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Recensione del telescopio Rumak   “Intes Italia Challenger 180” 

Questa recensione riguarda un telescopio prodotto e commercializzato negli anni 2000. All’epoca la famiglia Ghisi, i proprietari del negozio astronomico “Il Diaframma” avevano creato il marchio Intes Italia con l’intenzione di dare una veste estetica piu’ moderna agli spartani telescopi russi.

Io provai un esemplare di un telescopio Rumak 180/1800 nel 2003, quando facevo parte dello Staff Tecnico del mensile “Le Stelle”, all’epoca diretto dalla prof.ssa  Margherita Hack e dal compianto Corrado Lamberti.

Propongo qui di seguito le mie passate impressioni, con la speranza che possano essere utili a qualche appassionato.

Se dovessi stilare una classifica per fare notare lo strumento più amato dagli astrofili negli anni Novanta, al primo posto vi sarebbe con certezza lo Schmidt Cassegrain. Questa configurazione ottica, presentata nel 1954 da Alan Hale e Tom Johnson e lanciata sul mercato nel 1966, dopo vari perfezionamenti, ha raccolto nel corso degli anni i consensi di molti osservatori grazie alla sua configurazione ottica compatta è consona a un utilizzo polivalente, pur non eccellendo in nessun ambito.
L’aumento dell’inquinamento luminoso nella nostra penisola sta facendo avvicinare sempre più astrofili all’osservazione e alla ripresa degli oggetti del sistema solare. Molti non potendo scegliere i costosi rifrattori apocromatici, sentono la necessità di utilizzare uno strumento dal prezzo abbordabile che possa fornire immagini contrastate, essere compatto e che possa concedere saltuari trasferimenti per osservare gli oggetti del cielo profondo, sotto i cieli tersi di alta montagna.

Il Rumak di cui parlo in quest’articolo, congloba tutte queste caratteristiche e offre anche qualcosa in più rispetto alla configurazione Schmidt-Cassegrain. Il primo elemento che balza all’occhio è il design molto curato. Su questo terreno i costruttori russi non hanno mai eccelso in passato. Le loro produzioni sono sempre state apprezzate per le ottiche performanti, ma non potevano certo esserlo per le intubazioni e le rifiniture: spartane e pesanti le prime, poco curate le seconde. Ultimamente, invece, forse anche grazie alle esigenze di mercato e alle richieste degli importatori italiani, i progressi sono stati notevoli: le parti esterne del Challenger sono ben anodizzate mentre l’intubazione, dal design finalmente moderno, è coperta da uno strato di vernice bianca: la maggior parte delle viti di fissaggio è celata alla vista. Il menisco è custodito da un coperchio che s’inserisce perfettamente grazie a una leggera pressione, mentre l’interno dell’intubazione è ottimamente opacizzato. Fa bella mostra di sé anche un cercatore 10 x 50, nero opaco, dotato di oculare Plossl di un campo di 5 ° e del supporto per il montaggio dell’illuminatore . Di buona qualità ottica, è provvisto di una messa a fuoco spartana ma efficace, praticabile attraverso la rotazione dell’oculare. L’Intes Italia Challenger 180 riprende la classica configurazione ottica russa Maksutov, realizzata e perfezionata secondo lo schema Ruuten – Maksutov (Rumak), in modo da concedere una maggiore luminosità, e una maggiore correzione delle aberrazioni, punto dolente di tutti i Maksutov classici.
L’ostruzione centrale dello strumento è pari al 33% del suo diametro. Il menisco sferico è di vetro K8 con trattamento multiplo anti – riflesso, trattenuto nella cella da un anello che permette di esercitare una pressione omogenea, mostrando così le immagini di diffrazione molto regolari. A differenza dei menischi fissati tramite più viti, gli specchi, anch’essi sferici, sono di vetro LK-5 alluminato e preservato da un trattamento di Al- SiO2;  ricordo che il secondario è separato dal menisco e collimabile separatamente. Il campo lineare  è di ben 40 mm, la risoluzione teorica è pari a 0”,68, mentre il rapporto focale è stato modificato per un utilizzo più universale e  si attesta sul classico F/10 degli S.C.

Per ciò che concerne le dimensioni, il Maksutov russo denota un’ottima compattezza: la lunghezza del tubo, infatti, è di 730 mm, il diametro esterno di 200 mm mentre il peso netto e di 7 kg. A differenza dei Maksutov tradizionali, il Challenger Intes, utilizza un focheggiatore Crayford da due pollici provvisto di 35 mm di corsa, che non comporta il movimento dello specchio primario, evitando così aberrazioni, deriva dell’immagine e deficit di collimazione. Durante le mie prove si è rivelato molto preciso soprattutto nelle correzioni della messa a fuoco ad alti ingrandimenti. A causa del fuoco decisamente esterno, è obbligatorio l’utilizzo del diagonale e di un eventuale raccordo se si osserva  attraverso oculari dal diametro di 31,8 mm.

Ho messo alla prova lo strumento sulle Prealpi Lombarde a 600 metri di quota, alla presenza di un inquinamento luminoso sufficientemente contenuto: diciamo sotto un cielo da magnitudine 5. In primo luogo ho regolato il secondario attraverso un collimatore della LaserMax TLC 1- 800, affinando in seguito l’operazione con il metodo dell’analisi di un anello di diffrazione stellare ad alti ingrandimenti ( ho puntato Aldebaran, alfa Tauri, magnitudine 0,86). L’immagine a regolazione compiuta, rivelava gli anelli di diffrazione molto incisi e dalla luminosità uniforme.

