Recensione del rifrattore Sky-Watcher Evostar 150 ED

Non sono un astrofotografo o meglio lo sono stato, in epoca lontana, quando ancora il fine primario era la soddisfazione personale o la condivisione con pochi amici, non virtuali. Quando ancora si soffriva al freddo e si sviluppava con attenzione la pellicola dal marchio prediletto, ma soprattutto, quando si portava in alta quota anche il telescopio per le osservazioni visuali che erano parte integrante della serata. Per tale motivo se avete la necessità di avere informazioni minuziose su come stravolgere un file RAW generato dall’ultima reflex di grido montata  su questo rifrattore, non mi pare che Binomania sia il luogo  più adatto.

Del resto non sto scrivendo di un astrografo, trattasi in realtà di un rifrattore definito ED con un diametro dell’obiettivo di 150 mm, aperto a F/8. Da appassionato di osservazioni lunari e planetarie, non posso quindi confermare che sia il telescopio planetario per antonomasia, tuttavia grazie al  suo rapporto focale  medio consente di essere utilizzato con buon profitto anche nel settore di mia predilezione.

Il logo sul tubo ottico richiama le ottiche ED, utilzzate

Meccanica

Nel corso degli anni, ho posseduto un paio di Sky-Watcher 80ED, ho avuto il piacere di testare qualche primo esemplare di 100 ED (compreso quello raro dotato di tripletto, poi non immesso sul mercato). Ho anche acquistato un paio di  120 ED; uno dei quali  fu venduto all’amico Federico Caro, che possiede ancora oggi con enorme soddisfazione, grazie alla rapida fruibilità rispetto ai suoi più performanti rifrattori da 6” aperti a F/15.
L’acquisto in coppia dipendeva dalla volontà, poi messa in subordine, di costruire un binoscopio, tutto sommato, leggero.

Il classico focheggiatore a cui gli appassionati del marchio sono abituati



L’Evostar 150 ED riprende totalmente la componentistica meccanica dei modelli acromatici e dei formati ED appena citati: sistema di messa a fuoco, rifiniture, paraluce non estraibile, baffling discreto, opacizzazione più che sufficiente e anelli di serie. Manca all’appello il cercatore, forse per motivi d’ingombro. Se il paraluce fosse stato estraibile, avrebbero potuto contenere le dimensioni della valigia che è abbastanza scomoda da gestire da soli.  Il tubo ottico pesa poco meno di dieci chilogrammi.

L’Evostar 150 ED nella enorme valigia

Termino la prima parte dell’articolo confermando che il fuocheggiatore non presenta particolari problemi, quando utilizzato con accessori leggeri, come gli oculari ortoscopici e un visore binoculare, ma devo ammettere che ha sostenuto a dovere anche un reflex fullframe Canon.

La parte posteriore con le viti per una regolazione personalizzata



Qualche esigente appassionato di fotografia, forse, potrebbe criticare tanta semplicità. Posso rispondere che Sky-Watcher ha in listino un  telescopio dalla meccanica, dallo schema ottico e dall’intubazione più raffinata… si chiama Esprit  150 ED ma costa molto di più.  Il back focus consente di utilizzare tutti gli oculari di cui mi sono avvalso, a patto di fare uso di un diagonale. Per tale motivo, come sono solito scrivere anche per quanto riguarda i binocoli, definirei questo telescopio un entry-level, poiché la sua fascia di prezzo è simile a quella dei rifrattori a tripletto di soli tre, quattro pollici. Quindi, che dire? Avete a disposizione un rifrattore da 150 mm, con ottiche ED, perché essere scontenti?

Ottica

Passo ora a descrivere le mie impressioni riguardo questo doppietto da sei pollici. Ci sono state congetture, critiche e lodi, sulla scelta del costruttore di non specificare il nome del fornitore dei vetri: Ohara, Schott, qualche altro costruttore? Poco importa.

Vorrei fare una piccola premessa che spero, non sarà percepita come vanto, ma come mera descrizione dell’esperienza acquisita “sul campo” con alcuni rifrattori. Grazie alla mia collaborazione con il mensile di scienze astronomiche “ LE STELLE”, all’inizio degli anni 2000, potei osservare e testare decine di rifrattori di alta qualità: dal Takahashi TOA 130, all’Officine  Stellari di pari diametro, al Televue 102, al Takahashi FS 102, sino ad arrivare al Pentax 100 e al Televue NP 101.

