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Sky-Watcher 150 F/5 e Geoptik 100 F/10: così simili, così diversi

Questo è il giudizio che ho tratto, esaminando i due rifrattori oggetto di questo articolo di così differente lunghezza focale, la mia di conseguenza non potrà essere una prova comparativa ma solo un’analisi delle differenti prestazioni ottenibili dai due strumenti.
Il primo telescopio è una novità del mercato (anno 2005), l’azienda veneta Geoptik che li commercializza ha messo, infatti, a mia disposizione e in anteprima, il prototipo di un interessante rifrattore acromatico di 100 mm.
Il secondo strumento invece è il noto rifrattore di 150 mm, prodotto dalla Sky-Watcher, un modello in grado di rappresentare al meglio l’odierno settore dei rifrattori a corta focale.

Nota dell’autore, questo articolo fu scritto nell’anno 2005, per questo motivo possono essere state modificate le caratteristiche tecniche dei prodotti ivi citati.

Il doppietto acromatico

In un telescopio rifrazione dotato di un’unica lente, è ben noto che per il fenomeno della dispersione, il punto di messa a fuoco varia al variare della lunghezza d’onda: al crescere di questa, il fuoco si allontana dalla lente. Si può parzialmente ovviare a questo inconveniente, lavorando con sistemi di lunghezza focale molto elevate in relazione al diametro, ad esempio 1800 mm per un obiettivo di 100 mm. Adottando un doppietto acromatico, però la situazione migliora sensibilmente.

Questo sistema ottico è composto da due lenti di vetro con differente composizione e quindi caratterizzate da un diverso indice di rifrazione. Di solito la lente frontale è convergente, di tipo Crown e composta di silice, ossido di calcio e di potassio, mentre la lente interna divergente è in vetro Flint, contenente anche ossido di piombo. Il funzionamento è molto semplice, almeno in linea di principio: le due lenti, caratterizzate da dispersioni diverse, se opportunamente lavorate, operano nel senso di neutralizzare ciascuna l’aberrazione cromatica dell’altra. In genere, il disegno delle due lenti per un buon rifrattore per l’osservazione visuale è tale da portare allo stesso fuoco le righe H-alpha e H-beta dell’idrogeno, rispettivamente a 656 nm e a 486 nm, purtroppo ciò non garantisce che anche le altre lunghezze d’onda vadano a cadere tutte nel medesimo punto.
L’aberrazione residua che ne consegue si definisce “spettro secondario” e la sua entità e ben inferiore a quella che si registra con la lente singola. La lunghezza focale ideale per ridurre al minimo lo spettro secondario si può anche calcolare  matematicamente: posso confermare che è un obiettivo acromatico di 100 mm dovrebbe essere aperto almeno a F/ 11,1 un 150 mm a F/17 e così via. E’ tuttavia pleonastico ricordare che le prestazioni di un rifrattore acromatico dipendono non solo della sua lunghezza focale, ma anche, e propriamente, dalla qualità ottica del doppietto che lo compone e da altri innumerevoli fattori secondari, quali l’intubazione, il posizionamento ottimale di diaframmi, il trattamento anti -riflesso etc., etc.. Per questo motivo, un rifrattore F/10 ma lavorato male, può presentare uno spettro secondario di entità maggiore di quello di un buon obiettivo aperto F/8.

 

 

 

Geoptik 100

Avendo avuto per le mani il prototipo (anno 2005) di quello che sarà il modello finale del Geoptik 100, alcune caratteristiche potrebbero variare, soprattutto per ciò che riguarda le finiture esterne, per esempio il colore rosso Ferrari dello scafo ottico, compreso il paraluce. Il focheggiatore Crayford, nero e dorato, di due pollici è apprezzato per la dolcezza e la precisione. La sua estrazione è di 63 mm, dotato di raccordo svitabile per oculari di 31,8 mm, dà un tocco di eleganza a tutta all’intubazione con quel contrasto visivo così piacevole.
Lo spostamento del tubo di alluminio avviene tramite scorrimento: Quindi, quando il peso è eccessivo, ad esempio per l’utilizzo di accessori molto pesanti, è necessario serrare con forza la vite di bloccaggio, onde evitare pericolosi spostamenti. Il tubo ottico senza diagonale è lungo 98 cm, compreso il paraluce. La parte interna e opacizzata è dotata di tre diaframmi dal bordo tagliente: un anello di rinforzo situato nei pressi del focheggiatore è utile sia per irrobustire lo scafo ottico con la parte finale, sia per dare alloggio al generoso “supporto cercatore” di 50 mm di diametro. La messa a fuoco del cercatore avviene tramite l’estrazione del oculare: un sistema di blocco elimina il rischio di una caduta rovinosa di quest’ultimo. L’unica nota negativa… il crocicchio molto sottile che può essere utile nell’osservazione di stelle e galassie ma svanisce quando si prova a puntare oggetti molto luminosi, come Giove.

