CRIMINALITA’ E ILLUMINAZIONE: UN LIBRO SULLA RELAZIONE TRA LUCE ARTIFICIALE E COMPORTAMENTI DEVIANTI

Fino a oggi, nel panorama editoriale non era presente un saggio volto a indagare le (eventuali) relazioni esistenti tra fenomenologie criminali in aree urbane o suburbane e la presenza dell’illuminazione pubblica. A riempire la lacuna ci ha pensato Luca Invernizzi che, per i tipi Editoriale Delfino, ha ricercato anche nella letteratura specialistica, prove statisticamente significative che giustificassero l’efficacia degli interventi di deterrenza al crimine basati sull’incremento o sul miglioramento della luce artificiale utilizzata all’aperto durante le ore di buio.

 

TITOLO: ILLUMINAZIONE PUBBLICA E CRIMINALITA’

Sottotitolo: La Luce come variabile indipendente per comportamenti devianti

Casa Editrice: Editoriale Delfino

Pagine: 304

Formato: 17 x 24 cm

Edizione: I – edizione 2022

Codice ISBN: 978-88-31221-59-7

 

 

 

INTERVISTA A LUCA INVERNIZZI

  1. Quali sono state le ragioni che ti hanno mosso alla redazione di un libro di questo tipo?

“Innanzi tutto ero interessato a capire da dove scaturisse il leitmotiv secondo cui la criminalità sarebbe un fenomeno inversamente proporzionale alla quantità di luce che viene prodotta e diffusa nelle nostre città. Mi sembravano dubbi legittimi anche in relazione con quanto pubblicato dall’Osservatorio Conti pubblici italiani in cui si evince come il flusso luminoso pro capite notturno in Italia sia mediamente il triplo di quello della Germania e determini una spesa pro capite in assoluto più elevata rispetto a qualsiasi altra nazione europea, Regno Unito incluso. Ma la criminalità in Germania o in altri Paesi della UE non è fuori controllo.”

 

  1. Prendendo in mano il volume si osserva come l’intero primo capitolo sia stato dedicato a una analisi e riflessione di tipo socio-criminologica, particolarmente improntata al tema della prevenzione al crimine.

“Mi sembrava doveroso introdurre il lettore agli sviluppi teorici caratterizzanti l’argomento, senza trascurare un breve escursus riguardante i concetti salienti della sicurezza pubblica e urbana. Questi argomenti hanno preceduto i concetti di percezione di rischio di essere vittima di reati e quelli relativi ai tassi di criminalità e quindi al rischio statistico concernente il verificarsi di eventi devianti considerati reati dal codice penale. Sono infatti concetti differenti e ben distinti, ma che spesso vengono confusi non solo dai cosiddetti cittadini ma anche dai giornalisti poco avvezzi a maneggiare dati statistici o poco inclini a separare i fatti dalle percezioni.”

 

  1. E l’illuminazione pubblica quale ruolo gioca in questa partita?

“La luce artificiale che illumina le città e le strade di periferia è protagonista del secondo capitolo, sia perché valutata dal punto di vista quantitativo e qualitativo, sia perché rappresenta la variabile indipendente degli studi che sono stati effettuati. Ma in ogni caso è lo strumento che in alcuni casi è stato impiegato per incrementare la percezione di sicurezza e la riduzione del crimine.”

 

  1. La dissuasione al crimine è quindi agevolata da un aumento di luce artificiale notturna?

Fra le numerose strategie richiamate nelle teorie criminologiche, soprattutto dagli anni Sessanta del secolo scorso in poi, vi è stato sempre più un richiamo al valore attribuibile all’ambiente in cui i cittadini vivono. L’architettura urbana, la creazione di luoghi partecipati, l’assenza di barriere visive incrementano il cosiddetto controllo informale atto alla riduzione dei comportamenti devianti. Anche una corretta e adeguata illuminazione, secondo alcuni teorici, rappresenterebbe uno – fra i tanti – strumenti a disposizione degli amministratori delle nostre città.

 

  1. In alcune parti del saggio sembra che traspaiano delle criticità riguardanti l’uso smodato della luce per la riduzione del fenomeno criminale. È corretta questa interpretazione?

