: un nuovo punto di riferimento. Da quando utilizzo l’EDG  85 A-VR ho dimenticato lo stress e la tensione di scattare ad oltre 2000 mm di focale all’interno di capanni traballanti o in posti ventosi e questo beneficio si nota anche nel mero uso visuale.

Si ringrazia la Nital nella persona di  Maurizio Bachis, Nikon Sport Optics Manager, per l’esemplare in prova e Marco Rovere, responsabile ufficio stampa, per avermi consentito di esprimere le mie impressioni senza forzature sull’esito del mio test.

 

Disclaimer. Questa recensione è stata pubblicata nel mese di Luglio del 2014. Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Binomania in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, sulle caratteristiche dello strumento, su i punti vendita autorizzati o altre informazioni in genere, si prega di contattare direttamente Nital SPA  cliccando sull’immagine qui di seguito.

Piergiovanni Salimbeni

About Piergiovanni Salimbeni

Piergiovanni Salimbeni:
è nato nel Febbraio del 1975 a Varese, una piccola provincia del Nord Italia, attualmente vive insieme con la moglie e le figlie Ersilia ed Ester a Cugliate Fabiasco- Valganna, una verde ed umida valle situata sulle Prealpi lombarde e confinante con il territorio svizzero.

Si è laureato presso la Università Statale di Milano con una tesi riguardante i danni da inquinamento elettromagnetico.

Esperienze editoriali e nel settore astronomico-naturalistico

1997: Autore della rivista NUOVO ORIONE, fonda, nello stesso anno, insieme con il dott.Raffello Lena il GLR GROUP (Geological Lunar Researches Group) un gruppo internazionale di studi sulla geologia lunare. Attualmente il GLR Group, pubblica una rivista on-line , intitolata Selenology Today
2001: Pubblicazione del libro “OSSERVARE LA LUNA” , inizia un ciclo di conferenze sul tema .
2004-2007- Autore della Rivista di Scienze Astronomiche LE STELLE diretta da Margherita Hack e da Corrado Lamberti.
2005- Fonda il portale BINOMANIA, il primo portale italiano dedicato al mondo dei binocoli
2008-2010 fa parte dello Staff Tecnico della Rivista di Scienze Astronomiche, Coelum, collabora con La Rivista della Natura e con la rivista Fotografare
2011-2012: E’responsabile insieme a Raffaello Braga del nuovo portale Astrotest.it ,dedicato al mondo dell’astronomia e dei telescopi. Collabora, nuovamente, con le riviste di Scienze Astronomiche Nuovo Orione e Le Stelle.

Si dedica, inoltre, alla fotografia di paesaggio – http://www.landscapephotography.it organizzando mostre, workshop e corsi individuali.
Collabora con l’Oasi Lipu Palude Brabbia (Varese) dove organizza spesso eventi e corsi

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La nota azienda fotografica giapponese estende la sua gamma di binocoli con prismi di Porro grazie ad un nuovo modello: il Pentax PCF CW.

Come si evince dal sito ufficiale questo strumento si avvale di prismi ad alta rifrazione BAk4, è compatto e leggero, grazie anche al piccolo diametro.
Pare sia dotato di un ottimo sistema d’impermeabilizzazione, JIS 6, che ne consente la tenuta stagna sino ad un metro di   profondità. L’inserimento di azoto previene anche l’appannamento delle superfici interne dovute agli sbalzi di temperatura.
Il rivestimento di gomma garantisce una buona protezione e una solida presa, mentre i portatori di occhiali apprezzeranno la sua buona estrazione pupillare.