L’obiettivo da 150 mm di diametro. Purtroppo il paraluce non è retrattile.

Da semplice appassionato, invece, ho posseduto un ottimo Vixen 100 ED ,un meraviglioso Vixen 81 ED F/9, un mediocre Meade ED Apo 152 e i già citati Sky-Watcher ED da 80-100 e 120. Non riferirò gli acromatici per non perdere troppo tempo. Da cinque anni, inoltre, mi dedico con profitto e gioia all’osservazione lunare e planetaria con uno stupendo esemplare di Takahashi FS 128 (fluorite minerale) che ho scovato dopo molto affanno.

Insomma, avrete capito che adoro osservare nei rifrattori, per questo motivo, farò il possibile per scrivere un giudizio imparziale e spassionato.

Posso confermare che rispetto al classico e ahimè non più disponibile, doppietto alla fluorite minerale le immagini diurne sono meno brillanti , sature , tuttavia rammento che all’epoca l’FS 128 costava come una utilitaria. Di contro, posso confermare senza particolari problemi, che questo telescopio fornisce un alto contrasto e un’ottima nitidezza delle immagini, (almeno per quelle lunari) forse non come l’FS 128 (che mostra con maggiore contrasto i dettagli  di Giove)  ma poco ci manca.

Aberrazione cromatica

Sarò breve: non è questo un telescopio che si possa definire apocromatico sia dal punto di vista fotografico sia da quello prettamente visuale e qualora qualcuno lo dichiarasse, sarebbe poco credibile. Nel ramo commerciale tale atteggiamento si definisce dolus, bonus, che sarebbe la soggettiva capacità  di un venditore di lodare i lati positivi di un prodotto, evitando sapientemente i suoi difetti (bonaria millantazione della propria merce o delle proprie prestazioni). Fortunatamente questo non è l’atteggiamento di Valerio Zuffi di Auriga, il quale mi ha prudentemente anticipato che l’Evostar 150 ED fornisse un ottimo contenimento di tale aberrazione, per altro ovvia in un doppietto di tale rapporto focale, ma che essa non era del tutto eliminata. Vedremo, nel proseguio, se tale “contenimento” sia stato ottenuto con qualche sano escamotage.

Un particolare sul sistema di fissaggio degli anelli, forniti, ovviamente di serie

Dopo aver osservato personalmente con questo strumento, ritengo che il contenimento di quest’aberrazione sia pregevole a ingrandimenti medio  – bassi, ma che  si noti nelle osservazioni ad alti ingrandimenti . Il 120 ED mi pare riesca contenere meglio quest’aberrazione. Nella prova sul campo descriverò questa caratteristica, spero, minuziosamente.  

Ambientazione termica

Questa è la prestazione che mi ha meno entusiasmato, pensavo erroneamente che un doppietto di sei pollici con intubazione “leggera” potesse ambientarsi in tempi alquanto brevi. In realtà, varie prove nel corso della settimana, mi hanno portato a ritenere che questo telescopio impieghi almeno un’ora e mezza per ambientarsi alla perfezione. Io lo custodivo in una stanza che per l’occasione era privata di riscaldamento. Per tale motivo, il lasso di tempo, potrebbe anche arrivare a due ore.

Star Test

Lo star test ha rilevato una correzione ottica più che buona, anche se non eccellente. Le immagini di diffrazioni intra -focali ed extra- focali sono abbastanza simili.  In intra -focale l’immagine mostra degli anelli ben spaziati (con lieve luce diffusa verde all’interno), l’anello esterno mostra un lieve alone blu (più percepibile ad alti ingrandimenti). In extra focale si percepisce un po’ di luce diffusa bluastra fra gli anelli, mentre l’anello esterno palesa un alone verdastro. Lo sferocromatismo è contenuto ma presente. Insomma nulla di particolarmente clamoroso, mi pare abbastanza in linea con il prezzo e la configurazione ottica.  Non ho notati colori verso il “rosso” e tale fatto lo inserisce nel settore dei rifrattori piu’ devoti alla fotografia che all’osservazione di pianeti come Marte e Giove.
Posso confermare che nel corso degli anni ben pochi telescopi hanno restituito uno “star test “ da manuale.  I migliori provati forse sono stati il Vixen ED 80 F/9, il TOA 130 e lo Zeiss APQ 130 dell’amico Federico.

