PREMESSA
Con l’arrivo dei doppietti a bassa dispersione di produzione cinese, sono quasi totalmente svaniti i gloriosi rifrattori acromatici di lunga focale, che per anni hanno accompagnato decine di appassionati nelle osservazioni lunari e planetarie in Italia. Questi strumenti hanno consentito anche a molti amatori evoluti di studiare le stelle doppie attraverso quei meravigliosi accessori, ormai sconosciuti ai giovani astrofili, definiti micrometri filari.
GLI ASTROFILI E I MITICI RIFRATTORI ACROMATICI
Gli astrofili quarantenni ricorderanno senz’altro con un po’ di nostalgia i mitici Zeiss Telementor, i Polarex Unitron e soluzioni prettamente nostrane, spesso progettate con estrema puntigliosità e precisione dai costruttori ottici italiani, per consentire alcune ricerche di astronomia amatoriale.
L’azienda italiana SkyPoint ha deciso di importare una serie di strumenti dell’azienda canadese Sky Instruments, composti da un doppietto acromatico prodotto in Giappone e forieri di ottime prestazioni. Noi abbiamo deciso di testare la versione più spinta, ossia il 105 mm, dotato di una lunghezza focale pari a 1575 mm, in grado di sviluppare un rapporto focale pari a f/15.
RAPPORTO FOCALE
Un doppietto acromatico è formato da due lenti dotate di vetri dalla diversa composizione, con dispersione dissimile: la lente convergente di tipo crown, che compone l’obiettivo “classico” dell’Antares Elite, dovrebbe essere composta da ossido di calcio, ossido di potassio e silice, mentre la lente posteriore, conosciuta dagli amatori come “flint”, oltre al silice, dovrebbe contenere sia ossido di piombo che ossido di calcio.
Purtroppo, attualmente è quasi impossibile ottenere dai produttori la “ricetta” precisa con la quale hanno creato il proprio strumento; tuttavia, trattandosi di un doppietto di Fraunhofer spaziato in aria e con quattro differenti raggi di curvatura, riteniamo che la composizione possa essere quella consueta usata dai costruttori nel corso degli anni, sebbene il sistema di lavorazione e il trattamento anti-riflesso siano in continua evoluzione.
L’utilizzo di due lenti comporta la presenza di aberrazione cromatica, che non dovrebbe essere giudicata come un mero difetto costruttivo, ma come una vera e propria peculiarità derivante dalla sproporzione tra la dispersione alle varie lunghezze d’onda delle due lenti.
Per contenere questo problema esiste una regola d’oro che tutti i progettisti e autocostruttori tengono bene a mente in vista della progettazione del proprio strumento, e tale comandamento dell’ottica è così formulato: F=1.12XD^2
Esposta in termini pratici, ciò significa che per ridurre il residuo cromatico utilizzando un doppietto acromatico, la lunghezza focale deve essere almeno pari al diametro al quadrato.
Per tale motivo, un rifrattore di 10 cm dovrebbe, quanto meno, possedere un rapporto focale pari a f/11.2, valore ben superato dallo strumento in prova, trattandosi di un f/15.
Ricordiamo che, comprensibilmente, oltre a tale regola interverranno altri innumerevoli fattori, come la qualità delle ottiche, la loro lavorazione, la loro composizione, la presenza di un trattamento in grado di eliminare o ridurre la deviazione dei raggi sfasati, l’uso di ottimi oculari e così via.
Esposta in questo modo, potrebbe anche darsi che l’astrofilo, dopo aver letto queste semplici considerazioni, si convinca a progettare un rifrattore acromatico di 20 cm con un rapporto focale pari ad almeno f/22.4, ma questo comporterebbe un grave disagio a causa dell’ingombro generato. Personalmente, abbiamo avuto la fortuna di osservare con alcuni di questi rifrattori progettati da validi costruttori italiani di 13 e 15 cm dotati di un lungo rapporto focale; tuttavia, il peso, l’ingombro e il grande investimento per una montatura specifica rendevano tutto sommato svantaggiose le incredibili immagini fornite.
Seppur anche questo 10 cm non sia dei più compatti, riteniamo che tale diametro sia ancora sfruttabile dall’astrofilo medio, il quale potrà ottenere prestazioni simili a quelle di un blasonato apocromatico a una spesa inferiore, a patto di seguire delle regole ben precise.
Si dovrà, infatti, fare uso di una solida montatura; noi ci siamo avvalsi di una Synta EQ6. Lo strumento dovrà essere perfettamente bilanciato in entrambi gli assi e, per alcuni tipi di osservazione, sarà necessario utilizzare un ottimo diagonale a specchio per non doversi sdraiare quando si punta il tubo ottico nei pressi dello zenith.
Esistono poi altri piccoli trucchi che, con una spesa modica, consentono di ridurre fortemente le vibrazioni prodotte da un tubo di tale lunghezza. Personalmente, utilizziamo piccoli sacchetti di sabbia posizionati lungo il tubo, in grado di assorbire le vibrazioni; sono perfetti i bracciali e le cavigliere pesistiche dotate, oltretutto, di una fascia in velcro per il fissaggio e che si trovano, per una manciata di euro, nei maggiori supermercati italiani.
