La luna in un rifrattore da sei pollici


Io osservo con profitto e piacere la Luna dagli anni Ottanta. Ho iniziato la mia carriera da astrofilo con il classico rifrattore acromatico da sessanta millimetri di diametro come molti appassionati in quel periodo, avvezzi a prezzi superiori e diametri inferiori rispetto ai telescopi moderni accessibili al neofita medio. Quel piccolo tubo nero, sorretto da un traballante supporto altazimutale, mi ha accompagnato di lunazione in lunazione per un discreto periodo. Dopo qualche anno lo sostituì con un rifrattore acromatico da ottanta millimetri e negli anni Novanta, grazie anche ai sacrifici dei miei genitori e ai miei modesti risparmi da studente universitario, potei migliorare la mia attrezzatura acquistando il classico Schmidt Cassegrain da otto pollici che possiedo tutt’ora.
In seguito ho avuto la possibilità e la fortuna di scrutare il Cielo attraverso molti telescopi dal diametro e dalla configurazione ottica differente: dai piccoli e performanti Maksutov Cassegrain di novanta millimetri sino ai Dobson di trenta, quaranta centimetri.


Ciò nonostante ognuno di noi ha un’osservazione indimenticabile da raccontare e la mia avvenne sul terrazzo dell’amico astrofilo Federico Caro, il 22 Gennaio del 2013, con il rifrattore acromatico a lungo fuoco Zeiss AS 150 F/15. Quella sera osservai il Sinus Iridum, o Golfo delle Iridi, una larga “baia” di duecentotrenta chilometri di diametro e la catena dei Montes Jura. Ad oltre cinquecento ingrandimenti era un vero piacere soffermarsi sui quei rilievi, partendo dal Promontorium Laplace sino ad arrivare al Promontorium Heraclides come se stessi osservando le Alpi terrestri da una balconata panoramica con un binocolo a gettoni di alta qualità. Anche l’interno della baia era costellata di innumerevoli dettagli: le immagini erano nitide, contrastate e molto tridimensionali, l’aberrazione cromatica pressoché ininfluente; l’impressione era quella di potervi allunare da un momento all’altro, similmente ad un prode astronauta, tanti erano i particolari minuti resi con dovizia da quel doppietto teutonico.

Una serata indimenticabile quella con lo Zeiss AS 150 F/15 dell’amico Federico Caro


Purtroppo per me e per molti amanti di questo genere di strumenti, questo telescopio è decisamente raro, inoltre, i rifrattori acromatici di tale lunghezza focale (2250 mm) sono molto ingombranti, poco facili da gestire e spesso esosi di montature costose.
Da quella sera trascorsa sull’attico varesino di “Fede”, il tarlo del rifrattore da sei pollici mi ha tormentato di continuo, sia di giorno, sia di notte, seppur io possieda un ottimo rifrattore alla fluorite minerale di 128 mm di diametro. Per questo motivo non mi sono mai lasciato sfuggire le occasioni di osservare la luna con i rifrattori di pari diametro: dai Takahashi TOA, agli Officina Stellare, sino ai classici e controversi Meade 152 ED APO. Ricordo anche che mi arrovellai per almeno un settimana, per l’acquisto di un vecchissimo Vixen ED 150 di proprietà di un astrofilo inglese: alla fine, soprassedei non solo per il timore di una richiesta di separazione da parte della mia sin troppo accondiscendente consorte ma anche per le condizioni estetiche di quel vecchio tubone bianco, per cui, visto che “l’insoddisfazione segue l’ambizione come un’ombra” , continuai a cercare e a rosicare ascoltando le gesta dell’amico Federico e del suo Zeiss AS .

