Perso fra le stelle..di casa. Una serata particolare con  un binocolo gigante.

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Premessa

Chi non ha mai desiderato compiere proficue osservazioni astronomiche dal giardino di casa alzi la mano!  Il sogno di ogni astrofilo, ormai negli “anta” e pantofolaio come me,  è quello di ammirare la immensità del cielo  con tutta una serie di confort a portata di mano:  una sedia molto comoda, un bel the caldo, una  libreria ben fornita dove attingere rapidamente ad un’ampia bibliografia.
Non dimentichiamo, inoltre, la possibilità di rientrare al caldo appena i dolori articolari iniziano a farsi sentire e, ovviamente, alcune ricorrenti visite (magari con gli occhi chiusi) nel salotto di casa per professare il proprio amore alla moglie, cercando di rassicurarla (subdolamente) che lei è “certamente più importante del vostro nuovo giocattolo”. Ci sono cose che un uomo –astrofilo- deve fare e che talvolta le dolci consorti non possono comprendere.

Questo insieme di fattori mi ha portato nel corso degli anni a prediligere due tipi particolari di attrezzatura: un performante rifrattore alla fluorite di cinque pollici (Takahashi FS128) per le osservazioni della luna e dei pianeti e il classico binocolo per l’osservazione degli oggetti del cielo profondo.  In realtà il mio amore per questo strumento ha radici ben più profonde: Negli anni ottanta, infatti, osservavo con il teutonico 7×50 nautico del mio bisnonno quando ancora dalla mia valle si poteva osservare un fiume lungo abbagliante e tortuoso conosciuto con il nome di Via Lattea. Crescendo mi persi fra le pagine di un catalogo cartaceo in cui si evidenziavano le prestazioni dei giganteschi binocoli 20×100 e 25×100, in seguito, come birdwatcher coscienzioso e forse po’ snob, mi convinsi che sarebbe stato più utile possedere un binocolo di soli ottanta millimetri di diametro ma  di eccellentissima qualità.

Qualche mese or sono, forse in preda ad un redivivo raziocinio, ritornai sui miei passi, urlando il motto pseudo – astronomico “le dimensioni, per diamine, contano”!

Per tale motivo, dopo essermi privato di qualche ottica sportiva, decisi di acquistare un gigantesco binocolo acromatico da 126 mm di diametro, angolato e con la possibilità di utilizzare comuni oculari astronomici.  Il Vixen BT126 SS-A

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La mia attitudine di astrofilo pantofolaio era all’apice, mi mancava una sedia confortevole e ultra-regolabile e magari un paio di ciabatte riscaldabili. Non oso immagine cosa possano pensare del sottoscritto gli astrofili più temerari, sempre alla ricerca di cieli bui e di un principio di assideramento delle estremità corporee,ma questa è per me ormai  una  vitale necessità.

I benefici di un’apertura cosi grande si notano anche dal giardino di casa. Proviamo insieme a fare due calcoli, anche se nella pianificazione delle mie osservazioni, sono sempre stato più pratico e istintivo che teorico. Se con il classico 7×50 potevo usufruire di una luminosità pari a cinquanta volte in più rispetto a quella percepibile a occhio nudo, con un binocolo di quasi centotrenta millimetri sarei stato in grado di arrivare a ottenere un guadagno di luminosità pari a trecento.

Questa, in soldoni d’astrofilo leggesi “magnitudini”:  era un guadagno notevole,  quasi  tre in più rispetto a quelle fornite dal  binocolo dell’avo. Ovviamente per la legge della causa effetto avrei dovuto sborsare una somma  notevole , forse troppa per giustificarla all’amata consorte, ma, almeno per me, il gioco poteva valere la candela.
Per una sorte di approvazione/conciliazione, la scorsa primavera acquistai il binocolo astronomico e un piccolo gioiello alla mia paziente moglie. Queste non sono accortezze che dovrei insegnarvi io, ma consiglio ai novelli maritini di iniziare a comprenderne la reale importanza. Benvenuti nell’eterna lotta fra esigenze maschili e femminili: siamo in guerra e  forse non lo avete ancora capito!