Questi, in definitiva, sono i difetti e le accortezze da rammentare se si desidera entrare nel mondo dei rifrattori acromatici di lunga focale.
L’Antares Elite 105 mm è disponibile anche in altre due versioni: aperto a f/10 ed aperto a f/13. Il modello oggetto di questo test è lungo ben… che diventano con il fuocheggiatore totalmente estratto. Tale accessorio ha avuto bisogno di una precisa taratura per consentirci l’uso allo zenith con pesanti accessori; abbiamo anche provato ad agganciare una “vecchia ed artigianale” slitta porta filtri per lo studio dell’albedo lunare.
Tutto sommato, anche in rapporto al prezzo d’acquisto, ci è parso che questo sistema di fuocheggiatura, quando ben regolato attraverso le innumerevoli viti, sia in grado di lavorare egregiamente durante le osservazioni visive; sempre di valido aiuto il sistema di demoltiplicazione della messa a fuoco, che ovvia alle maggiori vibrazioni provocate da un tubo così lungo, nelle regolazioni ad alti ingrandimenti.
Il tubo, pur essendo ingombrante, è sicuramente leggero, tanto da consentire di essere montato con facilità da una sola persona. Il cercatore di serie è risultato molto luminoso e facilmente collimabile, grazie anche alle viti sovradimensionate che ne consentono la rapida collimazione con il tubo ottico principale. Avremmo preferito un paraluce estraibile che consentisse una diminuzione della lunghezza quando non viene utilizzato, ma il costruttore ha preferito optare per un sistema fisso.
Nel complesso, questo telescopio ha un design spartano ed essenziale; intendiamoci: c’è tutto, ma senza quei fronzoli estetici che spesso fanno lievitare unicamente il prezzo di acquisto, mantenendo invariate le prestazioni ottiche. Pare un telescopio per chi apprezza di più la sostanza che la forma. Uno strumento così spinto non poteva che generare un ottimo star test. Durante le varie sessioni osservative, un paio d’astrofili che hanno partecipato al test hanno notato come, sebbene l’immagine di diffrazione fosse perfetta, quasi da manuale, nella mera osservazione del bordo lunare si palesasse un lieve alone bluastro. Tale presenza era però imputabile alla media qualità degli oculari che stavano utilizzando, dissimili da quelli di eccellente qualità attraverso i quali siamo soliti fare l’analisi stellare.
Un altro fattore da considerare, spesso sottovalutato dagli astrofili alle prime armi, è il seeing: la turbolenza, infatti, è in grado di spostare ancor di più le frequenze sfasate sopraccitate. Tale condizione potrebbe creare un aumento del residuo cromatico proprio durante lo star test, generando un’inesistente aberrazione sferica. Abbiamo evidenziato, infatti, che anche in un telescopio dal rapporto focale così spinto, in presenza di forte turbolenza, si palesa sia durante lo star test che durante le mere osservazioni visive un lieve spettro secondario, invisibile in condizioni normali.
In condizioni atmosferiche perfette, non abbiamo notato tracce di coma e di astigmatismo, pur portando l’immagine di diffrazione al bordo esterno del cerchio di minima aberrazione.
Da qui si evince il solito sunto, secondo il quale con telescopi molto performanti è necessario utilizzare ottimi accessori per far funzionare al meglio l’intero complesso ottico, ma anche di avere perfette condizioni atmosferiche. Così come è vano comprare un diagonale lavorato a 1/12 di lambda per usarlo su un rifrattore economico, così è impensabile rimanere soddisfatti nel campo dell’alta risoluzione utilizzando un buon strumento ma pessimi oculari. Ricordiamo infatti che, soprattutto questi accessori, difettano di aberrazione cromatica laterale.
Abbiamo osservato come il rifrattore Antares Elite abbia apprezzato l’uso di oculari ortoscopici di alta qualità, fornendo immagini lunari e planetarie veramente nitide e contrastate. Grazie alla loro conformazione ottica, che consente un’ottima correzione sferica e cromatica, siamo stati in grado di ottenere un campo perfettamente piano per oltre 45°, un fattore impossibile da ottenere a parità di obiettivo simile dotato però di un’apertura focale pari alla metà.
L’uso di un diagonale a specchio è stato necessario nelle osservazioni prossime allo zenith, dato che, facendo uso di una colonna fissa atta a sorreggere la EQ6, non era possibile beneficiare di una maggiore altezza.
Nell’osservazione pratica non abbiamo davvero nulla da eccepire: la teoria in questo caso non confonde. Con tali rapporti focali, le immagini lunari e planetarie sono davvero ottime, simili a quelle fornite da un telescopio apocromatico ben più costoso. Inoltre, sembrerà strano, ma un semplice doppietto acromatico risente meno della turbolenza atmosferica rispetto a un blasonato sistema multi-lente.