Federico Caro e il suo “terzo” bimbo, privo di paraluce

La soluzione?
Lo scorso anno appresi con molto piacere dell’arrivo di un nuovo rifrattore, l’ APM Doublet ED Apo 152 F/7.9, (progettato da Markus Ludes in Germania, costruito in Cina e distribuito da Tecnosky di Giuliano Monti). Questo nuovo telescopio è composto da vetri esotici a bassa dispersione -FK61 e lantanio H-LAF53- ottimizzati con un trattamento antiriflesso multi-strato.
Il doppietto è spaziato in aria con uno spessore di soli due millimetri e questo consente di ottenere un ambientamento termico abbastanza rapido. La cella è stata ottimizzata per evitare spiacevoli tensionamenti alle temperature comprese fra i -15 ed i + 40° e il suo peso e la sua compattezza consentono l’utilizzo di montature non molto costose.
Viste le premesse ne richiesi un esemplare in prova e fui accontentato, purtroppo, dopo un discreto periodo di attesa a causa delle innumerevoli prenotazioni.
Il mio scopo era comprendere se un rifrattore dotato di ottiche ED da sei pollici , di media focale, fosse in grado di essere sfruttato nell’osservazione lunare dal mio sito osservativo che è contraddistinto da un seeing mediocre ma anche di farmi rivivere l’esperienze passate, ahimè velocemente, con lo Zeiss AS 150 F/15. Vivo, infatti, nella parte finale di una valle alle pendici di una montagna che, come risaputo, non è un posto sicuramente adatto alle osservazioni in alta risoluzione. Con un po’ di fortuna ho avuto la possibilità di testarlo per circa quattro mesi, comparandolo ad altri telescopi che apprezzo per questo genere di osservazioni : un rifrattore apocromatico Takahashi FS128, un vecchio, ma sempre performante Maksutov Cassegrain Meade di sette pollici e un classico Schmidt Cassegrain Celestron C11.

Federico ed io ci siamo concessi un auto-scatto (pessimo) per ricordare la serata


Ricordo che il primo approccio con questo telescopio avvenne durante una afosa e umida sera d’ estate con una luna decisamente bassa ma con un seeing, stranamente, alquanto collaborativo.
Il primo dettaglio lunare che osservai fu la Rima Birt e mi sovvennero immediatamente le impressioni di H.Percy Wilkins impresse nel suo libro Guida alla Luna :”Ad est di Birt c’è un lungo solco, il cui inizio è costituito da tre cavità affiancate, questo solco, cosa abbastanza strana, termina verso nord con altre tre cavità simili, sulla sommità di una bassa montagnola (domo lunare bisecato NDA) delimitata, a sua volta, verso est , da un altro sottile crepaccio del terreno.”

Un bel primo piano del rifrattore APM 152 ED APO gentilmente concesso in visione da Tecnosky


In effetti se con un rifrattore da ottanta millimetri posso percepire agevolmente la rima in questione e con un cinque pollici inizio ad apprezzarne le caratteristiche strutturali, l’apertura da sei pollici dell’ APM ED Apo 152, grazie al grande contrasto e alla ottima luminosità, consente di osservare tutti i dettagli citati dal Wilkins. Posso anche confermare che la suddivisione della rima, dopo i domi bisecati, è sempre ben percepibile. Da amante di queste affascinanti strutture non nego di aver cercato spesso e volentieri -e poi scovato – la flebile e ostica Rima Sheephanks che richiede un buon diametro, una buona illuminazione ma anche telescopi di ottima qualità. Sempre piacevoli, invece, il sistema di rime di Oppolzer, lunghe 110 km , (tabella 44 del Rukl) e la Rima Reumur, decisamente meno lunga, 45km, ma non per questo gradevole da studiare a ingrandimenti medio-alti.
Oltre alle rime lunari, sono un accanito osservatore di altre due strutture tipiche: i domi e i crateri ad alone scuro (DHC). Ritengo siano i dettagli più affascinanti da scoprire di lunazione, in lunazione sulla superficie lunare. Citando J.Westfall il domo lunare è “un rigonfiamento morfologico di forma regolare dove il rapporto fra asse maggiore e asse minore, corretto dall’effetto della prospettiva non ecceda 2:1”.Avendo un profilo molto basso per osservarli è necessario scovarli lungo il terminatore con in mano un buon atlante lunare o una letteratura specifica. Nel corso delle varie settimane ho osservato i più noti: Arago,Bee Birt, Capuanus ,Cauchi, Marius, Kies, Simas, ma anche quelli più elusivi. Nel caso dei domi con un craterino sommitale, utilizzando alti ingrandimenti, pareva di sorvolare dei vulcani terrestri, meravigliosa, infatti, era la visione del complesso di domi nei pressi di Hortensius.