“I vincoli legislativi in tema di illuminazione pubblica e privata, auspico che portino riflessioni in tema di progettazione urbanistica e, in particolare, di progettazione illuminotecnica, in quanto potenziale strumento per un apprezzamento ecologico e sociale di un territorio, nonché – secondo certe declinazioni teoriche, come prima accennato, – uno strumento efficace per il controllo informale, capace di agire positivamente sul decremento dei tassi di criminalità. Tuttavia non si può tacere come vi sia un vero e proprio “business della luce” e numerose controindicazioni che purtroppo la luce artificiale porta con sé.”

 

  1. Quali sono quindi le principali criticità, escludendo l’aspetto cogente e non trascurabile legato al costo dell’energia?

“Numerosi, e talvolta devastanti, sono agli effetti causati da un utilizzo improprio e smodato della luce, sia nei confronti delle persone (della specie umana), sia e soprattutto a carico dell’intero ecosistema. E qui mi riferisco in particolare al regno animale e vegetale, per segnalare appena gli effetti prodotti dalla luce artificiale notturna anche sulla ricerca scientifica e sulla cultura più in generale. Tutto ciò dovrebbe stimolare una riflessione a prescindere dall’efficacia o meno in termini di riduzione del crimine e di incidenti stradali.”

 

  1. Hai evidenziato nel libro anche palesi conflitti di interesse intorno all’illuminazione pubblica.

“Il problema relativo ai conflitti di interesse riguarda principalmente – ma non solo – il refrain “più luce uguale più sicurezza”, che sembra universalmente noto ai venditori di energia elettrica, di corpi illuminanti insieme a una certa governance che offre soluzioni, tutto sommato rapide e di facile appeal, facendo proprie e talvolta strumentalizzando alcune relativamente recenti teorie criminologiche.

Purtroppo riguarda, sia pur in misura ridotta, anche alcune pubblicazioni e articoli redatti da persone che operano su commissione o con finanziamenti di soggetti interessati a un maggior consumo energetico.”

 

  1. A latere del tuo lavoro viene trattato anche del problema dell’inquinamento luminoso. Per gran parte dell’opinione pubblica l’inquinamento luminoso rappresenta ancora un fenomeno secondario e poco noto.

“In effetti la tua più che essere una domanda è un’affermazione condivisibile, intorno a un fenomeno tristemente ben noto ormai alla comunità scientifica che si occupa di astronomia e a coloro che si occupano anche non professionalmente di osservazioni astronomiche. Peraltro la perdita della visione della volta celeste è una perdita per l’intera umanità della visione dell’altra metà del paesaggio. Nessuno intende anacronisticamente spegnere le luci delle città in cui viviamo, ma occorre non utilizzare la criminalità come pretesto per illuminare tout court senza riscontri scientificamente robusti che tale strumento sia realmente efficace per la riduzione dei tassi di criminalità.”

  1. In conclusione cosa possiamo affermare riguardo il binomio luce-sicurezza?

“Le ricerche già condotte sul rapporto tra illuminazione artificiale e reati sono eterogenee, talvolta realizzate per altri scopi quando non sempre ben progettate.

Gli studi, le revisioni e le meta-analisi proposte sono state analizzate nell’ultima parte del libro, affrontando anche il dibattito intorno ai disegni metodologici adottati e le distorsioni rilevate sul piano statistico.

I risultati fin qui raggiunti sono controversi per una serie di ragioni, soprattutto di carattere metodologico; è tuttavia evidente che a oggi non esistono prove che l’incremento in termini quantitativi di luce possa portare benefici sostanziali sulla riduzione dei comportamenti criminali.

Ci sono alcune evidenze, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza stradale, che vanno nella direzione opposta: l’eccessiva illuminazione di alcune arterie autostradali ha portato, in alcuni Paesi nordici, a un incremento della numerosità degli incidenti nelle ore notturne e un incremento della mortalità negli incidenti che si verificano nelle ore diurne a causa dei pali che sorreggono i corpi illuminanti a bordo delle carreggiate.