Seppur consapevole che sul mercato vi fossero prodotti da quindici centimetri di diametro, optai per un giusto compromesso fra la luminosità e la facilità di montaggio. Questo binocolo, infatti, pesa poco più di dieci chilogrammi, possiede una montatura a forcella dedicata  e posso  trasportarlo  in giardino per iniziare le osservazioni in pochi istanti. Non possedendo una schema molto complesso ed essendo parcheggiato in una parte dell’abitazione priva di riscaldamento e ben areata, posso contare anche su un rapido ambientamento termico e relativo immediato utilizzo.
Ovviamente sarei un bugiardo se confessassi di compiere delle incredibili osservazioni sotto un pessimo cielo di città. Fortunatamente abito in un piccolo paese delle Prealpi lombarde, inserito nella zona di rispetto dell’osservatorio astronomico di proprietà della Società Astronomica G.V. Schiaparelli del Campo dei Fiori  (VA) e per tale motivo le condizioni del cielo, sono sì peggiorate, rispetto ad anni fa, ma non come altre realtà,  grazie anche alla illuminazione pubblica a norma. Rimangono soltanto i soliti problemi con alcuni vicini di casa, che a causa del dilagare dei furti, hanno deciso di addobbare casa e giardino con fari e faretti (non a norma) che fanno un’ottima concorrenza a una pista aeroportuale.

In ogni modo, grazie ad una proficua forma di baratto con i vicini di casa (ortaggi, torte della moglie, scambio di attrezzatura da giardino) posso spesso contare su un’allerta SMS, dove li prego, almeno una volta il mese, di porre fine all’abbronzatura di ricci, volpi e faine che spesso visitano il mio giardino, ridimensionando nel frattempo la bolletta dell’energia elettrica.
Per tale motivo, questa estate, ho avuto delle visioni più che ottime della Via Lattea e se dovessi esemplificare potrei dire che, finalmente, anche da casa, grazie ad un binocolo da cinque pollici posso osservare quello che vedevo bene con binocolo 20×80  in alta quota..e scusate se è poco.

Tuttavia, come e’ risaputo, il periodo migliore per osservare il cielo, per un astrofilo pantofolaio come me è proprio l’inverno: il crepuscolo arriva rapidamente, i cieli sono spesso tersi e la foschia è solo un lontano ricordo, raramente accadono anche delle condizioni eccezionali ed una è avvenuta due giorni or sono: il 3 di Marzo.
Il 2016 sarà ricordato come un anno meteorologico bizzarro, temperature primaverili durante il mese di Dicembre, nebbie autunnali a Gennaio e, almeno nella mia valle, una incredibile temporale di neve ai primi di Marzo.

Per i non amanti della meteorologia posso sintetizzare che questo fenomeno atmosferico è sicuramente raro, personalmente non ho memoria di una temporale simile nella mia zona. Consiste in una precipitazione nevosa che è accompagnata da fulmini e nella circostanza, che sto raccontando, anche dalla presenza del sole, di un arcobaleno che ha affascinato le mie pargole e di un fortissimo vento.

Tutto ciò ha contribuito, dopo la sua scomparsa, ad avere cielo molto terso e pulito, per tale motivo, dopo aver sapientemente caricato la batteria del mio smartphone, ho iniziato a tempestare di SMS il vicinato mentre, senza pudore, pregavo in ginocchio mia moglie di preparare il suo pezzo forte: la crostata di mascarpone e cioccolato che avrei sapientemente offerto il giorno successivo. Rammentatelo, questo stratagemma:  a volte bisogna essere spietati, anche con il vicino diabetico o con il colesterolo alle stelle.