Il “ponte di comando” di questo rifrattore è piacevole e funzionale

Ovviamente queste strutture sono visibili anche in strumenti dal diametro inferiore, la cosa indubitabile, però è che osservando la luna con un rifrattore da sei pollici, nelle serate favorevoli, si dovrà inevitabilmente acquistare un atlante lunare più dettagliato del classico Rukl. Cito qualche esempio: la zona fra i crateri Reaumur, Seeliger è Hipparcus presenta innumerevoli micro- dettagli rispetto a quelli tracciati nel Rukl , Osservando il cratere Albategnius (Lat 11.24S e Long 4.01 E) formatosi nel periodo Nettariano (fra i 3.92 e i 3.85 miliardi di anni ) ero solito percepire il cratere Klein e i più grandi micro-crateri sul suo fondo ( C, B, N, H, O e P), in realtà per verificare la presenza di almeno una ventina di altri piccoli crateri ho dovuto fare uso della mappa LAC n.77. 


Dove il Rukl e il Takahashi FS 128 mostrava un fondo liscio, l’APM 152 mi faceva scoprire ulteriori dettagli.
Anche all’interno del cratere Cassini, (60 km di diametro) il viaggio è stato molto interessante. Scartata la mappa del Rukl ho optato per la Lac n. 25  . Anche in questo caso si notavano molto bene i canali di deflusso della lava situati nei pressi del cratere centrale A (17km diametro) più vari micro-crateri.

Una meravigliosa ripresa di Raffaello Barzacchi


Anche il trittico preferito dagli osservatori lunari ha riservato delle belle sorprese. Formati in ere differenti: Ptolemaeus nel pre-Nettariano, (da 4.6 a 3.93 miliardi di anni) Alphonsus nel Nettariano (da 3.93 a 3.85 miliardi di anni) e Arzachel, il più giovane, nell’Imbriano ( da 3.85 ed i 3.75 miliardi di anni) mi hanno allietato per un paio di lunazioni, facendomi stare “letteralmente incollato” all’oculare giapponese da 3.6 mm o al visore binoculare.
Con il classico Schmidt Cassegrain da undici pollici ho faticato spesso per vedere nitidamente (quindi non intravedere a tratti) la rima all’interno del cratere Alphonsus (Lat 13.39S e Long 2.85W), più che altro per le difficoltà di ambientamento termico anche dovute alle repentine modificazioni della temperatura durante l’arco della nottata. Con un bel doppietto da sei pollici questa rima è sempre visibile anche con un seeing mediocre, lo stesso dicasi per i Dark Halo Crater che costellano questo interessante cratere.

La “triade” Ptolemaues, Alphonsus e Arzachel, ripresa con maestria da Andrea Maniero


Potrei continuare a scrivere per giorni, citando gli innumerevoli dettagli osservati, i crateri all’interno di Plato, la Vallis Alpes, gli intrecci delle rime di Gassendi, la quarta rima di Hippalus (molto ostica senza usufruire di una illuminazione congeniale) ed altro ancora, tuttavia, penso che i lettori amanti della sintesi, vorranno sapere quali differenze ho riscontrato rispetto ai due telescopi a schema misto.

Il grande obiettivo da sei pollici è dotato di trattamento multi-strato.


