Nikon Prostaff 7S 8x42
Il "ponte di comando" del Prostaff

Nikon PROSTAFF 7S 8×42

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La linea Prostaff è da considerare in pratica l’entry level “evoluta” della Nikon Sport Optics e nel corso degli anni si è arricchita  via via di strumenti,  perfezionamenti, nonché (come per la serie Monarch) di numeri e sigle. L’ultima evoluzione presentata è la versione 7S, nei formati 8×30 e 10×30 e gli analoghi di 42 mm, che andrà a sostituire la precedente serie 7. Per questa prova ho scelto l’8×42 perché è opinione condivisa da molti esperti, anche oltreconfine, che sia il formato più standard, buono per tutte le situazioni osservative,ma come leggerete, questa prova è andata un po’ oltre ed è anche stata motivo di alcune riflessioni personali di ordine generale che avrò il piacere di raccontarvi.

NIkon Prostaff 7S 8x42

Un bel primo piano sul nuovo binocolo Nikon Prostaff serie 7S

I Nikon Prostaff 7s si differenziano dai precedenti essenzialmente per tre caratteristiche: a) marcato miglioramento delle prestazioni ottiche 2) leggerezza 3) design e materiale del rivestimento esterno.

Si tratta di binocoli con prismi a tetto con messa a fuoco centrale, riempiti di azoto e impermeabili; sono presenti conchiglie estraibili multi – click in varie posizioni con un’estrazione pupillare massima di 20 mm. Forniti di cinghia e pratica custodia nera in cordura, è previsto l’attacco per cavalletto.

Il Nikon Prostaff 7S 8×42 è un vero peso piuma, di soli 650 g, con una linea sinuosa e molto piacevole. Il nuovo rivestimento si presenta zigrinato sulla parte laterale dei tubi e impugnandolo la sensazione è di una sorta di grip quasi appiccicoso con una sorta di evento ventosa che rende salda l’impugnatura anche in condizioni di umidità e bagnato, a conferma della vocazione naturalistica che ha indotto Nikon a ripensare  questa serie.

Le ottiche non sono lenti ED ma hanno un trattamento multistrato su tutte le superfici (fully multi-coated), a differenza dei modelli precedenti o inferiori (Prostaff 5)  e i prismi si giovano di rivestimento a specchio e per la correzione di fase.

Pur con campo angolare non elevato di 6.8°, nitidezza e incisività sono molto buone a centro campo e tendono a degradare verso i bordi dai 2/3 in poi; su alcuni soggetti più difficili come  ad esempio osservando delle masse di fogliame  allora l’impressione è che possa iniziare anche prima, mentre nell’osservazione generica non ci si accorge quasi di nulla.

Nikon Prostaff 7S 8x42

Il “ponte di comando” del Prostaff

L’impatto visivo globale è molto rilassato, con immagini pulite e luminose pur mancando di quella tipica trasparenza e definizione delle lenti ED dei Monarch7 (irraggiungibili le “rasoiate” e le immagini “diamantate” degli EDG) e di quella immersione nella scena propria dei campi grandangolari.

Tenuto conto del livello dello strumento, l’aberrazione cromatica è sorprendentemente contenuta e la meccanica della messa a fuoco non ha nulla da invidiare rispetto alle classi superiori; due elementi che faranno felici i neofiti birdwatchers votati al risparmio. A proposito di messa fuoco: la distanza minima è stimabile intorno ai cinque metri; a distanze minori il binocolo mette ancora fuoco ma inizia il fastidioso effetto “ a otto” dello sdoppiamento del cerchio d’immagine che, tra l’altro, si mostra sempre piacevolmente netto e pulito.

Direi che possiamo fermarci qui.

La conclusione è di uno strumento entry level “superiore” che progettualmente si avvicina molto alle classi medie di maggior livello, con un prezzo non ancora definito, ma che dovrebbe collocarsi a poco più di 250 euro.

Qualche riflessione personale.