Fra le altre caratteristiche cito: le conchiglie oculari con sistema click-stop a quattro posizioni, una distanza minima di messa a fuoco pari a tre metri, un adattatore per il montaggio al treppiede.

pentax2

Dati tecnici dichiarati dalla Casa Madre (Cortesia http://www.ricoh-imaging.it)

Tipo Binocolo con prismi di porro e messa a fuoco centrale
Schema ottico obiettivo 2 elementi in 1 gruppo
Schema ottico oculare 4 elementi in 3 gruppi
Ingrandimento 10x
Diametro obiettivo 30mm
Campo di visione effettivo 5,5°
Campo di visione apparente 51,3°
Campo visivo a 1000m 96,1 m
Apertura della pupilla di uscita 3mm
Estrazione pupillare 178,8mm
Luminosità relativa 9
Campo di regolazione diottrica ±3m -1
Campo di regolazione della distanza interpupillare (IPD) 60 ~ 70 mm
Campo di messa a fuoco (Minimo) da circa 3 m a infinito
Conchiglie oculari Estraibili a rotazione
Colore Nero
Altezza 119,5mm
Larghezza 158mm
Profondità 57mm
Peso circa 463 g
Impermeabilità Impermeabile fino a 1 metro di profondità (JIS – classe 6) riempito con azoto
Accessori Tappi protezione obiettivi, tappi di protezione oculari antipioggia, custodia, cinghia

Piergiovanni Salimbeni

About Piergiovanni Salimbeni

Piergiovanni Salimbeni:
è nato nel Febbraio del 1975 a Varese, una piccola provincia del Nord Italia, attualmente vive insieme con la moglie e le figlie Ersilia ed Ester a Cugliate Fabiasco- Valganna, una verde ed umida valle situata sulle Prealpi lombarde e confinante con il territorio svizzero.

Si è laureato presso la Università Statale di Milano con una tesi riguardante i danni da inquinamento elettromagnetico.

Esperienze editoriali e nel settore astronomico-naturalistico

1997: Autore della rivista NUOVO ORIONE, fonda, nello stesso anno, insieme con il dott.Raffello Lena il GLR GROUP (Geological Lunar Researches Group) un gruppo internazionale di studi sulla geologia lunare. Attualmente il GLR Group, pubblica una rivista on-line , intitolata Selenology Today
2001: Pubblicazione del libro “OSSERVARE LA LUNA” , inizia un ciclo di conferenze sul tema .
2004-2007- Autore della Rivista di Scienze Astronomiche LE STELLE diretta da Margherita Hack e da Corrado Lamberti.
2005- Fonda il portale BINOMANIA, il primo portale italiano dedicato al mondo dei binocoli
2008-2010 fa parte dello Staff Tecnico della Rivista di Scienze Astronomiche, Coelum, collabora con La Rivista della Natura e con la rivista Fotografare
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Meopta America ha da poco presentato una nuova gamma di strumenti ottici: i binocoli MeoPro ®HD che sono disponibili in due diametri, il classico 42 mm ed il più leggero e compatto 32 mm. Le frecce al loro arco sono varie, a iniziare dalle ottiche in Fluorite sintetica in grado di fornire un’eccellente risoluzione oltre ad eliminare l’aberrazione cromatica. Lo scafo, invece, è composto di lega di Magnesio, è totalmente impermeabilizzato e, grazie, al sistema MeoBrightTM, pare che ogni lente fornisca una trasmissione pari al 99.8%.

meopro32

Il formato da 32mm, foto: http://www.meoptasportsoptics.com/

Gli accessori visibili sul sito ufficiale sono innumerevoli.

meopro42

Il classico formato da 42mm. Foto: http://www.meoptasportsoptics.com/

L’azienda dichiara che i MeoPro ®HD sono assemblati totalmente negli Stati Uniti d’America.

Per maggiori informazioni e dettagli tecnici consiglio di visitare questa pagina.

 

meopro80hd

Foto:http://www.meoptasportsoptics.com/

 

Mi è parso molto interessante anche il nuovo Fieldscope Meopro HD 80 che pare avere tutte le caratteristiche atte a soddisfare gli appassionati più esigenti: lenti in fluorite, scafo composto di alluminio e magnesio, collare ruotabile, Meo-BrightTM e Meo-ShieldTM, paraluce retrattile, impermeabilizzazione, oculare zoom 30-60X a grande campo, garanzia a vita, etc., etc.
Per gli amanti delle riprese con l’Iphone 4s è disponibile l’adattatore MeoPix®. Mi auguro che anche Meopta, a breve, presenterò un adattatore universale.

