Premessa
Ho avuto il piacere di provare il teleobiettivo OM System M.Zuiko Digital ED 50-200mm F2.8 IS PRO, gentilmente fornito da PolyPhoto, distributore ufficiale per l’Italia di OM System Imaging & Audio. In questa recensione racconterò la mia esperienza sul campo, mostrando come questo obiettivo si comporta nelle situazioni che amo di più: fotografia di paesaggio, fauna e soggetti in movimento, con un occhio critico anche verso la stabilizzazione e l’utilizzo rispetto ad altri sistemi come APS-C e Full Frame.
Il prezzo di listino non è ovviamente per tutti — si parla di circa €3.489 — ma sin dai primi scatti si capisce che OM System ha voluto creare qualcosa di unico nel mondo dei teleobiettivi ad ampia apertura per fotocamere Micro Quattroterzi.
Una prima impressione visiva: il colore bianco della lente, tipico dei modelli OM System PRO, non solo dona un’estetica molto professionale, ma aiuta anche a gestire meglio il calore in condizioni ambientali difficili. Le rifiniture sono di alta qualità, solide e tropicalizzate, il che trasmette subito fiducia quando si scatta in natura.
Da anni mi occupo di test e recensioni di strumenti ottici su Binomania e all’interno del progetto Inside, un’esperienza che mi ha permesso di sviluppare un approccio molto pratico e orientato all’uso reale sul campo.
Buona lettura!

Dati tecnici principali – M.Zuiko Digital ED 50-200mm F2.8 IS PRO
| Caratteristiche | Specifiche |
|---|---|
| Lunghezza focale | 50–200 mm |
| Equivalenza full frame | 100–400 mm |
| Apertura massima | F/2.8 costante |
| Apertura minima | F/22 |
| Schema ottico | 21 elementi |
| Lamelle diaframma | 9 |
| Stabilizzazione | IS + Sync IS 5 assi |
| Compensazione | fino a 7 stop |
| Distanza minima di MAF | 0,78 m |
| Ingrandimento max | 0,25× (0,5× eq. 35mm) |
| Compatibilità TC | MC-14 / MC-20 (fino a 800 mm eq.) |
| Peso dichiarato | 1.075 g (senza culla) |
| Peso reale verificato | 1.357 g (con tappi e culla) |
| Peso con OM-1 | 1.970 g |
| Lunghezza | 225,8 mm |
| Diametro | 91,4 mm |
| Tropicalizzazione | IP53 |
| Colore | Bianco |
Dati tecnici sul campo: compattezza, bilanciamento e controlli
La prima cosa che mi ha colpito, una volta preso in mano l’OM System M.Zuiko Digital ED 50-200mm F2.8 IS PRO, è stata la sua compattezza. Guardando i numeri ci si rende conto di cosa sia questo obiettivo, ma è solo usandolo che si capisce davvero quanto sia particolare: per essere un F2.8 costante su una focale equivalente 100-400 mm è sorprendentemente compatto. Per ingombri e proporzioni mi ha ricordato moltissimo un classico 70-200 mm F4 (per full frame), con la differenza non trascurabile di avere molta più estensione focale.
Durante l’utilizzo reale ho verificato un peso di 1.357 grammi completo di tappi e culla di fissaggio, che sale a 1.970 grammi una volta montato sulla OM-1. Non è un obiettivo leggero in senso assoluto, ma è ben bilanciato, e questo fa una differenza enorme quando lo si usa a mano libera per periodi prolungati. Considerando che si tratta di un super tele luminoso pensato per un utilizzo professionale, il compromesso peso/prestazioni mi è sembrato assolutamente centrato.
Il paraluce, grande e robusto, ha un diametro di 100 mm ed è dotato di una finestra per filtri da 21 × 31 mm: un dettaglio che sul campo apprezzo moltissimo, perché permette di ruotare un polarizzatore o un ND senza dover smontare nulla, anche in situazioni rapide.
Le due ghiere principali sono ben dimensionate e posizionate:
-
la ghiera dello zoom (88 × 34 mm)
-
la ghiera della messa a fuoco (90 × 20 mm)
Entrambe sono rivestite in gomma zigrinata, offrono un grip eccellente anche con mani bagnate o guanti e restituiscono una sensazione di controllo totale. La rotazione è fluida ma ben frenata, esattamente come ci si aspetta da un obiettivo della serie PRO.