Punto di fuoco

E’ un F/8, scordatevi quindi l’incredibile profondità di fuoco di un rifrattore a lunga focale, dove pare di “immergersi nel paesaggio lunare”.  L’operazione di raggiungimento del punto di fuoco è ovviamente meno critico di un rifrattore a corta focale. Posso sintetizzare che lo snap test è stato abbastanza soddisfacente, anche se talvolta avevo bisogno di qualche piccolo ritocco per raggiungere una perfetta focalizzazione.

Un rapido test con il cheshire

Prova sul campo

Utilizzo diurno

Usato a  ingrandimenti medio bassi, fornisce delle ottime prestazioni, nelle maggior parte delle condizioni osservative non si osserva aberrazione cromatica, che si palesa soltanto sui soggetti in controluce, al crepuscolo, quando la turbolenza diurna inizia a calmarsi fornisce delle ottime visioni panoramiche a quasi 100X con l’oculare Docter 12.5 mm UWA con 84°

Il primo giorno l’ho dedicato ai test in diurna con la montatura AOK Swiss che ha dimostrato di sostenerlo alla perfezione

Osservazione del cielo profondo

Nell’uso visuale degli oggetti del cielo profondo, fornisce delle ottime immagini, ben puntiformi, soprattutto se coadiuvato da eccellenti oculari come il Docter (Noblex) da 12.5 mm che fornisce 84° di campo  e che riesce a correggere la curvatura di campo  di questo F/8, ma che costa  quasi ottocento euro.  Ho dovuto fare un paio di levatacce notturne a causa della lunazione invadente, ma lo sforzo è stato proficuo per consentirmi anche di osservare Giove. Le immagini stellari nei pressi di M42, ad esempio erano capocchie di spillo (pin points) sino al bordo. In maniera un po’ troppo superficiale e diretta potrei confermare che la luminosità e l’alto contrasto mi hanno concesso di osservare dettagli visibili in un telescopio misto di almeno 23 cm di diametro, come ad esempio il classico C9.25. Avrei potuto darvi altre informazioni, ma io amo osservare la luna e i pianeti. Vi chiedo quindi umilmente perdono.

Devo ammettere di essermi divertito a osservare la superficie lunare con questo sei pollici

Osservazioni lunari

Venti anni fa, avrei solo sognato di osservare in un rifrattore da sei pollici venduto in una fascia di prezzo simile. Gli astrofili, ormai negli ANTA, ricorderanno quanto costavano il Meade 152 ED APO, il Takahashi FS 152 e il Vixen 150 ED. Prima di iniziare vorrei fare due premesse.

  1. Un rifrattore da 150 mm, se di buona qualità, potrebbe essere per molti astrofili uno strumento definitivo. Anche se ormai siamo nel periodo “dei mille fotogrammi e delle 800 somme” ritengo che se i giovani appassionati si accostassero con serietà e dedizione all’arte dell’osservazione lunare, potrebbero godere di uno strumento simile.
  2. Per le osservazioni del cielo profondo ho usato dei Vixen SSW, dei Vixen LVW e il mio amato Docter UWA 12.5mm che non smetterò mai di consigliare, tanto che ho pregato il mio oculista di prescriverne l’uso a molti astrofotografi con problemi di congiuntivite da OLED 🙂

L’amico astrofilo visualista Paolo Ricciardi è venuto a trovarmi volentieri, dato che per anni ha osservato con rifrattori giapponesi


Per le osservazioni lunari, ho utilizzato degli ottimi oculari ortoscopici (Takahashi, Baader Genuine) un paio di Takahashi LE, il mio amato TMB supermonocentrico da 9 mm. Non ho poi dovuto esimermi dall’utilizzare schemi più recenti e più confortevoli. Dato che non porto gli occhiali, sono anche riuscito a divertirmi con i tanto bistrattati Vixen LV al lantanio che, almeno nell’osservazione del nostro satellite naturale, hanno mostrato delle piacevoli immagini con una netta tonalità calda che andava a diminuire in parte il residuo cromatico di questo doppietto ED.

Ho fatto uso anche di due prismi: un Baader Zeiss, un Takahashi e uno specchio con trattamento dielettrico di alta qualità (per il cielo profondo).

Su Giove, data anche la pessima altezza dall’orizzonte, ho usato unicamente un TMB Monocentrico da 9 mm e una manciata di oculari ortoscopici che hanno fornito, più o meno la stessa pupilla di uscita  nello strumento che ho usato come paragone.