A questo indirizzo potrete leggere altre informazioni.

 

Piergiovanni Salimbeni

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1997: Autore della rivista NUOVO ORIONE, fonda, nello stesso anno, insieme con il dott.Raffello Lena il GLR GROUP (Geological Lunar Researches Group) un gruppo internazionale di studi sulla geologia lunare. Attualmente il GLR Group, pubblica una rivista on-line , intitolata Selenology Today
2001: Pubblicazione del libro “OSSERVARE LA LUNA” , inizia un ciclo di conferenze sul tema .
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2008-2010 fa parte dello Staff Tecnico della Rivista di Scienze Astronomiche, Coelum, collabora con La Rivista della Natura e con la rivista Fotografare
2011-2012: E’responsabile insieme a Raffaello Braga del nuovo portale Astrotest.it ,dedicato al mondo dell’astronomia e dei telescopi. Collabora, nuovamente, con le riviste di Scienze Astronomiche Nuovo Orione e Le Stelle.

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Il particolare design dello ZOOM SVS permette di utilizzarlo facilmente con tutti i telescopi, i binocoli ed i microscopi.
Il supporto universale è dotato di una molla a tensione e una staffa di montaggio che consente di usare tutti gli iPhone, i Galaxy o qualsiasi altro smartphone, con o senza custodia protettiva, fornendo una calzata sicura che protegge anche contro gli urti e le vibrazioni.
L’accoppiamento al vostro strumento ottico è velocissimo e non necessita di attrezzi.
Le manopole di microregolazione permettono un allineamento rapido e preciso. Lo ZOOM SVS consente a cacciatori ed appassionati di outdoor, di utilizzare il loro smartphone per fotografare o filmare le loro avventure.

Fonte Bignami.it

Dovrei ricevere un esemplare nei prossimi giorni: seguirà un test sul campo.

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Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l’ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno. 

 

Da un paio d’ore risuona nella mia mente l’idillio a me più caro, scritto da Leopardi, in quel di Recanati, nel 1829.

Seppur oggi sia Giovedì e non il sabato leopardiano,  il piacere dell’attesa e la speranza di trascorrere tre giorni in compagnia di cari amici, giornalisti e nuovi futuri conoscenti mi rasserena il cuore e nel frattempo, risveglia in me una serie di profumi e sapori: la musica del monzese Van de Sfross, che mi accompagna sempre durante i viaggi verso la Valtellina, il profumo dell’erba tagliata nei campi nei pressi del Rifugio, il sapore delle pietanze, il profumo della gomma intiepidita dal sole montano e altro ancora.

Questa volta un altro monzese allieterà anche i partecipanti: Lorenzo Adinolfi uno dei soci dell’omonima azienda, distributrice ufficiale dei prodotti Docter qui nel Bel Paese.  La guest star a partire da Sabato, sarà Miss Desiree Sachs, di  Analytik Jena AG: la giovane Export Manager varcherà  le Alpi , per la prima volta, per raggiungere il suolo italico e , spero, decine di appassionati desiderosi di porle suggerimenti, critiche e complimenti.

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Sto scrivendo rapidamente di fronte ai borsoni colmi di binocoli tedeschi, presagisco già il divertimento che tutti noi otterremo nel provarli: il piacere risiede anche nell’attesa!
Konrad (Corrado Morelli) e il sollecito MonPao (Paolo Monti) si stanno già sollazzando con vari binocoli crepuscolari in attesa degli appassionati che colmeranno il Quartier Generale.

La Nikon D610 con i 50 mm F 1.4 è pronta: la scheda di memoria è formattata, linda e pronta ad accettare decine di scatti rubati che vi proporrò, spero, quotidianamente.

Cercherò di fare in modo che anche i non partecipanti potranno godere del clima festoso, delizioso e produttivo della “Docter Days”.

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Vi anticipo solo che ci saranno ben sette Docter Aspectem.

