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VIXEN VIPER MC90 L: The Little Unknown Maksutov Cassegrain

5 October 2021 by Piergiovanni Salimbeni

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  • CHI HA COPIATO QUESTAR?
  • IL VIXEN VIPER MC90 L NEL DETTAGLIO
  • ASTRONOMICAL OBSERVATION
  • PROS AND CONS
  • PRICE

Questo è un articolo relativo a un prodotto commercializzato all’inizio degli anni Duemila da Vixen. Attualmente non è piu’ in produzione ed è oltretutto molto raro trovarlo in vendita nei mercatini dell’usato, grazie la sua impopolarità, surclassata, all’epoca dal Meade ETX. Io ho avuto modo di provarne un esemplare nell’estate del 2003 e ho deciso di proporvi la mia passata recensione. Quindi sia la narrazione che le impressioni sulle caratteristiche tecniche di questo telescopio sono originali di quel periodo. Buona lettura!

 

CHI HA COPIATO QUESTAR?

Molti lettori ricorderanno senz’altro la nascita del famoso Questar da 3.5″: un pregiatissimo telescopio portatile, strabiliante nelle prestazioni ma anche nel prezzo, prodotto dall’omonima azienda americana fondata nel 1952 e situata nel New Hope (PA).

Giunto alla sua cinquantesima candelina è ancor oggi disponibile in varie configurazioni e la bontà della sua ottica e la raffinatezza della meccanica lo rendono una facile preda per gli astrofili più esigenti o come si suole dire convenzionalmente:” per i palati più raffinati”.

Immagine: un eccellente esemplare di Questar da 3.5 che è attualmente visibile presso lo show room di UnitronItaly

 

Nel corso degli anni, tentando di replicare il successo della Questar Corporation ad un costo di produzione nettamente inferiore, alcune grandi case produttrici hanno proposto una serie di telescopi compatti dalle diverse caratteristiche, come ad esempio il Celestron C5 un piccolo Schmidt Cassegrain da dieci centimetri, prodotto in serie per svariati anni dalla Celestron, ora sostituito dal Nexstar 5, giusta evoluzione sviluppata per l’astrofilo viaggiatore.

Nella seconda metà degli anni novanta, fu la volta dell’ ETX, un  Maksutov Cassegrain, prodotto dalla casa americana Meade che tentò di colmare il vuoto costruttivo che sussisteva e che ,in verità, sussiste ancora oggi  nel campo dei telescopi commerciali ultra- trasportabili che concedono buone prestazioni nella osservazione degli oggetti  del sistema solare a un costo decisamente abbordabile.

Nel 2002, ampliando così la scelta nel panorama internazionale, anche la casa giapponese Vixen, ha presentato il VIPER MC 90 L un piccolo Maksutov-Cassegrain da 90 mm e 1200 mm di focale, pari a f/13.3, che sarà il protagonista di questo test

Immagine: Il piccolo Vixen Viper MC90 L

 

IL VIXEN VIPER MC90 L NEL DETTAGLIO

 

Il telescopio denota un design moderno e compatto, è scomponibile in pochi istanti nonché molto pratico, tanto da permettere di essere trasportato nei luoghi meno accessibili come i rifugi d’alta montagna, sfruttando lo spazio di un comune zaino da trekking, nel quale possono anche alloggiare una serie di oculari filtri e diagonali, senza affaticare troppo l’utilizzatore medio.

Ogni pregio, si sa, ha anche un risvolto negativo, ed anche in questo caso, in misura maggiore che nella serie ETX della Meade, la montatura è instabile e non sufficiente a sfruttare sino in fondo le potenzialità dell’ottica.
È un vero peccato perché i progettisti al posto del mono-braccio della montatura avrebbero potuto prediligere un più consono sistema a forcella. L’aumento di peso, del resto, sarebbe stato tollerabile ma le prestazioni ne avrebbero giovato parecchio.

Dopo questa doverosa premessa, passiamo ad analizzare nello specifico le altre sue caratteristiche.

