Un mese di digiscoping con lo Zeiss Gavia 85

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Premessa di Piergiovanni Salimbeni.

Non tutti sanno che Paolo Monti, notissimo nome di Binomania, è anche un eccellente fotografo naturalista che fa uso – con molta solerzia, abnegazione e competenza, della tecnica del digiscoping. Le sue capacità  gli hanno consentito, lo scorso anno, di togliersi qualche bella soddisfazione in un concorso fotografico internazionale molto importante e di conquistare decine di consensi sui gruppi più importanti presenti sui Social e sul Web in generale.

Per questo motivo, mi pareva piuttosto scontato far testare a lui lo spotting scope Zeiss Gavia 85.

Io ho scritto solo una breve premessa riguardante le caratteristiche tecniche principali e le mie mere impressioni nell’uso visuale.

Un bel primo piano sullo Zeiss Gavia 85

Messa a fuoco e meccanica.

Questo telescopio terrestre non va a sostituire il notissimo Zeiss Victory Diascope FL 85, bensì entra, in punta di piedi, nel settore dei media-gamma (quello della serie Conquest HD per intenderci). Di fatto, non fa uso di pregiate lenti alla fluorite o di costosissime soluzioni meccaniche, a questo ci ha pensato il nuovo Top di Gamma Zeiss Harpia di cui potrete leggere, qui su Binomania, una recensione approfondita fra qualche settimana.

Come qualche prodotto Zeiss recente, anche questo strumento  è stato costruito in Giappone, presumibilmente dalla Kamasutra Koki che è molto nota per la qualità  dei suoi prodotti e che da anni produce per varie aziende del settore.

Lo Zeiss Gavia 85 è abbastanza compatto e leggero, la mia bilancia ha stimato 1742 g, distribuiti su circa quaranta centimetri  di lunghezza. Lo scafo ottico è protetto da una buona gommatura, con il classico colore nero “Zeiss” che si concede unicamente l’unico vezzo blu del logo teutonico. Il collare ruota di 360 ° mentre una ghiera ben dimensionata e preposta al fissaggio dell’oculare zoom, seppur sia dotato di sistema a baionetta.

Questo spotting scope è impermeabilizzato e riempito in azoto e garantito con una resistenza di 400 mbar. Insomma, ha tutte le carte in regola per essere utilizzato in Natura senza troppi patemi.

Belle le rifiniture della gommatura che prevede punti di maggior spessore per attutire i possibili urti nell’uso sul campo.

Lenti

Le ottiche, come anticipato, non sono composte di performante fluorite ma da ottiche a bassa dispersione (ED). Se dovessi sintetizzare, lo potrei paragonare a un Vortex Razor o a un Nikon della serie Monarch, buoni strumenti, quindi, ma non in grado di fornire la nitidezza, il contrasto e la correzione dei colori del vecchio Diascope FL da 85 mm o di un Kowa TSN-883 o di un Meopta  Meostar S2 82 HD.

Oculare. L’oculare di serie fornisce un buon campo di vista a 1000 m (33 m a 30X e 23 m a 60X). Questi risultati sono perfettamente paragonabili alla concorrenza nella sua fascia di prezzo. Il campo è piatto sino al bordo grazie alla presenza di elementi asferici all’interno dell’oculare. Le immagini, infatti, sono perfettamente a fuoco sino al bordo del campo. Peccato che sia dotato di una range d’ingrandimenti un pò limitato: 30X-60X. In certe situazioni (crepuscolo o giornate molto assolate con forte escursione termica) prediligo utilizzare ingrandimenti sicuramente più bassi. Avrei preferito quindi avvalermi. almeno, di un 25×60.

 

Un bel primo piano sull’obiettivo dotato di lente a bassa dispersione.

Aberrazioni

Aberrazione cromatica.
Nella maggior parte delle condizioni osservative il cromatismo residuo è assente, al centro del campo, quando si ha cura di mettere bene a fuoco l’immagine. Il cromatismo laterale, invece, si nota da circa il 75%- 80% del campo inquadrato.

Osservando soggetti in controluce o durante le giornate nuvolose si nota sempre la tendenza a fornire un’immagine virata verso il violetto oltre a percepire un alone bluetto- verde lungo  i bordi delle immagini (luna piena, tralicci, rami, etc.,etc.)