A presto risentirci.

 

Venerdi 20 Giugno.

La giornata è trascorsa lenta e tranquilla: pochi amici ci hanno raggiunto, gli altri arriveranno a ora tarda.
Il tempo è mite con un sole caldo e asciutto, nulla a che vedere con l’umidità “della bassa” che in questo periodo, spesso, taglia il fiato.

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In attesa di ufficializzare l’evento con la maggior parte dei presenti ci siamo permessi un breve divagare con ottiche di tutte le marche e formati, gentilmente messe a disposizione da Claudio Todesco (Born to Zeiss) , Carlo Rossi, Paolo Monti e Corrado Morelli.
Guerra fra formati, ingrandimenti e diametri, tonalità dei colori, ergonomia: questi sono i soliti giochi di noi bambini un poco cresciuti.

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Le condizioni meteo sono promettenti. Ci aggiorneremo domani. Buona serata a tutti.

Piergiovanni Salimbeni

About Piergiovanni Salimbeni

Piergiovanni Salimbeni:
è nato nel Febbraio del 1975 a Varese, una piccola provincia del Nord Italia, attualmente vive insieme con la moglie e le figlie Ersilia ed Ester a Cugliate Fabiasco- Valganna, una verde ed umida valle situata sulle Prealpi lombarde e confinante con il territorio svizzero.

Si è laureato presso la Università Statale di Milano con una tesi riguardante i danni da inquinamento elettromagnetico.

Esperienze editoriali e nel settore astronomico-naturalistico

1997: Autore della rivista NUOVO ORIONE, fonda, nello stesso anno, insieme con il dott.Raffello Lena il GLR GROUP (Geological Lunar Researches Group) un gruppo internazionale di studi sulla geologia lunare. Attualmente il GLR Group, pubblica una rivista on-line , intitolata Selenology Today
2001: Pubblicazione del libro “OSSERVARE LA LUNA” , inizia un ciclo di conferenze sul tema .
2004-2007- Autore della Rivista di Scienze Astronomiche LE STELLE diretta da Margherita Hack e da Corrado Lamberti.
2005- Fonda il portale BINOMANIA, il primo portale italiano dedicato al mondo dei binocoli
2008-2010 fa parte dello Staff Tecnico della Rivista di Scienze Astronomiche, Coelum, collabora con La Rivista della Natura e con la rivista Fotografare
2011-2012: E’responsabile insieme a Raffaello Braga del nuovo portale Astrotest.it ,dedicato al mondo dell’astronomia e dei telescopi. Collabora, nuovamente, con le riviste di Scienze Astronomiche Nuovo Orione e Le Stelle.

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Nel mondo dei binocoli con telemetro spesso si possono acquistare prodotti con prezzi molto elevati, superiori anche ai duemila euro. Per questo motivo ero molto curioso di testare le prestazioni del nuovo binocolo Steiner Nightunter 8×30 LRF che unisce le doti di leggerezza e di affidabilità del classico “prismi di Porro” 8×32 , la tecnologia per la misurazione a distanza ad un prezzo decisamente inferiore a quello di   molti concorrenti.

Steiner_8x30_LRF_1

un bel primo piano del binocolo Nightunter 8×30 LRF

 Dati tecnici dichiarati dalla Casa Madre.

Diametro obiettivo

30 mm
Ingrandimento 8 x
Peso 795 g
Larghezza 165 mm
Altezza 145 mm
Profondità 66 mm
Pupilla d’uscita 3.75 mm
Luminosità 14.10
Fattore crepuscolare 15.5
Campo visivo a 1000 m 114 m
Sistema di messa a fuoco Sports-Auto-Focus
Distanza minima di messa a fuoco
Ottiche ad alte prestazioni High-Definition
Impermeabilità Fino a 5 m
Riempimento con azoto Tecnologia della valvola a due vie
Temperatura Da -40 a + 80 °C 1)
Rivestimento in gomma NBR-Longlife
Tracolla Larga e confortevole cinghia in neoprene
Copriobiettivi
Coprioculari da pioggia
Custodia
Garanzia 30 anni (ottica) 2 anni (elettronica)
Prezzo (Beretta) 1828 euro