 In questa, circostanza, inoltre, avendo un orientamento giapponese nei confronti dell’osservazione planetaria, ho spogliato l’Evostar di un comodo prisma, avvalendomi di un semplice tubo di prolunga, insomma.. poco vetro.. fra me e il gigante gassoso.

La luna di Febbraio
Di primo acchito, mentre osservavo la zona di Ptolemaues, Alphonsus e Arzachel, percependo dell’aberrazione cromatica anche sulle cinte crateriche ho deciso di utilizzare un vecchio ma performante Huygens  Zeiss per verificare la capacità del vecchietto di ridurre in parte l’aberrazione cromatica. In effetti, anche in questo caso, se dovessi stilare una classifica dell’accessorio attraverso cui si può percepire meno l’aberrazione cromatica, oserei dire che l’Huygens è ancora imbattibile.  Non ha la resa di un chromacor, ovviamente.

Per tale motivo consiglierei a chi li avesse gettati nel cestino, qualche lustro fa, di acquistare una manciata di ortoscopici di buona qualità rispetto a oculari  con schema ottico complesso a meno che non sia tratti dell’eccellente  Docter 12.5 mm . Lo so, ne parlo, forse fin troppo, ma vi consiglio vivamente di provarlo.

Ho usato vari accessori per vagliarne le potenzialità nell’uso visuale

Molti obietteranno che in realtà un oculare  ingradisce soltanto l’immagine resa dall’obiettivo e che per tale motivo è impossibile ridurre l’aberrazione cromatica. In realtà non è così. Togliete la polvere al vostro buon vecchio Huygens o comprate un ortoscopico e divertitevi a fare qualche paragone nell’osservazione lunare e planetaria.

Ma torniamo a parlare di Luna: l’interno di Ptolemaues mostrava decine di microcrateri e il noto ghost crater B, Ammonius non esibiva particolare aberrazione cromatica, che era maggiormente evidente sulle zone di più alto albedo della morfologia lunare.  La potenza di questo rifrattore da sei pollici si mostrava perfettamente giacché la rima Alphonsus era ben visibile in tutta la sua lunghezza, a tratti interrotta, da flussi di turbolenza, purtroppo un po’ caratteristici della mia zona. Anche la rima Arzachel era “incisa” sul plateau, lo stesso dicasi della rima Birt.  Nei pressi della Rupes Recta si apprezzavano decine di micro-crateri invisibili, ad esempio, nel classico rifrattore da 100mm .

Takahashi FS 128, sulla sinistra e Sky-Watcher 150 ED, sulla destra


Devo ammettere, da appassionato di rime lunari di averne fatta una  vera e propria scorpacciata. Devo, tuttavia, confermare di non aver trovato differenze strepitose rispetto al FS 128, montato sempre di fianco, in parte per il seeing che non è mai stato eccelso. Per tale motivo, posso solo confermare che questo Evostar 150, rende quasi come un ottimo rifrattore da cinque pollici e questo non è di certo un lato negativo. Possiede, infatti, un contrasto molto elevato. Se con un rifrattore di bassa qualità, l’immagine “si rompe” di poco sopra duecento ingrandimenti, con l’Evostar ED ho potuto sfondare tranquillamente il muro dei 400X (Luna, con i pianeti penso che non mi spingerei oltre i 250 su Giove e i 350 su Saturno) e sono convinto che sarei potuto andare leggermente ancora più sopra, ovviamente con una resa un po’ nervosetta, rispetto alla pacifica tranquillità visibile in un rifrattore  di alta qualità ma aperto a F/15.

L’unico lato nettamente positivo che ho notato rispetto al Takahashi FS 128 , usato come confronto, è stata la maggior lunghezza focale che a parità di ingrandimenti forniva una pupilla di uscita  lievemente  più comoda.

 Sono consapevole che quelle che citerò saranno mere impressioni (osservazione lunare) custodite, da anni, su carta  e nel corso di vari lustri, tuttavia mi piacerebbe condividere con voi quanto segue:  

Rispetto all’APM 152 non ho notato evidenti differenze (meccanica e intubazione migliore a parte) il contrasto mi pare simile, forse il contenimento dell’aberrazione cromatica è leggermente a favore dell’APM.