Curvatura di campo.
Direi assente. Le immagini, per tutto il range di escursione concesso dallo zoom, forniscono un’ottima resa sino al bordo del campo.

Distorsione angolare.
Nella media. Presente e minima.

L’oculare zoom 30-60x ha fornito immagini nitide sino ai bordi del campo ottico.

 

Utilizzo pratico.

Beh, non siamo di fronte a un Top di Gamma, le differenze ci sono e sarebbe disonesto non affermarlo. La qualità ottica è inferiore  rispetto agli Alpha, ho notato soprattutto differenza nelle situazioni critiche, dove un telescopio più costoso fornisce: maggiore luminosità , maggior nitidezza e contrasto e anche un miglior contenimento delle aberrazioni cromatiche. Di contro, la resa nelle comuni condizioni d’illuminazione è molto buona anche ad alti ingrandimenti a patto di non ricercare una perfetta colorazione del piumaggio a 60X su soggetti in controluce o un’ottima nitidezza.

Per chi ama il marchio Zeiss e possiede magari un binocolo serie Conquest HD, questo telescopio potrebbe essere un ottimo complemento. Per tutti gli altri che non possono ambire a un costoso Top di Gamma, Zeiss è l’unica fra i tre europei pregiati a fornire un telescopio terrestre in una fascia media  di prezzo.

 

Lo Zeiss Gavia nel Digiscoping
di Paolo Monti

Ho avuto modo di testare le prestazioni dello Zeiss Gavia nel digiscoping per circa un paio di settimane. Come vedrete nella galleria fotografica che segue l’articolo i risultati sono stati discreti, superiori a quello che mi sarei aspettato per uno strumento di fascia medio alta. Di solito le prestazioni degli spotting di questo livello di costo (dai mille euro in su per intenderci) possono già garantire in visuale osservazioni di alta qualità, ma quando all’adattabilità dell’occhio umano viene sostituito l’inflessibile giudizio del sensore fotografico le cose cominciano a farsi dure e spesso ne scaturisce un giudizio di condanna quasi inappellabile, ma in questo caso devo dire che il Gavia almeno la libertà “condizionata” se la merita tutta.

Meccanicamente lo strumento si presta molto bene per il digiscoping: l’anello di messa a fuoco è preciso e senza movimenti a vuoto, con una giusta “pastosità” nella rotazione che ben si adatta alla messa a fuoco veloce di questo cannocchiale; l’oculare zoom è montato in modo molto solido sul corpo, senza giochi evidenti, permettendo di reggere senza problemi adattatore e macchina fotografica evitando flessioni e ulteriori vibrazioni; in più nella parte dell’oculare che si può sfruttare per agganciare il materiale fotografico un anello in gomma aiuta ad evitare indesiderate rotazioni anche degli adattatori universali, non so se la cosa è “progettualmente” voluta, ma fa sicuramente al caso.

Per testare sul campo il Gavia ho utilizzato la mia Olympus OM-D E-M1 MKII montando come ottica il 17mm 1.8 della medesima casa (quindi un materiale fotografico di tutto rispetto); come adattatore invece ho fatto ricorso al Baader Microstage II, l’adapter universale che abitualmente uso per le mie uscite di digiscoping. La Zeiss, come accessorio a richiesta per questo spotting, ha creato un “collare-manicotto” (sleeve per dirla all’inglese) che permette di innestare in modo molto preciso la propria macchina fotografica munita di obbiettivo direttamente sull’oculare, garantendo così un ottimo allineamento di tutte le parti ottiche in tempi rapidi; però per questo test non è stato fornito.

Questo cannocchiale viene dotato di un solo oculare zoom con un range di ingrandimento che va da 30 a 60x. A 30 ingrandimenti naturalmente avremo le migliori prestazioni in termini di nitidezza, con ancora buoni risultati anche a 40x, poi salendo l’ottica tende a farsi discretamente morbida ma ancora ben utilizzabile soprattutto per foto documentali. Fino a qui nulla di straordinario, difficilmente qualsiasi oculare zoom saprà tenere le medesime prestazioni a tutte le focali, certo in strumenti dal costo più elevato tra i vari ingrandimenti avremo forse minori differenze di prestazioni ma non poi di moltissimo.