Provando questo strumento e cercando di immaginare cosa avrei potuto scrivere non ho potuto fare  a meno di pormi delle domande e fare alcune riflessioni ( peraltro discusse  con alcuni riconosciuti appassionati esperti nazionali del settore, scoprendo che tutti avevamo avuto più o meno le stesse impressioni- o sospetti?- in modo completamente autonomo e indipendente).

Ecco perché ho piacere di scriverle, anche per fornire elementi di valutazione che spero utili per chi si accosta al mondo dell’ottica per osservazioni.

Le gamme e i rapporti qualità/prezzo.

E’ frequente notare come nell’ambito di una marca esistano molte gamme con numeri, sigle, etc., che altro non sono che la loro espressione evolutiva, ma che spesso inducono in chi deve comprare l’impressione di un’eccessiva frammentazione delle linee in cui è talora difficile orientarsi, anche per gli affezionati del marchio (a partire da me). Spesso le differenze non sono così note oppure non così tangibili (vedi il numero degli strati dei trattamenti antiriflessi, per esempio, che connota una sigla o un numero in più o in meno con relativo prezzo diverso). A volte, quindi, è difficile, specie per il neofita,decidere cosa comprare e se valga la pena spendere di più o di meno; ma in alcuni casi anche per il più esperto potrebbe essere difficile decidere, specie quando le prestazioni ottiche dell’ultimo modello sono vicine a quelle di un vecchio modello di una serie più costosa, top di gamma  parte naturalmente.

Tuttavia un motivo ci sarà e se ci sono così tante linee probabilmente solo un responsabile di marketing che ha davanti a volo di gabbiano la segmentazione del mercato a livello planetario potrebbe rispondere con cognizione di causa.

Nonostante  tutto chi spende è il consumatore in quel particolare contesto e se si trova in difficoltà bisogna prenderne atto.

I vetri e il trattamento antiriflesso.

Se guardo dentro a un Sard 6×42 della II Guerra Mondiale rimango basito per l’eccellenza ottica e  penso alla povertà di trattamenti antiriflesso allora disponibili. Se guardo dentro a un odierno binocolo di medio prezzo, rimango ugualmente basito. L’impressione è che la qualità del vetro può farla sempre da padrone ma un moderno trattamento antiriflesso sia in grado di mascherare e far rendere molto meglio di un tempo un vetro di minor qualità. Come sarebbe il nostro Prostaff /S senza questi trattamenti? E la lente di un Sard trattata a dieci strati con il più moderno e segreto trattamento? Forse il Sard non ne ha bisogno?

Nikon Prostaff 7S 8x42

Il trattamento anti-rilfesso del binocolo Nikon

A proposito di vetri: come sono cambiate oggi le lavorazioni delle lenti delle gamme medie? Forse mi posso permettere di fare lavorazioni meno lunghe e precise giacché i moderni trattamenti antiriflesso riescono a correggere (o mascherare?) imperfezioni residue?

Ancora.

Il mondo attuale che vive di effimere pulsioni e superficiale emotività ben si dispone quando vede scritto che è impiegato un vetro “ecologico” che non contiene piombo; per fortuna l’attuale tecnologia dei vetri ED ci regala gioielli “da fluorite” da far impallidire anche il più incallito degli appassionati, ma la domanda è: non è che poi quelli con il piombo magari andavano meglio?

Buone meditazioni e alla prossima!

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Pignatta Piero: visualista puro del cielo profondo, con qualche divagazione di panorami montani e avi-fauna. Osserva solo con il binocolo, strumento che per lui è stata una vera rivelazione; è un fissato dei binocoli Miyauchi sui quali è meglio transigere e non contraddirlo, pena gravi scompensi del suo equilibrio cosmico-esistenziale. Il suo mito è l’ormai introvabile, esaurito, costosissimo 25×141 per il quale potrebbe copiosamente commuoversi al solo sentirlo nominare. Non escludo ne conservi una foto nel portafoglio.

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