Pulsanti e comandi: tutto sotto controllo
Uno degli aspetti che mi ha impressionato di più nell’uso quotidiano è la quantità di comandi fisici e, soprattutto, il modo in cui sono stati pensati per il lavoro sul campo.
Pulsanti circolari personalizzabili
Attorno al tubo ottico sono presenti cinque pulsanti circolari personalizzabili, distribuiti lungo tutta la circonferenza. È una soluzione estremamente intelligente: qualunque sia l’orientamento dell’obiettivo — orizzontale o verticale — c’è sempre un pulsante sotto le dita. Possono essere configurati tramite menu per richiamare funzioni personalizzate, rendendo l’operatività molto più rapida e intuitiva, soprattutto nelle situazioni in cui non c’è tempo di entrare nei menu della fotocamera.
Interruttori laterali
Sul lato sinistro dell’obiettivo troviamo una serie di selettori che permettono di adattare il comportamento dell’ottica alle diverse situazioni di scatto:
-
Limitatore di messa a fuoco, con due intervalli:
-
da 0,78 m a 3 m
-
da 3 m a infinito
-
-
Selettore AF / MF, per passare rapidamente dall’autofocus alla messa a fuoco manuale
-
Interruttore dello stabilizzatore IS, per attivare o disattivare la stabilizzazione dell’obiettivo
-
Preset, funzione pensata per richiamare una distanza di messa a fuoco preimpostata
-
Pulsante L-Fn, completamente personalizzabile e integrabile con il sistema OM-System
Le funzioni Preset e L-Fn meritano un approfondimento dedicato, che affronterò più avanti, perché aprono possibilità operative molto interessanti, soprattutto nella fotografia naturalistica.

Robustezza e tropicalizzazione: costruito per l’estremo
Appena preso in mano, l’OM System M.Zuiko Digital ED 50-200mm F2.8 IS PRO trasmette una sensazione immediata di solidità. Non ci sono giochi, scricchiolii o elementi che diano l’idea di fragilità: tutto comunica affidabilità e progettazione orientata all’uso intensivo sul campo.
La certificazione IP53 garantisce resistenza a polvere, schizzi d’acqua e gelo. È uno di quegli obiettivi che ti fa venire voglia di uscire anche quando le condizioni non sono ideali, perché sai che può reggere pioggia, freddo e ambienti difficili. In questo senso, OM System non esagera quando lo definisce unico nella sua categoria: un super telezoom F2.8 realmente pensato per lavorare ovunque.
Nonostante le sue capacità, rimane relativamente trasportabile, soprattutto se confrontato con alternative APS-C o Full Frame con aperture simili. È proprio questo equilibrio tra prestazioni, robustezza e portabilità che, secondo me, rende il 50-200 mm F2.8 IS PRO un obiettivo davvero speciale.
Pulsanti L-Fn e pulsante SET: come funzionano
Su questo teleobiettivo i pulsanti L-Fn, disposti attorno al barilotto, non memorizzano direttamente la distanza di messa a fuoco. Il loro comportamento dipende dalla posizione dell’interruttore L-Fn e la funzione selezionata viene eseguita indistintamente da tutti i pulsanti, esclusivamente per una questione di comodità ergonomica.
La memorizzazione della distanza di messa a fuoco avviene tramite il pulsante SET, che consente di salvare una posizione di fuoco specifica. Una volta salvata, tale distanza può essere richiamata istantaneamente premendo uno qualunque dei pulsanti L-Fn, a condizione che l’interruttore L-Fn sia impostato sulla modalità dedicata al richiamo del preset. In alternativa, con l’interruttore in un’altra posizione, i pulsanti L-Fn possono essere utilizzati per sospendere l’autofocus o attivare funzioni personalizzate, in base alle impostazioni della fotocamera.

Qualità ottica e resa dell’immagine
Dal punto di vista ottico, l’OM System M.Zuiko Digital ED 50-200mm F2.8 IS PRO mi ha convinto fin dai primi scatti. La nitidezza è eccellente già a tutta apertura, con un livello di dettaglio molto alto sia al centro sia ai bordi dell’immagine. Questo permette di lavorare serenamente a F2.8 senza la sensazione di dover chiudere il diaframma per ottenere il meglio.

