PREMISE
Nel 2013 Piero Pignatta, amico e collaboratore di Binomania, recensì con profitto il Nikon Monarch M5 20×56. Ebbi successivamente la possibilità di provarlo fugacemente, forse sempre tramite Piero, a uno degli eventi che organizzavano all’epoca presso il Rifugio della Corte in Valtellina. Ricordavo un binocolo decisamente compatto, con una buona qualità ottica. Proprio per questo motivo ho accettato con piacere la proposta di Nital, distributore italiano dei prodotti Nikon, di recensire il nuovo Monarch M5, disponibile in vari formati, tra cui un 20×56.
Attualmente, il Nikon è disponibile a un prezzo ufficiale di 919 euro, acquistabile direttamente sul sito ufficiale Nikon Store. Rammento agli appassionati che, acquistando un prodotto Nikon presso Nital, potrete beneficiare di ben 10 anni di garanzia.
ACCESSORIES SUPPLIED
Cercando di essere anche io “moderno”, ho creato un breve short per il mio canale YouTube, che vi invito a visitare, dove mostro rapidamente gli accessori in dotazione. All’interno della confezione, oltre ai classici tappi copri-obiettivi e copri-oculari, vi sono la pezzuola per la pulizia delle ottiche, i tagliandi di garanzia e il manuale di istruzioni. È inoltre presente un adattatore specifico per collegare, tramite filettatura, il binocolo alle teste dei più comuni treppiedi fotografici.
OPTIONAL ACCESSORIES
Essendo un binocolo 20x, è indispensabile poterlo sfruttare su un treppiede. Per questo motivo, se ancora non lo avete, vi consiglio di acquistare un treppiede fotografico. Il binocolo, comunque, è abbastanza leggero – come vedremo tra poco – e non necessita di treppiedi e teste molto pesanti o costose, poiché non è ingombrante come un classico 20×80.
MECHANICS AND FIRE SYSTEM
Per fornire venti ingrandimenti, questo binocolo risulta decisamente compatto. È lungo circa 20 cm, per la precisione 199x146x67 mm, che sono distribuiti su un peso ufficiale dichiarato di 1.235 grammi. Come sono solito fare, ho pesato lo strumento con la mia bilancia elettronica, mantenendo i tappi copri-obiettivi e l’adattatore per il treppiede: in questo caso il binocolo raggiunge i 1.330 grammi.
È impermeabilizzato e riempito in azoto, mentre lo scafo ottico è composto da fibra di vetro e resina rinforzata, ulteriormente protetta da un’ampia armatura in gomma antiscivolo, dotata di sezioni differenziate e di incavi nella parte laterale e inferiore del corpo, che consentono di impugnare con maggiore facilità il binocolo. Anche se, come anticipato, questo dettaglio può risultare trascurabile, poiché lo strumento si sfrutta quasi sempre su treppiede fotografico.

