Recensione Dobson Geoptik 250

Questa volta vi propongo il test di un telescopio che utilizzai nel novembre del 2004. Come sempre le mie impressioni che all’epoca furono pubblicate sul mensile “Le Stelle” derivano dalla qualità dei prodotti presenti sul mercato italiano in quel periodo. Buona lettura.

 

PREMESSA

Volgendo la mente al passato, alla ricerca del mio primo contatto con l’astronomia, serbo memoria di un settore  ancora privo di sistemi automatizzati, di camere CCD, di GPS e di decine d’altre innovazioni tecnologiche che, seppur  in grado d’agevolare la vita dell’astrofilo evoluto, hanno  la colpa, se così si può affermare, d’aver sminuito   il fascino dell’osservazione visuale e d’aver eliminato  il primo contatto invaso di  arcano e di  fascino, tipico di chi pone, per la prima volta, l’occhio al telescopio.
 Per un’ottima contemplazione visuale del cielo  profondo, infatti, non sono necessari strumenti iper-tecnologici: è richiesto solamente un telescopio a riflessione, con un diametro minimo di venti centimetri, un paio d’oculari, una mappa stellare e la connaturata disposizione al desiderio di apprendere che vive in ognuno di noi.

Jonh Dobson,  il creatore dell’omonimo sistema, progettò uno strumento semplice, dotato di montatura altazimutale, spartano, ma essenziale che permettesse di compiere delle ottime osservazioni visuali. Il telescopio che ho utilizzato per qualche settimana, include in parte le qualità appena citate ed unisce a un diametro discreto ed alla facilità di montaggio e di utilizzo, anche un’ottica curata e una serie di caratteristiche che reputiamo interessanti per questa classe di strumenti.

Immagine: un primo piano sul Dobson Geoptik 250

 

CARATTERISTICHE TECNICHE

 

Di frequente si sente affermare che la qualità ottica di un sistema Dobson è inferiore a quella di un sistema Newton dotato di montatura equatoriale. Questa diceria potrebbe derivare dalla scelta di  molti auto-costruttori, che   spesso preferiscono  investire  il loro budget sul diametro e non sulla qualità ottica, in realtà, il sistema Dobson, altro  non  è che un   Newton provvisto di montatura altazimutale, quindi,  nella maggior parte dei casi nella produzione aziendale, questo sistema è fornito con gli stessi specchi in dotazione nelle varie configurazioni newton dotate di supporto equatoriale.

Nel corso degli anni, infatti, mi è successo di osservare in telescopi Dobson dall’ottima lavorazione ottica e da un’ostruzione ben contenuta, in grado di permettere, in proporzione al proprio rapporto focale ed all’ampio diametro, ottime visioni di luna e di pianeti. Anche il Dobson Geopitk, oggetto del test, non fugge a questa prassi: è di fatto, indistinguibile dal Newton di 250 mm fornito a corredo nella versione equatoriale, sarebbe sufficiente richiedere i due di anelli in alluminio del diametro del tubo, per poter trasformare in un attimo il  Dobson in Newton da utilizzare con  una montatura alla tedesca adatta a sorreggerlo. Questo telescopio è disponibile in due versioni: la LIGHT, dotata di un cercatore 6x30mm di focheggiatore micrometrico elicoidale di 31.8mm e di un oculare “ED” di 21 mm dal pari diametro; la PRO, munita di un oculare zoom 7-21X, di un cercatore 8x50mm a visione diretta o con deviatore a 90°, e di un sistema di ventilazione forzata tramite motore.

Immagine. Ho apprezzato la funzionalità del focheggiatore, differente  rispetto a quelli in dotazione dei prodotti Made in China di quel periodo, ma non per questo scevro da difetti.

 

Configurazione ottica

Tecnicamente parlando la cella dello specchio primario parabolico, in vetro BK-7, di 25 cm di diametro, il cui rapporto Diametro/Spessore è di 1/7 è alloggiato in un tubo calandrato d’alluminio spesso un solo millimetro, in grado di garantire un compresso fra robustezza e leggerezza. La cella in fusione d’alluminio, che regge lo specchio, è collimabile attraverso tre coppie di viti push and pull, e lo specchio è trattenuto all’interno della cella attraverso tre graffe di gomma a cui è stato aggiunto per rinforzo delle barrette di ferro che trattengono le 2 viti M4. Lo specchio secondario è pari a 50x70mm mentre la lunghezza focale è di 1250mm. L’ostruzione, molto ridotta, è pari a 0.22, grazie anche all’utilizzo di uno Spider spesso solo 0,4 mm
Anche in questo modello, similmente al newton di 150mm, testato mesi or sono, l’alluminatura del primario avviene attraverso il sistema d’evaporazione sottovuoto, mentre la quarzatura del secondario(SIo2) si produce per mezzo della sparatura sottovuoto.  La Geoptik garantisce, per questo modello una lavorazione del secondario pari ad 1/10 lambda.