 

Come si può evincere dalle foto, questo sistema ottico trasportabile presenta una completa motorizzazione in entrambi gli assi che, tramite il piccolo joystick di controllo della pulsantiera, permette un rapido adattamento dei movimenti dei motori a seconda che si utilizzi il telescopio in visione diretta, invertita, oppure tramite l’utilizzo del diagonale a specchio integrato nel sistema ottico.

Immagine: una foto che scattai all’epoca del test, da notare il cellulare Nokia che possedevo all’epoca

 Per ottenere le varie possibilità è indispensabile premere il joystick verso il centro, in questo modo si accenderà il led verde che attesta l’attivazione delle modalità di funzionamento, a questo punto sarà sufficiente spostare il joystick a destra per usufruire delle tre opzioni: la prima per muovere il telescopio quando si osserva con  l’immagine raddrizzata, la seconda quando si osserva con il diagonale a specchio, l’ultima con l’immagine telescopica invertita.

Per attivare una delle tre opzioni sarà poi sufficiente confermare premendo nuovamente il joystick al centro della pulsantiera di controllo.

Il piccolo sistema elettronico alimentato con otto batterie da 1,5 volt é dotato inoltre di ben cinque velocità (2X, 8X 64X, 128X 300 e 800X).

 

Anche il cercatore acromatico 8×21 si inserisce perfettamente nel contesto miniaturizzato del Vixen Viper MC 90 L e, seppur lievemente scomodo, svolge con sufficienza il proprio compito. Del resto, data la lunga focale, tipica della configurazione Maksutov, risulta  anche ostico il puntamento del telescopio con l’oculare da 25 mm in dotazione, ma è un prezzo che è necessario pagare per ottenere discreti ingrandimenti per le osservazioni lunari e planetarie. Ricordo, infatti, ai lettori che un rifrattore da 9 0mm a corta focale coadiuvato da un oculare Ploss da 10mm, genera mediamente una quarantina di ingrandimenti mentre il Vixen Viper ne sviluppa centoventi, attraverso i quali si possono già ottenere buone visioni della superficie lunare, mantenendo una uscita pupillare media.

 

Grazie al diagonale a specchio ribaltabile inserito nel tubo ottico é inoltre possibile usufruire di una comoda visione a 90 gradi oppure, utilizzando l’apposito adattatore per il raccordo fotografico, una visione diretta.

Immagine: mia moglie  Jenny in una foto del 2003 mentre posa con il piccolo Vixen Viper.

Il Vixen Viper MC 90 può essere montato su una montatura Vixen GP o simile tramite l’attacco a coda di rondine che funge anche da collegamento per la piccola montatura mono-braccio.

La dotazione di serie prevede oltre alla pulsantiera appena citata ed al cercatore, anche un oculare Kellner da 25 mm e un adattatore per oculari per la visione diretta.

Il tubo ottico è decisamente compatto, lungo 300mm pesa poco più di un chilogrammo e mezzo. L’ottica è ben curata e priva di striature ma l’ostruzione mi é apparsa decisamente elevata per uno strumento che dovrebbe essere specifico per le osservazioni in alta risoluzione. l’interno del tubo, inoltre, pur essendo diaframmato non é stato esente da riflessi, osservando oggetti stellari nei pressi della luna.


ASTRONOMICAL OBSERVATION

La sera del 3 agosto ho 2003 puntato il Vixen Viper MC 90 nella zona del cratere lunare Posidonius, l’oculare da 25 mm mostrava un’immagine ben contrastata anche se la presenza di aberrazione cromatica, che affligge l’oculare in dotazione, creava un deciso alone bluastro attorno al bordo lunare.

L’ aspetto migliorava notevolmente utilizzando un oculare in configurazione Plossl. Nelle serate successive, un seeing inclemente non mi ha permesso di discernere dettagli al limite della risoluzione strumentale. In questo genere d’osservazioni, anche se la montatura è decisamente sottodimensionata si apprezza la ottima trasportabilità dell’intero sistema e la comodità della pulsantiera che concede di navigare tra le strutture della superficie lunare con piacere. Agevolmente individuabili, nelle sere seguenti, i crateri piroclastici all’interno del cratere Alphonsus, il suo picco centrale, la Rupes Recta. il cratere Birt, e l’omonimo micro-cratere, invisibile invece la Rima e i domi lunari solcati da essa.

