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Compatti Leica 10x25: una perla nel taschino.
di Piero Pignatta
(data di pubblicazione Agosto 2008)

 

Tempo fa ebbi casualmente a provare un binocolo compatto Leica Ultravid 10x25 che mi impressionò notevolmente. A dire la verità non avevo mai considerato seriamente i binocoli compatti ritenendoli sempre i fratellini minori di un binocolo “normale”conancheuna certa qual scomodità osservativa date le dimensioni, ma l’impressione di luminosità e brillantezza che ebbi con il Leica Ultravid 10x25 mi sorprese così tanto da indurmi la frenesia di averne uno, solo per il gusto dello strumento ottico. Come faccio di solito attesi qualche mese per capire se si trattava solo di un fugace capriccio, ma nel frattempo provai altri blasonati compatti, per quanto uno possa provare in un negozio, senza tuttavia ricavarne quell’impatto visivo che mi aveva dato il Leica. Cercaiquindi di riprovare di nuovo questo Ultravid e l’impatto fu il medesimo della prima volta: galeotta fu l’occasione perché lo acquistai.

C’era però un mio amico che già possedeva un Leica Trinovid 10x25 e decisi quindi di vederne le differenze.

I binocoli compatti Leica Ultravid (U) e Trinovid (T) 10 x25 sono piccoli strumenti che ripiegati su se stessi occupano poco più spazio di un comune pacchetto di sigarette (foto1, a destra l’U a sinistra il T). Leggerissimi, pesano poco più di 200 grammi. Ne esistono due versioni: l’una gommata, l’altra classica con rivestimento in pelle nera (quello da me preferito) e sono disponibili anche con ingrandimento a 8x. L’U è fornito di serie con una bella custodia in cuoio rigido sagomato da cintura e con i soli coprioculari, fissabili alla piccola tracolla in dotazione. Le conchiglie rigide degli oculari sono retrattili per chi indossa occhiali (l’estrazione pupillare è più che sufficiente) ma il binocolo può anche essere tenuto in custodia con le conchiglie estratte. La regolazione del fuoco è sull’asse centrale ove nell’Uè altresì presente un piccolo pulsante per la regolazione diottrica dell’oculare destro;la ghiera di messa a fuoco ha quindi una doppia funzione: tenendo premuto il pulsantino si disattiva la messa a fuoco centrale permettendo di regolare solo l’oculare destro, per cui una volta rilasciato il pulsante la vostra personale regolazione non potrà più modificarsi accidentalmente (foto2). Sul T invece la regolazione diottrica dell’oculare destro è situata direttamente sulla parte distale dell’obiettivo didestra (foto3). Entrambi i binocoli sono stagni ma l’U è in più riempito con azoto e con resistenza dichiarata fino a 5 m di profondità (se qualcuno volesse provare……..).

Il campo reale del’U è di 5,1° mentre per il T è di 4,7°. La distanza minima di messa a fuoco è di 3,2 m per l’U e di 5 m per il T. Entrambi gli strumenti impieganoun progetto a 6 lenti con trattamento denominato HDC e prismi a tetto con correzione di fase indicata come P40.

L’U tuttavia si differenzia, oltre che per un’ulteriore miglioria ottico-meccanica, per un particolare trattamento dei prismi denominato Highlux System HLS: tale procedimento, completamento sconosciuto, è quello che conferisce la particolare luminosità e brillantezza di tutta la serie dei binocoli Ultravid per cui si è riusciti ad ottenere una riduzione della luce diffusa con un incremento di luminosità e contrasto (foto4, sotto il T sopra l’U).

 

Sul campo la nitidezza e l’incisività sono eccellenti per entrambi, ma mentre il T fornisce colori e immagini più “calde”,l’U spicca per la sua maggior luminosità e brillantezza; la resa dei colori è francamente più brillante nell’U ove il contrasto cromatico è altissimo. Facendo delle prove comparative in notturna ho effettivamente verificato che l’U è più luminoso del T, inoltre l’immagine appare ancor meglio definita ai bordi rispetto la T, ma la differenza la noterete solo in comparando i due binocoli: questo per dire cheusando il solo T la definizione ai bordi vi sembrerà già ottima. Praticamente assenti in entrambi gli strumenti l’aberrazione cromatica e la distorsione a cuscinetto, riscontrabile solo se ricercata con gli opportuni accorgimenti. Il modesto, ma riscontrabile, maggior campo reale dell’U contribuisce a fornire nella sua globalità un’immagine davvero straordinaria.

In definitiva quello che mi ha davvero impressionato, data la mia poca considerazione per i compatti, è come si sia riusciti ottenere immagini cosi belle su un “binocoletto” così piccolo che all’occorrenza non fa rimpiangere il binocolo di maggior diametro lasciato a casa. Non aspettatevi però da un compatto quella proiezione/immersione nella scena e quella sensazione di profondità che solo un binocolo “normale” è in grado di dare, specie se a prismi di Porro (chi mi conosce sa quanto “detesti” i prismi a tetto preferendo di gran lunga il prisma di Porro alla faccia delle tendenze del mercato corrente).

Per contro ho trovato più agevole la messa fuoco sul T: vi è infatti una differenza di un quarto di giro in meno nella ghiera di messa fuoco dell’U che quindi risulta meno demoltiplicata per cui la messa fuoco andrà effettuata con maggior lentezza in quanto sarà più facile finire fuori fuoco su soggetti poco definiti, mentre sul T non ho mai avuto difficoltà.

Bisogna tuttavia osservare che il se il T è classificato come di livello inferiore all’U potrebbe tuttavia essere preferito non solo per il minor prezzo ma anche da quegli appassionati che preferiscono immagini calde e a cui non piace l’eccessiva brillantezza che per alcuni risulta quasi artificiosa e innaturale.

Insomma a voi la scelta: entrambi ottimi strumenti con “una luce” in più per l’U, piccoli, leggeri, da poter tenere “nel taschino” in tutte quelle evenienze in cui vorremmo avere dietro un binocolo ma che per pigrizia o altri motivi tendiamo a lasciarlo a casa
.

Vi lascio con una piccola civetteriache mi perdonerete ma che da appassionati potrete capire: il mio piccolo “completino portatile ultracompatto da viaggio” ove il Leica Ultravid 10x25 ha trovato la sua “compagna” nella fotocamera digitale compatta Leica D-Lux 3 (foto 5).

 


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