 

Anche questo binocolo è costruito “come Steiner comanda”. Lo scafo ottico in policarbonato Makrolon ® che custodisce un cuore con prismi di porro ed anche molto robusto, in grado di resistere a ben 11G d’impatto. Del resto l’azienda tedesca garantisce che questo binocolo è “military tested/approved”.
Il rivestimento di gomma è il noto NBR- Longlife, una protezione in grado di proteggere il binocolo non solo dagli urti ma anche dall’aggressione di oli, acidi e condizioni metereologi che molto avverse. Il grip è molto buono anche in questo periodo, dove si hanno spesso le mani sudate, inoltre, la composizione di questa gommatura è definita NoNoise, perché assicura una perfetta silenziosità durante la fase di presa e utilizzo.
Presente, anche in questo progetto la tecnologia con il riempimento in azoto a due vie che evita la formazione di condensa interna o di appannamento.

Anche il Nighunter 8×30 LRF, come anticipato, è impermeabile ed è garantito sino alla profondità di cinque metri. Nessun problema neppure per l’uso in condizioni estreme, giacché la temperatura di esercizio è compresa fra i -40° e gli 80°.

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La costruzione di questo binocolo è eccellente.

 

Da un punto di vista ottico questo binocolo è di alta qualità, è dotato di ottiche a bassa dispersione che Steiner definisce “ottiche ad alta definizione HD”. In effetti, anche nelle condizioni estreme, grazie anche al buon trattamento multi-strato antiriflesso ha dimostrato di contenere particolarmente bene la luce diffusa, anche ai bordi del campo mentre le immagini al centro sono nitide e con un deciso contrasto.

L’aberrazione cromatica è quasi invisibile, non l’ho mai percepita nelle condizioni d’utilizzo a me care in questo periodo: monitoraggio  delle nidificazioni dei rapaci, anche se, spesso ho dovuto compiere osservazioni in controluce, con condizioni di illuminazione molto critiche.

Non è ovviamente un binocolo da birdwatching da corta e media distanza, il suo sistema “Sport Auto-Focus”, infatti, si fa forza della buona profondità di campo  di questo otto ingrandimenti.  Grazie alla compensazione visiva, infatti, ci si può spingere a distanze inferiori a quelle concesse dalla reale profondità di campo che in un binocolo di tali ingrandimenti è pari a sessantaquattro metri, sono all’infinito.

L’azienda tedesca, infatti, conferma che mediamente tutti gli oggetti dai venti metri sono nitidi sino all’infinito. Tale prestazione dipende, però, come risaputo, dall’accomodamento visivo soggettivo e quindi potrebbero variare da persona a persona, soprattutto durante il crepuscolo, ove l’aumento della dilatazione pupillare provoca anche la presenza di altre aberrazioni del proprio visus difficoltà di messa a fuoco, maggiore astigmatismo, miopia crepuscolare, etc., etc.

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l’8×30 LRF è compatto e si rivela perfetto per le lunghe escursioni con gli zaini da montagna.

Non ho notato alcun problema,  invece, per i monitoraggi di soggetti visibili media e lunga distanza, come ad esempio i rapaci e gli ungulati. in tal caso ci si può anche dimenticare di regolare continuamente i due sistemi di focalizzazione singola su ogni oculare. Eccellente, come al solito, il sistema di paraluce laterale che protegge l’osservatore dalla luce laterale, specie se dipende da un sole estivo molto intenso.

Come nei binocoli di alta gamma, le conchiglie Ergoflex® sono ruotabili ma anche totalmente estraibili per consentire una rapida pulizia delle lenti frontali.

Per ciò che concerne il contenimento delle aberrazioni geometriche, il binocolo fornisce un campo quasi piatto, le immagini hanno un minimo degrado ai bordi del campo che si nota, maggiormente al crepuscolo, ove la nostra compensazione della curvatura di campo è peggiore.