Ricordo ai lettori che la loro visione è direttamente correlata alla illuminazione solare, di fatto in condizioni migliori, ossia con le strutture nei pressi del terminatore è stato possibile ammirare una ventina di rilievi cupoliformi alcuni abbastanza ostici, come quelli nei pressi dei crateri Keplero e Posidonius.

In questo genere di osservazioni le prestazioni del Vixen Viper MC 90 sono paragonabili a quelle di un buon rifrattore acromatico a lunga focale da 80mm.

Immagine: Foto del VIxen Viper MC90L, estrapolata dal Web

Ho poi provato, a circa duecento ingrandimenti a dare un colpetto al mono-braccio per verificarne le vibrazioni: cinque secondi sono decisamente tanti, d’altronde anche la mera operazione di messa a fuoco a medi ed alti ingrandimenti fa vibrare le immagini. Per saggiare le prestazioni effettive dell’ottica, ho montato il tubo ottico su una montatura equatoriale della Vixen, serie GP: decisamente sovradimensionata per un tubo cosi piccolo.

In questo caso il Vixen Viper MC 90 ,  mi  ha particolarmente soddisfatto, e non poteva essere altrimenti,  la notevole insensibilità alla turbolenza, nonché la buona luminosità della Luna, in una rara serata resa calma da un velo di foschia ,  ha consentito di utilizzare i 250 ingrandimenti forniti da  una lente di Barlow apocromatica insieme con un  oculare Plossl da 10mm, un limite ben al di sopra della formula teorica che raccomanda l’utilizzo di un ingrandimento utile pari  al doppio del diametro dell’obbiettivo per gli strumenti a riflessione.

 

Nell’osservazione di Marte, invece, il massimo ingrandimento utilizzato è stato di 200 ingrandimenti, sopra di esso l’immagine era poco nitida e buia. Con la forcella in dotazione questi ingrandimenti sono decisamente poco sfruttabili a causa delle vibrazioni sopraccitate. Questo difetto durante le osservazioni visuali si nota particolarmente durante l’operazione di focheggiatura che non concede di raggiungere la precisione proprio a causa della modesta solidità della montatura. E’ chiaro che l’eventuale fotografia astronomica dovrebbe essere assistita da una montatura più efficace.

Immagine: il sottoscritto alle prese con il Vixen Viper MC90L

Per quanto riguarda l’osservazione degli oggetti del cielo profondo, rare sono le soddisfazioni: gli ammassi globulari appaiono come chiazze sfuocate, così come le galassie, mentre gli ammassi stellari aperti, risentono della lunga focale che provoca un  ridotto campo visivo.

Per i trasferimenti in montagna è senz’altro preferibile un rifrattore, meglio se apocromatico, oppure, con una spesa inferiore ai mille euro è possibile affiancare il tubo del Vixen Viper MC 90 a quello di un rifrattore acromatico a corta focale e a un discreto cavalletto fotografico, coprendo cosi tutte le possibili osservazioni.

 

Anche in questo caso, lo strumento non è stato esonerato dal mio consueto star test. The Vixen Viper MC 90  ha esibito un’ immagine di diffrazione ben centrata sia con lo specchio ribaltabile posizionato a 90 gradi  che tramite la visione diretta. Oltre alla differenza degli anelli di diffrazione interni causati dall’ostruzione nel piccolo Maksutov era presente una discreta aberrazione sferica rilevabile sia in intra-focale che in extra-focale, nonché la presenza del coma ai bordi del campo.

 

In definitiva, il Vixen Viper MC 90 si presenta come uno strumento da viaggio, ottimo per seguire le eclissi totali di sole, la luna ed i pianeti.

 

PROS AND CONS

MERITS
Compactness
Focale perfetta per le osservazioni lunari e planetarie

DEFECTS
Scarsa robustezza della montatura di serie
Povera la dotazione di accessori

PRICE

Attualmente (anno 2003) è venduto sul mercato italiano al prezzo di euro (500).

 

Piergiovanni Salimbeni
Piergiovanni Salimbeni

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Filed Under: Astronomical telescopes and accessories Tagged With: Maksutov-Cassegrain, telescopi compatti, Vixen

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