Il contrasto è deciso ma naturale, i colori sono puliti e ben saturi, senza dominanti fastidiose. Le aberrazioni cromatiche sono ben controllate e raramente visibili anche in situazioni critiche, come forti controluce o soggetti ad alto contrasto. Anche il comportamento contro luce è molto buono: flare e riflessi sono ben gestiti e non compromettono l’immagine.
Il diaframma a 9 lamelle contribuisce a uno sfocato morbido e progressivo, che trovo particolarmente piacevole nella fotografia naturalistica e nei ritratti ambientati, dove la separazione tra soggetto e sfondo risulta naturale e mai artificiosa.

Autofocus e comportamento sul campo (con OM-1)
Ho utilizzato questo obiettivo esclusivamente con OM-1, e in questo contesto l’autofocus si è dimostrato rapido, silenzioso e affidabile. La capacità di agganciare il soggetto e mantenerlo a fuoco è elevata, anche in situazioni dinamiche come la fotografia di animali in movimento.
La percentuale di scatti a fuoco è molto alta, soprattutto sfruttando le modalità di riconoscimento del soggetto offerte dalla OM-1. Anche in condizioni di luce difficile, il comportamento rimane coerente, senza esitazioni evidenti o continui micro-aggiustamenti del fuoco.
È giusto precisare che questa valutazione nasce solo dall’uso con OM-1: l’eventuale utilizzo con OM-1 Mark II potrebbe portare ulteriori miglioramenti, in particolare nella gestione del tracking e dell’autofocus avanzato, ma non rientra nella mia esperienza diretta. Detto questo, già con OM-1 le prestazioni sono assolutamente di livello professionale.

Stabilizzazione dell’immagine: uno dei veri punti di forza
Se c’è un aspetto che mi ha davvero sorpreso nell’uso quotidiano di questo obiettivo, è la stabilizzazione dell’immagine. Abbinata alla OM-1, permette di scattare a mano libera anche a focali molto spinte con una percentuale di successo davvero elevata. Ho ottenuto spesso scatti su soggetti statici anche a 200 mm di focale con tempi di posa di 1/20.
Nella pratica questo significa muoversi in modo più leggero, reattivo e istintivo, riducendo drasticamente la necessità del treppiede. È un vantaggio enorme nella fotografia naturalistica e di viaggio, dove spesso il momento giusto dura pochi istanti e la libertà di movimento fa la differenza.
Distanza minima di messa a fuoco e versatilità
La distanza minima di messa a fuoco di 0,78 metri su tutta la gamma focale amplia moltissimo le possibilità creative. Mi ha permesso di avvicinarmi molto al soggetto e di ottenere immagini ricche di dettaglio, con un ingrandimento equivalente fino a 0,5× nel formato 35 mm, un valore davvero notevole per un telezoom di questa categoria.
Questo rende il 50-200 mm estremamente versatile: non solo fauna e paesaggio, ma anche dettagli naturali, piccoli animali e particolari ambientali, senza la necessità di cambiare obiettivo. Con i moltiplicatori di focale la portata aumenta ulteriormente, mantenendo una qualità d’immagine più che valida per un utilizzo reale sul campo.

Impressioni pratiche sul campo
La prima impressione che ho avuto, appena scartata la confezione arrivata da Polyphoto, è stata quella di trovarmi davanti a un prodotto di altissima qualità. Nel corso degli anni, per lavoro, ho avuto modo di maneggiare e utilizzare teleobiettivi di molti formati diversi, alcuni anche con prezzi decisamente importanti, superiori ai 10.000 euro. Proprio per questo posso dire, senza esitazioni, che OM System ha realizzato un piccolo capolavoro.
Il teleobiettivo è molto compatto e, come dimensioni, si avvicina parecchio al 300 mm F4 PRO ED che già possiedo. Quest’ultimo, però, con il suo colore nero rimane elegante ma forse meno “professionale” nell’impatto visivo. Il bianco del 50-200 mm, invece, richiama immediatamente ottiche di alto livello: non è un caso che anche in ambito astronomico il colore bianco sia da sempre associato a strumenti professionali e prestazioni elevate.