Immagine: un primo piano sul supporto del secondario.

 Anche se la casa costruttrice assicura una lavorazione minima di 1/8 lambda sul fronte d’onda, la certificazione ottica dello strumento  evidenzia il grado di lavorazione dello specchio primario pari a ben 1/13.4.
 In dotazione con lo  strumento, viene fornito un CD-Rom in cui sono presenti  tutte  le certificazioni effettuate sullo strumento quali la maschera di Couder, il test di Foucault (con tre fotografie) il test di Ronchi il test di riflessione,  e l’interferometria. Inoltre sullo stesso CD-Rom si può trovare uno schema di tutte le parti che compongono il telescopio.

Rispetto alle sue dimensioni è notevole la facilità con la quale si può trasportare e montare. L’alloggiamento sulla montatura altazimutale richiede meno di un minuto, ed è di facile appannaggio da parte di un’unica persona: giusto il tempo di inserire i supporti basculanti di alluminio nelle ghiere. Queste ultime sono alloggiate nel supporto altazimutale con due parti in teflon, che consentono una buona scorrevolezza a patto che il tubo ottico sia ben bilanciato.

 

Immagine: seppur io sia amante dei rifrattori, il Dobson Geoptik si è rilevato  facile da utilizzare, seppur richieda una messa a punto (collimazione secondario, controllo primario) a fronte del primo utilizzo

Per ovviare a questo problema è possibile, come visibile nella fotografia, svitare la vite di fissaggio nell’asola e spostare leggermente, il tubo sino a quanto il sistema sarà perfettamente equilibrato. Il rapporto di stabilità, tra lo specchio primario, e lo specchio secondario, può variare, in proporzione al peso degli accessori che si utilizzeranno.  Gli spostamenti del tubo sulla montatura altazimutale di legno rivestito sono abbastanza scorrevoli, ritengo però che la presenza di cuscinetti a sfera in entrambi gli assi, avrebbe migliorato di molto la situazione. È utile anche ricordare che, per spostare il tubo ottico sull’asse orizzontale è necessario premere nella parte inferiore dello scafo, nei pressi della montatura. In caso contrario, l’effetto leva, farebbe spostare dalla sede il tubo se non addirittura sollevare l’intero sistema, supporto compreso.
Dopo aver preso confidenza con lo strumento è possibile puntare gli oggetti celesti con discreta facilità. Permane, ovviamente, un poco di scomodità nell’osservazione di quelli molto bassi all’orizzonte.


 

 

SOTTO IL CIELO AUTUNNALE

Durante il mese di Novembre(anno 2004) sono riuscito a sfruttare un paio di serate sotto un cielo terso d’alta montagna e una decina di giorni sotto un cielo suburbano, che reputiamo sufficienti per una prima impressione di quest’ottica.

Se il passaggio, tra i dieci e i quindici centimetri, non dona molta differenza alla mera osservazione visuale, quello tra i venti ed i venticinque può ampliare nuove prospettive.

Osservando il nucleo d’alcune galassie, come ad esempio M51, è possibile ammirare, la presenza di tenui strutture spirali o di nuclei di condensazione, i colori delle stelle, invece, si fanno più vivi, e la nebulosità azzurra che avvolge le Pleiadi è ben più evidente.  La Nebulosa d’Orione, a 2300 mm d’altitudine, inizia a mostrare una tenue colorazione verde, mentre, la caratteristica forma della nebulosa M57 nella Lira, si stacca perfettamente dal fondo del cielo.  Volgendo il telescopio nella costellazione del Cigno è  poi possibile osservare  l’enorme densità  stellare che contraddistingue  la parte centrale della nostra galassia.
Per apprezzare appieno uno di questi strumenti è necessario operare sotto un cielo poco inquinato, iniziativa, tutt’altro che facile, negli ultimi tempi, dato che, a quanto pare, tutti gli sforzi fatti dalle associazioni di astrofili come ad esempio Cielo Buio, e da alcuni legislatori italiani, non abbiano trovato riscontro presso  le amministrazioni comunali e le strutture private che continuano a tempestar di luci inutili un patrimonio naturale e gratuito quale il cielo.
Sconforto a parte, continuando nell’analisi del Dobson Geoptik, v’è da dire che sia la coma che l’aberrazione sferica sono risultati ben contenuti in proporzione alla configurazione ottica e all’apertura, anche le stelle sono puntiformi, avvalorando così quando dichiarato dal costruttore per questo specifico esemplare da noi testato.
Il contenimento delle aberrazioni che si può evidenziare durante la fase osservativa  dipende, in parte anche  dalla qualità degli oculari utilizzati: buona quella dell’oculare ED fornito a corredo, dotato di trattamento multistrato e superiore ad un paio di  Plossl che conservo da anni nella borsa “da lavoro” . Ottima, ovviamente, la visione a medi ingrandimenti, sotto un cielo sub-urbano  ottenuta con un  TeleVue Nagler di 16 mm, in grado di  fornire un campo reale di poco superiore ad un grado e di scurire nel contempo il fondo cielo.