Testando l’ottica su alcune stelle del cielo invernale ho constatato come questa configurazione fosse più corretta rispetto lo schema Maksutov tradizionale: questo perché il  secondario non è stato ricavato a alluminando la zona centrale del menisco, ma lavorando uno specchio indipendente. Il progettista, quindi, è in grado di trattare il secondario separatamente per poi combinarlo, con maggiore precisione, con lo specchio primario nonché col menisco. L’altra faccia della medaglia è che il supporto che lo regge, provvisto di paraluce, determina un’ostruzione maggiore rispetto allo schema tradizionale.

 In ogni caso, nella prova sul cielo ho riscontrato soltanto una leggerissima aberrazione sferica e la presenza di una lieve coma ai bordi. Queste lacune non inficiano le osservazioni visuali del cielo profondo dato che l’osservatore può tollerare un lieve difetto ai bordi a vantaggio di una  ottima lavorazione sull’asse ottico; del resto, la vocazione di questo strumento non è la fotografia del profondo cielo, in questo campo la prevalenza dei rifrattori apocromatici è fuori discussione.

Nell’alta risoluzione, invece, la qualità dell’ottica, compensando l’ostruzione, non fa rimpiangere uno strumento a rifrazione dal diametro poco inferiore. Come si è detto, lo schema Rumak si distingue dal tradizionale Maksutov per la presenza di un primario e di un secondario sferici entrambi  collimabili, con una focale di 1800 mm :  ciò lo rende usufruibile con profitto anche nelle osservazioni del profondo cielo. Mi è parso quindi ragionevole confrontarlo con il classico Celestron di 203 mm di diametro. Durante una serata particolarmente limpida di gennaio ho puntato i due strumenti verso la Nebulosa di Orione accertando come non vi fossero peculiari differenze di luminosità nelle immagini fornite, questo testimoniava l’ottima rilfessione dell’ottica russa rispetto un buon Schmidt Cassegrain commerciale. Le stelle del trapezio in M42 erano, inoltre, più contrastate nell’Intes Challenger 180. La stessa cosa l’ho appurata osservando gli altri oggetti del catalogo di Messier, come M35 nei Gemelli; M 36, M37, M38 in Auriga; M41 nei pressi di Sirio; il Doppio Ammasso in Perseo. Anche l’osservazione delle galassie M81 e M82 dell’Orsa Maggiore è stata proficua, in questo frangente, il Celestron mostrava l’immagine lievemente più luminosa ma il contrasto superiore del Challenger permetteva di far risaltare le tenui galassie dal fondo cielo.

Ho osservato, inoltre, M51 e M101, visibili come distinte macchie di luce. Sotto un cielo terso di alta montagna le prestazioni sarebbero state ovviamente migliori, purtroppo le condizioni atmosferiche durante gennaio non mi hanno consentito di sfruttare totalmente le potenzialità dello strumento.

 

In una serata dal seeing medio ho nuovamente confrontato il Challenger 180 con il Celestron C8; inoltre, per avere un equo metodo di comparazione nell’osservazione dei dettagli del basso contrasto,  ho utilizzato anche uno stupendo rifrattore alla fluorite di 102 mm della Vixen.

Lo strumento che ha più sofferto delle condizioni atmosferiche è stato lo Schmidt Cassegrain, seguito dal Maksutov russo, il disco di Giove a tratti era fortemente disturbato dalle variazioni del seeing, ma nei momenti di minor turbolenza, ho osservato seppure con difficoltà le bande equatoriali Sud e Nord (SEB e NEB), la banda temperata Nord (NTB) la banda temperata Nord Nord (NNTB); erano, inoltre, ben evidenti le tenui  colorazioni delle bande gassose del Gigante del Sistema Solare. Le immagini svelate dal rifrattore alla Fluorite, erano ovviamente più calme.

Saturno, nelle serie successive, complice una leggera foschia che placava la turbolenza, ha esibito la divisione di Cassini, le sottili differenze di colore nell’anello B, e la discontinuità nei pressi dell’ anello A. L’ingrandimento massimo che ho potuto sfruttare con i Challenger 180 prima del decadimento delle immagini è stato di 360 ingrandimenti  (Plossl da 7,5 mm). In questo caso, la maggior risoluzione del Celestron e dell’Intes, si è fatta sentire rispetto al rifrattore della Vixen.

 

In definitiva il Maksutov Challenger 180 si è rivelato un ottimo sostituto del classico Schmidt Cassegrain.  La compattezza, la qualità ottica, la precisione del sistema di focheggiatura e la focale – portata a 1800 mm con rapporto F/10, permettono di spaziare con profitto dalle osservazioni del cielo profondo a quelle in alta risoluzione.

 

Nota: La sola ottica del Challenger 180 era disponibile nel 2003 al prezzo di 2000 euro, mentre con la montatura M5 Plus dotata di motorizzazione su due assi Mechatronics della Night Technology il prezzo saliva 2750 euro.
Nel prezzo d’acquisto non era previsto il diagonale a specchio ma io avevo utilizzato l’Intes Italia DX2 da 259 euro.  In alternativa, a un prezzo conveniente, il Diaframma forniva il diagonale da due pollici Lumistar della Night Technology che costava 125 euro.

 

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Piergiovanni Salimbeni

Piergiovanni Salimbeni: Lavora in qualità di Opinion leader nel settore ottico sportivo da oltre quindici anni. E' l'autore e fondatore di Binomania. Collabora ed ha collaborato, inoltre, con varie riviste italiane: Itinerari e Luoghi, Cacciare a palla, Armi e Tiro, La Rivista della Natura, Nuovo Orione, Le Stelle, Coelum. Appassionato di fotografia di paesaggio, potete vedere le sue fotografie visitando: www.piergiovannisalimbeni.com

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