Il design è classico, con una cerniera centrale che tiene uniti i due tubi ottici. Il ponte è ampio, circa 67 mm. L’unico tocco di colore è dato dal logo del marchio Nikon e dalla sigla Monarch, che appaiono dorati e incastonati nella parte più scura del ponte.
Vista la grandezza del ponte appena citato e la solida costruzione meccanica, non ho notato alcun gioco nei tubi ottici, neanche forzando lateralmente con una certa pressione. Nella parte anteriore del ponte, come avrete compreso, è presente la filettatura per il supporto che consente il collegamento alle teste fotografiche.
Nella parte posteriore, vicino agli oculari, il Monarch M5 presenta una manopola di messa a fuoco di grandi dimensioni (32×23 mm), protetta da un’armatura in gomma zigrinata che facilita la rotazione anche con i guanti invernali o con le mani sudate. Sempre in questa zona, potrete leggere la sigla Nikon Monarch M5 20×56 3,3° waterproof.
La messa a fuoco minima dichiarata da Nikon per questo modello è di 5 metri, ma personalmente sono riuscito a mettere a fuoco a una distanza di 2,5 metri. Ritengo che Nikon abbia preferito dichiarare una distanza superiore in quanto, a 2 o 3 metri, possono sorgere problemi di collimazione. Ricordo che questo binocolo è collimato per l’infinito, e poiché gli obiettivi sono piuttosto distanti tra loro, è molto difficile ottenere una collimazione ottimale a distanze così ravvicinate. Detto ciò, i 5 metri dichiarati risultano comunque pienamente sfruttabili.
Ho voluto comunque testare la messa a fuoco da 2,5 metri fino all’infinito, e ho notato che si raggiunge la distanza massima con una rotazione di un giro e mezzo in senso orario. Ottima, invece, la progressività della corsa della ghiera di messa a fuoco: dai 17 metri all’infinito la variazione è davvero minima, pari a circa tre tacche della ghiera gommata.
OPTICS
Gli obiettivi hanno un diametro di 56 mm e sono dotati di lenti con vetri a bassa dispersione (ED). Tutti i componenti ottici sono realizzati in vetro Eco-Glass, quindi privi di piombo e arsenico.
Questo binocolo fornisce immagini nitide e contrastate seppur non incise come un 15×56 al top della gamma, con una buona resa dei colori e una tonalità dei bianchi che, personalmente, giudico leggermente virata verso il caldo.
Certamente – come sarà possibile evidenziare tra poco – non è stato possibile escludere del tutto l’aberrazione cromatica, visto il rapporto focale molto aperto. Tuttavia, essa risulta ben contenuta nella maggior parte delle situazioni.
Due note costruttive: la cella dell’obiettivo è inserita all’interno del tubo ottico per quasi 11 mm, e ho apprezzato particolarmente il sistema dei tappi copri-obiettivi, fissati con una fascia elastica decisamente ampia che scongiura qualsivoglia caduta accidentale.

EYEPIECES
Gli oculari del Nikon Monarch forniscono un campo visivo reale pari a 3,3°, che, applicando la formula classica, dovrebbe comportare un campo apparente di circa 66°. Nikon dichiara un valore di 59,9°
Il diametro della lente di campo è buono, quasi 24 mm: questo facilita la pulizia e riduce la tendenza all’appannamento, specialmente rispetto a prodotti più economici dotati di oculari con lenti di diametro inferiore.
La regolazione della distanza interpupillare ufficiale è compresa tra 60 e 72 mm. Alla mia distanza interpupillare, la distanza tra gli oculari è di circa 18 mm. Personalmente, posso affermare che si tratta di un binocolo comodo da utilizzare anche con i paraluce estratti. Questi ultimi sono realizzati con una gomma decisamente morbida e montati su una gabbia che mi è parsa in materiale metallico. Si svitano tramite un sistema a rotazione dotato di click-stop molto evidenti. Non si possono però rimuovere completamente per facilitare la pulizia delle ottiche, come avviene in alcuni modelli più costosi.
Per quanto riguarda la regolazione delle diottrie, è presente una ghiera zigrinata (presumo anch’essa in policarbonato con fibra rinforzata), con un diametro di circa 48 mm e un’altezza di 12 mm. È dotata di un segno di riferimento, mentre sulla parte in gomma sono riportati i classici simboli “-”, “•” e “+”. Non è presente un blocco di sicurezza, ma vista la forza necessaria per la rotazione, non mi è mai capitato di modificarla accidentalmente durante l’uso, una volta impostata la mia regolazione personale. L’estrazione pupillare è sufficiente con i paraluce completamente abbassati ma consiglio di verificare a chi non usa gli occhiali di “giocare” sul sistema click-stop per trovare la distanza a loro confacente per vedere tutto il campo di vista.
PRISMS
Questo binocolo utilizza prismi Schmidt-Pechan di alta qualità. La pupilla di uscita si è dimostrata circolare, senza vignettatura invasiva, e il field stop (cioè il diaframma di campo) risulta ben definito.
Osservando sfondi molto illuminati, non ho notato riflessi evidenti nei pressi della pupilla di uscita. Solo nella parte più esterna si nota qualcosa, ma nel complesso il risultato mi sembra ottimo, soprattutto per questa fascia di prezzo.