Per quanto riguarda i comportamenti devianti, alcuni di essi risentono negativamente dell’aumento della luce. Ad esempio lo spaccio di sostanze stupefacenti e la prostituzione in strada (ancorché comportamenti non sempre strettamente afferibili a reati in senso stretto), si è propensi a ritenere come richiedano luoghi illuminati: difficilmente i clienti potranno riconoscere e valutare “la merce” oggetto di acquisto. Occorrono però studi per progettati che per ovvie ragioni dovranno essere di tipo longitudinale e con aree/gruppi di controllo: un lavoro di estrema complessità nelle ricerche sociali, dove le terze variabili da presidiare sono davvero molte.”

  

 

Questo è un libro che sembra volersi rivolgere non solo a coloro che si occupano di criminalità o di pubblica illuminazione, ma è un condensato di nozioni e spunti di riflessione anche su aspetti sociologici e ambientali.

L’autore però, al termine del saggio e prima delle argomentate conclusioni, si spinge a delineare delle possibili, quanto auspicabili, linee di ricerca future sul tema oggetto di questo lavoro.

Oltre una ventina fra immagini, grafici e tavole completano e corredano opportunamente l’opera, unitamente all’ampia bibliografia.

 

 

BOX

L’AUTORE DEL VOLUME E INFO LIBRO

 L’autore del saggio, Luca Invernizzi (Sondrio 1966) è un libero professionista che svolge anche l’attività di giornalista pubblicista free lance dal 2003, collaborando con varie testate per articoli e approfondimenti in ambito scientifico e non solo. È co-autore, fra le altre pubblicazioni, del libro L’astronomo valtellinese Giuseppe Piazzi e la scoperta di Cerere (2001).

L’Autore è un astronomo non professionista, fondatore nel 1996 dell’Associazione Astrofili Valtellinesi che ha presieduto per quasi dieci anni. In quest’ambito si è occupato prevalentemente di didattica dell’astronomia e successivamente di astrometria asteroidale. È stato co-promotore nel 1998 dell’Osservatorio Astronomico “Giuseppe Piazzi” di Ponte in Valtellina (SO), inaugurato nell’ottobre del 2009. Luca Invernizzi è anche co-fondatore dell’associazione CieloBuio – Coordinamento per la Protezione del Cielo Notturno, sorta nel maggio del 2000 con sede presso l’Osservatorio Astronomico di Brera, succursale di Merate. Nel 2009, insieme ad altri colleghi illuminotecnici ha fondato Light-Is, un’associazione di professionisti per l’illuminazione eco-sostenibile.

Nel 2006 l’Unione Astronomica Internazionale ha attribuito il nome (47359) Invernizzi a un asteroide della fascia principale, scoperto in Italia nel 1997.

 

Con questo ultimo libro si è posto l’obiettivo di abbracciare sia lo stato dell’arte delle ricerche sull’associazione (reale o presunta) tra criminalità e illuminazione pubblica, sia gli impianti teorici di matrice criminalistica, sociologica e tecnico-ambientale che hanno condotto, in molti casi, all’uso della luce come forma di deterrenza verso comportamenti devianti.

 

BREVE SINOSSI

 

Crimini e comportamenti devianti, in relazione all’illuminazione pubblica, è il tema portante del libro, il cui obiettivo è quello di analizzare le eventuali relazioni esistenti tra fenomenologie criminali e le misure di prevenzione attuate per mezzo delle condizioni di illuminazione nelle aree urbanizzate. Dopo un primo sommario inquadramento sociologico, riguardante le strategie e le tecniche di prevenzione al crimine, si analizza il contributo e l’efficacia della variabile luce per il decremento dei reati e l’incremento della percezione della sicurezza, fornendo anche esempi di corretta illuminazione urbana. Inoltre, sono enucleate le dispute metodologiche intorno al tema in esame e approfonditi i fattori secondari e antropici derivanti dall’incremento di luce nelle aree urbane e suburbane; per concludere con le evidenze scientifiche riguardanti il rapporto tra i crimini e illuminazione artificiale in vari contesti geografici e secondo le diverse tipologie di reati commessi.

 

LINK PER L’ACQUISTO

https://libri.editorialedelfino.it/prodotto/illuminazione-pubblica-e-criminalita/

 

 

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