Durante l’osservazione lunare, abbiamo superato, in una serata vellutata, i 300 ingrandimenti; la perdita di luce era evidente, ma ricordiamo con molto piacere la morfologia della Rupes Recta, che si può osservare soltanto ad alti ingrandimenti. Un dettaglio visuale che spesso ci ha fatto impazzire nel corso degli anni è la rima delle Vallis Alpes, che abbiamo raramente ammirato con un rifrattore di 10 cm. Infatti, oltre a un buon potere risolutivo, c’è bisogno di una corretta illuminazione e di ottimi oculari che siano in grado di garantire estrema nitidezza. Ebbene, forse grazie al combinarsi di tutti questi fattori, è stato possibile ammirare, fra un leggero micro-tremolio e l’altro, a circa 350X, la sinuosità della rima, che assumeva le forme di un serpentello grigio scuro che pareva celarsi nella superficie lunare. Un’estrema soddisfazione per chi, visualista da anni, ha quasi sempre ottenuto queste performance con strumenti da almeno 20 cm di diametro.
Le immagini a medi ingrandimenti della superficie lunare sono estremamente “secche”, simili a quelle ottenute con un programma di grafica e la maschera di contrasto. Tale qualità ci ha ricordato molto la visione offerta da un vecchio Kenko di 90 mm f/13, che avemmo la fortuna di provare anni or sono, sebbene in quel caso la luminosità fosse decisamente inferiore.
Anche l’osservazione nei primi giorni di dicembre, seppur le condizioni di visibilità non fossero ancora ottimali, ha fornito delle belle visioni, con innumerevoli dettagli visibili dai 200X ai 350X di ingrandimento, come ad esempio Miliacus Laucs, Hellas, Mare Cimmerium e Sirenum. Inoltre, facendo uso di vari filtri, a partire dai W80 fino ai W25, è stato possibile a volte escludere i dettagli dell’atmosfera e a volte evidenziare maggiormente i dettagli delle regioni desertiche.
Tuttavia, il regno incontrastato di questo rifrattore pare essere l’osservazione delle stelle doppie: è incredibile la facilità con la quale mostra coppie molto sbilanciate anche a bassi ingrandimenti, come ad esempio la notissima Rigel, che possiede una compagna posta a 9” che però risulta essere circa 400 volte più debole. Osservata in un telescopio a riflessione, l’immagine è spesso confusa e la compagna si cela nella luminosità del fondo cielo e della supergigante azzurra. Con l’Antares 105 mm, invece, l’abbiamo osservata anche in pessime condizioni di seeing, cosa impossibile in un catadiottrico di 20 cm di diametro. Del resto, è noto che un sistema a riflessione genera un errore doppio sul fronte d’onda, proprio a causa del doppio passaggio direzione-riflessione, rispetto alla mera rifrazione ottenibile con un telescopio simile a quello oggetto del test.
Castore, nella costellazione dei Gemelli, a circa 350 ingrandimenti, è decisamente stupenda; le due componenti sono ottimamente separate e la puntiformità è ancora notevole. Con un ottimo seeing, è stato possibile ammirare alla perfezione, e a ben 400 ingrandimenti, la doppia Zeta Orionis, che attualmente domina il cielo invernale insieme alla Costellazione di Orione.
La capacità di fornire immagini stellari pressoché perfette sul piano focale e il suo potere risolutivo, pari a poco più di 1,2”, potrebbe consentire agli amanti di questo genere d’osservazioni decine e decine di notti piacevoli, senza la paura di dover necessariamente cercare cieli bui, come capita agli amanti degli oggetti del cielo profondo. Queste sono le osservazioni ideali anche dal centro della città. Riteniamo personalmente che un “purista” delle osservazioni visuali dovrebbe preferire un sistema neutro, privo di diagonali a specchio e di quant’altro possa generare un degrado sul fronte d’onda. Per tale motivo, sarebbe preferibile investire in un supporto a colonna o in un treppiede sovradimensionato. Tali asserzioni, notissime anche agli osservatori lunari e planetari di anni or sono, sono ormai totalmente dimenticate dalle giovani leve, che ambiscono maggiormente alla comodità, all’estetica dello strumento e magari all’uso di una buona webcam, piuttosto che a portare ai limiti estremi concessi dall’uso personale e visuale del proprio strumento.
Vediamo, inoltre, in questo rifrattore un valido strumento per le osservazioni solari con i filtri più performanti attualmente disponibili sul mercato. In sintesi, l’Antares 105 della Sky Instruments non si può certamente definire un telescopio compatto, ma la resa ottica e il prezzo d’acquisto potrebbero convincere l’astrofilo prettamente visualista a preferirlo ai più costosi rifrattori apocromatici o ai meno performanti doppietti semi-apocromatici di produzione cinese.
Piergiovanni Salimbeni — Giornalista e tester indipendente, fondatore di Binomania.it, con oltre 25 anni di esperienza nella valutazione di strumenti ottici e digitali. Offre recensioni pratiche e consulenze personalizzate per scelte di acquisto consapevoli.