La sede porta-oculare con vetro neutro per proteggere l’interno dello scafo ottico dalle intemperie e dalla polvere. Da notare l’ampia ghiera per il fissaggio di sicurezza dell’oculare che è ugualmente dotato di innesto a baionetta.

Stiamo però parlando di uno zoom che non mantiene la medesima ampiezza di campo a tutti gli ingrandimenti: partendo da un campo stretto a 30x, arriveremo ad una piacevole “grandangolarità” a 60. Capirete quindi che alla massima qualità di immagine dei bassi ingrandimenti corrisponderà anche una abbondante “vignettatura”, costringendovi a ritagliare in modo marcato la foto per eliminare il “cerchio nero” che contornerà l’immagine utile. Condizione questa che potrete limitare o zoomando con la vostra compattina (o smartphone) oppure usando obiettivi dalla focale più lunga se utilizzate corpi reflex o mirrorless, soluzioni che poi però potrebbero limitare in parte la qualità delle immagini ottenute.

Circa le problematiche fotografiche incontrate utilizzando lo Zeiss Gavia, i difetti che più hanno risaltato sono stati una certa “vignettatura” anche dell’immagine utile, dove al bordo della foto emergono un po’ di calo di nitidezza e contrasto, costringendovi a sacrificare magari la risoluzione della foto per eliminare qualcosa in più del semplice cerchio nero; comunque quello che resta al centro è di buona qualità.

Un secondo difetto che ha fatto capolino è l’aberrazione cromatica, non stiamo parlando di un cromatismo sempre disastroso, ma in condizioni critiche, in zone di forte contrasto, il purple fringing si è manifestato in modo a volte evidente; certo non dovrete combattere ogni volta con questo difetto (che per esempio in visuale non ho notato molto) però mi sembra doveroso rimarcarlo.

Ben visibile, in questa immagine, l’attacco a baionetta. Lo spotting scope Zeiss consente, in ogni caso, l’uso di oculari astronomici con barilotto da 31.8mm.

Come sempre queste mie considerazioni vanno prese in considerazione nell’ambito di questa specifica prova con il materiale fornitomi per l’occasione, cioè corpo più oculare zoom e senza adattatore dedicato; ma ricordo che lo Zeiss Gavia dispone anche di un accessorio che gli consente di montare gli oculari astronomici con barilotto da 31,8, pertanto è lecito pensare che se al posto dello zoom venisse montato un adeguato oculare fisso di alte prestazioni ottiche, anche la qualità fotografica delle immagini “potrebbe” fare un ulteriore passo in avanti.

Di seguito troverete una piccola galleria di scatti ottenuti in digiscoping con questo cannocchiale. Le foto sono state elaborate in post produzione (miglioramento contrasto, correzione espozione, bilanciamento del bianco, riduzione “automatica” dell’aberrazione cromatica…) e ritagliate per bilanciarne la composizione, oltre che per eliminare l’eventuale vignettatura. Sono queste operazioni relativamente facili, che qualsiasi digiscoper dilettante può fare utilizzando normali programmi di foto-ritocco o sviluppo RAW. Alcune foto sono ottenute a breve distanza a bassi ingrandimenti, altre noterete che sono scattate su distanza più lunghe e con uno zoom più elevato. Sono immagini che vi propongo giusto per capire un po’ cosa, a grandi linee, si può ottenere con questo tipo di strumento.

Ringraziamenti

Si ringrazia Bignami, nella persona di Achille Berti per aver fornito l’esemplare di Zeiss Gavia oggetto della prova.

  • Disclaimer.
    Questa recensione è stata pubblicata nel mese di Novembre dell’anno 2017. Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Binomania in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, sulle caratteristiche dello strumento, su i punti vendita autorizzati o altre informazioni in genere, si prega di contattare direttamente Bignami il distributore ufficiale in Italia dei prodotti Zeiss

Written by

Monti Paolo: quarantenne, un po’ astrofilo, un po’ birdwatcher, un po’ digiscoper; colleziona binocoli da qualche anno, ne possiede di vari.E’ un membro del gruppo Astor (Associazione per l’osservazione e lo studio dei Rapaci) insieme a Piergiovanni Salimbeni e Abramo Giusto.

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