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Simon Marius matematico – medico – astronomo 1573 – 1624

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Messaggio da -SPECOLA-> » 16/05/2016, 22:26

Fabrizio Ferrario
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Re: Simon Marius matematico – medico – astronomo 1573 – 16

Messaggio da marco-prunotto » 18/05/2016, 22:18

Grazie per la segnalazione, Marco

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Re: Simon Marius matematico – medico – astronomo 1573 – 16

Messaggio da -SPECOLA-> » 13/10/2016, 20:46

Nel 2014 il "Giubileo di Simon-Marius" ha lanciato tre eventi salienti in Ansbach, Gunzenhausen e Norimberga:

L'istituzione del portale di Simon Marius (http://www.simon-marius.net), che attualmente è localizzato in 30 lingue.
L'assegnazione da parte della International Astronomical Union del nome Marius ad un asteroide.
La conferenza a tema Simon Marius svoltasi al Nicolaus Copernicus Planetarium di Norimberga.

Oggi Giovedì 13 Ottobre, presso la libreria Campe Thalia (Norimberga, Karolinenstraße 53), si terrà dalle 18:30 il convegno "Simon Marius e la sua ricerca" agli atti del quale sarà presentato in anteprima l'omonimo libro scritto da Hans Gaab e Pierre Leich, Autori noti per le numerose pubblicazioni a tema scritte nel corso del tempo (http://www.simon-marius.net/index.php?lang=de&menu=16).
Detta opera sarà disponibile a prezzo ridotto ed in lingua Tedesca per i membri della Simon Marius Gesellschaft (Simon Marius Society).
L'anno prossimo sarà rilasciata l'edizione in lingua Inglese che è possibile prenotare sin da ora facendone richiesta entro il 14 Novembre prossimo venturo con una delle seguenti modalità:

tramite Fax al numero (+49) 0911 81026-12
via e-mail contattando l'indirizzo pierre.leich@simag-ev.de
per posta indirizzando la richiesta a Simon Marius Gesellschaft, Hastverstraße 21, 90408 Nürnberg
per telefono chiamando il numero (+49) 0911 81026-28

Il prezzo del libro è di 34 € (481 pagine, ISBN 978-3-944913-49-0, sommario http://tinyurl.com/hyj2zv3)
Riferimenti: Akademische Verlagsanstalt, Leipzig (http://tinyurl.com/j6r4b2m)
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Re: Simon Marius matematico – medico – astronomo 1573 – 1624

Messaggio da -SPECOLA-> » 18/11/2019, 23:01

Dopo nove anni di lavoro, il volume in inglese è stato pubblicato, concludendo l'anniversario Simon Marius 2014.
Il libro combina la fonte primaria più importante con 19 contributi di ricerca attuali sull'astronomo della corte margraviale di Ansbach (Germania) Simon Marius (1573-1624 ), che indipendentemente da Galileo Galilei scoprì le quattro più grandi lune di Giove.
Allegati
Marius-Press-Release10.pdf
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Re: Simon Marius matematico – medico – astronomo 1573 – 1624

Messaggio da Ivano Dal Prete » 21/11/2019, 15:47

-SPECOLA-> ha scritto:
18/11/2019, 23:01
Dopo nove anni di lavoro, il volume in inglese è stato pubblicato, concludendo l'anniversario Simon Marius 2014.
Il libro combina la fonte primaria più importante con 19 contributi di ricerca attuali sull'astronomo della corte margraviale di Ansbach (Germania) Simon Marius (1573-1624 ), che indipendentemente da Galileo Galilei scoprì le quattro più grandi lune di Giove.
Eh, questo e' quello che dicono loro :) Io qualche dubbio ce l'ho ancora. Ben venga in ogni caso questo contributo, mi sono scaricato il libro tramite universita' ma vedo che in ogni caso non e' costoso. Anni fa mi avevano chiesto di partecipare ma mi stavo gia' occupando di altro.
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Messaggio da -SPECOLA-> » 22/11/2019, 0:48

