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Recensione degli oculari William Optics SPL (Super Planetary)

11 Maggio 2020 by Piergiovanni Salimbeni

Anni or sono, gli oculari più ambiti dagli appassionati delle osservazioni lunari e planetarie erano, senza alcun dubbio, quelli dotati di uno schema a 3-4 lenti, Kellner ed ortoscopici di Abbe e di Ploss.
Questi accessori possiedono uno schema semplice in grado di fornire una immagine molto nitida, l’assenza di aberrazioni e distorsioni, a discapito, ovviamente, di un campo apparente molto piccolo, spesso inferiore ai 45°. Da amante e convinto possessore di oculari ortoscopici e monocentrici ero molto incuriosito da questi nuovi oculari di casa William Optics.

L’atlante “RUKL” e gli oculari Super Planetary SPL William Optics: perfetti compagni d’osservazione

Di questa serie, sono prodotti,  l’SPL 12.5, l’SPL 6 e l’SPL 3 ,i numeri rappresentano la loro lunghezza focale. La sigla SPL dovrebbe essere un acronimo atto ad indicare “Super Planetary”.

Questi oculari possiedono uno schema ottica composto da 7 lenti disposte in 4 gruppi (7/4), il campo apparente è superiore ai comuni ortoscopici per le osservazioni planetarie, ossia pari a 55°, mentre il peso, varia dai 150gr dell’oculare di 12.5mm ai 200gr del 3mm.
Il barilotto è  composto dal passo standard di  31.8mm, mentre l’estrazione pupillare di 20mm consente un ottimo uso anche ai portatori di occhiali. è ampia, 20mm, cosi come il loro diametro ed evita spesso anche l’appannamento delle lenti.

Il trattamento antiriflesso è un FMC – Fully Multi Coated, ossia un trattamento multi-strato su tutte le superfici ottiche.
Il design è moderno e le dimensioni importanti. Il 3 mm, ad esempio raggiunge gli 11 centimetri di altezza e i 44 mm nella parte più ampia dello scafo ottico. I particolari sono molto curati, comoda l’ampia sagomatura anti-scivolo ed il vezzo argentato alle sue estremità.

Le superfici interne sono perfettamente annerite cosi come il barilotto, che mostra una vernice ben opaca e corredata da piccoli diaframmi in grado di contenere, nel limite del loro schema ottico, i riflessi.

una comparativa con i “comuni” oculari Ortoscopici di Abbe

Prova pratica

Ho utilizzato questi oculari con vari   telescopi , un rifrattore  Sky-Watcher Black Diamond 120ED PRO, un Celestron C9.25 del 2010, un Tal 100RS , ho fatto, uso, inoltre, di un rifrattore  TS IN1021  di 102mm e del Rifrattore Tecnosky 130 APO TRIPLET.

Senza badare al prezzo di acquisto, ho utilizzato vari oculari oculari come confronto: glli eccellenti Zeiss di Abbe, prima serie, i Baader  Planetarium Genuine Ortho e gli ortoscopici T-Japan. Ovviamente tengo a precisare che come rapporto prezzo-prestazioni i Baader Planetarium  erano quelli che si ponevano sulla stessa fascia di prezzo, dato che gli Abbe Zeiss, oltre ad essere  molto pregiati, sono anche molto costosi, mentre i T-Japan,  risultano i più economici del gruppo.

Con essi ho osservato, nel corso dei mesi, i  i pianeti Marte, Venere,Saturno,  la Luna  e qualche stella doppia. Non ho fatto uso di un diagonale  e, ove necessario, mi sono avvalso di un tubo di prolunga,  dato, che per questo genere di prove, preferisco utilizzare  i telescopi in visione diretta.

 

Il 12.5mm montato sul robusto focheggiatore Steel Track della Baader Planetarium.

 

Osservazione terrestre

Nell’uso diurno, osservando il panorama terrestre, i William Optics  SPL hanno dimostrato una buona trasmissione luminosa, anche al crepuscolo,  ed una distorsione di campo molto contenuta. A causa della ampia estrazione pupillare, per chi dovesse abbassare le conchiglie paraluce, potrebbero evidenziarsi dei lievi riflessi quando si osserva con il sole posto ai lati dell’osservatore o nei pressi della scena inquadrata.

Facendo uso del rifrattore Tecnosky 130 F/7 APO TRIPLET, osservando l’immagine di Arturo, attraverso questi oculari  non ho rilevato astigmatismo.Nessuna abberazione cromatica al centro del campo, visibile invece, una lieve residuo cromatico laterale maggiormente evidente, sul bordo lunare con il 3mm, fattore incentivato,quindi anche dagli alti ingrandimenti.

Nella pratica, la già presagita comodità osservativa fornita dalla estrazione pupillare di  22mm è ben evidente, anche il paraluce di gomma morbida  mi è parso confortevole.

Osservando  la luna

Il maggiore  campo apparente, pari a 55°. fornito dagli oculari William Optics  fa senz’altro perdonare una  lievissima differenza di nitidezza che si ha, nei confronto dei Baader Planetarium e degli Abbe di casa Zeiss.
A parte dettagli molto ostici, come la rima  che biseca la Vallis Alpes, decisamente più visibile all’interno degli  Zeiss, , posso asserire  che  gli oculari SPL della William Optics consentono  di ottenere delle buone visioni della superficie selenica, soprattutto con molta comodità e senza il rischio di appannare le lenti durante le notti più fredde , nonché di consentire le osservazioni agli astigmatici senza dover rinunciare ai propri occhiali.