ANTI-REFLECTIVE COATING ON LENSES AND PRISMS
Il trattamento antiriflesso applicato alle lenti oculari e agli obiettivi si manifesta con una piacevole colorazione verde, a tratti violacea. La classica prova di riflessione del volto ha dato un ottimo risultato: non sono stato praticamente in grado di distinguere alcun dettaglio, a conferma dell’efficacia del trattamento.
Nikon dichiara che, per questo binocolo, è stato impiegato un rivestimento dielettrico a specchio ad elevata riflettanza, accompagnato da un rivestimento di correzione di fase. Lenti e prismi sono inoltre trattati con un rivestimento multistrato su ogni superficie ottica.
CHROMATIC AND GEOMETRIC ABERRATIONS
Chromatic aberration at the center of the field
I vetri utilizzati si sono rivelati una piacevole sorpresa. Con un rapporto focale così aperto, mi sarei aspettato una resa meno performante nel contenimento del cromatismo residuo. In realtà, nelle comuni condizioni di osservazione — come paesaggi, rami, fogliame, ecc. — l’aberrazione cromatica è molto ben contenuta e, al centro del campo, quasi sempre invisibile. Si nota solo durante test particolarmente esigenti, come osservazioni su gazebo bianchi o rapaci in forte controluce. In questi casi, può apparire una lievissima frangia violacea attorno ai soggetti più contrastati, ma non risulta mai invasiva o fastidiosa.
Lateral chromatism
L’aberrazione cromatica laterale si manifesta, come prevedibile, spostandosi dal centro verso i bordi del campo. Anche in questo caso, però, non risulta invasiva. È maggiormente visibile osservando rami o griglie in forte controluce, oppure lungo il bordo lunare. Nella maggior parte delle condizioni reali, soprattutto durante movimenti in panning, tende quasi a scomparire. Devo dire che è stata una piacevole sorpresa: dopo anni in cui ho apprezzato un binocolo che ritenevo eccellente, il Minox 15×58, devo riconoscere che questo Nikon Monarch M5 mostra prestazioni superiori nel contenimento del cromatismo sia assiale che laterale.
Field curvature
Un’altra sorpresa positiva è la quasi totale assenza di curvatura di campo . L’unica differenza percepibile rispetto al centro riguarda, come già detto, una leggera frangia cromatica laterale su soggetti molto contrastati, ma che scompare del tutto nell’osservazione di paesaggi normali.
Angular distortion
È ben visibile una distorsione angolare a cuscinetto, che compare già attorno al 70% dal centro del campo. Come noto, questo tipo di distorsione viene spesso inserito volutamente dai progettisti per ridurre l’effetto “palla rotolante” durante i movimenti orizzontali (panning). Io non sono particolarmente sensibile a questo effetto, ma anche in questo caso ho apprezzato il comportamento del Monarch M5 20×56 durante l’utilizzo pratico.

Other aberrations
Pur non essendo un binocolo da grande diametro, il Monarch M5 offre un alto ingrandimento, e per questo ho deciso di condurre una classica analisi stellare. Ho utilizzato la mia consueta tabella CM (Campo di Massimo Contrasto), CU (Campo Utilizzabile) e CI (Campo Insufficiente).
Con stelle di I e II magnitudine, il degrado dell’immagine si nota già attorno al 70% dal centro del campo. La situazione migliora osservando stelle più deboli. Il dato interessante è che il degrado non continua ad aumentare oltre quel punto, e la visione resta comunque “sufficiente” anche fino al bordo estremo del campo visivo.
USAF CHART TEST AT 35 METERS
The test with the USAF Chart ha evidenziato, innanzitutto, una certa presenza di cromatismo residuo. Si tratta di un test molto selettivo, specialmente con ingrandimenti così elevati: anche un binocolo dotato di elementi a bassa dispersione, ma con un rapporto focale molto aperto, può mostrare i propri limiti. Forse, utilizzando vetri in fluorite pura (tipo monocristallo, lavorato in laboratorio come fa ad esempio Kowa), si potrebbero ottenere prestazioni superiori. Tuttavia, ritengo il comportamento del Monarch M5 più che soddisfacente, anche in questo contesto impegnativo.
Per quanto riguarda il potere risolutivo, il test è stato eseguito — come mia consuetudine — in tre diversi momenti della giornata, per verificarne la costanza prestazionale in condizioni di luce differenti. Sono riuscito a risolvere la riga verticale del numero 1, un risultato in linea con le aspettative per un binocolo di questa categoria.
Colgo l’occasione per ricordare ai lettori — vista anche qualche osservazione ricevuta in passato — che la tabella USAF che utilizzo è stata ridimensionata da un grafico di fiducia per adattarsi al formato supportato dalla sua stampante. È collocata stabilmente a 35 metri e rappresenta per me un riferimento personale costante, utilizzato da oltre due anni per comparare strumenti ottici in modo uniforme.
Per questo motivo non posso adottare altre versioni “standard” della tabella consigliatemi in rete: ciò renderebbe inutilizzabile il confronto diretto con tutti i dati precedenti raccolti e pubblicati.