Sì, sì, Ivano, quello è quello che c'è scritto nel libro; io ho la versione in tedesco e adesso vedrò di prendere anche quella tradotta in inglese.
I dubbi restano e credo che resteranno sempre.
Di sicuro c'è il fatto che la scoperta delle maggiori lune gioviane spetta a Galileo e che gli stessi, così come vengono universalmente riconosciuti, sono stati "battezzati" da Marius.
La questione della scoperta indipendente da parte di Marius è già stato affrontata a suo tempo, addirittura dagli stessi interessati, tenendo conto dei seguenti dati certi documentati:
-Marius dopo il 1601 e fino al 1605, studiò medicina a Padova, dove è "probabile" che abbia incontrato Galileo Galilei...
A Padova, dal 1604 al 1605, Simon Marius fu membro del consiglio direttivo della corporazione studentesca tedesca.
-Galileo ha pubblicato il Sidereus Nuncius nel marzo del 1610 ed è proprio in questo libro che viene indicata la sua scoperta delle quattro maggiori lune di Giove, datata al giorno giovedì 7 gennaio 1610, del Calendario Giuliano;
-Simon Marius pubblicò la propria scoperta delle quattro più grandi lune che circondano Giove, solo nel 1611, in un almanacco circolante soltanto localmente, datandola a venerdì 29 dicembre 1609, del Calendario Gregoriano(giorno che corrisponde al giorno 8 gennaio 1610, del Calendario Giuliano);
-In seguito Marius ha inserito quella scoperta nel libro Mundus Iovialis nel 1614, dove chiama le quattro principali lune di Giove: Io, Europa, Ganimede e Callisto;
-Galileo accusò Marius di plagio ne Il Saggiatore (1623).

Sarebbe stato MOLTO interessante il tuo contributo in questo progetto editoriale.
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Re: Simon Marius matematico – medico – astronomo 1573 – 1624

Messaggio da Ivano Dal Prete » 22/11/2019, 21:55

Non e' che avrei avuto molto di nuovo da scrivere, secondo me la critica piu' stringente e' stata gia' fatta da Delambre due secoli fa: non c'e' niente negli scritti di Marius che non si possa ricavare direttamente dal "Sidereus Nuncius" - il che e' MOOOOLTO sospetto.

La cosa interessante e' la motivazione; Marius non chiede priorita', ma solo contemporaneita', in modo da avere lo stesso diritto di Galileo di dare un nome ai nuovi pianeti: in pratica, di poterli dedicare ai suoi patroni, che e' quanto aveva fatto la fortuna di Galileo (il nome "Astra Medicea" era stato negoziato tra Galileo e la corte di Firenze in cambio dell'altisonante e rimunerativa posizione di "Filosofo e Matematico primario" del granduca). Da qui il proliferare di scoperte vere e fasulle, tipo gli "Astra Habsburgica"; che sarebbero poi le macchie solari, ma era meglio considerarle sciami di pianetini in transito sul Sole. Probabilmente avrei parlato di quello, ne ho accennato in un articolo scritto anni fa per Coelum.
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Messaggio da -SPECOLA-> » 23/11/2019, 0:10

Ciao Ivano,

sì, sì; sono al corrente del tuo ragionamento circa la ricerca di gloria grazie al fattore contemporaneità della scoperta.
Riconosco che si tratta di una possibilità/probabilità fondata su un'argomentazione sensata e ragionevole.

Tra l'altro la lista dei TESTI SCIENTIFICI tenuti in considerazione nell'elaborazione di questo libro su Simon Marius, è piuttosto vasta:
http://www.simon-marius.net/index.php?lang=it&menu=4 e proprio lì non manca l'eloquente articolo che menzioni, recante la tua firma, pubblicato su Coelum, Nr.135 (2010):
http://www.simon-marius.net/pix/content ... m-2010.pdf

Adesso sono di corsa, però conto di aggiungere qualche altra mia considerazione in seguito, appena mi sarà possibile farlo.
Giusto per cercare di sviluppare l'argomento da appassionato, perché io non ho certamente la tua competenza, nè la tua preparazione.

Per il momento non posso non sottolineare che sono perfettamente d'accordo con te, quando scrivi:

"A distanza di quattro secoli e in assenza di nuovi documenti, non c’è modo di provare o smentire in via definitiva le affermazioni di Mayr"

La storia è sempre una materia avvincente. :thumbup:
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Messaggio da -SPECOLA-> » 25/11/2019, 0:19