Dopo una rapido montaggio del binocolone sulla sua forcella dedicata, sostenuta da solidissimo e teutonico treppiede in legno, ho iniziato ad osservare il cielo godendo della compagnia di un paio di vicini più curiosi e attenti  degli altri(o forse più golosi..non lo saprò mai).

La foto che pubblico rappresenta abbastanza bene la trasparenza  “del mio cielo” a soli cinquecento metri di altezza rispetto al livello del mare, o meglio rappresenta la densità di stelle che si potevano ammirare con il  “doppi cinque pollici” a circa 28X.

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Chiedo scusa ai provetti astro-fotografi del risultato ottenuto ma avevo poco tempo per scattare una foto meno pietosa:  ho semplicemente poggiato per terra la mia reflex digitale  35mm  scattando con il grandangolo chiuso a F/4 ,con otto secondi di posa a 25600 ISO.

Passo ora ad illustrarvi cosa  è possibile vedere con il mio nuovo giocattolo sotto un cielo medio-inquinato.

Per chi è solito osservare la Nebulosa di Orione (M42) con il classico  binocolo 10×50, posso  testimoniare che lo stupore è assicurato. Fra i 30X e i 50X, la visione fornita da questo binocolo  incredibile: La nebulosa inizia a mostrare un lieve colore grigio-verde oltre ad una notevole  estensione che è quasi pari al doppio rispetto a quella visibile in un seppur ottimo binocolo apocromatico 32×82.
Incredibile è anche la facilità con cui si palesa M78 (NGC 2068). Questa nebulosa a riflessione , proprio a cavallo dell’Equatore Celeste,  di magnitudine 8.3, è appena svelata con un eccellente 10×50 , con il nuovo acquisto ostenta , invece, le due stelle centrali di undicesima magnitudine ed una parvenza simile a quella di una cometa con una piccola coda a goccia.

Lo stesso dicasi per M1, lo stupendo residuo di supernova apparsa nell’anno 1054, anche conosciuta come nebulosa “Granchio o Crab Nebula”. Con un binocolo 15×70 spesso e volentieri ho faticato a scovarla dal mio giardino di casa, con il performante binocolo giapponese alla fluorite da 82 mm era sì percepibile, ma mai come nel binocolo da 126 mm di diametro a cinquanta ingrandimenti. La sua magnitudine non è ovviamente impossibile da raggiungere, anzi, stiamo parlando solo di 8.4, tuttavia la facilità con cui si stacca nettamente dal campo stellare mi ha portato più volte a non pentirmi della somma proferita per acquistare questo binocolo gigante per astronomia.

Ovviamente l’oggetto invernale più gettonato, per chi ama osservare con un binocolo è la galassia di Andromeda. Or bene, anche in questo caso le prestazioni sono eccellenti: la visione grandangolare fornita da un binocolo e favorita dall’utilizzo dei due occhi, mi porta a ritenere che questo sia uno degli oggetti celesti più belli da ammirare in un binocolo astronomico. Esemplificando posso dire che la luminosità della sua galassia satellite NGC 205 (M110) è simile alla stessa Andromeda quando osservata in un 7×50. Il quadretto astronomico M31 e le sue due galassie satelliti M32 e M110 sono uno dei target preferiti dal sottoscritto e dagli amici astrofili che sovente vengono a trovarmi.

Anche l’ammasso aperto delle Pleiadi vale più di una sessione osservativa, giocando spesso con gli ingrandimenti secondo le condizioni meteo e delle mie preferenze del momento. Evidentissima la differenza di luminosità fra le componenti più brillanti e le più tenui. Spesso e volentieri ho faticato a comprendere se il bagliore che percepivo era intrinseco alla loro struttura o se dipendesse da un velo di foschia o da un piccolo appannamento degli obiettivi. Sta di fatto che la visione a bassi ingrandimenti con uno strumento del genere deve essere fatta una volta nella vita e forse prescritta dal medico di base come antidepressivo: una vera e propria immersione nell’Universo.