All’epoca scrivevo quanto segue   ( fonte: https://www.binomania.it/phpBB3/viewtopic.php?t=7553)
APM 152:Star test. Intrafocale: immagine bella, con dischi nitidi, netti e senza luce diffusa al loro interno.
Extra focale: si nota un po’ di luce diffusa, gli anelli interni si tingono di verdastro e quelli esterni di violaceo, si nota anche aberrazione sferica. (Circle T da 4mm- 300X) Calcolate che nelle serate di pessimo seeing anche il Takahashi FS128, mostra un filo di ab.cromatica.
Luna: Ho osservato vari particolari seppur al terminatore ci fosse poco o nulla, molto belle le montagne nei pressi del Mare Crisium dove a 300X pareva di stare per atterrare al loro interno. In linea di massima, con seeing discreto e ad alti ingrandimenti si percepisce solo una leggerissima tonalità magenta sulle parti più luminose, tipo i bordi dei crateri o il bordo del disco lunare ma mai invasiva…”

 

 

 

Rispetto al vecchio Meade 152 ED APO, lo Sky-Watcher Evostar 150 ED quando è ambientato fornisce immagini sicuramente più contrastate e nitide. L’ultimo esemplare della vecchia gloria americana che provai, ad esempio, non riusciva a fornire il contrasto su Giove, visibile nel piccolo 120 ED.

Rispetto al mitico Zeiss APQ 130 spaziato in olio, mi pare fornisca un’immagine  meno nitida ad alti ingrandimenti…ma stiamo parlando di un blasone, di un mito dell’ottica, di una vera passione per gli astrofili visualisti. Rispetto a uno strumento a lunga focale, percepisco una profondità di fuoco inferiore e ovviamente rispetto a un C11, meno dettagli in alcune zone che ho osservato per ore e ore.

Durante il dodicesimo giorno di lunazione ho deciso di fare le cose per benino mettendo fianco a fianco il Taka FS128 e lo Sky-Watcher 150 ED; avrei preferito piazzarvi l’FS 152, ma il caro amico Fabio Bergamin ha preferito venderlo per comprare un Netwon –Cassegrain, anche se di indubbia qualità (il simpatico “Faber” ha ancora la mia stima, ma sono un po’ triste  e mi capita spesso quando un caro  amico vende un rifrattore di qualità).
Utilizzando un ortoscopico Circle T da 4 mm nel rifrattore giapponese e un Circle T 5 mm nel cinese, ho esplorato il terminatore dove  era visibile una delle mie zone preferite: Vallis Schroeteri “la Serpeggiante” e i  fidi compagni  Aristarchus ed Herodotus.

Per la comparativa ho usato spesso gli ortoscopici circle T da 4 mm e 5 mm

Il picco centrale di Aristarchus mi è servito per saggiare il contenimento dell’aberrazione cromatica di entrambi i telescopi. Il Takahashi FS 128 ne mostrava un po’ meno, ma a 300X non ne era totalmente scevro, di contro mettendo al centro del campo (inquadrato dal 150 ED) i due crateri, la Vallis Schroeteri al loro fianco palesava po’ di residuo verdognolo, assente nel doppietto alla fluorite. Non ho notato colori spuri magenta o rossi.  Entrambe le visioni, però erano ben contrastate e nei momenti in cui il seeing migliorava, ho spinto ancor di più gli oculari (Takahashi HI-LE 2.8 e 3.6 mm) osservando  tutti i 160 km della sinuosa valle di origine vulcanica.

PIANETI
Purtroppo non è un momento molto felice per noi appassionati di osservazioni planetarie, tuttavia ho deciso di rendere pubbliche anche queste mie impressioni.

MARTE
Il Pianeta Rosso ha sempre mostrato pochissimi dettagli, sia a causa della distanza, sia a causa del mio orario osservativo.  Di primo acchito “oserei congetturare” che come molti doppietti ED cinesi, questo sei pollici non lavori per nulla bene nel Rosso, poiché non mi pareva “a memoria” di notare i dettagli visibili, in un rifrattore più dedicato all’osservazione di Marte. Un’eventuale comparativa contro lo Zeiss AS 150 F/ 15 (ben corretto anche nel ROSSO) potrebbe confutare o avvalorare le mie impressioni.

GIOVE
Per osservare il Gigante Gassoso, sono dovuto giungere a compromessi con moglie e figlie, dormendo sul divano per non svegliare l’allegra combriccola. In realtà ho anche “mediato” con il nostro Cavalier King che russa come un cinghiale che per l’occasione ha dormito “spontaneamente” al piano inferiore.

Ho osservato il pianeta gassoso per tre giorni di fila e per le condizioni di seeing migliori le ho avute..l’ultima mattina, verso le ore 6.00.