Il Meade Maksutov Cassegrain da sette pollici è stato un vero e proprio punto di riferimento negli anni Novanta, quando un rifrattore apocromatico da cinque o sei pollici costava come una autovettura. Per tale motivo, ai nostri giorni, le sue prestazioni si sono un poco ridimensionate, soprattutto grazie all’arrivo dei prodotti a rifrazione “Made in China”. In linea di massima definirei questo Maksutov Cassegrain un bambino prodigio e un po’ capriccioso. Se le condizioni meteo lo assistono e se si cura molto l’ambientazione termica allora i dettagli che mostra sono molto simili e talvolta superiori a quelli visibili in un rifrattore di centocinquanta millimetri di diametro , anche se la luce diffusa superiore e il contrasto inferiore lo penalizzano nella visibilità di dettagli flebili come alcune rime piccole e ostiche. Di fatto nelle osservazioni del pianeta Giove la supremazia del sistema a lente è maggiormente visibile a causa della presenza di dettagli meno contrastati di quelli lunari.


Il grande Schmidt Cassegrain da 280 mm, invece, ha mostrato soltanto in rare occasioni dettagli invisibili nell’APM 152: questo per vari motivi. In primis per il già accennato seeing mediocre annuo che contraddistingue la mia località, inoltre perché, sono un osservatore accanito ma non paziente. Preferisco osservare tutte le sere, anche quando le condizioni sono un po’ proibitive, piuttosto che aspettare le rare serate perfette che consentono di sfruttare il grande potere risolutivo di telescopi da 25-30cm.
Proprio per tale motivo, per chi fa un uso quasi quotidiano del telescopio, possiede una discreta montatura e non ama attendere molte ore per osservare il proprio satellite preferito, oserei dire che un sistema da rifrazione da sei pollici potrebbe essere un buon punto di arrivo.

In conclusione molti fra voi si chiederanno come si pone l’APM 152 ED APO rispetto al mitico Zeiss AS 150 F/ 15?
In linea di massima ne esce a testa alta per vari motivi: la buona qualità ottica, la discreta compattezza e leggerezza ed ovviamente per il minore prezzo di acquisto. Il Doppietto Zeiss è quotato, spesso a prezzi superiori ai 5000-6000 euro. Non presenta tuttavia la tridimensionalità, la profondità di fuoco e quella particolare “tranquillità delle immagini fornite” che personalmente riesco a notare solo nei rifrattori di alta qualità a lunga focale. Insomma è come una barretta energetica: funzionale e compatta ma non possiede la bellezza di una torta artigianale fatta in casa.

BOX. Lo Zeiss AS 150: una rarità del passato.
A cura di Federico Caro

Il pregiato cofanetto che custodiva il doppietto Zeiss vinto dopo un asta internazionale lunga e combattiva da Federico Caro.


L’osservazione dei dettagli lunari sembra essere il target ideale per questo rifrattore dotato di obiettivo Zeiss da 150 mm di apertura e 2250 mm di focale; le immagini sono estremamente nitide e contrastate così da rivelare senza difficoltà  dettagli considerati molto ostici come la rima nella Vallis Alpes, visibile anche in presenza di seeing non eccelso e in condizioni di illuminazione non del tutto favorevole. lo star test del mio telescopio presenta dei dischi ben rotondi, spaziati e con una luminosità ben distribuita, le immagini in intrafocale e quelle in extrafocale sono quasi perfettamente identiche. E’ presente un debole residuo di aberrazione cromatica che tuttavia non deturpa minimamente l’immagine e che, al confronto con quello restituito da un prestigioso obiettivo D&G 152/2250 Fraunhofer, risulta sensibilmente inferiore a dar ragione del fatto che gli obiettivi Zeiss AS presentano il poco diffuso schema ottico Steinheil che prevede, rispetto al Fraunhofer, l’inversione dei due vetri crown e flint ottenendo appunto una miglior correzione cromatica. Il mio esemplare è stato intubato da Francesco Fumagalli con un sistema a due sezioni e, con sorpresa, ho costatato che anche una semplice Losmandy G11, dotata di semi-colonna,è in grado di sostenerlo, almeno per le mere osservazioni visuali.