Geoptik 100

Un primo piano sul rifrattore acromatico Geoptik 100

Il cuore del sistema è un classico doppietto di Fraunhofer spaziato in aria con tre spessori, poco  intrusivi, posti a 120 °. l’ottica, a una semplice analisi visiva, mi è parsa perfetta, senza striature, bolle e anelli di Newton. Pregevole anche il trattamento antiriflesso multistrato. Il costruttore ha confermato che la cella è collimabile attraverso il sistema push pull.
Lo spettro secondario, durante l’osservazione lunare, mi è parso contenuto, di poco inferiore a quello di un rifrattore semi apocromatico, testato mesi fa indice che anche doppietti acromatici a lunga focale possono donare delle belle immagini , tuttavia la colorazione della superficie lunare tende al giallo, ciò potrebbe essere dovuto al trattamento della lente Flint. Questa è una caratteristica molto comune negli obiettivi prodotti nell’Europa dell’Est, come ad esempio il russo TAL 100RS (Infatti mi pare sia stato utilizzata proprio questo doppietto n.d.a.)

Un particolare sul cercatore da due pollici

Per apprezzare al meglio i dettagli lunari, il miglior compromesso tra luminosità, contrasto  e contenimento della turbolenza l’ho avuto a 200 ingrandimenti, mentre nelle rare serate vellutate che il mese di Maggio mi ha concesso mi sono spinto fino a 300 ingrandimenti. Anche le prestazioni sui pianeti sono state soddisfacenti: Saturno, purtroppo prossimo  a svanire nella foschia dell’orizzonte Ovest, ha mostrato solo la divisione di Cassini e l’ombreggiatura ai poli . Del resto, non si poteva pretendere molto di più, vista la basta altezza. meglio puntare Giove, dove, nelle serate dall’ottimo seeing, è stato possibile percepire alcune strutture all’interno delle bande temperate equatoriali, per esempio un paio di evidenti ovali bianchi, nonché la Grande Macchia Rossa. Ho trovato non male in questo genere d’osservazioni, l’accoppiata lente di barlow 2X con oculare ortoscopico di 12 mm per poi preferire, nelle serate dal seeing  mediocre, l’utilizzo di un oculare ortoscopico di 9 mm. Devo però rilevare che il mio esemplare di Geoptik 100, ha mostrato un residuo di spettro verde nella posizione intrafocale e una notevole dispersione cromatica tra gli anelli di diffrazione nella posizione extrafocale. Le osservazioni degli oggetti del cielo profondo a questi diametri e a questa lunghezza focale non possono ovviamente essere molto soddisfacenti, tuttavia, la buona puntiformità delle immagini e il discreto potere risolutivo hanno permesso di risolvere alcuni ammassi stellari. Sempre molto piacevole osservare le stelle doppie con uno strumento a rifrazione anche se nelle coppie molto sbilanciate e in quelle molto luminose, lo spettro secondario rovina l’estetica della visione.
In sintesi il Geoptik 100 è un buon telescopio con una particolare vocazione per l’osservazione degli oggetti del sistema solare
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Sky-Watcher 150 F/5

Lo Sky-Watcher 150 F/5 pronto per le osservazioni

Lo Sky-Watcher 150 F/5 pronto per le osservazioni

Si tratta di un rifrattore di corta focale ma di grande diametro , aperto a F/5. L’ottica è composta da un doppietto acromatico spaziato in aria che è parso privo di di striature e bolle. Il trattamento antiriflesso è uniforme mentre la cella che ospita il Finte e il Crown, spaziati da tre piccoli spessori, non è collimabile a differenza della versione con 1200 mm di focale. Questo strumento si fa apprezzare per l’estrema compattezza, soprattutto senza paraluce. L’ho utilizzato solamente con una vecchia montatura Vixen GP modificate in altazimutale per la ricerca e l’osservazione delle comete, campo d’ elezione per uno strumento del genere.
E’ dotato di un focheggiatore da 50,8 mm, si presta in modo ottimale all’uso di oculari a grande campo ^che forniscono campi di vista reali prossi a 3 °, 5°, maggiori, quindi, dei campi inquadrati dai binocoli di 100 mm di diametro. Di notevole interesse la filettatura di serie M 42 x 1 per la macchina fotografica, che è compresa nel riduttore per gli oculari di 31,8 mm. Il focheggiatore è nella media di quelli in dotazione sui telescopi della stessa marca, se si eccettuano le versioni : quindi non è molto scorrevole a causa del pessimo grasso che viene utilizzato nella fase di assemblaggio dei componenti. Vi si rimedia facilmente rimuovendo il  tutto e lubrificando con un grasso più scorrevole. M;olto luminoso e di buona fattura il cercatore di 50 mm fornito di serie, con la regolazione affidata a due viti e un comodissimo e preciso sistema a molla.