Ammetto che l’altezza del pianeta non fosse così proficua da poter dare un giudizio concreto tuttavia ho notato soltanto un lievissimo alone blu intorno al pianeta da circa 200X ma un contrasto elevato sulle bande principali, ma ho fatto fatica a percepire dettagli più flebili, la GMR, ad esempio era piu’ slavata rispetto al doppietto alla fluorite.

 

 

In definitiva cosa posso dire?

Personalmente l’ho apprezzato per il rapporto prezzo-prestazioni, similmente a quando osservai , anni fa, in quel piccolo tubetto chiamato Sky-Watcher 80 ED. Costa come un piccolo tripletto  di alta qualità da 80 mm. Ha un diametro apprezzabile anche per l’osservatore amante della luna e dei pianeti, e anche se è affetto da un po’ di aberrazione cromatica mostra un contrasto molto alto, quasi simile  a quello di un pregiato doppietto alla fluorite minerale  che forse mostra un terminatore lunare con meno luce diffusa e dischi planetari più “tridimensionali” e con una maggior gamma tonale (rossi).  Resta un dubbio, che vorrei fugare: questi nuovi doppietti ED contengono decisamente bene l’aberrazione cromatica blu, ma sono in grado di fornire le stesse prestazioni di un telescopio a rifrazione,anche acromatico, ma ottimizzato per questo genere di osservazioni?

Lo Sky-Watcher 150 ED EVOSTAR sulla montatura altazimutale AOK SWISS con treppiede Baader, un setup perfetto per le osservazioni diurne

Siccome non si può avere tutto nella vita, soprattutto a prezzi così bassi e con diametri “Importanti”, do il merito a Sky-Watcher di aver concepito un prodotto del genere. Hanno contenuto i costi utilizzando intubazioni spartane ma apprezzate da molti clienti, e le hanno equipaggiate con un buon obiettivo ED ma che non supera le prestazioni di un doppietto alla fluorite.

Per accontentare (solo in parte, lo so) gli astrofotografi, ho fatto qualche scatto, di cui propongo  i files (jpeg non elaborato) con la classica prova diurna che sono solita fare con binocoli e spotting scopes

Pregi e difetti

Fra i pregi, cito:

  • Alto contrasto del doppietto
  • Buon contenimento dell’aberrazione cromatica a medio bassi ingrandimenti
  • Prezzo favorevole

 

Difetti

  • Intubazione spartana
  • Punto di fuoco non molto preciso
  • Aberrazione cromatica visibile ad alti ingrandimenti non solo sul bordo lunare, ma sulle cinte crateriche più luminose.
  • Ambientazione termica un po’ lenta, fra un’ora e mezza e due ore

In sintesi

Lo Sky-Watcher 150 ED è un valido compromesso economico sia per il fotografo, sia per il visualista amante delle osservazioni lunari e planetarie, sa dire la sua anche nelle osservazioni del cielo profondo, dove si apprezzerà per le classiche immagini puntiformi e a grande campo che solo un rifrattore sa dare .

In entrambi i casi, però, ricordatevi di utilizzarlo con ottimi oculari, meglio se ortoscopici.
E’ retto senza problemi da una Neq6 con treppiede Berlebach e nell’uso “saltuario” del cielo profondo è stato sopportato anche da una buona altazimutale tipo la AOK SWISS.

Le giovani leve ne apprezzeranno la buona correzione cromatica, soprattutto per le riprese del cielo profondo che non richiedono ingrandimenti elevati, forse qualche purista amante degli astrografi ultra costosi potrebbe storcere il naso per alcune soluzioni meccaniche, ma il mondo è vario e ci sono decine di prodotti la fuori, forniti ovviamente a un costo maggiore.

 

Ringrazio Luca e Stefano Seveso di ArteSky per aver fornito lo strumento in oggetto e per aver pazientemente sopportato le lamentele di un appassionato un po’ strano, che fa parte di un gruppo in via di estinzione: strani personaggi, che poggiano la testa sotto lunghi tubi, spesso in posizione da contorsionista, armati di oculari leggeri, leggeri e che odiano osservare i dettagli planetari attraverso il monitor di un computer.

Piergiovanni Salimbeni Piergiovanni Salimbeni (533 Posts)

Piergiovanni Salimbeni: Lavora in qualità di Opinion leader nel settore ottico sportivo da quindici anni. E' l'autore e fondatore di Binomania.


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