LUCE DIFFUSA TEST DEL FARETTO IMMAGINI FANTASMA
Birdwatching
Un binocolo 20x non è certamente il classico strumento compatto per il birdwatching. Un 10×42 si gestisce ancora abbastanza bene a mano libera, ma con un 20x diventa davvero difficile. Ho provato talvolta a utilizzarlo appoggiando le mani sui bordi di una torretta di avvistamento a due piani e, in quelle condizioni, sono riuscito a ottenere prestazioni soddisfacenti. Tuttavia, in un utilizzo pratico e intensivo — e soprattutto se si cerca costanza e precisione — ritengo indispensabile l’impiego su treppiede, o al massimo su un monopiede.
Ma a cosa può servire un binocolo 20×56 rispetto a un classico 10×42 o a uno spotting scope 20-60×80? Senz’altro si rivela utile per l’osservazione dei rapaci: ha un ingrandimento sufficiente per fornire un livello di dettaglio spesso invisibile con un 10×42. Ne vedo l’utilità, ad esempio, durante le migrazioni, oppure nei passaggi dei rapaci per i conteggi ufficiali.
Nella mia esperienza, già più volte verificata anche con questo esemplare, i 20 ingrandimenti osservati con due occhi restituiscono una percezione del dettaglio comparabile a un 25x, quasi come se si stesse utilizzando uno spotting scope. Questo lo rende uno strumento molto valido, soprattutto per le osservazioni diurne estive, quando l’uso di uno spotting scope può risultare più scomodo o impegnativo.

Landscape
Per l’osservazione paesaggistica, ovviamente non si possono aspettare le prestazioni di un Kowa Highlander Prominar a 21x, che costa circa 5000 euro, o di uno dei più recenti binocoli angolati astronomici ad alti ingrandimenti. Il Monarch M5, inoltre, non raggiunge la nitidezza e il contrasto dei top di gamma come il 15×56 or the 18×56, risultando in questo ambito leggermente più “morbido”. Tuttavia, il segnale informativo sui dettagli del paesaggio è evidente, e apprezzabile.
In questo contesto, ho molto apprezzato l’ingrandimento: è sfruttabile tutto l’anno, e soprattutto il campo di vista — piatto fino al bordo — risulta molto comodo. Se si esclude l’osservazione di cime innevate, dove si può percepire un po’ più di aberrazione cromatica, nell’osservazione di paesaggi montani e nei dettagli naturali, le lenti svolgono con soddisfazione il proprio compito.
È senz’altro uno strumento che mi sento di consigliare a chi non voglia investire in binocoli stabilizzati. In alternativa, ricordo che Nikon ha creato alcuni stabilizzati compatti, ma per chi desidera una soluzione tradizionale, suggerisco di trasportare il Monarch M5 in uno zaino insieme a un piccolo treppiede in carbonio (anche a 3 o 4 sezioni), perché le dimensioni contenute del binocolo consentono l’uso con teste video compatte e leggere.