Immagine: un particolare sullo spartano sistema Dobson che pero’ si è rilevato funzionale e fluido

Utilizzando il piccolo cercatore in dotazione e il fuocheggiatore elicoidale, che presenta sempre un po’ d’effetto leva e di image shift,  ho pensato che forse, non sarebbe male, spendere qualche decina di euro in più ed acquistare direttamente la versione Pro,  che offrirebbe  oltre che una più facile ricerca degli oggetti, attraverso il cercatore dal maggior diametro e un più veloce ambientamento termico, grazie al sistema di ventilazione, anche una più ragguardevole precisione durante la fase di messa a fuoco, visto che da quanto ricordiamo, grazie ad un’analisi fugace è dotata di un sistema di fuocheggiatura migliore, in grado, oltretutto, di concedere l’utilizzo di oculari da due pollici.

 

Immagine. Uno scatto singolo, ottenuto all’epoca con una NIkon 995 e l’oculare William Optics DLC 28 che all’epoca era il non plus ultra per il digiscoping

L’osservazione lunare, sempre effettuata poco prima dell’alba, è stata proficua solamente in due occasioni, contraddistinte da una buona tranquillità atmosferica. In questo caso, l’apertura e il ridotto rapporto d’ostruzione ci hanno concesso di analizzare molti micro – crateri e rime lunari ostiche, anche se, l’immagine resa era sempre caratterizzata da una micro-turbolenza, prevedibile in uno strumento di tale apertura. Da accaniti visualisti quali siamo, abbiamo potuto baloccarci con vari filtri colorati che, grazie alla estrema luminosità ci hanno permesso di analizzare le varie differenze di albedo del suolo lunare e di ottenere oltretutto un miglioramento del contrasto. Utilizzando un oculare William Optics, specifico per la fotocamera digitale Nikon 995, grazie alla luminosità appena citata, che ci concedeva di utilizzare tempi di posa brevissimi, ho potuto scattare delle discrete foto della fase lunare a basso ingrandimento. Questa è forse l’unica ambizione fotografica concessa da un sistema altazimutale.  Saturno, che seppur poco avvezzo ad essere osservato in questo periodo, ha ostentato vari dettagli della superficie atmosferica e la divisione di Cassini. In questo frangente, spingendo di un poco gli ingrandimenti è stato essenziale l’utilizzo di oculari d’ottima qualità, dotati di una grande campo apparente che “attenuavano” in parte l’assenza di motorizzazione. In definita questo Dobson Geoptik, pare un buon strumento: facilmente trasportabile, è l’ideale per l’osservazione visuale del cielo profondo ma anche per quella lunare e planetaria, considerando, però che in questo determinato frangente sarà possibile sfruttare il suo potere risolutivo solo nelle serate contraddistinte da un ottimo seeing. 

 

NOTA AGGIUNTIVA

Il prezzo per la versione LIGHT  nel 2004 era  pari a 970 euro, mentre quello per acquistare la versione  PRO era di 1140 euro.  È possibile ancora trovare questo telescopio sul mercato dell’usato.
Ricordo inoltre che la ditta Geopitk produceva anche un telescopio di trenta centimetri, dal peso e dall’ingombro di poco superiori.

 

 

BOX

L’oculare William Optics DCL-28 e la Nikon 995, un tuffo nel passato!

Per la mia breve sessione fotografia avevo  utilizzato con profitto, un oculare specifico per le fotocamere digitali Nikon della serie 995-4500, progettata dalla William Yang Optics.


L’oculare ben si prestava anche a un utilizzo visuale, era dotato, infatti,  di paraluce in gomma estraibile e di una buona qualità. Il prezzo era pari a 130,00 Euro (anno 2004) Ricordo con piacere quel periodo perchè iniziai a dedicarmi al digiscoping, quando in Italia era ancora una tecnica per pionieri, tra cui ricordo Andreas Bossi e il suo ottimo sito digiscopingitalia.
La stessa cosa accadde per la NIkon 995 che mi avviò alla fotografia di paesaggio, sostituita successivamente con la  reflex digitale Olympus E1 e il sistema 4/3 . La r

 

 

 



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