 

 

Immagine di Marco Meniero www.menie

Immagine di Marco Meniero www.meniero.it

Sono consapevole che io non stia narrando le gesta di un gigantesco  telescopio dobson da cinquanta centimetri, tuttavia lo sport preferito di un “binomane” come il sottoscritto è quello di navigare di stella in stella anche alla ricerca di qualche galassia  e la Costellazione dell’Orsa Maggiore è un fonte di  notevoli soddisfazioni .

La sera dopo il temporale di neve, ad esempio,  io sono rimasto stupito nell’appurare di come si vedesse, cosi bene, dal mio giardino, il core centrale della galassia a spirale M81, luminosa come un oggetto stellare. anche la galassia peculiare M82 non era da meno: di struttura allungata e contraddistinta da differenze di luminosità e di struttura. Il mio vicino di casa ha fatto cadere la fetta di torta, più di una volta, asserendo che non avrebbe mai pensato di vedere le galassie con un binocolo e dal giardino di casa.

Per la cronaca anche M51 è facilmente visibile con le pantofole ai piedi, nulla a che vedere, ovviamente rispetto a ciò che è mostrato in un telescopio a specchio da un metro, tuttavia è possibile notare una duplice condensazione di differente luminosità. Dirigermi, poi verso M101 è automatico, anche in questo caso, grazie alla sua magnitudine pari a 7.7 e all’utilizzo di cinquanta ingrandimenti, che mi consentono di scurire un po’ il fondo del cielo, la sua visione è sempre assicurata.

Un altro oggetto molto affascinante perché vicino a una galassia evanescente è la nebulosa planetaria M97 di magnitudine 9.9. Non sono mai riuscito a osservarla da casa con un binocolo da 80 mm, ora fa spesso coppia alla galassia ovale M108, di magnitudine 10.1 in un meraviglioso campo colmo di stelle.

Anche M109 si palesa grazie ai grandi obiettivi di quasi tredici centimetri: si nota, infatti, come una struttura allungata e agghindata con una stellina di nona magnitudine.

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M81 e M82 nell’Orsa Maggiore- Foto copyright https://www.chromosphere.co.uk

Non male, vero? Soprattutto quando si è abituati a osservare mestamente solo M81 e M82, gli unici oggetti visibili attraverso un classico 10×50.

Parlando di galassie, è quasi impossibile non citare gli alti due “quadretti celesti” che amo scovare navigando placidamente nella costellazione del Leone.

La classica coppia M65 e M66 si trasforma, grazie all’ampio diametro del binocolo astronomico, in un bellissimo trittico: si  percepisce, infatti, anche NGC 3268, la galassia  “di taglio”  con magnitudine 9.5 che anni or sono era addirittura fuggita, per qualche strano motivo,a Charles Messier che perse così l’occasione di inserirla nel suo famoso catalogo di 103 oggetti.

Questa galassia ,essendo disposta di taglio rispetto alla nostra visuale, appare meno evidente delle altre due compagne, tuttavia basta spostarsi di mezzo grado a Nord di M65 per vederla comparire per magia nel campo dell’oculare, una magia che raramente mi era riuscita, da casa, con il 32×82 alla fluorite , per cui all’epoca, dovetti  sborsare un l prezzo di acquisto ben superiore.

Si sa, la vera estasi  per un amante dei binocoli si raggiunge  pero’con l’osservazione degli ammassi stellari e a Marzo ne ho potuto ammirare veramente molti.

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Una bellissima immagine di M46 e M47. Foto, copyright http://astropixels.com/

Seppur Sirio e la Costellazione del Cane Maggiore siano situati in una zona di cielo dove l’inquinamento luminoso della città di Varese iniziava a farsi notare, il diametro e un corretto e sapiente calcolo fra gli ingrandimenti e la conseguente pupilla di uscita, tampona in parte questo problema, fornendo delle ottime immagini di M41, di M46 e di M47 ove si percepisce molto bene la colorazione azzurra delle sue componenti.