Nei giorni successivi ho potuto apprezzare molto anche l’ergonomia sul campo, in particolare le due ghiere, quella dello zoom e quella della messa a fuoco. Ho lavorato spesso con temperature basse, indossando guanti invernali. Utilizzo guanti tecnici che permettono di scoprire la punta di alcune dita, ma la sensazione tattile cambia comunque. Devo ammettere che in passato ho sempre avuto qualche difficoltà nella gestione dei pulsanti in inverno, soprattutto sui sistemi mirrorless Micro Quattro Terzi, che tendono ad avere comandi leggermente più piccoli rispetto alle reflex full frame a cui ero abituato. In questo caso, però, nulla da eccepire: la gestione dei selettori e dei pulsanti della OM-1, abbinata a questo obiettivo, si è rivelata intuitiva e ben studiata.

Un altro aspetto che ho apprezzato fin da subito è la possibilità di personalizzare i pulsanti dell’obiettivo. Faccio un esempio pratico: immaginate di trovarvi all’interno di un capanno ad osservare un martin pescatore. Potete mettere a fuoco un punto preciso, salvare quella distanza e poi dedicarvi ad altri soggetti o a fotografie a distanze diverse. Nel momento in cui il soggetto tornerà esattamente in quella posizione, richiamando il preset di messa a fuoco sarà possibile ottenere scatti molto più rapidi ed efficaci. È una funzione che sul campo fa davvero la differenza.
Per quanto riguarda la stabilizzazione, non posso che confermare l’eccellenza del sistema OM System. Con il mio 300 mm F4 PRO IS riesco spesso, con un po’ di tecnica, a ottenere scatti nitidi anche a 1/20 di secondo a 600 mm equivalenti full frame. Con il 50-200 mm, in alcune situazioni, ho avuto la sensazione che le prestazioni fossero addirittura migliori. Probabilmente questo è dovuto anche alla focale leggermente più corta, ma resta il fatto che il sistema di stabilizzazione è assolutamente all’altezza delle esigenze professionali, soprattutto su soggetti statici.
Ed è proprio qui che, secondo me, emerge uno dei grandi punti di forza del sistema OM System: la vera differenza, soprattutto nella fotografia di paesaggio, è portare o non portare il cavalletto. In molte situazioni ho potuto lavorare serenamente a mano libera, con un vantaggio enorme in termini di rapidità e libertà di movimento.
Ho apprezzato molto anche la finestra sul paraluce, una soluzione a cui ero già abituato con il sistema Quattro Terzi, dato che possiedo ancora lo Zuiko Digital ED SWD 50-200 mm F2.8-3.5, che adottava lo stesso accorgimento. È un dettaglio che sul campo torna sempre utile.
Infine, una nota sul collare: è solido, privo di flessioni e dotato di attacco Arca-Swiss integrato. Questo mi ha permesso di collegare rapidamente l’obiettivo alla mia testa a sfera Sirui senza dover utilizzare piastre aggiuntive. Un dettaglio pratico che ho apprezzato moltissimo, soprattutto considerando quante volte capita di dimenticare le piastre montate su altri obiettivi o corpi macchina.

Caccia fotografica
Inizio questo paragrafo ribadendo ancora una volta un aspetto importante: sono un utilizzatore della OM-1, non ho ancora avuto modo di acquistare o provare la OM-1 Mark II. Proprio per questo sono più che convinto che, utilizzando il corpo macchina più recente, possano esserci ulteriori margini di miglioramento, soprattutto nella gestione dell’autofocus e del tracking dei soggetti.
Va anche detto che questo non è stato un periodo particolarmente favorevole per la caccia fotografica nelle mie zone: le condizioni meteo sono state piuttosto penalizzanti. Per questo motivo ho deciso di selezionare scatti volutamente semplici, non artistici né “epici”, ma utili a mostrare le reali caratteristiche tecniche e la qualità del teleobiettivo in situazioni concrete.