Lo Sky-Watcher 150 F/5

Osservando in uno strumento di tale lunghezza focale è ovvio aspettarci un notevole residuo cromatico e molta aberrazione sferica. Tuttavia, è possibile utilizzarlo con soddisfazione a patto di non esagerare con ingrandimenti. Nella visione di ammassi Stellari e di ampi scorci della Via Lattea, meglio se a bassi ingrandimenti, è impareggiabile: le stelle sono puntiformi, tranne quelle più luminose  che presentano evidenti segni di astigmatismo; la curvatura di campo puo’ essere presente, ma dipende dallo schema ottico degli oculari utilizzati.
Lo spettro secondario rovina un poco la visione soltanto in presenza di stelle più brillanti della terza magnitudine. ovviamente, il vantaggio dell’ampio diametro dell’obiettivo è in qualche misura sprecato se si utilizzano oculari che forniscono una pupilla d’uscita superiore a quella dei nostri occhi. Per esempio, con un oculare di 30 mm si ottiene la pupilla di uscita pari a 6 mm 750 / 30 = 25 ingrandimenti 150 / 25 = 6 mm  che è eccessiva se osserviamo dai siti inquinati. In questo casi le nostre pupille non raggiungono la massima dilatazione e quindi non intercettano tutta la luce raccolta dal telescopio di fatto a parità di ingrandimento, un binocolo 25×100, con una pupilla d’uscita di soli 4 mm nelle stesse serate osservative ha mostarto galassie e ammassi stellari piu’ facilmente, seppure con un campo reale inferiore. Sotto un cielo terso di alta montagna, invece, è possibile sfruttare con profitto anche oculari da 30- 25 mm, esibendo un’ immagine molto luminosa in un campo realmente ampio che non ci farà rimpiangere il classico Newton di 200 mm. aperto a F/4. Per inciso, lo Skywater 150 installato su una montatura altazimutale è il non plus ultra della comodità.

Il fuocheggiatore è  senza demoltiplica, tuttavia, mi è parso funzionale per le mere osservazioni visuali

Il fuocheggiatore è senza demoltiplica, tuttavia, mi è parso funzionale per le mere osservazioni visuali

Nota dell’autore. Nel 2020, dopo 15 anni dalla stesura di questo articolo, sono disponibili decine di oculari ultra – grandangolari che potrebbero ovviare al problema della pupilla d’uscita. Ergo: più’ ingrandimenti, ma un campo reale ampio, simile a quello fornito dai classici binocoli. Grazie anche alle nuove torrette a specchi (tipo Tecnosky Horizon, per intedere) sarà anche possibile sfruttare rifrattori cosi’ aperti a bassissimi ingrandimenti, trasformando un telescopio da 150 mm in un binocolo da 100-110 mm di diametro.

Nell’osservazione della Luna e dei Pianeti non ho preferito diaframmare il telescopio per non perdere il potere risolutivo concesso dal grande diametro di sei pollici.
Mi sono quindi avvalso di filtri specifici (frange Killer, fra tutti) per diminuire la percezione dell’aberrazione cromatica.
Posso confermare  che lo Sky-Watcher 150 mm F/5, mi ha permesso  di osservare quasi tutti i dettagli presenti sulle tavole dell’Atlas of the Moon di Antonin Rukl. Saturno, invece, ha sempre svelato la Divisione di Cassini e Giove la Grande Macchia Rossa e qualche ovale.
La qualità della visione migliora lievemente diaframmando l’obiettivo a circa 11 cm, un’operazione che si effettua togliendo il tappo presente sul coperchio in plastica che protegge l’obiettivo.

Il tappo sul coperchio dell'obiettivo, consente di portare l'apertura  a 11 cm

Il tappo sul coperchio dell’obiettivo, consente di portare l’apertura a 11 cm

Ovviamente con uno strumento del genere, non sarà possibile fare stime dei colori delle bande atmosferiche del Gigante Gassoso, in quanto i colori risultano falsati da residuo cromatico.
Qualora non si esageri troppo con gli ingrandimenti, pur non essendo lo strumento specifico per questo genere di osservazioni, devo ammettere che non delude anche se il suo utilizzo prediletto è l’osservazione degli oggetti del cielo profondo.

 

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Piergiovanni Salimbeni

Piergiovanni Salimbeni: Lavora in qualità di Opinion leader nel settore ottico sportivo da oltre quindici anni. E' l'autore e fondatore di Binomania. Collabora ed ha collaborato, inoltre, con varie riviste italiane: Itinerari e Luoghi, Cacciare a palla, Armi e Tiro, La Rivista della Natura, Nuovo Orione, Le Stelle, Coelum. Appassionato di fotografia di paesaggio, potete vedere le sue fotografie visitando: www.piergiovannisalimbeni.com

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