Dusk
Buona anche la resa al crepuscolo, grazie al diametro degli obiettivi da 56 mm. Ovviamente, se si fosse trattato di un 8×56, la luminosità percepita sarebbe stata maggiore, ma va considerato che questo è uno strumento destinato all’osservazione a lunga distanza. In questo ambito, devo dire di averlo preferito a uno spotting scope compatto da 56 mm, che sto attualmente testando in versione demo per un’altra azienda del settore.
ASTRONOMIA
Ho apprezzato molto l’uso astronomico di questo binocolo, ovviamente sempre montato su treppiede fotografico. Certamente non è luminoso come un 20×80, ma è leggero e facilmente trasportabile, anche in montagna. Dopo una giornata trascorsa al rifugio, osservando cime, trekker, baite e altro, basta puntarlo verso il cielo per godersi vari oggetti celesti.
I 20 ingrandimenti sono più che sufficienti per mostrare alcune galassie e molti ammassi stellari. Stupendo, ad esempio, il Doppio Ammasso di Perseo: sembrava di osservarlo con un piccolo rifrattore da 70 mm. Il campo non è completamente puntiforme fino al bordo, ma la resa complessiva è molto soddisfacente: al centro le stelle sono puntiformi, con buoni colori e poco residuo cromatico, visibile solo su stelle molto luminose come Vega.
La zona del Cigno, ricca di stelle, risulta molto interessante grazie all’ingrandimento elevato unito al diametro che contribuisce a scurire il fondo cielo. Questo si apprezza soprattutto sotto cieli mediamente inquinati: mi sembra che questo binocolo si comporti meglio di un 15×56 di costo simile che possiedo.
La Luna mostra soltanto un leggero alone verde-violaceo sui bordi illuminati, e i crateri non sono nitidi e contrastati come con un Kowa Highlander Prominar a 21x, ma la qualità resta comunque soddisfacente.
In sintesi, è un classico binocolo di media potenza tuttofare, più maneggevole e meno ingombrante di un 20×80, pur non possedendo la stessa luminosità.

PROS AND CONS
Merits
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Obiettivi con buona resa al bordo nelle osservazioni terrestri
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Compatto e leggero rispetto al livello di ingrandimento
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Messa a fuoco centrale con corsa breve (da circa 2,5 m all’infinito)
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Messa a fuoco minima simile a quella di molti 10×42 robusti
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Impermeabilizzato e riempito in azoto
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Abbastanza poliedrico: ottimo per osservazioni terrestri a lunga distanza e anche per uso astronomico
Defects
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Non raggiunge le prestazioni di nitidezza e contrasto dei top di gamma nel formato 15×56
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In condizioni molto critiche, il vetro non riesce a contenere completamente l’aberrazione cromatica residua

IN SUMMARY
In linea di massima, ritengo che Nikon con il Monarch M5 20×56 abbia creato un formato molto particolare, che non va a sostituire i classici binocoli 8×42 o 10×42, ma che consente di sostituire nella maggior parte delle condizioni osservative gli spotting scope compatti, qualora si necessiti di ingrandimenti prossimi ai 20-25x.
Il binocolo, grazie ai suoi vetri a bassa dispersione, offre un buon contenimento delle aberrazioni cromatiche nella maggior parte delle condizioni, è nitido in maniera soddisfacente e soprattutto ha un campo di vista sfruttabile fino al bordo. Questo lo rende molto utile per chi desidera osservare il paesaggio con soddisfazione, senza però portare con sé un ingombrante spotting scope.
PRICE AND WARRANTY
Aggiornato a luglio 2025, il Nikon Monarch 5 20×56 ha un prezzo di listino di 919 euro. Acquistandolo presso distributori ufficiali Nikon e negozianti autorizzati in Italia, si può beneficiare di una garanzia estesa di 10 anni.
THANKS
Ringrazio Marco Rovere e Giuseppe Maio per avermi fornito l’esemplare oggetto di questo test, lasciandomi come sempre libero di esprimere le mie impressioni personali.
Piergiovanni Salimbeni - Journalist and independent tester, founder of Binomania.co.uk, with over 25 years of experience in evaluating optical and digital instruments. It offers practical reviews and personalised advice for informed purchasing choices.