Dal punto di vista operativo, utilizzo molto la personalizzazione tramite MySet. Ho impostato due configurazioni principali:
-
MySet 1 – soggetti statici
In questa modalità utilizzo lo scatto silenzioso senza otturatore, una messa a fuoco centrale e messa a fuoco singola e tempi di posa che mi permettono di lavorare tranquillamente a mano libera, sfruttando al massimo la stabilizzazione. È l’impostazione che uso, ad esempio, con aironi posati e immobili, soprattutto all’alba o al crepuscolo. In queste condizioni riesco spesso a portare a casa immagini ancora perfettamente nitide anche a 1/100 o 1/50 di secondo, senza dover alzare troppo gli ISO. -
MySet 2 – caccia fotografica rapida
Qui imposto tempi molto più rapidi, che arrivano anche a 1/3200 di secondo, con Auto ISO fino a 3200, e in alcune situazioni anche 6400. Personalmente ritengo che il sensore della OM-1 gestisca il rumore in modo nettamente migliore rispetto, ad esempio, alla mia vecchia Canon 7D, permettendomi di lavorare con maggiore serenità anche in condizioni di luce non ideali.
Detto questo, posso affermare una cosa con assoluta certezza: non ho mai sentito la necessità di utilizzare il treppiede. L’idea era proprio quella di dimostrare le capacità di questo obiettivo nella caccia fotografica a mano libera, e sotto questo aspetto il 50-200 mm F2.8 IS PRO è semplicemente straordinario.
Questo approccio apre scenari completamente nuovi, non solo per chi pratica la caccia itinerante, ma anche per chi vuole vivere la fotografia naturalistica in modo più libero. Spostarsi senza pesanti treppiedi, senza teste gimbal come facevo anni fa, o senza l’ingombro di attrezzature complesse, cambia radicalmente l’esperienza fotografica. Anche all’interno di capanni mimetici, spesso ma anche in mezzo a boschi e roveti dove basta una buona tuta mimetica per integrarsi nell’ambiente e lavorare con discrezione. Questo è fondamentale soprattutto con la fauna più sensibile, mentre con gli ungulati, ad esempio, è spesso sufficiente restare sottovento — ma di questo parleremo in un articolo piu’ specifico.
La maggiore mobilità consente non solo di avvicinarsi di più al soggetto, ma anche di trovare inquadrature differenti, spostarsi in zone più impervie e affrontare camminate lunghe con un’attrezzatura che rimane realmente gestibile. Il vantaggio non è solo nella qualità intrinseca dell’ottica, ma nella maggiore probabilità di portare a casa lo scatto.
Dal punto di vista puramente ottico, i risultati sulla fauna ottenuti con l’OM System M.Zuiko Digital ED 50-200mm F2.8 IS PRO sono, a mio avviso, stupefacenti. I colori sono saturi e brillanti, ma sempre naturali, con bianchi che rimangono neutri e mai “sparati”. La nitidezza è ottima già a tutta apertura.

È importante ricordare che un F2.8 su Micro Quattro Terzi offre una profondità di campo simile a quella di un F5.6 su Full Frame. Questo comporta due vantaggi evidenti:
da un lato si beneficia della luminosità di un F2.8, dall’altro si ottiene una maggiore profondità di campo, molto utile nella fotografia naturalistica. In passato, con teleobiettivi molto luminosi come un Canon 300 mm F2.8, mi è capitato spesso di perdere scatti in condizioni crepuscolari proprio per una profondità di campo troppo ridotta. Con il 50-200 mm, invece, la gestione dei dettagli — ad esempio sulla testa di cigni o anatidi — risulta più semplice e più efficace.
Chiudendo il diaframma anche solo di uno stop, si ottiene una sensazione di nitidezza ancora maggiore. Qualcuno potrebbe chiedersi se ho notato differenze rispetto al 300 mm F4 PRO: a parità di focale e chiudendo il diaframma a F4, le differenze sono minime. Il 300 mm, avendo un treno ottico più semplice, può risultare leggermente più nitido in senso assoluto, ma è molto meno versatile. Sul campo, oggi, utilizzo molto più spesso il 50-200 mm, che sul Micro Quattro Terzi equivale a un 100-400 mm full frame, coprendo una gamma focale che trovo decisamente più adatta alla fotografia naturalistica reale.