Inutile descrivere i tre ammassi stellari che abbelliscono la costellazione di Auriga: sono splendidi e appariscenti, visibili già in un binocolo 8×30, amo osservarli partendo dal più esteso M37 per poi raggiungere il più giovane M36 composto di piccole stelline azzurre,terminando con M38. Aumentando gli ingrandimenti, mi dirigo, poi, come un provetto capitano, verso NGC 1907, notevolmente più piccola e tenue (mag.8.2.)

E’ anche molto difficile resistere al richiamo di Cassiopea, dove una semplice navigazione a venticinque, trenta ingrandimenti, mostra decine di asterismi e qualche intrigante ammasso stellare.

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Inutile commentare: il Doppio ammasso di Perseo. Foto, copyright http://www.osservatoriosormano.it/

La sera dopo il famoso temporale di neve, chiesi al vicino di tenersi forte dato che era il momento di navigare verso la Costellazione di Perseo per ammirare il Doppio Ammasso. Questo oggetto è sempre il “fuoco d’artificio finale” quello che da fine allo spettacolo pirotecnico e che fa tornare i vicini a casa e il sottoscritto dalla moglie triste e un poco imbronciata.
Quest’unico oggetto, forse vale la spesa proferita per l’acquisto di un ottimo binocolo che fornisca una buona luminosità e un discreto campo di vista ben corretto.

Alla fine di questo breve resoconto “dal mio giardino di casa”, cosa altro io posso scrivere per convincere un astrofilo pantofolaio a investire su binocolo dal generoso diametro? Penso poco, forse potrei solo invitare i lettori di Binomania a suonare al mio campanello per provare questo binocolo gigante e per gustare una fetta di torta  ma penso che sia mia moglie, sia il forno della cucina potrebbero avere un sussulto.

 

Written by

Piergiovanni Salimbeni: è nato nel Febbraio del 1975 a Varese, una piccola provincia del Nord Italia, attualmente vive insieme con la moglie e le figlie Ersilia ed Ester a Cugliate Fabiasco- Valganna, una verde ed umida valle situata sulle Prealpi lombarde e confinante con il territorio svizzero. Si è laureato presso la Università Statale di Milano con una tesi riguardante i danni da inquinamento elettromagnetico. Esperienze editoriali e nel settore astronomico-naturalistico 1997: Autore della rivista NUOVO ORIONE, fonda, nello stesso anno, insieme con il dott.Raffello Lena il GLR GROUP (Geological Lunar Researches Group) un gruppo internazionale di studi sulla geologia lunare. Attualmente il GLR Group, pubblica una rivista on-line , intitolata Selenology Today 2001: Pubblicazione del libro "OSSERVARE LA LUNA" , inizia un ciclo di conferenze sul tema . 2004-2007- Autore della Rivista di Scienze Astronomiche LE STELLE diretta da Margherita Hack e da Corrado Lamberti. 2005- Fonda il portale BINOMANIA, il primo portale italiano dedicato al mondo dei binocoli 2008-2010 fa parte dello Staff Tecnico della Rivista di Scienze Astronomiche, Coelum, collabora con La Rivista della Natura e con la rivista Fotografare 2011-2012: E'responsabile insieme a Raffaello Braga del nuovo portale Astrotest.it ,dedicato al mondo dell'astronomia e dei telescopi. Collabora, nuovamente, con le riviste di Scienze Astronomiche Nuovo Orione e Le Stelle. Si dedica, inoltre, alla fotografia di paesaggio - http://www.landscapephotography.it organizzando mostre, workshop e corsi individuali. Collabora con l'Oasi Lipu Palude Brabbia (Varese) dove organizza spesso eventi e corsi

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