Federico Caro osserva la luna con il suo amato Zeiss AS 150.

Box 2
APM 152 ED:Star test e impressioni d’uso.

Nel periodo estivo l’APM 152 ED APO si è sempre ambientato, in media, in circa venti minuti,mentre ha sempre impiegato almeno una quarantina di minuti per essere operativo nei mesi prossimi all’inverno. Il rapporto focale pari a F/7.9 consente, grazie alla buona qualità dei vetri utilizzati, di fornire nel punto di fuoco delle immagini quasi totalmente prive di aberrazione cromatica. Durante le varie nottate osservative trascorse con questo strumento, infatti, ho appurato che con la maggior parte degli oculari che ho utilizzato ( Takahashi LE e HI-LE, TMB SuperMono, Ortoscopici Baader Genuine, Circle T e Takahashi Ortho Abbe) non si notava quasi mai la presenza di aberrazione cromatica. Talvolta in presenza di turbolenza atmosferica, e ad ingrandimenti superiori ai 200X, mi è capitato di percepire un lieve alone violaceo intorno ai bordi dei crateri più luminosi.


Per ciò che concerne la luce diffusa intorno al terminatore lunare, questo telescopio a rifrazione si è comportato egregiamente: con un ottimo stacco netto tra i rilievi illuminati dal sole e quelli ancora in ombra. Ho notato soltanto un peggioramento nella resa , avvalendomi di oculari di minore qualità, come i vecchi Vixen LV al Lantanio o i nuovi oculari cinesi, marchiati in vario modo, e definiti comunemente “planetary”. Per tale motivo è essenziale che un buon osservatore lunare scelga con accuratezza gli oculari adatti ad allietarlo nella sua passione. Lo star test di questo esemplare ha mostrato in intra-focale degli anelli ben spaziati senza luce diffusa con un lieve alone violaceo visibile sull’ultimo anello esterno. In extra-focale, invece, si notava una normale sfericità per tali schemi, ed un po’ di luce verde diffusa fra gli anelli.
Grazie al paraluce retrattile e al peso di soli undici chilogrammi (con anelli e piastra dal passo Losmandy) questo rifrattore può essere facilmente trasportato anche in una macchina utilitaria, può essere montato anche su supporti di fascia media come le diffuse Eq6, NEq6 et similia. In linea di massima, calcolando il suo prezzo di acquisto e quello che si dovrebbe spendere per prodotti di qualità apocromatica, mi è parso un valido progetto e un ottimo acquisto.

 

Ora mi rimane una sola cosa da fare: fra qualche giorno, grazie alla collaborazione di Tecnosky e di Federico Caro, potrò comparare un rifrattore acromatico 150 mm F /6 di alta qualità, contro lo Zeiss AS 150 F/15.  Avro’ modo di scrivere un dettagliato reportage!

Piergiovanni Salimbeni Piergiovanni Salimbeni (572 Posts)

Piergiovanni Salimbeni: Lavora in qualità di Opinion leader nel settore ottico sportivo da oltre quindici anni. E' l'autore e fondatore di Binomania. Collabora ed ha collaborato, inoltre, con varie riviste italiane: Itinerari e Luoghi, Cacciare a palla, Armi e Tiro, La Rivista della Natura, Nuovo Orione, Le Stelle, Coelum.


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Piergiovanni Salimbeni: Lavora in qualità di Opinion leader nel settore ottico sportivo da oltre quindici anni. E' l'autore e fondatore di Binomania. Collabora ed ha collaborato, inoltre, con varie riviste italiane: Itinerari e Luoghi, Cacciare a palla, Armi e Tiro, La Rivista della Natura, Nuovo Orione, Le Stelle, Coelum.

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