Per quanto riguarda l’aggancio dell’avifauna, purtroppo non ho avuto la possibilità di fotografare rapaci a causa del periodo e delle condizioni meteo e ambientali. Mi sono quindi concentrato principalmente su gabbiani, presso il noto hotspot di Germignaga sul Lago Maggiore, e sull’osservazione dei voli territoriali dei corvi imperiali.
In questo contesto entra in gioco in modo evidente anche la prestazione della OM-1, ed è per questo che ribadisco ancora una volta che questo obiettivo, a mio avviso, potrebbe esprimersi ancora meglio se abbinato all’ammiraglia più recente, la OM-1 Mark II. Non escludo, in futuro, di chiedere a Polyphoto la possibilità di provare un corpo macchina più aggiornato per approfondire ulteriormente questo aspetto.
Detto ciò, anche con la OM-1, sfruttando il fuoco continuo con tracking e la selezione del soggetto (in questo caso il volatile), posso confermare che nella maggior parte delle situazioni l’aggancio del soggetto è stato efficace. In alcune circostanze il fuoco si è perso, ma questo è avvenuto soprattutto in presenza di soggetti molto rapidi o su sfondi complessi, dove entrano in gioco variabili che vanno oltre la sola tecnologia.

In questi casi, credo fermamente che l’esperienza del fotografo naturalista abbia ancora un ruolo fondamentale. Lo dico per esperienza personale: nel corso della mia, seppur modesta, carriera di appassionato di avifauna, sono riuscito a portare a casa ottimi risultati anche con corpi macchina decisamente meno avanzati, come una vecchia Olympus E-5 o una Canon 6D, che di certo non brillavano per sistemi di autofocus moderni o particolarmente performanti nel tracking. Questo per dire che la tecnologia aiuta moltissimo, ma non sostituisce la conoscenza del soggetto e del suo comportamento.
Un altro fattore molto importante nella caccia fotografica è l’impermeabilizzazione. Ho potuto scattare anche sotto la pioggia, senza mai avere la sensazione di dover interrompere l’attività o asciugare continuamente obiettivo e corpo macchina. È una libertà operativa che, sul campo, fa davvero la differenza.
Ricordo ancora quando, anni fa, uscivo a fotografare gli ungulati con la Canon 6D e con la Olympus E-5: in alcune occasioni le temperature scesero prima a zero e poi fino a -5 gradi, e mentre la 6D si bloccava, la vecchia ammiraglia 4/3 continuava a scattare, magari con un po’ di rumore in più, ma senza mai abbandonarmi. È una caratteristica storica del mondo Olympus che ho ritrovato, a mio avviso ulteriormente rafforzata, nei corpi OM-1.
Da un punto di vista professionale, non nascondo che mi piacerebbe molto vedere un’ipotetica OM-1X, una vera ammiraglia pensata senza compromessi per la fotografia naturalistica più estrema. Chissà se un giorno sarà disponibile.
Fotografia di paesaggio
Nella fotografia di paesaggio questo obiettivo mi ha davvero sorpreso. Siamo abituati a immaginare il paesaggista “classico” che vaga tra foreste, boschi e spiagge con attrezzature pesanti, grandi cavalletti e ottiche principalmente grandangolari o medio-tele. L’OM System M.Zuiko Digital ED 50-200mm F2.8 IS PRO , invece, si è rivelato perfetto per un genere di paesaggio più intimo e ragionato, quello che lavora sulla compressione dei piani, sulle geometrie e sui dettagli lontani.
La sua caratteristica principale, oltre alla compattezza, è senza dubbio la stabilizzazione. Sono riuscito a ottenere scatti in modalità High Res da 50 megapixel a mano libera, con una finezza di dettaglio che, onestamente, non ricordavo di aver raggiunto nemmeno ai tempi della Canon 5DS R. Questo è stato uno dei momenti in cui ho realizzato quanto il sistema OM sia arrivato lontano in termini di tecnologia applicata all’uso reale.