Simon Marius è stato un pioniere delle osservazioni telescopiche.
Nel suo almanacco per il 1612 intitolato "Prognosticon Astrologicum auf 1612" http://www.simon-marius.net/index.php?l ... 25&id=1612 e nel suo libro "Mundus Iovalis" del 1614 http://www.simon-marius.net/index.php?l ... enu=3&id=1, Simon Marius (1573 – 1624) in Germania riferì la sua scoperta delle lune intorno a Giove che scrisse di aver iniziato ad osservare fin dal novembre 1609 giuliano, usando il cannocchiale del nobiluomo Hans Philip Fuchs von Bimbach (ca. 1567– 1626), suo mecenate, il che, se fosse vero, significherebbe che fu il primo a vederle, sebbene non diffondendone subito la notizia.
Marius afferma che iniziò ad annotare la posizione delle lune di Giove alla fine del 1609 del calendario giuliano, ossia il giorno 8 Gennaio 1610 del calendario gregoriano usato da Galileo Galilei (1564 – 1642) in Italia.
Marius scrisse di aver visto i satelliti per la prima volta nel novembre 1609, annotandone le posizioni rispetto a Giove in forma di tabella e in seguito graficamente come disegno, dal 29 dicembre 1609 giuliano, ossia il secondo giorno di osservazione di Galileo.
Come anche capitò a Galileo, che però fu più rapido ad individuare la mancante, inizialmente lo scienziato tedesco colse soltanto 3 lune e gli ci vollero due mesi per accorgersi della quarta.
Marius non pubblicò alcuna posizione per i primi mesi del 1610 e nei suoi scritti fornì poche date scostate tra loro da un divario temporale di anche 3 anni.
Nel "Mundus Iovalis" lo scienziato tedesco asserì quanto narrato come storia vera, non ne fornì però prova alcuna; si limitò a citare Hans Philip Fuchs von Bimbach quale testimone della stessa, rimettendosi perciò al giudizio del lettore non schierato e dunque libero da preconcetti, il quale lui stesso appella come 'candido lettore'.
Nell'affermare ciò egli rassicura di non voler usurpare nulla a nessuno per alcun titolo e afferma di riconoscere la paternità della scoperta delle lune di Giove a Galileo in Italia ed in conseguenza della veridicità dei fatti occorsi, attribuisce a sè stesso quella per i tedeschi, mostrandosi dubbioso circa l'eventuale esistenza di terzi che lo abbiano potuto precedere.
In una lettera di Giovanni Keplero (1571 – 1630) indirizzata a Niccolò Wickens di Wolfenbuttel, datata Praga, luglio 1611 https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k ... 169.langFR, si apprende che Marius era già riuscito a determinare il periodo di due satelliti di Giove, tanto che Keplero commentò che per esserci potuto riuscire il suo amico Simon (i due si conoscevano e Keplero era al corrente di un certo modo di fare spregiudicato da parte di Marius) avrebbe dovuto avere un cannocchiale molto buono, strumento di cui portroppo lui stesso ancora non poteva disporre.
Nel suo almanacco "Prognosticon Astrologicum auf 1612" pubblicato nel 1611, Marius fece la sua prima dichiarazione pubblica della scoperta dei satelliti di Giove, oltre a citare le proprie osservazioni delle fasi di Venere, della Via Lattea e degli ammassi stellari.
Il tedesco fu il primo a riconoscere la più brillante luna di Giove e a pubblicare le tavole dei satelliti, fornendone altresì periodi di rivoluzione più precisi di quelli successivamente rilevati da Galileo nel 1612.
Però col trascorrere del tempo l'illustre pisano ottenne stime molto più esatte, che rimasero inedite ma furono usate ampiamente nel progetto per la determinazione della longitudine.
Galileo superò Simon Marius riuscendo a prevedere le posizioni delle lune di Giove e le loro eclissi confrontate con le osservazioni, tuttavia bisogna considerare che Marius non era copernicano ed aveva altri interessi, priorità ed impegni rispetto allo scienziato italiano.
Il 12 febbraio 1611 Galilei scrisse a Paolo Sarpi (1552 – 1623) che sperava di aver trovato il modo per determinare i periodi di tutte e quattro le lune di Giove, cosa ritenuta impossibile da Keplero ed altri matematici https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k ... f49.langFR.
Nei primi giorni di aprile del 1611 terminò il calcolo dei periodi sinodici dei satelliti di Giove, infatti il primo aprile 1611 ne riferiva nuovamente in una sua lettera probabilmente indirizzata a Belisario Vinta (1542 – 1613) Segretario di Stato del Granducato di Toscana https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k ... f79.langFR.
In fine, nella primavera del 1612 l'italiano pubblicò i periodi di rivoluzione delle quattro lune di Giove in un libro che trattava altro, intitolato "Discorso intorno alle cose che stanno sull'acqua o che in quella si muovono" https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k ... f67.langFR.
Soltanto nel 1623, 9 anni dopo la pubblicazione del "Mundus Iovalis", Galileo ribattè a Marius col suo libro "Il Saggiatore" https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k ... 223.langFR circa la disputa sul primato della scoperta dei satelliti di Giove.
Indipendentemente dal fatto che Marius abbia visto i satelliti di Giove per primo oppure no, egli ne colse il significato cosmologico, come pure fece Galileo.
Al di là che si creda o no alle parole di Marius, quello che scrisse è plausibile anche se non se ne può avere certezza, sia come verità, che come falso; comunque considerare la sua impresa tecnicamente possibile apre la strada ad un dibattito circa ciò di cui erano capaci i primi telescopi all'inizio del XVII° secolo.
Senza voler sminuire niente e nessuno, effettivamente potrebbe importare poco chi davvero sia stato il primo a vedere questo o quello, che poi comunque ci può sempre essere qualcuno che ci è riuscito prima.
Circa le quattro lune principali di Giove, nell'articolo "The Sighting of Jupiter's Satellite by Gan De 2000 Years before Galileo", Chinese Astronomy and Astrophysics, p. 242-243 (June 1981), Xi Ze-zong dell'Accademia Cinese descrive antiche osservazioni eseguite nel IV° secolo a. C dall'astronomo Gan De in cui sarebbero stati osservati proprio i satelliti di Giove.
E rimanendo in ambito astronomico, Galileo usando un cannocchiale da 18 ingrandimenti con campo visuale attorno ai 17' e potere risolvente massimo di 10", il 28 dicembre 1612 alle 3:46 del mattino individuò Nettuno poco distante da Giove, scambiandolo però per una stella fissa.
Dai suoi scritti emerge come a quel cannocchiale, a far data dal 31 gennaio 1612, il pisano applicò una sorta di micrometro con il quale il 28 gennaio 1613 verso le ore 23, misurò e raffigurò la posizione di Nettuno rispetto al pianeta Giove, le sue lune e le stelle fisse.
Galilei non descrisse il suo "micrometro" o quantomeno se lo fece, nulla ci è pervenuto.
Le uniche notizie che ci sono state tramandate si devono a Giovanni Alfonso Borelli (1608 – 1679), che nel 1666 lo espose nel suo libro "Theoricae mediceorum planetarum ex causis physicis deductae" https://books.google.it/books?id=YZk_AA ... &q&f=false, rappresentandolo come un'asta graduata scorrevole suddivisa in venti parti uguali.
In pratica Galileo guardava l'asta applicata esternamente al tubo del cannocchiale con un occhio mentre osservava all'oculare con l'altro.
Detto accessorio veniva posizionato facendolo scorrere avanti o indietro sul tubo del cannocchiale, di modo che la separazione tra le sue tacche corrispondesse al diametro di Giove osservato all'oculare dello strumento.
In questo modo sovrapponendo l'immagine di Giove a quella dell'asta graduata, la stima di distanza e posizione delle lune ne risultava semplificata, ed usando la trigonometria in relazione alla distanza dell'asta graduata rispetto all'occhio, diventava anche possibile ricavare il diametro di Giove in secondi d'arco.

