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Un binocolo angolato (Oberwerk BT 70-45) per le osservazioni naturalistiche? Ecco le mie prime impressioni

Da circa trentacinque anni osservo la migrazione dei rapaci diurni nel Ponente genovese ma solo negli ultimi ho iniziato a ampliare le distanze (dai 3 ai 6 km) di ricerca visiva degli individui in avvicinamento e transito; per far questo, acquistai già sei anni fa un bel VortexKaibab 15×56, selezionando delle postazioni idonee.

Osservare le rotte di migrazione ad una certa quota sopra i rilievi montuosi con il bel tempo (in cui all’altezza delle stesse dal suolo si aggiunge il fattore della distanza), unitamente alla sopravvenuta impossibilità di raggiungere certe postazioni ubicate più a monte, mi ha fatto ipotizzare l’adozione di un binocolo a 45° ad oculari intercambiabili che offrisse una più confortevole visione rispetto al normale modello 15x a visione diretta in questa situazione, malgrado la difficoltà della messa a fuoco individuale. Un uso chiaramente specialistico ed intensivo in cui la ricerca dello strumento che permette quanto meno minor stress per occhi e vertebre cervicali diventa, con l’età, il parametro principale delle scelte.

Negli ultimi tempi, volendo venirne a capo, ho consultato il sempre disponibile Piergiovanni che mi ha orientato su un possessore genovese di uno splendido APM 82 APO (Angelo, che saluto) a casa del quale ho potuto fare qualche prima prova su questi strumenti.

Pensa che ti ripensa per un altro paio di mesi, alla fine mi sono deciso a rompere gli indugi; così, acquisite le necessarie informazioni dai forum e rispettati alcuni inevitabili vincoli di tipo economico con limiti di spesa, ho scelto l’Oberwerk BT 70-45, un prodotto ormai di alcuni anni fa, che è uscito di catalogo e che nelle varie versioni-clone fruisce di un sostanzioso ribasso presso i diversi rivenditori. Ho puntato a questo modello di marchio statunitense ma di fabbricazione cinese principalmente per le pressoché unanimi buone recensioni, benché quasi tutte quelle trovate si riferissero all’uso astronomico a non a quello terrestre, in pieno giorno.

Presentato come semi APO da alcuni venditori, possiede un tripletto spaziato in aria da 70 mm f/4.5 e trattamento multicoated su tutte le superfici. Viene dato con un paio di oculari 23.9x da 65° di campo visivo apparente e ben dimensionati, che forniscono 16 ingrandimenti e 4° di angolo di campo reale oltre ad un’ampia estrazione pupillare (20mm) gradita a chi come me porta gli occhiali. I 16x per me sono perfetti, dato l’uso diurno, le caratteristiche delle zona dove vado con la presenza di forti termiche e altre turbolenze che complicherebbero l’uso con ingrandimenti superiori; tuttavia, volendo si può montare qualunque altro oculare 1.25” (riscontro però qualche problema con il barilotto degli oculari non di corredo e nel serraggio del porta oculari, risolvibile, leggendo sui forum, con un po’ di nastro per ispessire). Il tutto è contenuto, insieme ad alcuni accessori per la pulizia, in una valigia di trasporto di qualità modesta però necessaria in quanto rigida e protettiva, e che per ora mi ha fatto escludere soluzioni alternative come un robusto zaino fotografico. Il colore dell’esemplare è uno champagne “un po’ così”, me in alcune foto ho visto che esistono versioni verdi e grigie: niente di drammatico da questo punto di vista.

Il livello delle finiture non mi pare di alto livello ma per la classe di prezzo dell’oggetto, ancora privo di numero di serie, mi sento di essere piuttosto indulgente.

Otticamente l’Oberwerk BT 70-45 fornisce buone prestazioni in relazione al prezzo d’acquisto.

La nitidezza è molto soddisfacente e su questo i progettisti hanno lavorato particolarmente bene. Permette sul terrestre, di giorno, di risolvere dettagli fini anche a una certa distanza.

L’aberrazione cromatica è presente ma è ben contenuta almeno centralmente mentre andando verso i bordi essa aumenta. Anche questo è un elemento che ho apprezzato guardando in condizioni, se non estreme, certo particolari vale a dire osservando in pieno giorno degli uccelli in volo contro il cielo sereno (gabbiani reali che mobbavano una poiana, delle taccole posate su antenne sullo sfondo del cielo, bianconi in migrazione, situazioni di forti contrasti) dove è più che accettabile e non mi risulta fastidiosa. Parliamo di un uso esclusivo sul terrestre, nelle ore più calde e con soggetti critici (puntini scuri su fondi chiari e luminosi) per cui forse non è stato previsto che venga esclusivamente o maggiormente usato e che comunque mette normalmente alla frusta le ottiche da osservazione. Sinceramente a un modello non APO da 600€ non mi sentirei di chiedere ulteriormente sotto questo aspetto.

La resa dei colori, tonalmente piuttosto calda, trovo sia un ambito in cui il BT 70-45 non brilla: questi, seppur corretti, appaiono poco vividi e poco contrastati, come ho riscontrato in ottiche acromatiche di una decina di anni fa, quali uno spotting scope Leica Televid 62 non APO caratterizzato da un doppietto acromatico con prestazioni simili da questo punto di vista. Uno strumento con ottiche ED o APO è sicuramente superiore e come rendimento cromatico sia il mio Vortex Kaibab 15×56 sia il Nikon Fieldscope ED 82, assai diversi, vanno meglio: ma non voglio neppure criticare eccessivamente questo suo difetto, in quanto non è così grave specialmente in relazione al prezzo.