Ho ovviamente effettuato anche delle prove su treppiede, e ora vi mostrerò qualche crop. Non aspettatevi però immagini particolarmente studiate o “da cartolina”: nonostante Polyphoto mi abbia lasciato l’obiettivo per tutte le vacanze di Natale, il tempo a disposizione è stato condizionato sia dal meteo poco favorevole sia da una fastidiosa bronchite. Le immagini che mostrerò sono state selezionate tra le centinaia realizzate, con l’unico scopo di mostrare le potenzialità reali dell’obiettivo.
In queste immagini originali in jpeg non elaborate (Om-1 impostata su Jpeg small e compresso) si nota le potenzialità della escursione focale nella fotografia di paesaggio. Mi scuso per l’orizzonte leggermente obliquo ma non ho corretto in post produzione
Ritengo sinceramente che l’OM System M.Zuiko Digital ED 50-200mm F2.8 IS PRO possa essere il perfetto sostituto del 40-150 mm F2.8: è nitido, tropicalizzato, molto contrastato e offre un’escursione focale che consente di uscire con due o tre obiettivi al massimo. Un kit ideale potrebbe essere, ad esempio, un grandangolare come il 12-40 mm e questo straordinario telezoom, coprendo praticamente ogni esigenza sul campo.
Per un fotografo di paesaggio, poter vagare anche nelle ore crepuscolari, lavorare a mano libera e ottenere immagini estremamente dettagliate senza dover trasportare pesanti treppiedi rappresenta un risultato eccezionale. È uno di quegli aspetti che, secondo me, può far dimenticare a molti la “minor risoluzione” del Micro Quattro Terzi, un formato che va valutato e apprezzato per i suoi numerosi vantaggi pratici, non solo per i numeri sulla carta.

Una parentesi su sport e ritratto
Un altro ambito che ho potuto testare, anche se purtroppo non posso mostrare immagini per mancanza di autorizzazioni, è quello della fotografia sportiva e di ritratto. Solitamente, per questo genere utilizzo il 75 mm F1.8, non possedendo il 40-150 F2.8. In passato ho fotografato partite di pallavolo di mia figlia minore sia con ottiche fisse sia con altri formati dotati del classico 70-200 mm F2.8.
Devo confermare che la combinazione OM-1 + 50-200 mm consente di ottenere ottimi scatti sportivi anche indoor, a patto di non superare, indicativamente, i 3200 ISO. Le immagini migliori possono comunque essere ulteriormente ottimizzate in post-produzione: il software gratuito di OM System offre già buoni strumenti di riduzione del rumore, ma personalmente utilizzo DxO PureRAW, che ritengo uno dei migliori sistemi disponibili per la gestione di nitidezza, contrasto e riduzione del rumore, il tutto a un costo ancora accessibile per un fotografo amatoriale evoluto.
È vero: la OM-1 non ha le capacità di inseguimento della OM-1 Mark II, ma per gli appassionati di sport come calcio o pallavolo, la luminosità F2.8 costante di questo obiettivo permette di mantenere tempi di scatto elevati anche in condizioni di luce non ideali. In alcune palestre ho lavorato tranquillamente a 400 o 800 ISO, ovviamente molto dipende dall’illuminazione dell’impianto.
Un episodio curioso: durante una partita particolarmente impegnativa, giocata a livello di eccellenza, un paio di fotografi dotati di 70-200 mm F2.8 su full frame si sono avvicinati incuriositi, chiedendomi informazioni sull’attrezzatura. Sono rimasti colpiti soprattutto dal fatto che si trattasse di un F2.8 costante su tutta l’escursione e dalla reattività del sistema OM-1.
Se in futuro dovessi ottenere il nulla osta da parte di qualche atleta per la pubblicazione delle immagini, non mancherò di aggiornare questo articolo.
Pregi e difetti
Arrivati a questo punto della recensione, è giusto fermarsi un attimo e fare un bilancio chiaro, elencando pregi e difetti di questo 50-200 mm F2.8 IS PRO.
Pregi
I pregi sono davvero numerosi.
Prima di tutto, l’eccellente qualità ottica: l’obiettivo è nitido già a tutta apertura, con un contrasto elevato e una resa cromatica molto pulita. Le immagini risultano incise, ben definite e utilizzabili senza compromessi anche a F2.8.