Anche Jerome Lalande (1732 – 1807) nel 1795 vide Nettuno, scambiandolo per una stella e lo stesso capitò a John Herschel (1792 – 1871), nel 1830.
I libri datano la scoperta di Nettuno al 23 settembre 1846 per opera di Johann Gottfried Galle (1812 – 1910), che lo identificò come oggetto non stellare.

Ancora.
Nel 1690, 1712 e nel 1715 John Flamsteed (1646 – 1719) osservò Urano, confondendolo con una stella fissa.
Stessa sorte toccò a James Bradley (1693 – 1762) negli anni 1748, 1750 e 1753, a Tobias Mayer (1723 – 1762) nel 1756 e a Pierre Charles Le Monnier (1715 – 1799) nel 1750, due volte nel 1768, sei nel 1769 e un'ultima volta nel 1771.
La storia attribuisce la scoperta di Urano a William Herschel (1738 – 1822) che lo osservò la notte del 13 marzo 1781, scambiandolo per una cometa.

Altro esempio.
Alcuni contemporanei di Christiaan Huygens (1629 – 1695) osservarono Titano prima di lui, per esempio Johannes Hevelius (1611 – 1687), Paul Neile (1613 – 1686) e Christopher Wren (1632 - 1723), ma non lo identificarono tale, limitandosi a scambiarlo per una stella fissa.
Le fonti storiche affidano la paternità della scoperta ad Huygens, che identificò Titano il 25 Marzo 1655 con un telescopio da lui stesso autocostruito, avente diametro 57 mm e focale 3367mm, abbinato ad un oculare costituito da una singola lente di focale 79 mm, che sviluppava cioè circa 43X.
La lente dell'obiettivo fu una delle prime da lui lavorate, recando incisa la data del 3 Febbraio 1655 per la lucidatura finale.
E si potrebbe proseguire con molti altri esempi.

Comunque, riprendendo il discorso, basti pensare all'opuscolo "Ambassades du Roi de Siam envoyé à l'excellence du Prince Maurice, arrivé à la Haye le 10. Septemb. 1608."http://tinyurl.com/zzzfuvh scritto nell'anno 1608, dove per la prima volta, per quello che è dato sapere, non essendo stati trovati documenti più vecchi*, viene descritto il telescopio e i suoi usi e dove già si parla di osservazioni celesti.