La distorsione angolare è nella media: personalmente noto un minimo effetto palla rotolante che non è invasivo o affaticante. Se dovessimo considerare una scala da uno a dieci, ove dieci rappresenterebbe  il “panning perfetto” lo Steiner potrebbe tranquillamente vantare un bel sette.

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Ben visibile il sistema di telemetria e il vano batteria.

 

Dopo una rapida analisi delle caratteristiche ottiche e meccaniche mi pare doveroso presentare ai lettori di Binomania le caratteristiche telemetriche di questo binocolo.

La tecnologia laser Steiner Nighunter 8×30 LRF consente di misurare la distanza di soggetti situati sino a millesettecento metri. Ovviamente tali prestazioni variano al mutare delle condizioni atmosferiche, dall’altitudine e ovviamente dalla riflettenza della superficie inquadrata.

Tabella

Distanze di misurazione Precisione nella misurazione
Da 25 m sino a 1700 m +- 1 m a 300 m
+- 2 m a 600 m
+-0.5% > 600m

 

Il telemetro Laser in dotazione, (LRF Laser Range Finder) integrato nell’unità ottica di sinistra è  dotato di un sistema di protezione per gli occhi (Eye-Safe) il raggio è ovviamente invisibile (classe 1 FDA).  Questo sistema è alimentato con una semplice batteria CR2 da 3V.

Si attiva con il pulsante presente sopra la parte superiore dello chassis. Il display digitale  è visibile nell’oculare destro. Il sistema di misurazione è molto semplice: Si centra il bersaglio, si rilascia il tasto “Ranging” e in tempo reale il display mostrerà la distanza che ci divide dal soggetto. E’ possibile visionare le distanze sia in metri sia in yarde. Nel caso in cui si necessaria stimare la distanza di un soggetto in movimento si dovrà tenere premuto il pulsante per circa tre secondi, dopodiché il binocolo avvierà la modalità “scansione” Per garantire una buona durata della batteria e l’autospegnimento della modalità di scansione avviene dopo una ventina di secondi.

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Gli oculari presentano una messa a fuoco singola su ogni oculare: buona la profondità di campo.

Nel corso dei mesi di Maggio e Giugno ho avuto la possibilità di compiere varie stime di distanza su bersagli che ho misurato  in precedenza attraverso il noto software on-line Google Earth o calcolando i pixel occupati sul sensore della mia reflex dotata di ottica da 400 mm. I risultati migliori li ho avuti con soggetti dotati di una buona riflettività. Sono rimasto piacevolmente sorpreso anche dalle misurazioni ottenute in condizioni più critiche dove questo sistema di telemetria ha dimostrato di essere molto affidabile. Ovviamente non presenta caratteristiche più avanzate come, ad esempio, la visualizzazione dell’angolo di tiro.

Steiner_8x30_LRF_6

Sullo scafo ottico sono visibili i pulsanti per l’attivazione del sistema LRF.

In sintesi ritengo lo Steiner Nighthunter 8×32 LRF un valido aiuto sul campo: è robusto, leggero, affidabile, con ottiche di buona qualità, possiede un’ottima profondità di campo ed è equipaggiato con un pregevole sistema di telemetria.

La garanzia è di  trent’anni per la parte ottica e  di due per quella elettronica.  Il prezzo di listino al pubblico Iva inclusa è pari a  1828 euro.

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Un bel primo piano sugli oculari e sul sistema a due valvole per il riempimento in azoto.

Ringrazio Fausto Massolo di Beretta per aver fornito il binocolo oggetto di questo test senza pormi alcuna restrizione  per la  stesura di quest’articolo e sulla descrizione delle mie opinioni.

Disclaimer. Questa recensione è stata pubblicata nel mese di  Giugno del 2014. Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Binomania in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, sulle caratteristiche dello strumento, su i punti vendita autorizzati o altre informazioni in genere, si prega di contattare direttamente Beretta SPA cliccando sull’immagine qui di seguito.

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