Inizialmente la messa a fuoco individuale, dopo più di quarant’anni di uso con strumenti a messa a fuoco centrale, richiede un po’ di tempo per abituarcisi: però per le distanze su cui lo impiego non ho bisogno di focheggiare continuamente e inoltre la precisione nella messa a fuoco fine, ottenibile con i due oculari, è notevole; così come è considerevole il peso, 4.2 kg, superiore a quello di ogni altro strumento da me finora portato sul campo. Certo se uno si aspetta di usarlo osservando un puntino a tre chilometri sullo sfondo del cielo, per poi cambiare subito inquadratura verso un altro soggetto in secondo piano, in movimento più rapido, e magari per seguirne un terzo piuttosto vicino che è entrato all’improvviso nel campo del binocolo, beh allora chiaramente non sarebbe una cosa molto sensata: per questo genere di birdwatching esiste una miriade di modelli molto più adatti.

Il fatto stesso che l’Oberwerk BT 70-45 non sia waterproof come altri oggetti meno delicati e più protetti che ho avuto in questi anni e nati per il birdwatching o la caccia, chiaramente rappresenta un limite di cui ero consapevole. In questo senso esso non mi sostituisce il VortexKaibab 15×56 HD che è ovviamente un altro tipo di binocolo, decisamente più gestibile in varie situazioni in cui mi trovo ad operare.

Ma, come detto, per varie ragioni le sessioni di osservazione che faccio, soprattutto a tarda primavera e fine estate, saranno necessariamente da postazione fissa e non itineranti, a brevissima distanza dall’auto e in giornate soleggiate, poco ventilate, quando i migratori da osservare passano distanti e a quote elevate: tutte situazioni che dovrebbero favorevolmente limitare i punti critici come il peso, l’ingombro e la mancanza di tropicalizzazione del mio Oberwerk.

Utili i paraluce incorporati per le mie applicazioni. Piuttosto difficoltosa la regolazione dell’allineamento in questo modello, rispetto forse ai successivi di questo e altri marchi: sui forum si legge però di piccoli aggiustamenti che si possono effettuare agendo semplicemente sulle tre viti a croce fissate sul frontalino su cui si innesta il portaoculari, modalità confermata anche dalla casa madre. Ho potuto sperimentare questo sistema rudimentale ma efficace per collimare gli oculari da 16mm: tuttavia per sistemazioni più importanti è necessario intervenire sui prismi togliendo le coperture.

Per ora lo abbino ad un marmoreo Berlebach Report 3022 + testa video Manfrotto #136 – sulla HDV501 purtroppo i due tubi toccano la parte superiore della testa e non permettono l’attacco a vite sulla piastra – solo per osservazioni di brevissimo o nessuno spostamento come da casa; sul campo adopero più facilmente un Triton FCX-5 in carbonio con una testa Gitzo GHF2W. Il produttore informa che è compatibile con teste per carichi fino a 4kg come lo sono questa Gitzo e la Manfrotto HDV701 che pure possiedo, ma qui chiaramente siamo ai limiti delle loro possibilità. Mi aiuto, per meglio equilibrare il peso piuttosto sbilanciato in avanti, con una piastra Arca Swiss lunga una quindicina di centimetri.

Approfittando di un paio di occasioni, mi sono in seguito dotato di un paio di oculari economici da 16 mm che forniscono 24 ingrandimenti e poi di un paio di 20 mm SWA con 70°. Le prove si limitano, dato il periodo, qui da casa, ma devo dire che i 20 mm, i quali mi danno circa 19 ingrandimenti, stanno sempre più spesso sostituendosi ai più che soddisfacenti 24 mm in dotazione al BT 70-45 fino a diventare la prima scelta. Più piccoli e leggeri degli oculari di corredo ma sempre dotati di un generoso valore di EP, per le mie osservazioni in pieno giorno dell’avifauna in volo, a lunga distanza, sono ingrandimenti giusti che non mi affaticano nell’uso prolungato, garantendomi un campo visivo più ampio e utile ai miei scopi.

 

In sintesi mi sento finora di assegnare un bel 7, nel bilancio tra pro e contro, a questo mio BT 70-45. Mi permette di osservare, ed è quel che volevo, scrutando a notevole distanza orizzonti e linee di passo degli uccelli migratori nella comoda posizione a 45°, diminuendo la fatica a fine giornata, per più giorni, aiutandomi nelle operazioni di individuazione e conteggio. D’altro canto so che non posso adoperarlo sempre, se si trattasse di farlo ad esempio in una giornata di tempo inclemente o per raggiungere una postazione già più lontana. Sappiamo infine, ad iniziare da questo forum, che esistono binoscopi più moderni e di qualità superiore: tuttavia per la cifra spesa lo ritengo un buon acquisto che va ad integrare il set delle attrezzature di cui dispongo, colmando un “vuoto funzionale” che fronteggiavo da anni.

Luca Baghino

Luca Baghino, genovese, da oltre quarant’anni si interessa di avifauna con particolare riferimento a quella ligure. Si occupa di studi e rilevamenti ornitologici ed è consulente per enti pubblici e privati. Ha collaborato per varie iniziative e progetti con la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) nazionale fin dagli anni Novanta. E’ autore, tra le diverse pubblicazioni scientifiche, anche del libro “Il Biancone - Biologia e migrazione nell’Appennino ligure”

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