*https://brunelleschi.imss.fi.it/esplora ... a4_st.html

Di quel documento sono sopravvissute solo due copie in tutto il mondo, una delle quali di proprietà di Peter Louwman, noto collezionista di antichi telescopi.
Sebbene l'opuscolo non abbia una data di pubblicazione, quanto vi è esposto assicura una pubblicazione dopo il 5 e prima della metà di ottobre del 1608.
In relazione alla vicenda narrata da Marius nel "Mundus Iovalis", Fuchs von Bimbach gli raccontò di come egli venne a conoscenza del telescopio mentre si trovava alla fiera di Francoforte e da lì i due riuscirono a costruirsi da loro un telescopio che via via perfezionarono; è importante osservare come nel 1608 la fiera di Francoforte si svolse soltanto poco dopo i fatti descritti nella seconda parte del summenzionato documento.
Pierre de L'Estoile (1546 – 1611) alla data 18 novembre 1608 cita il medesimo scritto, annotando nel suo diario di come un suo amico lo avesse messo al corrente della pubblicazione dello stesso https://books.google.it/books?id=Tkw2AA ... &q&f=false.
Nel suo "Mundus Iovalis" Marius documenta di essere stato in grado di costruire, replicare (ad un certo punto non c'era più un unico esemplare, ma due, sicchè cadde la necessità di condividerne l'uso con Fuchs) e perfezionare il telescopio che immortala insieme a sè stesso nel frontespizio dell'opera.
In realtà, dato che Marius non aveva nè il tempo, nè la manualità e soprattutto non possedeva le conoscenze necessarie per costruire lo strumento nella sua totalità e che quest'ultima carenza accomunava pure Fuchs, i due piuttosto procedettero per tentativi, unendo quanto di meglio di volta in volta riuscivano a trovare.
In verità pure Galileo si mosse più o meno nello stesso modo.
Anche se sicuramente più ferrato in materia e senz'altro più abile manualmente, la 'dottrina delle rifrazioni' a cui Galileo si affida per la costruzione del cannocchiale è una sua trovata, un qualcosa che in realtà ancora non esisteva, più che altro una frase ad effetto.
Essa fu realmente sviluppata da Keplero anni dopo nel suo libro del 1611 intitolato "Dioptrice", per cercare di spiegare il principio di funzionamento del cannocchiale astronomico che Galileo stesso scrisse di aver inventato.
Una delle 'piccole bugie' tanto in auge allora, a cui evidentemente non soltanto Marius ricorreva, anche se in questo caso il piano è differente, sebbene non si discosti di molto.
A vario titolo la deprecabile pratica coinvolgeva molti, se non tutti.
Essa deve esser intesa più come un mezzo per assicurarsi un'esistenza migliore, aumentare prestigio ed introiti, piuttosto che mero mezzo per prevalere incondizionatamente, sebbene possano essere ravvisati esempi anche in tal senso.
L'ostacolo più difficile che dovettero superare, quello che portò via loro più tempo rallentandoli, fu comprendere la necessità di diafframmare le lenti, in quanto esse, grazie allo sforzo economico di Fuchs potevano essere acquistate di qualità sempre crescente, ma il loro impiego purtroppo non permetteva ai due di raggiungere i miglioramenti sperati.
In pratica, al contrario di Galileo, Marius operò con strumenti già pronti all'uso, o quasi, a cui applicò eventualmente delle migliorie.
Questo è vero soprattutto per l'ultimo esemplare equipaggiato con le lenti veneziane, il migliore, quello con cui si accorse della quarta luna di Giove, che Fuchs gli fornì già intubato in un tubo cilindro di piombo.
Da quanto rappresentato, il telescopio di Marius non era dissimile da quello di Galileo e di altri; entrambi raggiungono il potere risolutivo di circa 10".
Strumenti con quelle fattezze erano la norma: Pierre de L'Estoile il 30 Aprile 1609 accenna di aver ispezionato a Parigi un tipico cannocchiale del tempo descrivendolo come un tubo lungo circa 30cm chiuso alle estremità da lenti di tipo differente https://books.google.it/books?id=lHs8K0 ... &q&f=false.
La qualità dei telescopi di Marius e Galileo doveva essere abbastanza simile.
Lo strumento di Marius aveva lenti provenienti dai Paesi Bassi e poi migliori, prodotte a Venezia e i due scienziati hanno osservato più o meno i medesimi dettagli, comunque sia, al di là di tutto, il fatto che entrambi abbiano visto qualcosa con i loro strumenti è da considerarsi quasi un miracolo.
Poichè col suo telescopio Marius riusciva a vedere il disco delle stelle, nel "Mundus Iovalis" manifesta la sua sorpresa circa il fatto che invece Galilei attribuisse ad esse "capellatura" quando osservate con lo strumento, mentre per i pianeti ne distinguesse un disco ben definito, insinuando che il cannocchiale in suo possesso fosse migliore di quello dell'italiano, però nel volgere del tempo anche Galileo riconobbe il disco delle stelle quando osservate col cannocchiale.