La qualità costruttiva è altrettanto elevata: materiali solidi, assemblaggio impeccabile e una sensazione generale di robustezza che trasmette fiducia fin dal primo utilizzo. Le rifiniture sono eccellenti, in pieno stile serie PRO.
Ho apprezzato molto la finestra sul paraluce, che consente di gestire comodamente filtri polarizzatori o ND senza doverlo rimuovere, una soluzione estremamente pratica sul campo.
I pulsanti sono ben posizionati, facili da individuare anche senza guardare e perfettamente utilizzabili con i guanti invernali, aspetto tutt’altro che scontato per chi fotografa all’aperto tutto l’anno. La possibilità di personalizzare i cinque pulsanti circolari rende l’obiettivo estremamente versatile e adattabile al proprio flusso di lavoro.
Altro punto di forza fondamentale è la stabilizzazione: il sistema IS dell’obiettivo lavora in perfetta sinergia con quello del corpo macchina, permettendo di ottenere scatti a mano libera che fino a pochi anni fa sarebbero stati semplicemente impensabili, soprattutto su focali medio-lunghe.
Infine, la tropicalizzazione: poter scattare sotto la pioggia, al freddo o in condizioni meteo difficili senza preoccupazioni è un valore enorme. Se questo fosse stato un 100-400 mm F2.8 full frame, probabilmente avrei dovuto trasportarlo con un trolley.
Difetti (che sono anche un pregio)
Più che veri difetti, parlerei di caratteristiche da conoscere e comprendere.
L’apertura F2.8 su Micro Quattro Terzi offre una profondità di campo simile a quella di un F5.6 su full frame. Se siete alla ricerca di uno sfocato estremamente pronunciato e “cremoso”, dovrete imparare a gestire bene le distanze di ripresa dal soggetto.
Detto questo, lo stesso aspetto diventa un vantaggio enorme nella fotografia di paesaggio: permette di lavorare con tempi di scatto gestibili grazie alla stabilizzazione e ottenere comunque una buona nitidezza dal primo piano fino all’infinito, anche a mano libera.
Lo sfocato, come già accennato, è leggermente più nervoso rispetto a un F4 full frame, ma del tutto paragonabile — se non migliore in alcuni casi — a quello del mio Canon 400 mm F5.6. Anzi, per certi versi, preferisco la resa ottenuta grazie alle lamelle del diaframma del 50-200 mm OM System.

Conclusioni finali
In definitiva, ritengo che OM System, con questo obiettivo, sia riuscita a creare uno strumento che si affianca perfettamente al M.Zuiko Digital ED 150-400mm F4.5 TC1.25X IS PRO quest’ultimo più votato alla caccia fotografica pura.
L’OM System M.Zuiko Digital ED 50-200mm F2.8 IS PRO, invece, è uno strumento estremamente poliedrico, capace di coprire con grande efficacia fauna, sport e paesaggio.
Non è un obiettivo economico, questo va detto chiaramente, ma è un concentrato di tecnologia che restituisce immagini nitide, contrastate, pulite già a tutta apertura, con pochissime correzioni necessarie in post-produzione. La tropicalizzazione consente di scattare realmente anche nelle peggiori condizioni meteo, senza ansie o limitazioni.
È un teleobiettivo che mi sento di consigliare a tutti gli appassionati del marchio OM System, ma anche a chi sta valutando di cambiare sistema perché stanco di attrezzature troppo pesanti e meno evolute dal punto di vista tecnologico.
Il prezzo attuale, a gennaio, del M.Zuiko Digital ED 50-200 mm F2.8 IS PRO è di 3.489 €.
Ringrazio come sempre Giacomo Fabbri di Polyphoto per avermi fornito l’esemplare oggetto di questo test, lasciandomi totale libertà nell’esprimere le mie impressioni. Ricordo che Polyphoto è il distributore italiano di OM System Imaging & Audio.
👉 Sito Polyphoto: www.polyphoto.it
👉 Sito ufficiale OM System: https://explore.omsystem.com/
Piergiovanni Salimbeni — Giornalista e tester indipendente, fondatore di Binomania.it, con oltre 25 anni di esperienza nella valutazione di strumenti ottici e digitali. Offre recensioni pratiche e consulenze personalizzate per scelte di acquisto consapevoli.