Osservando l’intricato paesaggio lunare ho notato  che la maggior parte dei dettagli concessi dal potere risolutivo del telescopio utilizzato, sono  visibili anche in una schema a 7 lenti, fattore spesso non considerato dai puristi tout court che amano utilizzare meno lenti possibile fra loro e l’oggetto celeste osservato.

Nel corso della lunazione ho osservato con lo Sky-Watcher Black Diamond 120ED PRO la rima di Birt i domi nei pressi del cratere Hortensius e la rima posta all’interno del cratere Petavius.
In una serata  contraddistinta da un ottimo seeing erano anche visibili cinque craterini all’interno di Palto e decine di micro-crateri che costellavano il plateau di Fracastorius che mi hanno costretto a cambiare l’atlante RUkl per la più dettagliata mappa del LAC ( Lunar Aeronautical Charts.
Anche le rime all’interno del cratere Gassendi, sempre abbastanza difficili da ammirare,erano facilmente visibili.

Comparando i Planetaru con gli altri oculari , non ritengo non vi sia, nella osservazione lunare, una differenza di prestazioni cosi netta da far propendere nell’acquisto di un oculare ortoscopico con un inferiore campo reale.

 

Marte, Saturno Venere

Nella mera osservazione planetaria, ho notato alcune differenze.
In primis un lieve calo di luminosità degli SPL rispetto agli altri oculari, che posso citare per ordine di maggior luminosità: Abbe Zeiss, Baader Planetarium G.O e  Ploss Celestron Ultima ed ortoscopici T-Japan,

Per osservare  i pianeti ho fatto uso del rifrattore 120Ed che possiede un buon contenimento dell’aberrazione cromatica in proporzione al prezzo di acquisto.

Consapevole della impossibilità di vagliare le prestazioni degli oculari con un Venere, prossimo a tramontare, ho deciso di cercarlo ancora con il sole al crepuscolo.. In tale frangente non ho notato alcuna differenza rispetto agli altri oculari presi come confronto, seppur lo Zeiss Abbe fornisse, ancora una volta, un maggior contrasto, fra il fondo del cielo ed il bordo del pianeta.

Rcordo ai lettori che tale oculare costa, nella versione II, circa 450 euro, ossia ben 5 volte il costo proferito per comprare tutte e tre le focali dei William Optics e magari un filtro planetario o lunare.

La prima differenza che si è evinta era dato dalla presenza di un lieve alone intorno al pianeta, leggermente inferiore nel Baader G.O, e   quasi invisibile attraverso gli Zeiss. Queste prestazioni, ovviamente,  variano molto al variare di vari fattori, trasparenza del cielo, presenza della luna vicino al pianeta, luci parassite, ingrandimenti,  ed ovviamente schema ottico e qualità del telescopio utilizzato.

Il pianeta Saturno, ha mostrato  tutto sommato, gli stessi dettagli ed a tratti sembrava indistinguibile la visione fornita dai William OPtics , a 7 lenti con i più specifici ortoscopici a 4 lenti., che ovviamente mostravano un campo inferiore di circa 10°

In questa comparativa le differenze dei dettagli planetari non erano cosi nette da far preferire la scomodità d’uso del piccolo ortoscopico giapponese.

La focale di 3mm, sembra palesare, una lieve aberrazione .cromatica che va oltre il minimo residuo del rifrattore della Sky-Watcher, ma che in ogni caso, soprattutto per le osservazioni si fa perdonare grazie all’ampia superficie selenica che è possibile osservare.

 

Conclusione

Ritengo questi oculari, molto performanti e comodi per le osservazioni lunari. Il prezzo di acquisto, in proporzione alla qualità costruttiva ed alla loro resa, mi è parso pienamente giustificato.

Nel campo planetario, soprattutto con strumenti a rifrazione di 120mm, 100mm, mostrano una lieve differenza di luminosità rispetto ai comuni ortoscopici, ma anche in questo caso, la loro ampia estrazione pupillare, 4 volte superiore, ad esempio ai Baader Genuine Ortho,, potrebbe essere la scelta ideale per chi preferisce una osservazione comoda rispetto ad una leggermente più nitida e contrasta ma inficiata dalle caratteristiche proprie degli oculari ortoscopici a corta focale.

Disclaimer. Questa recensione è stata pubblicata il 16 di Novembre 2010. Si specifica che le impressioni d’uso sono totalmente personali e date dai tester di Astrotest in completa libertà, senza vincolo e rapporto commerciale alcuno e sulla base di esperienza comprovata nell’utilizzo di tali strumenti ottici. Astrotest non vende telescopi. Per tale motivo, per eventuali informazioni, aggiornamenti e/o variazioni sui prezzi, si prega di contattare direttamente il  distributore ufficiale ,Auriga Srl.

 

Piergiovanni Salimbeni
Piergiovanni Salimbeni

Piergiovanni Salimbeni — Giornalista e tester indipendente, fondatore di Binomania.it, con oltre 25 anni di esperienza nella valutazione di strumenti ottici e digitali. Offre recensioni pratiche e consulenze personalizzate per scelte di acquisto consapevoli.

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