Il piccolo telescopio di Marius riuscva a mostrare la forma circolare delle stelle senza le aberrazioni e distorsioni di cui scrisse Galileo http://tinyurl.com/j68fvvf.
Forse fu la gestione dei diaframmi, che entro un certo limite, all'inizio fece la differenza.
Già nell'era pre-telescopica, Marius fu un ottimo osservatore.
A quel tempo Galileo non era interessato all'astronomia e lavorava alla sua meccanica.
L'italiano fu però un costruttore di strumenti molto migliore del tedesco.
Considerando le scoperte susseguitesi, si deve ritenere che all'inizio del XVII° secolo, i telescopi garantivano già buone prestazioni.
Senza dubbio Marius era un astronomo molto abile, certamente non un osservatore occasionale e sicuramente non un semplice plagiaro.
Naturalmente non era l'unico, anche Galileo e alcuni dei suoi contemporanei erano osservatori ben preparati.
Ciò che fece la differenza fra loro fu proprio la qualità dei telescopi di cui potevano disporre e l'abilità con cui riuscirono ad impiegarli.
La qualità dei telescopi utilizzati da Galileo è fuori discussione, così come la sua capacità di usarli: fino a quando alcune persone, ad esempio Pierre Gassendi (1592-1655), non poterono trarre vantaggio dagli strumenti ben realizzati fabbricati da Galileo o dall'artigiano Ippolito Francini (1593-1653) detto "il tordo", a cui pure il Galilei medesimo commissionò strumenti ottici http://tinyurl.com/zovycsy, non furono in grado di osservare alcuni particolari (con riferimento a Gassendi, per esempio l'aspetto del pianeta Saturno), questo è un dato di fatto.
Anche lo strumento utilizzato da Marius era molto buono e di sicuro egli era in grado di padroneggiarlo; anche questo è un dato di fatto.
È piuttosto sorprendente come il "Perspicilli Belgici" di Marius, in realtà uno dei primi strumenti di questo tipo, lo stesso che probabilmente è mostrato nel frontespizio del "Mundus Iovalis", fosse in quel momento già in grado di consentire le osservazioni che ci sono state tramandate.
Per quello che è possibile vedere dalla rappresentazione dello strumento, il telescopio di Marius era piuttosto piccolo, come era usanza in quei tempi, esattamente così come lo erano quelli di Galileo e di tutti gli altri primi osservatori.
Apparentemente non possedeva alcuna particolarità tale da renderlo capace di surclassare altri primordiali strumenti simili, ma dal fatto che all'inizio dell'era telescopica solo un esiguo numero di persone furono in grado di vedere immediatamente le novità celesti annunciate da Galileo, i satelliti di Giove ad esempio e che Marius fu sicuramente uno di loro, la bontà del cannocchiale che usava è confermata, così come la sua abilità di osservatore.
Si può affermare che il cannocchiale di Marius fosse decisamente di alta qualità per gli standard del tempo; questo non può essere contestato.
E' anche possibile, come egli espone nelle sue opere, che lui stesso abbia contribuito all'eccellenza dello strumento che utilizzava.
Ciò sarebbe confermato dalla consapevolezza con cui Marius nelle sue opere scrive del telescopio e dell'uso che ne fa.
Sappiamo che a partire dal 31 gennaio 1612 Galileo Galilei usò uno speciale micrometro di sua invenzione applicato sul suo ottimo cannocchiale che a quel tempo raggiungeva 18-20 ingrandimenti (Giovanni Afonso Borelli descrive quel tipo di micrometro nel suo libro intitolato "Theoricae mediceorum planetarum ex causis physicis deductae" stampato in Firenze nell'anno 1666).
Con il suo uso la precisione nei disegni di Galileo risultò molto migliorata.
Anche Marius doveva usare un qualche artificio nell'osservare, poiché fu in grado di notare alcuni particolari come ad esempio l'inclinazione dell'orbita delle lune di Giove e di prevedere le loro orbite in un modo ancora più preciso di quanto all'inizio riuscì a Galilei.
È probabile che anche Marius abbia escogitato un qualche sistema per aumentare l'accuratezza nella precisione delle sue misure, anche se nulla ci è giunto in merito.
Marius descrisse le sue osservazioni negli almanacchi astrologici che per lavoro aveva l'incarico di redigere annualmente.
Va chiarito che anche Galileo (così come molti altri scienziati del suo tempo) si occupò di oroscopi, sebbene marginalmente, ma è da ricordare che a quel tempo la loro pratica era considerata necessaria per lo svolgimento di alcune arti, tra cui quella medica, per cui essendo lui impiegato quale lettore di matematica all’Università di Padova, non sorprende affatto che gli capitasse anche di avere a che fare con l'astrologia, non dimenticando poi, che la scienza nel XVI°/XVII° secolo non era quella di oggi.

Nell'almanacco intitolato "Prognosticon Astrologicum auf 1612“ http://www.simon-marius.net/pix/content ... hivNbg.pdf, stampato nel 1611, Marius fece la prima dichiarazione pubblica della sua scoperta dei satelliti di Giove, oltre a citare sue osservazioni delle fasi di Venere, della Via Lattea e degli ammassi stellari (il Praesepe nella costellazione del Cancro).
Nell'estate del 1611 aveva iniziato le osservazioni di Venere e dall'agosto dello stesso anno, delle macchie solari, dal cui movimento in novembre dedusse come il piano equatoriale del Sole fosse inclinato rispetto all'eclittica.
Nel 1619, probabilmente anticipando chiunque, suggerì la periodicità del ciclo delle macchie solari.
L'argomento macchie solari può essere approfondito nel documento intitolato "Neuhaeuser Teleskopische Beobachtungen von Sonnenflecken 2016.pdf https://www.simon-marius.net/pix/conten ... n_2016.pdf.

Nelle edizioni successive egli aggiunse via via altre informazioni.

In "Prognosticon Astrologicum auf das Jahr 1613" http://www.simon-marius.net/pix/content ... bg_253.pdf, stampato nel 1612, l'autore discute delle macchie solari, della luminosità di Mercurio quale indizio delle sue fasi e dei periodi orbitali dei satelliti di Giove, da lui desunti con le sue osservazioni telescopiche.
Mentre Galileo non menziona le variazioni di luminosità di Mercurio, nel "Prognosticon Astrologicum auf das Jahr 1613" Marius per il giorno nella dedica per il 30 giugno 1612, annotò che 'Mercurio è illuminato dal Sole allo stesso modo di Venere e la Luna' e riferì le sue osservazioni di luminosità.
Dette osservazioni riguardarono soltanto le variazioni di luminosità; il primo a vedere le fasi di Mercurio al telescopio, fu Giovanni Battista Zupi (Zupus 1590-1650) a Napoli, nel 1639:

23 maggio 1639, Mercurio osservato da Giovanni Battista Zupi come descritto da Francesco Fontana (ca. 1585 - 1656) a pagina 89 nel suo libro "Novae coelestium, terrestriumque rerum observationes", stampato a Napoli nell'anno 1646. http://dx.doi.org/10.3931/e-rara-450.

26 gennaio 1646, Mercurio osservato da Francesco Fontana come descritto da lui stesso a pagina 90 nel suo libro "Novae coelestium, terrestriumque rerum observationes" stampato a Napoli nell'anno 1646. http://dx.doi.org/10.3931/e-rara-450.

Fasi di Mercurio osservate col telescopio da Giovanni Battista Zupi il giorno 23 maggio 1639 ed in altre date da differenti osservatori, così come descritte da Giovanni Battista Riccioli (1598 – 1671) nel volume 1, libro 7, sezione I, capitolo II, pagina 484 del suo libro "Almagestum novum astronomiam veterem", stampato a Bologna nell'anno 1651 http://dx.doi.org/10.3931/e-rara-520.

Fasi di Mercurio osservate col telescopio da Giovanni Battista Zupi il giorno 23 maggio 1639 ed in altre date da differenti osservatori, così come descritte da Giovanni Battista Riccioli (1598 – 1671) nel volume 2, libro 10, capitolo XIII, pagina 373 del suo libro "Astronomiae reformatae" stampato a Bologna nell'anno 1665 http://dx.doi.org/10.3931/e-rara-520.

E' doveroso aggiungere che Francesco Fontana e padre Giovanni Battista Zupi, erano amici.
Zupi nel 1639 osservò le fasi di Mercurio proprio con un telescopio costruito dal Fontana.
Francesco Fontana nel suo libro "Novae coelestium, terrestriumque rerum observationes" http://tinyurl.com/z9cm4ee descrive con disegni le osservazioni di Mercurio fatte da padre Giovanni Battista Zupi, il giorno 23 maggio 1639 (p. 89) e 26 gennaio 1646 (p. 90).
Oggi una simulazione al computer mostra per Mercurio una fase compatibile con quanto riportato in quell'opera.

Galileo, anche a causa di quelle aberrazioni di cui scrisse (la già menzionata 'capellatura' http://tinyurl.com/j68fvvf), così come anche Marius, non vide mai le fasi di Mercurio al telescopio.
Comunque sia, il suo strumento esibiva una risoluzione di soli 10", troppo esigua per il pianeta e già problematica con Venere, la cui fase quando iniziò ad osservare il pianeta verso la fine di settembre del 1610 era già 0,78, ma che egli comunque percepì come un piccolo disco.
All'imperfezione del suo cannocchiale è da imputare la veloce diminuzione della forma del pianeta, il quale in pochi giorni si ridusse a mezzo disco.
Ciò perchè fin tanto che il decrescere del disco dal lato scuro era al di sotto del potere risolutivo dello strumento, Galileo vide Venere rotondo, appena la riduzione conseguente l'evolversi della fase varcò il limite dettato dal potere risolutivo del telescopio, verosimilmente contestualmente all'approssimarsi della quadratura, il pisano percepì la deformazione del cerchio luminoso, che in pochi giorni si presentò come mezzo disco.
Nella sua opera intitolata "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo" stampata nel 1632 si legge:

'...in Mercurio non si può fare osservazione di momento, per non si lasciar egli vedere se non nelle sue massime digressioni dal Sole, nelle quali le sue distanze dalla Terra sono insensibilmente diseguali e però tali differenze inosservabili, come anco le mutazioni di figure, che assolutamente bisogna che seguano come in Venere; e quando lo vediamo, dovrebbe mostrarsi in figura di mezo cerchio, come fa Venere ancora nelle sue massime digressioni; ma il suo disco è tanto piccolo e 'l suo splendore tanto vivace, per esser egli cosí vicino al Sole, che non basta la virtú del telescopio a radergli il crine, sí che egli apparisca tutto tosato...'.

La frase '...come anco le mutazioni di figure, che assolutamente bisogna che seguano come in Venere...' dimostra che Galileo non osservò mai fase alcuna.

Nell'almanacco stampato nel 1613, "Prognosticon Astrologicum auf das Jahr 1614" http://www.simon-marius.net/pix/content ... bg_253.pdf, Marius perfeziona quanto precedentemente aveva esposto circa le sue osservazioni e scoperte celesti, accennando nuovamente alle fasi di Venere.

Nel libro "Mundus Iovalis" stampato nel 1614 http://www.simon-marius.net/index.php?l ... enu=3&id=1, Marius riferisce la sua scoperta delle lune intorno a Giove e narra di come con la partecipazione del suo mecenate Hans Philip Fuchs von Bimbach, che lo informò circa la novità del telescopio, i due riuscirono a costruirsene un esemplare ed alla fine ad acquistarne di molto buoni.
Nell'opera Marius, primo europeo a riscoprirla, scrive della Nebulosa di Andromeda M31, che osservò al telescopio il 15 dicembre 1612 giuliano, descrivendola come la fiamma di una candela vista attraverso una sottile lamina di corno, che in effetti rende molto bene l'idea.
Nello stesso anno il "Mundus Iovalis" venne ristampato in una seconda edizione, contenente quale aggiunta la difesa di Marius all'attacco subito dal padre gesuita Christoph Scheiner (1573 – 1650), ad opera del libro di quest'ultimo, intitolato "Disquisitiones mathematicae", stampato il medesimo anno 1614.
Nel suo libro Scheiner ed un suo studente di nome Sefan Locher, coautore dello stesso, discutendo circa la deviazione in latitudine dei satelliti di Giove, si scagliano contro l'esposizione di Marius stampata nel "Mundus Iovalis", finendo per accusarlo di plagio e definendolo con disprezzo, calvinista.

Altra uscita degna di nota è quella stampata nel 1626, "Prognosticon Astrologicum auf das Jahr 1627" http://echo.mpiwg-berlin.mpg.de/ECHOdoc ... =imagepath, dove Marius aggiunge alcune novità scaturite dalle proprie osservazione delle fasi di Venere, che invita chi munito di un buon cannocchiale ad osservare, oltre a chiarire alcuni aspetti del suo telescopio.

La vicenda di Marius può essere presa come spunto per riconsiderare la qualità dei primi telescopi, i quali in realtà, a quanto pare erano molto migliori di quanto ragionevolmente ci si potrebbe aspettare.
Fabrizio Ferrario
Mi diverto con un po' di strumenti, dal rifrattore TECHNO 50/630 in avanti... (non in ordine di tempo, né di dimensioni e/o schema ottico).
31 Luglio 1985: Fondazione della Immagine , Osservatorio Astronomico di Cajello (Anno XXXIV). http://www.specola.altervista.org/

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